Mercoledì 21 aprile 2004 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 1-1


Stagione

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Il rinvio della gara

21 aprile 2004 - 3097 - Campionato di Serie A 2003/04 - XXVI giornata -

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Couto (46' Negro), Mihajlovic, Favalli, Fiore, Albertini (67' Liverani), Zauri, Giannichedda, Muzzi (57' C.Lopez), Corradi. A disposizione: Sereni, Colonnese, Dabo, S.Inzaghi. Allenatore: Mancini.

ROMA: Pelizzoli, Panucci, Samuel, Chivu, Candela (46' D'Agostino), A.Mancini, Emerson, Dacourt, Lima, Totti, Cassano (87' Carew). A disposizione: Lupatelli, Dellas, Wahab, Tommasi, Delvecchio. Allenatore: Capello.

Arbitro: Rosetti (Torino).

Marcatori: 40' Corradi, 61' Totti (rig).

Note: Espulso Liverani all'80' per somma di ammonizioni. Ammoniti Corradi, Negro e Dacourt per gioco falloso. Recuperi: 1' pt e 2' st.

Spettatori: Paganti 51.590. Incasso 717.639 euro, dei quali 300.000 andranno in beneficenza.


La rete di Corradi
L'esultanza di Bernardo Corradi dopo la rete
Bernardo Corradi in azione
Stefano Fiore in azione
L'espulsione di Fabio Liverani
Un'azione della gara
Il biglietto della gara

La Gazzetta dello Sport titola: "Il Milan canta 'Grazie Lazio'. Totti non basta per riaprire il campionato. Corradi porta in vantaggio la Lazio che finirà in 10: espulso Liverani. Totti pareggia su rigore, ma nella ripresa è un derby al veleno".

Continua la "rosea": Un bel po' di Lazio e tanto Totti. Uguale: uno a uno. Finisce così il derby di Roma che restituisce al pallone la sovranità dell'Olimpico dopo la serata da incubo del 21 marzo, la famigerata domenica della tragedia fantasma, e rende ormai complicatissimo l'inseguimento romanista al Milan. Alla fine però è Mancini - l'allenatore della Lazio e non l'autore del colpo di tacco vincente del derby dell'andata - a recriminare di più anche perché il secondo tempo è zeppo di proteste laziali contro l'arbitro Rosetti. Il pareggio, infatti, lo sancisce un calcio di rigore per la Roma per un fallo di mano in area di Corradi, frutto di una delle solite ammucchiate confuse che capitano spesso da quelle parti del campo, ma comunque difficilmente discutibile. Peraltro il centravanti della Lazio è l'autore del gol laziale e gioca una partita splendida. La stessa espulsione di Liverani a dieci minuti dalla fine non fa una piega visto che il romano commette due falli netti da ammonizione sul suo concittadino Totti. Più di un dubbio, invece, sulla trattenuta di Emerson su Oddo in area di rigore, già sull'1-1. Ma al di là delle polemiche e del teatro dei ripetuti e botta e risposta fra Capello e Mancini sulla validità di alcune decisioni arbitrali, la Lazio s'è fatta apprezzare di più. La Roma ha risposto soprattutto con le giocate del suo capitano, autore del gol su rigore con conseguente balzo di felicità sulla pedana di un cameraman, sfrattato per qualche secondo dalla sua postazione, ma anche di una spettacolosa punizione che è andata a toccare con violenza la traversa con la complicità di una deviazione laziale.

Nel computo delle occasioni però non vanno dimenticati due salvataggi di Peruzzi davvero preziosi, prima su un lanciatissimo Mancini nel primo tempo, poi su Cassano, in posizione molto ravvicinata in area, smarcato proprio dal laterale brasiliano, che il portierone di Blera ha sventato con un piede. La partita è stata viva, in qualche momento bella, soprattutto nella ripresa. La Lazio, priva di Stam e Cesar, s'è mostrata all'inizio più compatta con una versione molto più "muscolare" del solito: Albertini è stato preferito a Liverani e Muzzi è partito come spalla di Corradi. La squadra di Mancini] ha cominciato facendo le cose per bene fino alla tre quarti, ma poi perdendo lucidità, senza trovare il passaggio filtrante, il varco in cui dire forza, passiamo di là. A centrocampo, stranamente, Emerson e Dacourt non hanno alzato la solita diga e soprattutto il brasiliano non ha messo a fuoco il match, un po' come Fiore dall'altra parte. S'è avuta la sensazione nel primo tempo di un incontro di scacchi con i pedoni a muoversi in mezzo alla scacchiera e i pezzi migliori a provare improvvisamente la giocata risolutiva. La Roma è sembrata scollata, con reparti poco cuciti e con una certa difficoltà a fabbricare gioco sulle fasce, con l'eccezione di qualche spunto di Mancini sulla destra. Così a un certo punto s'è assistito a due dialoghi in contemporanea, Cassano-Capello e Mancini-Muzzi, il tentativo di dare qualche indicazione per far saltare qualche serratura.

Dopo la parata di Peruzzi su Mancini dopo cinque minuti di partita, una punizione di Mihajlovic non facilissima per Pelizzoli e un colpo di testa di Corradi a lato di poco, è stato Totti a deliziare la platea con una rasoiata di prima che ha ispirato un assist di Cassano per Lima: il brasiliano ha provato il pallonetto, ma gli è andata male. Il tutto è accaduto a tre minuti dal vantaggio della Lazio: goffo retropassaggio di Candela per Chivu che sbaglia l'appoggio, Muzzi può crossare, Corradi stacca una prima volta di testa verso Zauri che inventa una rovesciata e restituisce al centravanti con Panucci e Chivu spiazzati dalla curiosa ballata del pallone: tiro di sinistra e Pelizzoli è costretto a dire non ce la faccio. L'intervallo trasforma almeno un po' la Roma. Intanto D'Agostino, inserito al posto di un Candela fuori fase, è un valore aggiunto nell'economia della partita. L'atmosfera si incattivisce un po', Rosetti è costretto a mettere le mani sul taschino per tirar fuori quei cartellini gialli rimasti al loro posto nel primo tempo. Mancini si accorge che la Roma sta alzando la testa dopo l'occasione di Cassano. E allora dentro Lopez per Muzzi per tenere la Roma più lontana. Ma in quel momento dopo un quarto d'ora di secondo tempo, c'è il rigore: calcio d'angolo di Mancini ed ecco la mano di Corradi che sventola sopra la testa di Totti. Rigore e stavolta Peruzzi s'arrende. A questo punto ci sono una serie di mischie all'arrabbiata nell'area della Roma prima della traversa di Totti e di un nuovo tentativo di Corradi di testa. Quindi Liverani si fa buttar fuori un po' ingenuamente e a quel punto la Lazio non può che dare qualche colpo di freno per evitare il peggio.