Domenica 9 novembre 2003 - Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 2-0


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9 novembre 2003 - 3067 - Campionato di Serie A 2003/04 - IX giornata -

ROMA: Pelizzoli, Zebina, Samuel, Panucci, Mancini, Emerson, Dacourt, Lima, Totti, Montella (73' Carew), Cassano (83' De Rossi). A disposizione: Zotti, Dellas, Sartor, Tommasi, G.D'Agostino. Allenatore: Capello.

LAZIO: Sereni, Oddo, Negro, Stam, Favalli, Dabo, Giannichedda, Liverani (73' Albertini), Sergio Conceicao (83' S.Inzaghi), Stankovic, Corradi. A disposizione: Casazza, Couto, Zauri, Gottardi, Delgado. Allenatore: Mancini.

Arbitro: Sig. Trefoloni (Siena).

Marcatori: 81' Mancini, 86' Emerson.

Note: serata non fredda, terreno in buone condizioni. Ammoniti Dacourt, Giannichedda, Oddo e Negro per gioco scorretto, Carew e Inzaghi per proteste. Recuperi 3' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 36.168 paganti per un incasso di 1.415.145,00 euro. Quota abbonati non comunicata.

Il biglietto della gara
La rete di Mancini per il vantaggio giallorosso
Un'azione della gara
Giuliano Giannichedda contrasta Cassano
Un'azione della gara
Duello Favalli-Samuel
Un'azione della gara

La Gazzetta dello Sport titola: "Mancini merita il suo cognome. Un meraviglioso colpo di tacco del brasiliano dà il successo alla Roma sulla Lazio di Roberto".

Continua la "rosea": La Roma do Brasil, esaltata da uno spettacolare colpo di tacco di Mancini, e dal raddoppio di Emerson, schianta la Lazio 2-0 nel finale, aggancia il Milan al secondo posto e si mantiene nella scia della Juventus. Giusto così, anche se fino al 36' della ripresa, quando il Mancini in campo affonda il Mancini in panchina, il derby dalle mille promesse offre soltanto un grigio 0-0 che favorisce la fuga della squadra di Lippi. Ma siccome conta il risultato finale, è doveroso sottolineare che alla distanza si impone chi ha i giocatori migliori, e soprattutto più degli avversari cerca il successo: il quinto su cinque all'Olimpico, con 14 gol all'attivo e neppure uno al passivo, e sempre con la migliore difesa in assoluto del campionato, con appena tre reti subite. Cifre che fanno riflettere, perché anche se non si vedono né un bel derby, né una grande Roma, ancora una volta lo spirito, la grinta e la classe dei giallorossi dimostrano che la squadra di Capello è destinata ad avere un ruolo di primo piano in campionato, mentre Mancini così preoccupato di perdere da rinunciare a una seconda punta, è costretto a ridimensionare i suoi obiettivi. Un po' per i numerosi assenti e un po' per sorprendersi a vicenda, gli adorabili nemici in panchina all'ultimo momento cambiano i piani lasciati trapelare alla vigilia. E così mentre da una parte oltre a Mihajlovic, ultimo infortunato dopo i vari Peruzzi, Cesar, Fiore, Lopez e Muzzi, spariscono Zauri e Inzaghi, dall'altra salta il debutto nel derby della rivelazione De Rossi, e in compenso si rivede Montella. Cambiando uomini, cambiano anche le formule e se il tridente della Roma, con Totti libero di andare dove vuole alle spalle di Montella e Cassano, è un revival, l'abbandono di Mancini al suo affezionatissimo 4-4-2, a favore di un 4-3-2-1 è una grande sorpresa.

Evidentemente lo 0-4 col Chelsea ha lasciato il segno nel morale e nelle idee, visto che rispetto a martedì sono confermati soltanto Sereni, Favalli, Liverani, Stankovic e Corradi. Peccato per lui, però, che quest'ultimo giochi troppo da solo, stretto nella morsa formata da Zebina, Samuel e Panucci, perché Conceiçao e Stankovic che sembrano leggermente più avanzati rispetto al trio centrale Dabo-Giannichedda-Liverani, non riescono ad assisterlo come dovrebbero. Ma al di là dei nomi e dei moduli, si ha subito l'impressione che la Lazio, data la delicatezza del momento, badi più a contenere la Roma che ad attaccarla. Una scelta figlia non tanto della paura, quanto di una comprensibile e in fondo apprezzabile umiltà, visto che la Roma arriva al derby lanciatissima. Compatta dietro, ma anche pronta a ripartire appena trova spazi liberi davanti a sé, dopo aver rischiato su un paio di conclusioni di Dacourt e Montella, la Lazio imprigiona la Roma nella sua ragnatela, che prevede in particolare un attentissimo controllo di Giannichedda nei confronti di Totti, con Dabo appiccicato a Dacourt e Liverani a fare la sentinella su Emerson. In assenza di spazi al centro, i giallorossi dovrebbero sfruttare le corsie laterali coi brasiliani Mancini e Lima, ma nessuno dei due riesce a saltare i rispettivi dirimpettai Stankovic e Conçeicao, avvicinandosi pericolosamente a Favalli e Oddo. Tanto per cambiare, così, gli unici lampi della Roma possono arrivare da Totti e Cassano, ai quali però Giannichedda e in seconda battuta Stam e Negro concedono davvero poco. Il risultato è un primo tempo al di sotto delle attese, più nervoso che emozionante, con rare occasioni da gol. Capace di impegnare, ma non di spaventare, Pelizzoli con un pallonetto di Conceiçao e un tiro al volo di Stankovic, la Lazio spera di poter salire in cattedra, ma poi deve tornare a subire l'iniziativa della Roma, finalmente spettacolare al 36' con uno scambio volante tra Cassano e Totti, e soprattutto concreta al 38' e 43' con un colpo di testa di Emerson e una punizione di Totti, respinta a fatica da Sereni.

Il bel finale del primo tempo dà coraggio alla squadra di Capello, che dopo l'intervallo spinge di più. Totti sfiora il palo, ma la Lazio che sembrava ormai rassegnata a subire riesce a rispondere con Stankovic, il suo uomo migliore, bravo ad accentrarsi e a impegnare Pelizzoli. Si tratta però di occasioni isolate, e allora Capello e Mancini provano a correre ai ripari al 28', inserendo Carew al posto di Montella, sparito troppo in fretta, e Albertini al posto dell'infortunato Liverani. Il livello non migliora né da una parte, né dall'altra, ma quando si profila l'ipotesi di un grigio 0-0 pro-Juve, ecco il bagliore accecante che illumina la notte e la classifica della Roma. Cassano calcia una punizione sulla quale Mancini, che fin lì non aveva fatto nulla come Kakà a Bruges, interviene con una deviazione volante di tacco che spiazza Sereni. Una rete capolavoro da rivedere all'infinito, cui segue il bis che libera definitivamente l'0limpico giallorosso dal timore di una rimonta laziale, preparata con l'ingresso d'emergenza di Inzaghi al posto del deludente Concaiçao, in coincidenza con l'uscita di Cassano, rilevato da De Rossi. Galvanizzato dal suo primo gol in campionato, Mancini inventa un cross dalla sinistra sul quale Emerson ha il tempo di aggiustarsi il pallone e di scaraventarlo alle spalle dell'incolpevole Sereni: 2-0 e tutti a casa. La Lazio a meditare sul suo ridimensionamento e la Roma a sognare la sua rincorsa alla Juventus.