Domenica 24 settembre 2000 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 5-2


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24 settembre 2000 - 2908 - Coppa Italia 2000/01 - Ottavi di finale - gara di ritorno

LAZIO: Marchegiani, Negro, Colonnese, Fernando Couto, Pesaresi (71' Favalli), Sensini, Mihajlovic, Lombardo, Veron (55' Simeone), Stankovic (46' Nedved), Ravanelli. A disposizione: Orlandoni, Domizzi, Pancaro, S.Inzaghi. Allenatore: Eriksson.

SAMPDORIA: Sereni, Manighetti (55' Polonia), Conte, Stendardo, Zivkovic, Ficini, Sanna (55' Flachi), Vergassola (62' Marcolin), Vasari, Bonomi, Dionigi. A disposizione: Casazza, Jovicic, Esposito. Allenatore: Cagni.

Arbitro: Sig. Pellegrino (Barcellona Pozzo di Gotto).

Marcatori: 17' Vasari, 39' Lombardo, 40' Lombardo, 48' Ravanelli, 65' Sensini, 73' Flachi, 83' Ravanelli (rig).

Note: ammonito Stankovic per gioco scorretto. Angoli 6-3 per la Lazio.

Spettatori: paganti 13.720 per un incasso di lire 343.465.000.

Il biglietto della gara
Attilio Lombardo, oggi autore di una doppietta

La Gazzetta dello Sport titola: "Lazio, la solita festa del gol. Un gran primo tempo illude la Samp, poi Lombardo innesca la goleada dei campioni. Agli infortunati, Eriksson aggiunge il turnover per 5 titolari. Così la Samp domina e passa con Vasari. Ma il sogno blucerchiato è spezzato dalla doppietta di Lombardo. E la ripresa serve alla Lazio a provare con successo nuovi schemi. La squadra di Eriksson conferma una straripante vocazione offensiva".

Continua la "rosea": Viva la Lazio dal gol facile. Viva il turnover e viva Eriksson, il suo profeta. Che però farà bene a ricordare che talvolta, con gli eccessi, ci si possono pure scottare le dita. Potrà sembrar strano, guardando al risultato di 5-2, ma la Lazio-due (o forse tre) di coppa Italia ci è andata ieri vicina, sulla scia di Roma e Juventus, e buon per i biancocelesti che l'ottavo di finale era quasi in famiglia. Con la Sampdoria, infatti, Eriksson, Mancini, Mihajlovic, Veron, Pesaresi e Lombardo sono mezzo imparentati, cosa che ha suggerito a Popeye di non esultare quando sul finire di un primo tempo da brividi, nel giro di un minuto, ha ribaltato con una insolita doppietta il risultato, fin lì fissato dalla rete di Vasari. Poi, col gol in apertura di ripresa di Ravanelli, tutto è diventato assai facile. E' arrivata anche la correzione volante di Sensini su punizione di Mihajlovic in versione Fantomas, con mascherina biancoceleste proteggi zigomo, e con piede sinistro caldissimo, visto come è entrato in tre gol.

Il subentrato Flachi ha realizzato una splendida rete in torsione, che gli è purtroppo costata un brutto infortunio al ginocchio destro. Con la Samp ridotta in dieci (sostituzioni effettuate), Ravanelli ha fissato su rigore, guadagnato dal subentrato Nedved per fallo di Zivkovic, il definitivo 5-2 dopo il quale anche la Lazio ha chiuso in dieci, per un malanno capitato a Favalli. Ma cos'era mai successo nel primo tempo, tanto da suggerire considerazioni meno trionfalistiche del solito sul conto della Lazio? Mentre Cagni, dopo il virile 1-1 dell'andata e con l'idea della promozione in serie A già ben chiara in testa, aveva deciso di risparmiare diversi titolari (Marcolin, Jovicic, Esposito e Polonia oltre allo squalificato Sakic), Eriksson si era spinto assai più in là. Una febbretta di Nesta e un indurimento muscolare di Salas andavano ad infoltire la rosa degli assenti (Peruzzi, Crespo, Lopez e Baronio) cui il tecnico decideva di aggiungere, spedendoli in panchina, cinque attuali titolari, e cioè Pancaro, Favalli, Nedved, Simeone e Inzaghi. Tutta gente di nerbo, che ha fatto bella la Lazio di Champions e Supercoppa. Così, tutto in una volta, c'è stato il ritorno in campo dopo una vita per Negro, il battesimo centrodifensivo per la coppia Colonnese-Couto, la replica di Pesaresi (acquisto fin qui misterioso) contro il folletto Vasari che lo aveva mandato ai matti a Marassi. E poi, ad aggiungere complicazione a complicazione, uno schema inedito, spagnoleggiante, col 2-3-1 dalla metà campo in su: interessante ma tutto da sperimentare, tanto più che ai fianchi di Sensini l'altro mediano era nientemeno che Mihajlovic, digiuno di centrocampo da una vita.

Con una difesa così mal conciata, troppa carne al fuoco. La Samp l'ha fatta da padrona per quasi tutto il primo tempo: a disagio Negro, impresentabile Pesaresi, Bonomi da una parte e soprattutto Vasari dall'altra hanno spadroneggiato. Il risultato poteva essere di 3-0 per gli ospiti e non soltanto 1-0 grazie alla fuga solitaria di Vasari imbeccato da Sanna. Quando, poco prima dell'intervallo, il match ha cambiato improvvisamente strada. Lombardo ha sfruttato prima di testa un cross di Miha e poi, facile facile, un assist di Ravanelli imbeccato da un lancio chilometrico di Couto. Ripresa a quel punto tranquilla, tanto più dopo che Penna Bianca ha scodellato di testa nella porta di Sereni il puntuale corner di Miha. Tranquilla e buona per vedere funzionare sempre meglio, tra un cambio e l'altro, lo schemino inedito. Che, prevedendo una sola punta, ha tuttavia il difetto di essere non troppo funzionale alla Lazio: da Crespo a Lopez, da Salas a Simone Inzaghi, per finire con Ravanelli. Ma quante altre volte potranno restare fuori in quattro?


Il Messaggero titola: "Coppa Italia. Eriksson ha lasciato a riposo otto titolari, ma all’Olimpico lo spettacolo non ne ha risentito. In rete anche Vasari, Flachi e Sensini. Lazio, una valanga. Con la Samp va sotto, poi si scatena e segna cinque volte. Doppiette per Lombardo e Ravanelli".

L'articolo prosegue: "Nonno Attilio" si carica la Lazio sulle spalle e la trascina nei quarti di Coppa Italia dove incontrerà l'Udinese. Ironia della sorte, proprio lui: il più doriano tra i biancocelesti. Ed il buon Attilio, dopo aver segnato 2 reti nello spazio di 60 secondi, capisce di averla combinata grossa e neanche si concede il lusso di esultare. Alza solo un braccio, con discrezione e timidezza, per rispondere all'ovazione della Nord. Il pareggio lo firma di testa, su cross di Mihajlovic, il raddoppio di piede, su assist ravvicinato di Ravanelli. Insomma, Lombardo (7,5) dimostra di saperci ancora fare, nonostante sia il più vecchio della truppa laziale, con i suoi 34 anni suonati. Non c'è alcun compagno di squadra che non sia rimasto vittima di uno scherzo di Attilio, elemento che porta sempre il buon umore all'interno dello spogliatoio, ma questa volta lo scherzo lo fa ai suoi vecchi amici blucerchiati. Due reti ed una serie di giocate, (anche difensive) di ottimo livello per una prestazione da incorniciare. Nell'opaco primo tempo laziale, è uno dei pochissimi ad aver voglia di lottare e vincere. E dire che nella scorsa primavera era riuscito a strappare in extremis il rinnovo contrattuale per un'altra stagione. La conquista dello scudetto indusse Cragnotti ed Eriksson a confermare il simpatico guascone, un calciatore che ha vinto tutto in carriera (scudetti, Coppa Italia, Coppa delle Coppe, Campions League, Coppa Intercontinentale). E nonostante questo palmares di primo piano, Lombardo si diverte ancora a giocare a pallone.

Insieme al "pelato", in campo c'è anche l'"uomo mascherato", alias Sinisa Mihajlovic (7). Gioca con una speciale applicazione metallica a protezione dello zigomo fratturato ed operato. Ed Eriksson non lo schiera non da centrale difensivo, bensì da centrocampista, come ai tempi della Stella Rossa. Sinisa ci mette un po' di tempo ad entrare in partita: un po' spaesato, un po' disturbato da quella buffa e fastidiosa mascherina, tanto che perde, da autentico neofita, la palla che concede alla Sampdoria vantaggio ed illusione. Man mano che passano i minuti, però, vengono fuori la classe, l'orgoglio ed il carattere del campione che mette lo zampino nei primi 4 gol. Decisivo soprattutto nei primi due, quelli che rovesciano il risultato, scacciano le paure dagli spalti, e riportano i blucerchiati alla dura realtà. Delizioso il cross pennellato per Lombardo e millimetrico il lungo lancio che consente a Ravanelli di confezionare l'assist per il raddoppio. Poi il serbo scodella sulla testa dello stesso Ravanelli la palla del 3-1 ed infine calcia la punizione sulla quale Sensini s'inventa la deviazione acrobatica che, in pratica, chiude l'incontro. L'"uomo mascherato" finisce per incidere più di quanto era logico attendersi, dimostrando di essere pronto per il grande rientro, ad Higbury.

Vecchietti grandi protagonisti della serata dell'Olimpico. Oltre a Lombardo e Mihajlovic, ecco la testa bianca di Fabrizio Ravanelli (7,5) deciso a far impazzire la difesa doriana. Una prestazione da protagonista per un altro che non si arrende mai. Lavora con perizia il pallone del pareggio, devia con un preciso e prepotente colpo di testa un corner di Mihajlovic, realizza il rigore che fissa il punteggio sul 5-2 ed entra nelle azioni più incisive della sfida. Un totem nell'attacco biancoceleste che dimostra di essere in splendida condizione. Il più atteso alla prova, Sebastian Veron (6,5), non delude. L'argentino, oltre ad una velenosa punizione in apertura, pur giocando con un pizzico di sussiego, esibisce numeri d'alta scuola. Poi Eriksson gli concede un meritato riposo in vista dell'Arsenal. Un altro passo alla squadra dà l'ingresso in campo di Pavel Nedved (6,5). Il ceko conferma di essere in condizioni di forma smaglianti e si procura il rigore del quinto gol. Piace anche la calma serafica di Sensini (6,5) che, nel momento di maggior difficoltà, tiene stretti gli ormeggi della squadra. Poi si concede il lusso di firmare anche una rete. Sempre reattivo Marchegiani (6,5) che non fa rimpiangere l'assenza di Peruzzi. Ancora alla ricerca della forma migliore Negro (6) che comunque assicura una buona spinta sulla destra, cosa che, alle prese con il guizzante Vasari, non riesce a garantire l'indeciso Pesaresi (5,5). Lento ed impacciato Stankovic, qualche indecisione di troppo per Colonnese (5,5), di routine le prestazioni di Couto (6) e Simeone (6).


Tratte dalla Gazzetta dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Eriksson alza la bacchetta e picchia: «Abbiamo sbagliato l' approccio alla partita, la prima mezz' ora è da dimenticare, meno male che poi ci siamo svegliati». Il tecnico dei campioni d' Italia non perdona perché sa benissimo che con un cammino così lungo e complesso, inciampare può diventare molto pericoloso. Un salutare rimprovero, al di là del ricco bottino con cui la Lazio ha superato il turno di coppa Italia. «Importante però è che la squadra abbia saputo reagire - continua Eriksson porgendo la carota - questa è stata la migliore dimostrazione della nostra forza e della nostra classe». Forse a rallentare l' approccio alla partita è stata anche l' insolita disposizione in campo, anche se Eriksson ricorda che non è la prima volta che rimescola i ruoli. «Mihajlovic lì davanti? Non è stato un esperimento, lui per tanti anni ha giocato da centrocampista, sono stato io a preferirlo difensore. Oggi era importante farlo giocare, perché era fuori già da 10 giorni, e mercoledì vorrei portarlo a Londra. Avevo anche bisogno di far giocare quella difesa». Mihajlovic più avanti anche per proteggere il suo zigomo: oggi si sottoporrà ad un radiografia per capire se potrà giocare senza maschera protettiva: «Così vedo poco, ho bisogno di toglierla per muovermi a mio agio. Certo, rischio un po' , ma ne vale la pena pur di essere in campo». La pensa così anche Ravanelli, che sventola la sua preziosa doppietta per mandare messaggi, dediche e ringraziamenti. Questi ultimi proprio a Mihajlovic che gli ha ceduto il dischetto del rigore: «Sinisa è un super-ragazzo, grandissimo sia come giocatore sia come uomo. L' anno scorso nella semifinale di coppa Italia contro il Venezia avevo mancato la doppietta proprio sbagliando il rigore che avevo tirato al posto di Sinisa. Ora mi ha permesso di riscattarmi».

Due gol preziosi per Ravanelli, dedicati alla memoria del padre e a tutti i suoi cari «che mi sono stati molto vicini in questo difficile momento». Ne aveva un gran bisogno «perché è importante dimostrare che quando ti chiamano, sei pronto. Non sono un ragazzino di 18 anni che ha paura di giocare, credo di avere tutte le carte in regola per essere schierato non solo in campionato, ma anche in Champions League. La stagione è lunga ed io mi auguro di farmi trovare sempre a posto». C' è dell' ansia nelle parole di Ravanelli, anche se smentisce le voci di mercato che lo riguardano: «Non ho ricevuto offerte e non mi risulta che la Lazio ne abbia fatte. Tra 10 giorni avrò un incontro con la società, ma io devo soltanto ringraziare la famiglia Cragnotti per tutto quello che mi ha fatto vincere chiamandomi alla Lazio. E spero che mi porti con lei alla conquista della coppa Intercontinentale». Meno teso Lombardo, autore anche lui di una doppietta: «Il segreto di questa squadra è di lavorare sempre come se si dovesse giocare da titolare, con serenità e con la capacità di mettersi continuamente in discussione. Bello che in questa squadra non contino i moduli, ma i giocatori. Bello che Eriksson ci consenta di liberare il nostro istinto». Ma si deve voltare pagina, in rapida successione. Eriksson ha parole di grande rispetto per l' Atalanta che incontrerà nella prima giornata di campionato («Aggressiva, veloce, con ottimi giocatori»), ma intanto deve pensare a chi schierare contro l' Arsenal: «Salas l' ho lasciato riposare perché aveva un muscolo indolenzito, ma per mercoledì penso sia pronto.

Favalli ha lamentato una leggera contrattura alla coscia sinistra e l' ho tolto per precauzione, spero anche di recuperare Claudio Lopez». Fuori ancora Peruzzi, così come Crespo, sempre vicino alla sua squadra dalla tribuna (c' era anche Zeman): «Per maggior sicurezza penso di tornare a giocare per la seconda di campionato. Non vedo l' ora di riprendere il mio duello con Batistuta con una grandissima squadra come questa Lazio». Oggi a Formello si terrà anche l' assemblea dei soci azionisti per ratificare l' aumento di capitale già approvato dal consiglio d'amministrazione.


Dal Messaggero:

«Prima mezz'ora da dimenticare. Poi una importante reazione». Sven Goran Eriksson non è pienamente soddisfatto nonostante i cinque gol rifilati alla ex Sampdoria. «Abbiamo sbagliato l'approccio alla gara. Nel calcio i piedi buoni possono non bastare se poi non si ha l'atteggiamento giusto». Severo, il mister, che non ha apprezzato la prima parte della gara nella quale la Lazio ha subìto la veemenza di una buona compagine avversaria. «Per fortuna ci siamo svegliati ed abbiamo reagito. Dieci minuti nella prima frazione e tutto il secondo tempo ho visto la Lazio che conosco». Buono l'esperimento di Mihajlovic a metà campo. «Dopo l'inizio difficile per tutti è andato molto bene. Per me non è un esperimento visto che Sinisa ha giocato molto a metà campo nella sua carriera. Lo preferisco in difesa ma credo che possa rappresentare una valida alternativa anche in mediana. Era importante farlo giocare per fargli ritrovare il ritmo partita». Un modulo nuovo, quello adottato dal tecnico svedese. «E' vero. Veron ha giocato da mezza punta con due esterni ai lati e Ravanelli centrale. Non volevo cambiare la difesa e per questo ho deciso di impiegare Mihajlovic a metà campo». Il tecnico ha un pensiero anche per le grandi che in Coppa Italia hanno trovato difficoltà. «Oramai in questa competizione non è più una sorpresa vedere squadre come Roma e Juventus uscire a causa di squadre organizzate e combattive». Eriksson pensa anche agli infortunati. «Claudio Lopez sarà disponibile con l'Arsenal mentre Peruzzi non credo che ce la farà». Dubbi per Favalli che è uscito dal campo lasciando la Lazio in dieci per un problema muscolare che solo oggi verrà valutato. Pesaresi ha ricevuto una botta alla caviglia, per lui una distorsione. Gran paura per Flachi che si è infortunato al ginocchio (in serata il trauma è apparso però meno grave del previsto).

Due gol per Penna bianca. «Li dedico a mio padre e a tutta la mia famiglia che mi sono sempre vicini ma devo certamente molto anche a questa società che mi ha fatto vincere uno scudetto ed una Coppa Italia. Mihajlovic è stato un amico, mi ha fatto tirare lui il calcio di rigore. Oltre ad essere un grande giocatore è anche un grande uomo. Sono contento anche se mi piacerebbe avere più spazio. Soprattutto in Champions League speravo di poter dare il mio contributo. Ho il contratto in scadenza e presto parlerò con la società, vorrei rimanere». Attilio Lombardo ha sbloccato la gara dando energia e vitalità a tutta la squadra. «E' la quarta volta in carriera che riesco a fare due gol. Sono felice anche perché mia moglie aspetta un secondo bambino. Questa Lazio ha dimostrato di avere ancora fame e di avere voglia di alzare ancora tanti trofei. Non ho esultato ai gol per rispetto ai sei anni giocati con la Samp».

L'uomo mascherato Sinisa Mihajlovic ha dimostrato di esserci anche a metà campo. «Nessun problema giocare con la protezione anche se vedevo poco. Credo di poter ripetere l'esperimento se servirà a Londra. Non ci sono gare più belle di quelle a Londra. Voglio esserci» Hernan Crespo ha assistito alla gara con la Sampdoria in tribuna. «Non stò ancora bene e credo che sarò a disposizione solo per la seconda di campionato. Non vedo l'ora di tornare a giocare e a sfidare Batistuta con il quale i duelli vanno avanti da sei anni».]