Martedì 30 settembre 1997 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Vitoria Guimarães 2-1


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30 settembre 1997 - 2.749 - Coppa UEFA 1997/98 - Trentaduesimi di finale, gara di ritorno

LAZIO: Ballotta, Pancaro, Nesta (52' G.Lopez), Grandoni, Negro, Rambaudi, Venturin, Nedved, Marcolin, Boksic (46' R.Mancini), Signori (75' Casiraghi). A disposizione: Marchegiani, Gottardi, Fuser, Buso. Allenatore: Eriksson.

VITORIA GUIMARAES: Pedro Espinha, Fangueiro, Alexandre, Marcio Theodoro, Kasongo, Fernardo Meira, Paiva, Ricardo Lopes, Basilio, Paas, Edmilson (78' Filipe). A disposizione: Neno, José Carlos, Auri, Gilmar, Riva, Vitor Paneira. Allenatore: Jaime Pacheco.

Arbitro: Sig. Merk (Germania).

Marcatori: 1' Paas, 40' Signori, 74' Nedved.

Note: espulso Fangueiro per doppia ammonizione. Ammoniti Alexandre per gioco falloso e Fangueiro prima per proteste e al 83' per gioco falloso. Assenti per infortuni Chamot, Favalli, Jugovic e Okon. Signori ha fallito un calcio di rigore al 57'. Calci d'angolo: 8-5.

Spettatori: 10.000 circa.


Il capitano Giuseppe Signori allo scambio dei gagliardetti prima della gara
Alen Boksic in azione
Pierluigi Casiraghi
Giuseppe Signori, autore della rete del pareggio
Pavel Nedved subisce il fallo che genera il rigore a favore della Lazio
Il calcio di rigore non trasformato da Beppe Signori
Il tocco sottomisura di Pavel Nedved per la rete-vittoria
L'abbraccio del centrocampista ceco a Giuseppe Signori autore dell'assist vincente

La compagine biancoceleste, forte della goleada realizzata nella partita di andata, archivia all'Olimpico la "pratica" Vitoria Guimaraes con una prestazione discreta. I portoghesi provano ad accendere la partita con un gol di Paas al 12' del primo tempo, ma prima Signori (40') su assist di Nedved e poi lo stesso Nedved (74'), in gran forma questa sera, firmano la vittoria della Lazio. Al 57' Signori ha tirato e fallito un calcio di rigore.


Il Corriere della Sera titola: "All'Olimpico 2-1 della Lazio sul Vitoria Guimaraes. Signori e Nedved si ripetono anche in coppa".

L'articolo così prosegue: "Blindata" con quattro gol la qualificazione al prossimo turno Uefa, i laziali sembrano subito impegnati a rendere meno banale il congedo dal Vitoria Guimaraes. Venti secondi e Paas sorprende di testa, sotto misura, Ballotta. Ma qui, nonostante lo sgarbo del marcatore, manca l'atmosfera dei verdetti ancora da precisare, evaporata due settimane fa; mancano ai portoghesi solisti esplosivi e un minimo di furore corale per credere nel miracolo; anzi per sottoporre a un check-up credibile questo 4-4-2 biancoceleste appena varato, quasi alla ricerca del tempo perduto. Eriksson schiera solo per metà la presumibile difesa anti-Inter (a San Siro tornerà Lopez e non è escluso il recupero all'ultimo momento di Favalli, che permetterebbe di riportare Pancaro esterno destro) senza memorizzare ulteriori preoccupazioni causa il trio Ricardo Lopes-Paas-Edmilson, infiacchito dall'immanente sfratto europeo e propenso solo saltuariamente a salvare brandelli d'onore. Poi, dietro gli spazianti Boksic e Signori, risalta presto un centrocampo più compatto ed equilibrato rispetto ai disservizi che galvanizzarono il Bari; sensazione diffusa di movimenti collegati, prescindendo dalla composizione del reparto, dove giusto il superlativo Nedved verrà confermato fra cinque giorni.

Sì, rifiatano fra panchina e tribuna Almeyda, Jugovic e Fuser, ma a Eriksson interessa la validità del nuovo copione tattico, e non l'esibizione simultanea di tutti i titolari che sceglierà davanti ai nerazzurri. Copione via via accettabile, perché superato il breve disorientamento derivante dal gol subito a freddo, salta fuori ispirato Marcolin (presto destinato al calcio inglese) che favorisce gli inserimenti di Nedved e scatena Signori, guizzante come ai bei tempi, quindi completamente riabilitato agli occhi dell'allenatore svedese. Un pallonetto-traversa e la prima rete europea su azione (da un'idea verticale griffata Nedved) restituiscono Beppe-gol al ruolo di cannoniere insostituibile; né la certezza faticosamente acquisita può traballare quando sbaglia il rigore concesso al culmine dell'annientamento lusitano, scaricando fuori l'esecuzione. Per Eriksson, che inserisce nella ripresa Lopez e Mancini, questa è serata chiarificatrice; o serata di rimorsi, volendo rimarcare i suoi precedenti abbagli. Difatti Nedved, migliore in campo (ammesso che gli servisse di ribadirlo), impreziosisce la prestazione ovunque con la realizzazione vincente, chiudendo lo scambio di cortesie con Signori.

Proprio da loro due, i "maleamati" degli orientamenti estivi, deve ripartire la Lazio, mentre calano le quotazioni di Boksic (solista sfasato e inconcludente) e si vedono spiragli alternativi alla leadership iniziale di Roberto Mancini. Che opprime di giocate la sbrindellata difesa lusitana, ma sbaglia un gol a porta vuota. Avanti allora a tutto Signori. L'Inter è avvertita.


La Repubblica titola: "Lazio, solita rimonta nel nome di Signori".

L'articolo prosegue: Giuseppe Signori, do you remember? Proprio lui, a quattro giorni da Ronaldo, con una voglia di emergere grande così. Il quarto attaccante della gerarchia-Eriksson riprende un discorso interrotto tanto tempo fa, e dà un senso ad una partita come quella vinta, grazie a lui, grazie al suo gol e al suo assist per il 2-1, contro un Vitoria Guimaraes imbottito di riserve. Una partita virtuale, con quei quattro gol di differenza di Guimaraes, con quelle sovrimpressioni sul campo visibili solo in tv. Con quel pubblico sgranato in un Olimpico mai così dispersivo, ravvivato da qualche applauso e coro polemico. Contro la Lazio che ha incassato un gol dopo nove secondi? No, contro Zeman, presente in tribuna Monte Mario, pronto a commentare con ironia slogan insultanti. "Mi hanno detto boemo di m...? Ma ce l'avevano con Nedved".

Esercitazione anti-Ronaldo, quindi. A ranghi ridotti, ma con un obiettivo ben presente. Più che il rigore fallito proprio da Signori (ampiamente riscattato prima e dopo il secondo flop dopo Empoli), a lasciare di stucco è la facilità con cui arriva il primo gol. L'arbitro Markus Merk dà il via, Marcolin cerca invano di intervenire su un passaggio, Basilio scende sulla sinistra, area assegnata a Pancaro. Semplice ed essenziale cross al centro per la testa del belga David Paas, di mestiere riserva, che coglie di sorpresa - nell'ordine - Grandoni, che quella zona presidia, Nesta, che sta convergendo, Ballotta, spiazzatissimo, capace solo di deviare in rete con la mano sinistra un pallone già collocato. Sono passati nove secondi, a questo ritmo il Vitoria si qualificherebbe di lusso. Ma c'è Signori. Al 12' una parabola parte dal suo sinistro per stamparsi sulla traversa, Pedro Espinha deve pure metterci una mano per evitare verdetti peggiori. Guizza, sfodera pallonetti, si arrabbia, insomma c'è, il leader caduto (quasi) in disgrazia. E al 41' non si fa pregare per sfoderare un numero ad alta velocità. Nedved lo pesca in profondità, lui ruba il tempo a Theodoro che lo sta marcando. Il diagonale passa tra le gambe di Espinha.

E' il suo primo gol su azione in Europa. L'altro lo aveva fatto su rigore, quel gesto tecnico che ora - ritrovato un barlume di freschezza atletica - sta diventando un campo minato. All' 11' solito affondo mancino di Nedved, Fangueiro interviene a mani alzate ma Merk decreta il rigore. Il sinistro senza rincorsa è fuori, fuori da far spavento. Ma è ormai chiaro che Eriksson comincia a rivedere le quotazioni del biondo, al punto che nel secondo rimuove Boksic per affiancargli Mancini. E sono spesso scambi di calcio sopraffino, quelli che i due si concedono, senza le angosce del big match. La partita si chiude al 29': Marcolin per Signori che si sgancia sulla fascia sinistra, attira su di sé mezza difesa, guarda due volte a centro area e piazza un assist sul quale Nedved non può che spingere di piatto destro. A porta vuota.


Sempre tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

Come sabato scorso contro il Bari la partita l'hanno vinta loro, Signori e Nedved, un gol per tempo e alla fine successo per 2-1 sul Vitoria Guimaraes dopo il 4-0 dell'andata, in Portogallo. Tutto ok, insomma, per la Lazio che passa al secondo turno e aspetta il sorteggio di venerdì, a Ginevra, poi domenica ecco il supermatch con l'Inter, a San Siro. Molto probabilmente sarà 4-4-2 a Milano e giocheranno Nedved e Signori contro Ronaldo, è sicuro, anche perché non potrebbe fare diversamente Eriksson. Ad inizio stagione li aveva messi fuori, come ragazzini alle prime armi, ora tutto cambia, deve fare marcia indietro, lo svedese, colpa dei numeri che parlano: 7 gol per il capitano in quest'inizio, 4 gol e altrettanti rigori procurati per il boemo Nedved e questo vuol dire che è sempre stato il più vivo e il più in forma della squadra. Della partita e dell'Inter, Eriksson dice: "Sul primo gol c'è stata una dormita collettiva, poi la squadra tutto sommato mi è piaciuta e anche il modulo ha funzionato, ma il test non era troppo indicativo visto il risultato dell'andata molto largo per noi. Per il resto abbiamo giocato meglio rispetto al campionato e questo è un segnale importante. No, nessun dubbio, ho già deciso con quale modulo andremo a Milano, ma ho dubbi su Favalli e Jugovic che sono infortunati e su Almeyda che è appena rientrato dall'Argentina".

Molto probabilmente a San Siro staranno fuori Casiraghi e Boksic, dentro Mancini e Signori: questo affiora dallo spogliatoio. Non parla, il capitano, ma forse lo farà oggi, a Formello, e racconterà la sua rapida resurrezione che in poco tempo lo ha portato a riconquistare la maglia da titolare. Poco pubblico (cinquemila paganti), ma una sorpresa, in tribuna Monte Mario: Zdenek Zeman, allenatore della Roma, seduto al fianco del giornalista e suo grande estimatore Michele Plastino. I tifosi lo hanno contestato, si sono sentiti forti i cori e i fischi dalla curva nord, settore più caldo e agguerrito: "Mi dispiace per questo episodio - commenta Eriksson - veramente sono dispiaciuto. Lo stimo come allenatore e qui in tre anni alla Lazio ha fatto un ottimo lavoro". Lui, Zeman, magari sotto sotto non gli sono andati giù quei sibili cattivi, ma ci scherza sopra: "Mica ce l'avevano con me, ma con Nedved... Ah già, Pavel, l'ho portato io in Italia e sono contento che oggi sia diventato un giocatore importante. La prestazione di Signori non mi sorprende, lui è sempre stato decisivo per questa squadra. Dicono che porto jella e che la Lazio non riesce a vincere quando vengo a vederla: è falso, una volta ha vinto con l'Atalanta e anche stasera ha battuto il Vitoria, insomma non mi pare proprio. Io vengo a vederli, i laziali, perché abito qui a Roma e perché ho ancora tanti amici".

Infine, notizia di mercato, mercato piccolo, a dire il vero: oggi pomeriggio, a Manchester, il procuratore di Marcolin, Carpegiani, incontrerà i dirigenti del Bolton, club di prima divisione inglese che da alcune settimane è interessato all'acquisto del centrocampista biancazzurro. L'affare potrebbe concludersi positivamente, sulla base di una manciata di miliardi che finirebbero nelle casse della Lazio. Se così fosse, domani potrebbe arrivare anche l'annuncio ufficiale del trasferimento di Marcolin in Inghilterra.




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