Sabato 16 settembre 2000 - Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 1-1


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16 settembre 2000 - 2906 - Coppa Italia 2000/01 - Ottavi di finale - gara d'andata

SAMPDORIA: Sereni, Polonia, Conte, Sakic, Manighetti (59' Jovicic), Vasari, Vergassola (67' Flachi), Marcolin (74' Zivkovic), Sanna, Dionigi, Esposito. A disposizione: Casazza, Stendardo, Sgrò, Matzuzzi. Allenatore: Cagni.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Colonnese (76' Nesta), Fernando Couto, Pesaresi (46' Gottardi), Lombardo, Sensini, Veron, Nedved, Salas, Ravanelli (66' Favalli). A disposizione: Orlandoni, C.Lopez, Berrettoni, S.Inzaghi. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Messina (Bergamo).

Marcatori: 8' Salas, 82' Flachi.

Note: espulso Gottardi al 64'. Ammonito Sakic. Recuperi: 3' più 4'.

Spettatori: 14 mila circa, paganti 13.351 (incasso di 336.340.000 lire).


Il biglietto della gara
Il colpo di testa vincente di Marcelo Salas che sblocca la gara
Marcelo Salas
L'azione che porta al pareggio dei blucerchiati

Dal Corriere della Sera:

Il gol di Salas? Il pareggio di Flachi? Macché. L'episodio che ha fatto vibrare di emozione lo stadio di Marassi è stato l'ingresso in campo di Roberto Mancini, venti minuti prima che la partita cominciasse. Una "standing ovation" per l'indimenticabile numero 10 che ha griffato l'epoca d'oro della Samp. Emozionato, Mancini si è portato sotto la gradinata Sud per godersi l'ovazione di coloro che per quindici anni sono stati i beneficiari delle sue prodezze. Poi si è accomodato in panchina, da buon secondo di Eriksson. La partita? Emozionante e combattuta dall'inizio alla fine. La Lazio ha colpito a freddo con una mirabile schiacciata di testa di Salas su cross di Lombardo e ha poi cercato di capitalizzare il vantaggio abbassando il ritmo. Ma la Samp è riuscita a schiacciare la Lazio nella sua area di rigore. Nella ripresa, a causa della espulsione di Gottardi per doppia ammonizione, la pressione della squadra di Cagni si è accentuata.

Il tecnico blucerchiato, spesso accusato di difensivismo, ha schierato ben quattro attaccanti: Dionigi, Esposito, Jovicic e Flachi. Il pareggio è arrivato proprio per una prodezza di quest'ultimo che ha risolto in mischia a otto minuti dal termine. Soddisfatti i due allenatori: "Con questo spirito - ha sottolineato Cagni - in campionato ci divertiremo". Sorridente Eriksson, anche lui gratificato da un uragano di applausi: "Abbiamo giocato un gran primo tempo. L'espulsione di Gottardi ci ha poi creato qualche difficoltà. Salas? Meglio avere l'imbarazzo della scelta". Alla Lazio, che ha tenuto in panchina Lopez e Inzaghi e non ha potuto schierare Crespo e Mihajlovic, va bene così.


La Gazzetta dello Sport titola: "Salas non fa i conti con Flachi. Il cileno non sbaglia un colpo, ma il grande cuore Samp trova col piccolo attaccante il meritato pari. Alla prima occasione utile il Matador di testa gela i tifosi blucerchiati. La sfida decolla regalando sprazzi di spettacolo. Nella ripresa la squadra di Cagni, malgrado la differenza di valori, getta il cuore nella mischia e si lancia all'assalto della porta di Marchegiani: dal quarto d'ora in poi addirittura con cinque attaccanti. Sforzi premiati perché al 37' Flachi in mischia realizza l'1-1 aiutato da una deviazione di Nesta. E alla fine solo festa e abbracci".

Continua la "rosea": Salas, naturalmente! E' il "Matador" che segna subito (all'8') il gol che può valere la qualificazione per la Lazio, che determina ruoli e tattiche per il resto della partita, che si ripropone a Eriksson non solo con parole d' amore, ma con fatti concreti. E poi Flachi, il "nanerottolo" (senza offesa) che da un po' di tempo sta riconquistandosi un posto al sole in una Samp che non finisce di stupire. E che non perde mai. E così, l' Amarcord di Marassi finisce in pari. Mancini ha avuto il suo momento, sotto la gradinata sud. Lo hanno avuto anche Lombardo ed Eriksson. Lazio e Sampdoria viaggiano su pianeti diversi, ma si sono incontrate per un giorno senza risparmiarsi. In campo e fuori (in tribuna non c' era Vialli, c' era in compenso Eric Clapton). La Samp, coraggiosamente si diceva, si è assunta volontariamente il compito di attaccante. Poi, ha dovuto pure subirlo, alla ricerca del pareggio. Perché proprio Salas di testa, alla prima occasione utile (offertagli da un imperioso assist di Lombardo), ha portato in vantaggio la Lazio costringendo i padroni di casa all' inseguimento. E a prendersi, anche grazie ad un centrocampo che ha retto sull' entusiasmo un confronto altrimenti improponibile, tante iniziative: una punizione di Marcolin, un affondo di Dionigi e un colpo di testa di Esposito salvato sulla linea da Lombardo. Cose anche belle, di efficacia però decisamente inferiore alle puntate della Lazio, che se non aveva un Veron particolarmente ispirato, aveva Lombardo più veloce di Manighetti e un Salas davvero rabbioso. Al 31' , un colpo di testa di Negro è finito fuori di un soffio. Pochi secondi dopo Nedved ha sprecato a fil di palo un gran suggerimento di Salas.

E al 42' l' azione più bella della partita sull'asse Sensini-Salas-Ravanelli ha costretto Sereni a una gran parata. Spiccioli di spettacolo, calcio usuale per la Lazio, che a Genova, da un po' di tempo, si vede raramente. Una serata chic, che le due squadre, ciascuna con le proprie possibilità, hanno fatto proseguire nella ripresa. Attenta, la Lazio. Ammirevole la Samp, che mai si è persa d' animo. A un colpo di testa di Ravanelli, finito poco alto sopra la traversa di Sereni, ha replicato una mischia dall' altra parte, con Marchegiani miracoloso sulla conclusione di Vergassola. Insomma, se c' era un destino segnato dal diverso peso tecnico delle due squadre, la Samp ha fatto di tutto per opporvisi, schierando addirittura, dal quarto d' ora in avanti, quattro attaccanti (Jovicic al posto di Manighetti) e poi anche cinque (Flachi per Vergassola) e trovando un valido aiuto in Gottardi. Il quale, entrato in sostituzione di Pesaresi per fare la guardia a Vasari, è riuscito nel giro di pochissimi minuti a beccarsi due cartellini gialli, e perciò l' espulsione, lasciando la Lazio in dieci dal 19' . In quelle condizioni tattiche c' è stato il prevedibile arrembaggio blucerchiato, con situazioni a volte da panico per la sguarnita difesa di casa, in occasione dei contropiede laziali. E tutto avrebbe potuto succedere, in quel convulso finale. Ed è successo. Una pallonata di Zivkovic che ha costretto Colonnese ad uscire. Un nutrito lancio di piccoli oggetti in campo da parte dei tifosi della sud, che, nel primo tempo, addirittura, forse mirando a Ravanelli avevano colpito Sereni (ma quando impareranno...).

A poco a poco, comunque, la partita è diventata un assedio. La Samp, che ha un "sangue" fantastico, ha provato con Jovicic, Sanna, Dionigi ed Esposito, fino a cogliere il meritato successo con Flachi, al 37' , ispirato in mischia da un cross di Esposito e aiutato da una deviazione di Nesta. E sull' 1-1 è stata ancora la Samp a cercare e sfiorare il gol della vittoria. Con Dionigi (che in seguito ad uno scontro con Colonnese riporterà poi una ferita lacerocontusa al cuoio capelluto e sarà medicato con cinque punti di sutura), due volte, con Flachi, proprio prima del fischio finale, concedendo alla Lazio solo due o tre conclusioni dalla distanza, senza pericolo per Sereni. E alla fine solo allegria e abbracci. La Lazio continua la sua marcia e la Samp continua a meritare applausi.


Il Messaggero titola: "In coppa Italia le seconde linee di Eriksson sprecano troppo nel primo tempo e nella ripresa subiscono il pari. Lazio, riecco Salas. Il cileno torna e segna, ma non basta per battere la Sampdoria".

L'articolo prosegue: E' la serata di Marcelo Salas che tiene a galla una Lazio sbiadita contro una Sampdoria tonica, tosta ed aggressiva. Il Matador si ripresenta alla grande: firma un gol d'autore, dispensa assist e gioca una partita di ottimi contenuti tecnici. Se voleva lanciare un segnale ad Eriksson, ci è riuscita perfettamente. Il cileno è attaccante di livello internazionale e merita la massima considerazione, quella che adesso dovrà garantirgli il tecnico svedese. La Lazio, prima spreca poi - rimasta in dieci - soffre a "Marassi", ma l'1-1 rappresenta comunque un risultato importante in chiave qualificazione contro un avversario che conferma tutte le qualità dimostrate in questo scorcio di stagione. Eriksson concede spazio e gloria a molte delle seconde linee e - dovendo rinunciare a Peruzzi, Mihajlovic, Crespo, Simeone, Stankovic e Pancaro - tiene a riposo anche Nesta e Lopez. In attacco lancia Salas e Ravanelli mentre a centrocampo chiede gli straordinari a Veron e Nedved, ma è comunque una formazione altamente competitiva anche perché dimostra sempre voglia di lottare con determinazione e abilità nella circolazione della palla.

I biancocelesti giocano un primo tempo di buona intensità: non sbagliano l'approccio e tengono bene il campo. Non sfruttano, però, la rete iniziale che incanala la sfida su binari tattici molto favorevole ai campioni d'Italia. Il vantaggio è siglato da Salas al culmine di un'azione lineare e penetrante: Negro lancia Lombardo che fa fuori il suo avversario, con un paio di veroniche, e scodella un perfetto cross per la testa del Matador, perentorio nello stacco ed abile nel trovare l'angolo giusto. Cagni propone una punta centrale, Dionigi, e due esterni molto larghi, Esposito e Vasari con quest'ultimo che mette spesso in ambasce la difesa biancoceleste. Sampdoria arrembante, che punta molto sulla corsa e sul ritmo, e Lazio più compassata, decisa a gestire il vantaggio ed a sfruttare il contropiede. I biancocelesti soffrono un quarto d'ora, con Lombardo che sventa sulla riga un tiro di Esposito, ma poi sciuponi in tre clamorose occasioni consecutive: una con Nedved (fuori) e due volte con Ravanelli che chiama alla parata volante Sereni e successivamente Sanna alla respinta sulla riga. Uno scialo imperdonabile che finirà per pesare sull'economia del gioco e, di conseguenza, sul risultato. Anche perché Fabrizio Ravanelli, in apertura di ripresa, si mangia un gol fatto alzando di testa un preciso invito di Nedved.

La Sampdoria, in ottime condizioni fisiche e motivatissima sotto il profilo psicologico, non molla mai la preda che diventa più vulnerabile quando Gottardi rimedia il secondo cartellino giallo in 19 minuti e viene espulso. Eriksson lo aveva mandato in campo al posto di Pesaresi, incapace di frenare gli spunti del folletto Vasari, elemento in grado di cambiare ritmo e di saltare l'avversario, creando quindi superiorità numerica. E Gottardi, in difficoltà, dopo una prima ammonizione per intervento scorretto, commette un ingenuo fallo di mani, inevitabilmente sancito con il rosso da Messina. Un episodio che cambia fisonomia al match. Eriksson è costretto a togliere Ravanelli per far posto a Favalli dirottato proprio sulle piste di Vasari. Cresce la Sampdoria, soffre la Lazio che rincula sempre più e che raramente riesce a ripartire. Un fendente di Zivkovic abbatte Colonnese e così anche Nesta è chiamato agli straordinari. Marchegiani si merita lo stipendio con alcuni interventi provvidenziali, Dionigi e Sanna sbagliano un paio di ottime occasioni ma Flachi indovina il tiro giusto, anche grazie ad una fortuita deviazione di Nesta che mette fuori causa il portiere. Nel convulso finale i doriani si gettano all'assalto sfiorando la clamorosa impresa al cospetto di una Lazio arroccata a difesa del prezioso pareggio che suggella una sfida divertente e sempre in equilibrio.


Tratte dalla Gazzetta dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Onore alla Sampdoria e applausi per Marcelo Salas. La prima partita non vinta dalla Lazio, se da un lato lascia aperto il discorso qualificazione che invece i romani volevano chiudere qui, dall' altro ha restituito ai campioni d' Italia un campione in gran forma: il Matador. «Il miglior acquisto in questo momento» sottolinea Sebastian Veron che in maniera saggia ricorda: «Certo cinque attaccanti sono tanti, ma secondo me se vogliamo davvero vincere tutto, allora servono. Anzi bisogna averli. Poi deve essere chiaro che tutti dobbiamo essere intelligenti nel gestire questa situazione, pensando più alla squadra che a se stessi. Comunque Marcelo l' ho visto bene: entrerà più in forma quando potrà giocare più partite». E proprio qui sta il problema. Archiviato il primo impegno di coppa Italia, mercoledì Salas potrà trovare spazio anche in Champions League? Eriksson apre la porta: «Come prime punte abbiamo Inzaghi e Salas. Vedremo, sono entrambi a disposizione. E poi non è detto: possono anche coesistere tutti e due. In quel caso cambierebbe la posizione di Lopez». Dunque mercoledì potremmo anche vedere un tridente. Ma intanto fermiamoci a questo sabato e al brillante esordio del cileno: «Non dovevamo scoprire oggi che Salas è un grande giocatore - dichiara Eriksson -. Fin quando siamo rimasti in 11 si è espresso molto bene. Poi in inferiorità numerica è rimasto troppo solo in avanti. In effetti, se nel primo tempo avremmo potuto segnare anche tre gol, nella ripresa, dopo l' espulsione di Gottardi, abbiamo sofferto e nel finale la Sampdoria poteva segnare ancora. Giusto dunque il pareggio. E complimenti ai blucerchiati, giocano molto bene e se continuano così non avranno difficoltà a tornare in serie A. Me lo auguro, perché a quest' ambiente sono rimasto legato».

Poi il tecnico svedese svela una sua intenzione, rimasta tale: «Nella ripresa avrei voluto inserire Lopez per sfruttare le sue qualità in contropiede e così tentare di chiudere il discorso qualificazione. Non ci siamo riusciti, merito anche dei nostri avversari. Ci rivedremo all' Olimpico e noi vogliamo andare avanti in questo trofeo che deteniamo e che vogliamo onorare sino in fondo». A parte Mancini («In panchina è più tranquillo che in campo», sottolinea Eriksson), Attilio Lombardo è stato il più applaudito del folto gruppo di ex: «Qui ho vissuto anni stupendi e per me è stata una soddisfazione particolare giocare un buon incontro. Che poi sia venuto anche l' assist del gol sono doppiamente contento. Per me stesso, perché così dimostro a Eriksson di farmi trovare pronto, e soprattutto per Salas, una persona cui voglio tanto bene. Marcelo è un ragazzo d' oro. Con tutto quello che è successo in questi giorni, poteva essere nervoso, invece ha giocato benissimo. E' un grande campione». E con questa rinnovata certezza la Lazio lascia Genova, con il carico di ricordi dei suoi ex doriani e con la consapevolezza di avere uno squadrone dalle risorse incredibili.


Dal Messaggero:

Alla fine erano tutti contenti, anche i tanti ex doriani che militavano nella Lazio. La gara di Genova è stata la gara degli amarcord. Applausi per tutti, da Eriksson al mai dimenticato Roberto Mancini. Soddisfatto il tecnico svedese. «Il risultato di parità è giusto. Noi potevamo far gol nel primo tempo. Poi dopo l'espulsione di Gottardi la Samp ci ha messo in difficoltà». Non è rimasto sorpreso il tecnico svedese della prova di Marcelo Salas, autore di un gol e di una partita di carattere. «Salas ha fatto un’ottima gara. Peccato che abbia giocato gli ultimi trenta minuti troppo isolato in attacco, ma fisicamente l’ho visto molto bene. Lui è un grande giocatore, sono convinto che sarà utile a questa squadra». Ad Eriksson è piaciuto anche il modo di interpretare la gara da parte della Lazio che ha dimostrato voglia di vincere in campo finché l’arbitro Messina glielo ha permesso. «La voglia anche in questa competizione c’è sempre. Ne abbiamo vinte due di coppe Italia negli ultimi tre anni. Ed anche quest’anno rimane uno dei nostri obiettivi».

Applauditissimo al suo ingresso in campo Attilio Lombardo che ha lasciato il segno nei tifosi della Sampdoria. Un assist prezioso per Salas, una partita generosa come al solito. Ma per il futuro non chiede niente ad Eriksson. «Non dovevo lanciare nessun segnale — ha dichiarato Lombardo — Io sono sempre pronto quando il mister mi chiama. Sono contento di aver fatto un assist importante per Salas perché gli voglio troppo bene». Chi invece considera Salas come uno dei migliori acquisti è Sebastian Veron. «La società ha fatto bene a tenerlo. E’ uno dei migliori acquisti che la Lazio potesse fare in questa stagione. L’ho trovato bene, con gli stimoli giusti, anche se gli manca ancora il ritmo della partita ufficiale. Oggi ha dimostrato di essere un grande giocatore e ci aiuterà molto in questa stagione intensa di impegni». Veron poi esamina la partita. «Non abbiamo mai sofferto. Una volta espulso Gottardi la stanchezza si è fatta un po’ sentire. Ma parate vere, spettacolari, Luca Marchegiani non ne ha mai fatte. Anzi, al contrario, ho visto Sereni in più di una circostanza salvare la propria porta».