Mercoledì 27 ottobre 1999 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bayer 04 Leverkusen 1-1


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27 ottobre 1999 - 2859 - Champions League - Prima fase a gironi gruppo "A" - gara 5 - inizio ore 19.45

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Fernando Couto, Mihajlovic, Favalli, Conceição (76' Stankovic), Veron (89' Simeone), Almeyda, Nedved, Salas, Boksic (59' S.Inzaghi). A disp.: Ballotta, Gottardi, Sensini, Marcolin. All. Eriksson.

BAYER LEVERKUSEN: Matysek, Reeb (66' Hejduk), Nowotny, Zivkovic, Schneider, Ramelow, Emerson, Gresko (71' Happe), Beinlich, Kirsten (89' Mamic), Neuville. A disp.: Heinen, Robson, Reichenberger, Hoffmann. All. Daum.

Arbitro: Sig. Dallas (Scozia).

Marcatori: 1' Nedved, 44' Kirsten.

Note: ammoniti Pancaro, Almeyda, Kirsten. Calci d'angolo: 7 - 2. Recuperi: 0' p.t. 3' s.t.

Spettatori: paganti 30.627 per un incasso di Lire 1.043.289.000.


Il biglietto della gara
La rete di Pavel Nedved
Un altro fotogramma della marcatura biancoceleste
Fernando Couto festeggia Pavel Nedved
La gioia dei biancazzurri
Simone Inzaghi in azione
La rete del pareggio del Bayer Leverkusen
Un momento della gara
Dejan Stankovic

Dal Corriere della Sera:

Missione compiuta, dimenticando qualche sofferenza evitabile. I laziali volano verso la seconda parte della Champions League, nonostante questo 1-1 che illude il Bayer Leverkusen fino all'epilogo. Dovrebbero stravincere, ma sprecano una girandola d'occasioni e vengono improvvisamente raggiunti. Perché tutto appare troppo facile. Perché passano cinquanta secondi e il Bayer paga dazio. Basta mandare al corner Mihajlovic, per sorprendere i tedeschi ancora prima che si assestino. Boksic schiaccia di testa sotto misura, Matysek oppone le mani come può, ma nel groviglio dell'area piccola prevale due volte Nedved trascinando dentro la palla del vantaggio-lampo. Verrebbe voglia di dire che i laziali segnano ormai in qualsiasi momento e con qualunque procedura. Così Eriksson oltrepassa la centesima europanchina e sventaglia il centrocampo migliore, dove Veron coordina gli attacchi e Almeyda detta i tempi del pressing sul trio Emerson-Gresko (poi Happe)-Ramelow, incaricato d'aiutare da vicino tanto Kirsten quanto Neuville, per non rassegnarsi all'imbattibilità degli avversari. Impresa ardua: i biancocelesti proseguono compiaciuti, senza nemmeno quelle sbavature difensive capitate negli ultimi periodi.

Riscontri che resistono fino a quando il Bayer rattrappito e demoralizzato lascia strafare Boksic o Salas, impegnati più a specchiarsi nella loro bravura che a cercare la botta definitiva. Certo, Nowotny e Zivkovic rimediano brutte figure, però solo Mihajlovic preoccupa ancora Matysek sui calci piazzati. Troppo poco per una superiorità netta, che semplifica il lavoro dei controllori arretrati. Sì, lo stopper Couto pare un rassicurante sostituto di Nesta, mentre Pancaro sale spesso oltre Beinlich allo scopo di svegliare il crossatore Conceição, in serata storta. Più bloccato Favalli, dall'altra parte, causa il 3-5-2 tedesco che lentamente riprende quota; che punta molto sugli spostamenti laterali di Emerson e sulle sovrapposizioni di Schneider, non appena Nedved viene anticipato. Martellante, sempre corta nell'immutabile copione delle sue conquiste, l'organizzazione di Cragnotti non può che completare l'opera irrompendo nel raggruppamento successivo di Champions League. Invece, annunciato da una schiacciata di Nowotny fuori di poco, arriva l'imprevisto.

Merito del subentrato Happe: la sua percussione esterna culmina nel cross avvelenato, che l'ottimo Kirsten, intramontabile faina, capitalizza precedendo di piede Marchegiani. Cambia la scena, affiora una delle prestazioni laziali più stentate fra le ventisei accumulate dal 1997, sul versante europeo. Forse dipende dalla qualità corale del Bayer, che forza frenetico la partita, anche a costo d'imbarcare rischi. Eriksson rileva l'affievolito Boksic, calando la carta-Inzaghi. Mossa azzeccata, anche se Salas non ne approfitta e brucia tre ghiotte occasioni. E scavalcato un episodio da rigore (Zivkovyc s'aggrappa in area alla maglia di Salas, sempre smarcato da Inzaghino), meno male che il talentuoso Emerson, filtrato centralmente, s'incarta dinnanzi all'uscente Marchegiani. Poco dopo, la Lazio respira la certezza aritmetica d'andare a Kiev senza avere pensieri.


La Gazzetta dello Sport titola: "A una Lazio così basta poco. Gol all'inizio e poi gestione tranquilla della partita: e ora a Kiev senza stress. Al 1' Nedved segna l'1-0 in un'azione rocambolesca. La Lazio regala 25' di gran calcio, ma s'addormenta e Kirsten ne approfitta per firmare l'1-1. Poi controllo assoluto della gara per i biancazzurri, anche se Salas sbaglia un gol fatto".

Continua la "rosea": Avanti Lazio! Uno a uno col Bayer Leverkusen e promozione raggiunta con un turno d' anticipo. Ora si può andare in gita a Kiev, dove perdendo si finirebbe col fare fuori gli scomodi tedeschi cari a Rudi Voller. Un gol di Nedved dopo appena un minuto, venticinque minuti di grande calcio, poi una pennichella financo eccessiva, tale da produrre l' 1-1 di Kirsten. Nella ripresa, dopo un avvio d' una certa sofferenza, un controllo assoluto del match, grazie alle fin troppo ponderate ma sagge sostituzioni di Eriksson, con Salas nella inedita parte del mangiatore di gol. I tedeschi finiscono tenendo palla, non si sa bene quanto rassegnati o quanto ignari che nel frattempo a Maribor la Dinamo è tornata definitivamente in vantaggio. Pronti via, la Lazio è già in vantaggio. Boksic l' apriscatole che costringe Gresko quasi all' autorete. Il successivo corner del solito Mihajlovic provoca un putiferio sulla linea di porta, dove si gioca a flipper tra Gresko, Nedved e il povero portiere Matysek che da terra cerca più volte, invano, di afferrare il pallone. È di Nedved l' ultima zampata e il primo gol stagionale, undicesimo della banda Eriksson a entrare nel marcatore. Non è passato nemmeno un minuto e la pratica pare bella che archiviata. Il Bayer è letteralmente intimidito, anche se il tecnico Daum, tipo sveglio, provvede subito a modificare il 3-5-2 di partenza rinunciando al libero (farà così per l' intera partita) e proponendo una disposizione tattica rischiatutto.

Reeb, Nowotny e Zivkovic a uomo su Nedved, Boksic e Salas; Gresko (presto Happe, causa infortunio ma è una fortuna per il Bayer) sulla fascia sinistra a contrare uno spento Conceiçao; Schneider, Ramelow e Beinlich nel rombo di metà campo così da consentire a Emerson di essere in quel settore l' uomo della superiorità numerica. Che dovrebbe produrre cose buone per i due davanti, il leggero Neuville e la volpe Kirsten, uno che non fa sconti e che la Lazio non ha mai incrociato ma che la Roma conosce bene, essendone stata vittima nientemeno che undici anni fa proprio all' Olimpico (eliminazione a cura della Dinamo Dresda). Per oltre venti minuti, della soluzione Daum non si accorge nessuno. Un errore di valutazione, tuttavia comprensibile perché la Lazio gioca divinamente ed è padrona del campo. Boksic è l' uomo giusto (da preferire in avvio a Inzaghino, Eriksson fa bene) per scardinare l' altrui difesa e terrorizzare Nowotny, Mihajlovic ha il piede caldo e provoca sconquassi ad ogni corner o punizione. Il resto della compagnia gira a meraviglia, rischi difensivi nulli nonostante l' assenza di Nesta e Negro, e solo Conceiçao appare piuttosto defilato, quasi fuori partita. Contiamo quattro chiare (non chiarissime) occasioni da rete, delle quali la Lazio tende tuttavia a compiacersi un po' troppo. Il campanello d' allarme suona dopo 27' , quando sul primo corner tedesco Nowotny viene lasciato libero di colpire di testa e sfiora la traversa. La Lazio, che fin lì gioca altissimo, aggredendo sul nascere la laboriosa costruzione del gioco del Bayer, concede campo e respiro agli avversari, che guadagnano venti metri. Ciò consente a Emerson di entrare in partita e cominciare a tessere la tela. Che porta lontano, e cioè al minuto 44' . Happe viene liberato assai bene sulla sinistra, e sul cross, leggermente deviato da Pancaro, si avventa come un fulmine Kirsten, che brucia Mihajlovic e Marchegiani (di Couto non vi è proprio traccia).

E' l' 1-1 che fa rientrare in partita ma non nella Champion's League il Bayer, visto che la Dinamo Kiev sta vincendo a Maribor e il risultato è noto a tutti, giocatori inclusi, in tempo reale. I tedeschi spingono in avvio di ripresa e la Lazio soffre. È il momento per Couto di farsi perdonare, per Favallli e Mihajlovic (qualcosa meno Pancaro) di chiudere le finestre davanti a Marchegiani, che di fatto non deve compiere nemmeno una parata importante. Arriva notizia del momentaneo pareggio del Maribor, e il Bayer rifiata. Eriksson toglie l' esausto Boksic e butta nella mischia Inzaghino, che pare proprio adatto a queste incursioni part time. La brillantezza del ragazzino, che va a nozze col pachidermico Nowotny, produce la bellezza di due formidabili palle-gol che Salas sciupa in modo davvero incredibile. Daum vede Nedved rifiatare, toglie il suo marcatore Reeb e butta dentro Hejduk, esterno assai più offensivo. Il risultato è che Nedved procura subito a Salas la terza chance, ma il cileno si pianta, probabile prigioniero dei propri errori. Eriksson centellina gli ingressi in campo di Stankovic per Conceiçao e sul finire di Simeone per Veron. E' una Lazio chiusa a doppia mandata, ma forse non ce ne sarebbe nemmeno bisogno, tale è la rassegnazione del Bayer. Sabato a San Siro farà più caldo.


Il Messaggero titola: "Champions League. Nedved gol dopo un minuto, tante occasioni buttate: il Bayer trova il pareggio. EuroLazio, spreca e passa".

Continua il quotidiano romano: Il gioco è fatto. Con molti patemi e un gioco scarno, preoccupato, arruffone. Contava il risultato, come si era detto alla vigilia, e allora la Lazio può gioire per il passaggio del turno, che le spalanca la seconda parte, certo più affascinante, della Champions League. A Kiev si può andare senza palpiti, grazie ad un 1-1 comunque ben diverso da quello combattutissimo dell'andata. Sorprende di più la rinuncia dei tedeschi, che hanno scelto la strada della modestia per un punticino che non gli garantisce alcunché. Evidentemente era troppa la paura di perdere di fronte ai biancocelesti padroni del girone. Eppure protagonisti di una serata tutt'altro che speciale (la Nord ha ricordato con uno striscione il ventesimo anniversario della morte di Paparelli): in particolare fuori partita sono apparsi due dei protagonisti di questo avvio di stagione, Salas e Veron.

Eppure fino al pareggio di Kirsten, cioè per tutto il primo tempo, la Lazio ha disposto dei tedeschi con un certo sussiego, come se i gol potessero grandinare sul malcapitato Matysek ad ogni botta di acceleratore. In Europa non è proprio atteggiamento consono, perché si dà respiro fondamentale a chi ne è in debito. In realtà le occasioni laziali sono quasi tutte partite dai piedi di Mihajlovic. A cominciare dal vantaggio subitaneo, 48 secondi appena, timbrato da Nedved dopo un flipper davvero inconsueto sulla linea di porta fra Pavel, il portiere e il lungagnone slovacco Gresko, che aveva provocato il corner ispiratissimo di Sinisa. Su questa discesa, i biancocelesti hanno mostrato di volersi fiondare, grazie all'iniziale vena di Boksic, ancora capace di lasciare surplace i suoi controllori, e allo sganciamento di quasi tutti i difensori, compreso Fernando Couto. Sulla trequarti era appostata la linea estrema laziale, comandata dal generalissimo Mihajlovic, e il Bayer non ha mai mostrato piglio e idee per superarla in velocità o in aggiramento.

Finché questa situazione tattica è rimasta intatta, le punte laziali, pronte allo scatto, hanno tenuto in ansia Nowotny e Zivkovic, l'unico peraltro a rendersi pericoloso con un colpo di testa alto su corner di Schneider. Ma, inspiegabilmente, con lo scorrere dei minuti, alla Lazio è presa la tentazione di giochicchiare, cercare confuse costruzioni da dietro, e da un errore di misura, dai e dai, è scaturito il cross di Happe, deviato prima da Pancaro e poi da Kirsten, di giustezza in anticipo su Marchegiani: il condor tedesco, assente all'andata, ha nel repertorio questi guizzi rapinosi, ma resta assurdo il modo in cui il regalino gli è stato confezionato. Così la ripresa è partita a stati d'animo capovolti, coi tedeschi spronati dalla notizia del vantaggio della Dinamo Kiev a Maribor e la Lazio preoccupata dal risultato in bilico. Il tecnico Daum ha avanzato Ramelow, il biondo centrocampista cui nella prima parte aveva affidato i raddoppi su Boksic e sull'Olimpico è piombata una cappa strana, perché i biancocelesti non riuscivano più a produrre il gioco dei primi venti minuti, attaccati soprattutto dalle corsie laterali.

Dentro allora Simone Inzaghi per Boksic. Dal suo destro subito il pallone buono per la testa svagata di Salas. Mentre Almeyda andava a raggiungere Pancaro nella lista degli ammoniti: per l'argentino niente Kiev. Altro passo, comunque, con lo scatenato Inzaghino, capace di arrivare a tu per tu con Matysek: clamoroso lo svarione del Matador sull'agevole ribattuta. E stranamente dispersi per il campo sia Veron che Sergio Conceiçao, usuali fonti di gioco. Il portoghese, ridotto a terzino, ha comunque trovato almeno lo spunto per un cross pericoloso che ha rotto l'impasse, prima che Nedved scodellasse con troppa forza in mezzo all'area. Emerson ha migliorato le geometrie ma anche il Bayer è rimasto sulle sue, stranamente pago del pareggio. C'era un probabile rigore per fallo su Salas nel finale: è stato l'unico errore dell'arbitro scozzese Dallas. Per fortuna non influente.


Tratte dalla Gazzetta dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Quel gol al primo minuto che aveva lanciato l'Olimpico verso il sogno di un'altra corsa spettacolare, Salas che sbaglia due volte sotto gli occhi atterriti di Sergio Cragnotti che non può fare a meno di lanciargli un grido da tifoso. La Lazio delle meraviglie si ferma di fronte ai tedeschi del Bayer Leverkusen, la media del quattro (gol) stavolta non è stata rispettata. La testa all' incontro di sabato contro l' Inter? Forse. «Questa sera contava solo il risultato - dice sorridendo Cragnotti -. Il nostro obbiettivo era restare tra i grandi d' Europa e l' abbiamo raggiunto». L' obiettivo era anche andare a Kiev in una atmosfera da gita aziendale per potersi concentrare sul campionato. «Voglio restare in testa, abbiamo più volte dimostrato di avere la forza per farlo, bisogna restare concentrati al massimo. Salas non ha avuto una serata fortunata, gli piacciono i gol difficili e ne ha mancati un paio che non lo erano. Comunque siamo stati bravi a contenere l'avversario, il nostro pubblico ci ha aiutati molto e lo ringrazio».

Eriksson riesce come al solito a controllare i suoi sentimenti e stavolta è incerto tra abbandonarsi alla soddisfazione o a un po' di inevitabile rabbia: «Abbiamo cominciato con venti minuti veramente al massimo, in campo c' eravamo praticamente solo noi. Poi, man mano che i minuti passavano, correvamo sempre meno e quando abbiamo perso una palla è arrivato il gol del Bayer. Il problema è che non siamo ancora veramente bravi. Se così fosse avremmo approfittato fino in fondo della situazione. Nello sport quando si ha la possibilità di uccidere l' avversario bisogna farlo. E basta. Dobbiamo impararlo, dobbiamo imparare a essere più killer, così si deve fare. Di conseguenza il secondo tempo abbiamo giocato male, anche se qualche buona occasione l'abbiamo avuta. Ora pensiamo anche al fatto che ci siamo qualificati: però, il risultato in questo senso è ottimo e possiamo andare a Kiev senza preoccupazioni esattamente come speravamo di poter fare. Forse la squadra pensava alla partita di sabato contro l'Inter. È comprensibile, però sarebbe stato meglio farlo alla fine».

Arrabbiato per i gol mancati da Salas? «Può succedere anche a un campione come lui, spero che abbia conservato qualche gol per sabato, contro l' Inter ne avremo bisogno. Però io credo che ogni tanto ci si dimentichi che le squadre che incontriamo sono di grande livello internazionale. In questi casi se non si riesce mantenere la necessaria aggressività si facilmente sotto. Noi abbiamo corso questo rischio, si è visto chiaramente. Non voglio pensare che questo derivi da un eccesso di sicurezza da parte nostra. Se fosse così significherebbe che siamo poco intelligenti». Che impressione le ha fatto Emerson? «Mi sembra un grande giocatore, anche perché ha due qualità che difficilmente convivono: classe e aggressività. Credo che in Italia potrebbe giocare in qualsiasi squadra».


Dal Messaggero:

Un altro 1-1 contro il Bayer, ma questo è un pareggio che pilota la Lazio verso la qualificazione alla seconda fase della Champions League. Considerato che Nedved aveva segnato dopo neanche un minuto, era lecito aspettarsi una serata più tranquilla e senza tanti patemi. Invece il risultato è rimasto in bilico fino all'ultimo e non ha accontentato Eriksson. «Siamo stati grandi per i primi venti minuti, poi abbiamo giocato troppo in scioltezza. Ci è mancata la cattiveria che nello sport è necessaria per "uccidere", sportivamente s’intende, gli avversari. Così, a pochi secondi dalla fine del primo tempo, abbiamo rimesso in partita il Bayer. La Lazio vista nella ripresa non mi è piaciuta perché ha anche rischiato di perdere. Bisogna sempre considerare che in questo torneo si affrontano avversari di grande valore che possono metterti in difficoltà. Ad ogni modo il risultato è importante in quanto ci garantisce la qualificazione ed il primato nel girone. A Kiev onoreremo l'impegno». Daum, l'allenatore del Bayer, fa i complimenti alla sua squadra. «E' riuscita a bloccare la Lazio che rappresenta una delle formazioni più forti al mondo, i miei ragazzi sono tutti da elogiare perché hanno giocato un gran bella partita». La qualificazione tedesca dipende dal risultato di Dinamo-Lazio. «Siamo degli ammiratori dei biancocelesti, adesso saremo anche dei tifosi, convinti che faranno il loro dovere fino in fondo anche a Kiev. Contro questa Lazio la Dinamo non può vincere».

Marcelo Salas, dopo i gol mancati clamorosamente, ha un progetto. «Vorrà dire che li segnerò sabato a San Siro. Peccato, ho commesso errori imperdonabili sotto porta, però i difensori tedeschi si sono aiutati in tutte le maniere senza che l'arbitro intervenisse. Nel finale c'era pure un rigore per una trattenuta ai miei danni. L'importante era superare questo turno con anticipo e ci siamo riusciti bene». Anche Pavel Nedved pensa alla sfida contro i nerazzurri. «L'ultimo gol in campionato l'ho segnato proprio all'Inter... Chissà, dopo aver interrotto il digiuno in coppa che durava dalla finale di Birmingham, mi piacerebbe fare altrettanto in campionato. Nell'azione che ha portato alla rete è stato bravo Mihajlovic a mettere quel pallone a due passi dalla riga. Tutto sommato, però, non abbiamo sofferto più di tanto anche se avremmo dovuto chiudere il conto nel primo tempo nel periodo migliore della Lazio. Nel finale mi ha sorpreso l'atteggiamento quasi rinunciatario dei tedeschi che, invece di spingere a testa bassa per cercare la vittoria, si sono accontentati del pareggio».

Fernando Couto, dopo aver giocato la prima gara da titolare, sogna la sfida con Vieri. «Mi candido per un posto. Sono contento di aver avuto questa opportunità che aspettavo da tanto, adesso spero di meritare più spazio e di poter quindi giocare con maggiore continuità. La Lazio ha centrato l'obiettivo con merito anche se abbiamo rischiato qualcosa: tutta colpa di quel pallone perso banalmente e che ha portato al pareggio del Bayer». Sinisa Mihajlovic spiega il leggero calo di tensione. «Dopo il vantaggio forse pensavamo di aver già chiuso il conto e con la mente ci siamo proiettati alla sfida di sabato. Però, tutto sommato, non abbiamo corso pericoli particolari ed avremmo potuto anche segnare qualche altro gol senza gli errori sotto porta. Archiviata la qualificazione, ci possiamo dedicare all'incontro di sabato dove ci vorrà nuovamente la super Lazio».


Sergio Cragnotti è felice. Esce dallo stadio Olimpico visibilmente soddisfatto. La Lazio alla prima apparizione in Champions League della sua storia ha dimostrato di non avere timori reverenziali per nessuno. «Abbiamo raggiunto il primo obiettivo di questo inizio di stagione. Siamo tra le grandi d'Europa». Il presidente si rivolge alle telecamere con molta serenità nonostante la squadra abbia corso qualche rischio di troppo. «Contava solo il risultato ed abbiamo ottenuto quello che volevamo. Sono soddisfatto, non potevamo chiedere di più». Il passaggio del turno con una gara d'anticipo regala maggiore tranquillità agli uomini di Eriksson che dovranno affrontare un ciclo molto intenso con Inter, Kiev e il Verona prima della sosta e del derby. «Non volevamo avere troppi pensieri per la partita in Russia che poteva regalarci forti insidie se non avessimo avuto la qualificazione già in tasca». La scelta di una rosa ampia ha premiato il presidente biancoceleste che in un gruppo così ricco ha creduto sin dal primo giorno. «E' una delle ragioni per andare lontano». Solo Salas lo ha fatto sobbalzare sulla poltroncina della fila dieci della tribuna d'onore. «Non era la sua serata, lo abbiamo capito subito». Dei tedeschi non ha mai avuto troppo timore. «Sono una buona squadra ma noi siamo stati molto bravi a contenerli sino alla fine».

La ritrovata pace con la gente laziale lo ha riportato allo stadio con grande serenità. «Sono contento che le cose vadano meglio. Non ho visto tanta gente allo stadio ma l'incitamento non è mai mancato». Questa mattina a Formello Sergio Cragnotti parteciperà all'Assemblea dei soci, all'ordine del giorno la ratifica del bilancio.