Mercoledì 16 gennaio 2002 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 2-3


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16 gennaio 2002 - 2983 - Coppa Italia 2001/02 - Quarti di finale - gara di ritorno

LAZIO: Peruzzi, Negro, Favalli, Mihajlovic, Cesar, Poborsky (85' Castroman), Mendieta (58' Giannichedda), D.Baggio, Stankovic, Crespo, S.Inzaghi. A disposizione: Marchegiani, Pancaro, Fiore, C.Lopez, Liverani. Allenatore: Zaccheroni.

MILAN: Rossi, Roque Junior, Laursen, Costacurta (56' Chamot), Kaladze, Brocchi, Gattuso, Albertini (79' Donati), Serginho (60' Umit), José Mari, Javi Moreno. A disposizione: Abbiati, Pirlo, Simone, Shevchenko. Allenatore: Ancelotti.

Arbitro: Sig. Farina (Novi Ligure).

Marcatori: 5' José Mari, 23' S.Inzaghi, 53' Javi Moreno, 56' Javi Moreno, 75' Crespo.

Note: ammoniti Mendieta, Brocchi, D.Baggio e Javi Moreno.

Spettatori: n.d.

Il biglietto della gara

Il Milan guadagna le semifinali di Coppa Italia aggiungendo il 3-2 di ieri all'Olimpico al 2-1 di San Siro, ma la sua impresa non passerà di certo alla storia essendo risultata risibile l'opposizione della Lazio. Successo in chiave spagnola, quello rossonero, firmato da José Mari e da una doppietta di Javi Moreno, chiamato a surrogare Andriy Shevchenko, finito in panchina nel tentativo di recuperarne il cinismo sotto rete, dopo quattro partite di sofferenze. La squadra di Zaccheroni, costretta a recuperare addirittura Mihajlovic per rattoppare in qualche modo la retroguardia, ha sempre inseguito, annaspando, illudendosi in virtù del pareggio di Simone Inzaghi e poi sbriciolandosi in maniera clamorosa. Un brutto tonfo, che, ovviamente, non è soltanto tecnico. Tra una formazione investita dalla rabbia della propria tifoseria e, pertanto, paralizzata nei centri nervosi, ed una che, a dispetto di uno scenario comunque più incoraggiante, fatica da tempo ad esprimere calcio decente, era scontato, come in effetti è stato, assistere ad una gara dal ridotto tasso di qualità. A favorire la messe di occasioni che hanno caratterizzato questa serata gelida e spettrale sono stati gli errori, non certo i virtuosismi. Errori nei disimpegni, e dunque nella costruzione della manovra, ed errori nelle chiusure come, ad esempio, è accaduto quasi subito (Cesar non è rientrato in tempo sulla linea difensiva e Mihajlovic se n'è rimasto a guardare), consentendo a Serginho di crossare dopo avere irriso Negro (finito con le natiche a terra, dopo essersi bevuto le finte del brasiliano) per il tocco vincente del solitario José Mari. Il vantaggio immediato, sommato alla dura contestazione dell'Olimpico, produceva il totale azzeramento della manovra laziale, la cui retroguardia, già mutilata di Nesta e Couto (per non dire di Stam, fermato dal nandrolone), apriva voragini a beneficio dei rossoneri che, a conferma della loro modestia complessiva, non erano in grado di sferrare il colpo del k.o.

Così Serginho, complice una difettosa respinta di Peruzzi, colpiva il palo al 16' e José Mari (18'), attivato ancora da Serginho, girava alto di sinistro dal cuore dell'area, comunque pressato da Cesar. Addirittura riuscivano nell'impresa di farsi raggiungere, i milanesi, in virtù di un pregevole gesto stilistico di Simone Inzaghi, pronto a girare di destro il traversone di Poborsky, in anticipo su Laursen. Zavorrata dalla propria pochezza caratteriale, dileggiata pure in occasione del pareggio, questa Lazio senz'anima e senza nerbo di cui Mendieta (rimpiazzato da Giannichedda dopo l'ennesima recita imbarazzante) è l'allarmante fotografia, anziché cercare la scintilla d'orgoglio gettandosi sulle tracce del 2-1 che quanto meno la spedisse ai supplementari, si concedeva senza pudore agli assalti avversari. Una resa avvilente che finiva per confondere le acque, addirittura trasformando Javi Moreno in un futuribile candidato al "Pallone d'oro". Lo spagnolo iniziava il suo tiro al bersaglio nel finale del primo tempo facendosi anticipare in due occasioni da Peruzzi e lo completava nella ripresa centrando la parte alta della traversa (7') e firmando una doppietta fulminante in mezzo alle macerie della retroguardia di Zaccheroni: destro potente al 9' su appoggio di Brocchi e tocco facile sul filo del fuorigioco a corredo di una svelta trama Brocchi-José Mari (12'). La rete di Crespo, poco oltre la mezz'ora su bella intuizione di Inzaghi e la successiva rovesciata (34') di una spanna sopra la traversa, erano soltanto un velo pietoso sulle rovine di una squadra in totale dissoluzione.