Sabato 18 ottobre 1997 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 0-2


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18 ottobre 1997 - 2752 - Campionato di Serie A 1997/98 - VI giornata

LAZIO: Marchegiani, Pancaro (69' Rambaudi), Nesta, G.Lopez, Favalli, Fuser, Almeyda (46' Casiraghi), Jugovic, Nedved, R.Mancini (59' Boksic), Signori. A disposizione: Ballotta, Venturin, Marcolin, Negro. Allenatore: Eriksson.

ATALANTA: Fontana, Sottil, Carrera, Rustico, Foglio, Bonacina, Gallo (73' Englaro), Sgrò (66' Mutarelli), Dundjerski, Mirkovic, Caccia (89' A.Carbone). A disposizione: Pinato, Colombo, Rossini, Zenoni. Allenatore: Mondonico (in panchina Rossi per squalifica del tecnico titolare).

Arbitro: Sig. Farina (Novi Ligure).

Marcatori: 34' Sottil, 50' Dundjerski.

Note: espulso Foglio al 59' per doppia ammonizione (entrambe per gioco scorretto). Ammoniti: Gallo, Dundjerski, Bonacina, Rustico e Nesta tutti per gioco scorretto, Favalli per proteste.

Spettatori: 40.000 circa di cui paganti 8.317 per un incasso di Lire 307.760.000 ed abbonati 31.689 per una quota di Lire 925.766.122.


La rete del vantaggio atalantino
Un altro fotogramma della rete del vantaggio nerazzurro
Luca Marchegiani impatta male la palla dopo il calcio di punizione...
... e la sfera finisce nel sacco per il raddoppio orobico
Alessandro Nesta in azione
Un momento dell'incontro
Vladimir Jugovic

La Lazio è già ai rimorsi, veloce solo nel distruggere le illusioni; anzi, rapidissima stavolta, pure se Cragnotti e Eriksson promettevano d'esserci fra i pretendenti allo scudetto. Siamo intanto a Volgograd, l'eroica Stalingrado, dove il malumore biancoceleste, dopo il patatrac contro l'Atalanta, rende ancora più inquietante l'agguato che vagheggiano per domani i corridori del Rotor, primi nel campionato russo a due giornate all'epilogo. Sei partite e appena otto punti in classifica; sei partite senza rivelare una rassicurante identità, senza corrispondere quasi mai ai presagi scatenati da quaranta miliardi di presunti rinforzi decisivi. Lo stesso Sven Goran Eriksson, delegato a gestire il turn over di quattro virtuali campioni (Mancini, Boksic, Casiraghi e Signori), tradisce visibile disagio: "La seconda sconfitta stagionale è stata gravissima, forse abbiamo pagato il nostro contributo alla legge dei grandi numeri. La squadra aveva accumulato dentro l'Olimpico dodici vittorie consecutive. O forse dobbiamo trovare maggiore equilibrio fra situazioni d'attacco e fasi difensive, anche se ci siamo ritrovati sotto quasi senza accorgercene. Lo sapevo che Mondonico è una vecchia volpe, imbattibile negli accorgimenti che impediscono agli avversari d'esprimersi. Resta l'amara consolazione delle numerose occasioni prodotte e sprecate".

Si chiamano Martusciello (Empoli), Sottil e Dundjerski gli eversori di questa Lazio, distante otto lunghezze dall'Inter e da certi incauti proclami di magnificenza. Si chiama Marchegiani l'ultimo problema (imperdonabili le sue sviste nel blitz sopportato, a parte la papera sulla punizione del raddoppio orobico), quasi non bastasse la disorientante alternanza fra un rattrappito 4-4-2, troppo dipendente dallo spento Mancini, e la vacua trazione anteriore dell'arrembaggio successivo Boksic-Casiraghi- Signori, con l'aggiunta d'un po' di Rambaudi. Purtroppo Eriksson non dimostra idee chiare e deve smentirsi continuamente, appeso a rifacimenti inadeguati. Purtroppo non ha dato al gruppo soluzioni imprevedibili e ritmi trapassanti per valorizzare l'esagerata artiglieria di cui dispone. Così, quando deve abbattere muri innalzati da formazioni di caratura nettamente inferiore, la Lazio immiserisce squilibrata. Ricordate gli spaventi provocati all'Olimpico dai baresi? Un miracoloso ribaltone firmato Signori-Nedved (complice il portiere F.Mancini) beffò Fascetti, ma certi spifferi fortunati non sono sempre riproducibili. Eriksson preferisce guardare avanti: "Mi aspetto una reazione orgogliosa, dopo la batosta. La palla non voleva entrare nella porta atalantina e non sono serviti nemmeno oltre trenta minuti di superiorità numerica, dopo l'espulsione di Foglio. Ora occorre convincersi che nulla è compromesso, che il Rotor resta abbordabile, superabile".

Domani Eriksson manderà probabilmente in panchina Signori e Mancini. La rotazione degli avvicendamenti prosegue senza fine e chissà se salterà fuori l'assetto per sfuggire allo sgomento esportato sul Volga. Mortificato dal campionato, Cragnotti non perdonerebbe lo sfratto dall'Uefa. Eriksson sospira e prefigura la riscossa. Il Rotor potrebbe diventare terapeutico per i guai biancocelesti. Con buona pace del nazionale Veretennikov, ventuno reti finora, che si profila all'orizzonte dello stralunato Marchegiani.


La Gazzetta dello Sport titola: "L'Atalanta ringrazia. Eriksson sbaglia tutto e la Lazio crolla nel primo tempo con i gol di Sottil e Dundjerski. Nella ripresa un altro errore del tecnico svedese: fa uscire Almeyda, il centrocampista più dinamico".

Continua la "rosea": Era la quindicesima volta che Eriksson affrontava Mondonico. Ma a tutti è sembrata la prima. Per il modo con cui il gentleman svedese si è fatto signorilmente incartare Lazio e partita. 2-0 per l'Atalanta, nell'Olimpico più vuoto che pieno, tanto ormai si è capito che anche quest'anno c'è tuttalpiù da prestare attenzione alle coppe. Risultato che non fa una piega, come il gioco dell'Atalanta. Che non sarà certo spettacolare, ma porta la chiara impronta del suo mentore lingualunga. Assiso nientemeno che in tribuna d'onore, lo squalificato Mondonico, oltre a farsi quattro chiacchiere propedeutiche col derelitto Sergio Cragnotti, avrà potuto osservare che non c'è affatto bisogno di prendere a male parole i propri ragazzi per farsi intendere. Ieri ci è riuscito, grazie al telefonino e all'udito fino dei panchinari Rossi e Fortunato, rigirando più volte l'Atalanta e sopperendo senza quasi soffrire anche all'ultima mezz'ora, trascorsa in inferiorità numerica causa espulsione di Foglio. Bravo Mondonico, capace di muovere le sue pedine come un grande scacchista. Il più formidabile dei suoi alleati, peraltro, è stato Eriksson. Pesantissime le responsabilità dello svedese, anche se Marchegiani e Mancini hanno le loro. Lasciare in panchina Casiraghi e Boksic, i due lunghi (e prestanti) dell'eccellente reparto offensivo biancoceleste, è stato un suicidio bello e buono.

Due pesi piuma, Mancini e Signori, di fronte al bunker dell'Atalanta, un 3-6-1 (Sgrò centrocampista, altro che attaccante!) cortissimo, con gli esterni Foglio e Mirkovic ora mediani e ora terzini a completare il trio Sottil-Carrera-Rustico. La Lazio ha avuto mezz'ora di possesso palla assoluto e di pressione costante, con un piccolo non insignificante particolare. Fontana è stato impegnato una sola volta dallo sciagurato Mancini, mandato letteralmente in porta dall'ottimo Jugovic. Gol mangiato sul corpo del portiere. Fine di Mancini e inizio dei cross dalla tre quarti. Per chi, non si sa. Un errore annunciato, quello di Eriksson, che aveva presentato lo stesso modulo a San Siro con l'Inter, scoprendo (allora) nella ripresa quanto andassero meglio le cose con Boksic. Anche stavolta Eriksson lo ha capito negli spogliatoi, durante l'intervallo. Solo che a quel punto si stava sullo 0-2. Perché, come col Bari (il gol di Ripa del momentaneo 1-2) c'era stata una dormita generale su palla inattiva, così da determinare su corner, torre di Dundjerski, manina molle del malposizionato Marchegiani e zampata di Sottil, l'1-0. Replicato in pieno recupero dalla punizione di Dundjerski (questo slavo è bravo assai) e dalla memorabile panzata di Marchegiani per lo 0-2. In mezzo un rigore negato. Ma all'Atalanta.

Eriksson s'è corretto all'inizio della ripresa ma riuscendo a sbagliare ancora. Dentro Casiraghi ma fuori Almeyda, cioè il centrocampista più dinamico anziché uno dei quattro terzini che in linea facevano la guardia al solitario Caccia. Per togliere il fantasma Mancini (e inserire Boksic) ha dovuto aspettare un altro quarto d'ora, nello stesso momento in cui l'Atalanta ha perso Foglio, espulso da Farina. E altri dieci minuti, un'eternità, son dovuti passare prima di vedere un centrocampista d'attacco come Rambaudi al posto d'un terzino d'avanzo come Pancaro. Le cose per la Lazio sono migliorate e son piovute occasioni da rete. Ma solo per verificare meglio, insieme a quelle di Mondonico, le qualità di Fontana e Carrera.


La Repubblica titola: "Lazio, fischi a Eriksson".

L'articolo prosegue: Amaro risveglio per la Lazio che dopo sei giornate di campionato e una celebrata campagna acquisti si ritrova a otto punti dall'Inter, al termine di una partita infelice, trascorsa nella metà campo dell'Atalanta ma ugualmente persa per 0-2. A sintetizzare la partita ci sono le papere di Marchegiani da una parte e gli errori degli attaccanti dall'altra. Una volta si spiegavano le incertezze del portiere con l'influenza malefica di Zeman, idem per gli errori della difesa, che allo stesso modo delle passate stagioni ieri ha incassato due gol da calci piazzati: mali antichi che ogni tanto ritornano ed Eriksson e la Lazio hanno incassato i primi fischi. In avanti lo svedese ha disperatamente miscelato le punte, non ricavandone nulla: Mancini si è presto spento, Boksic è entrato nella ripresa ed è apparso roboante e improduttivo, Casiraghi insegue una forma che l'irritazione per essere ormai una riserva gli impedisce di raggiungere. Il più positivo è stato Nedved, arrivato spesso al tiro, per una volta tanto non preciso, non per questo condannabile, se sbaglia in un mestiere non del tutto suo. In più la Lazio ha giocato dal 13' del secondo tempo in superiorità numerica, dopo l'espulsione di Foglio per doppia ammonizione.

Il finale ha solo esasperato i vizi precedenti, cioè l'assoluta mancanza di chiarezza in fase conclusiva, tanto è vero che Eriksson diceva poi di preferire la Lazio del primo tempo a quella della ripresa, non essendo venuto nulla di buono dai cambi e dagli assedi. Padrona del centrocampo, dove l'affollamento dei sei atalantini garantiva comunque alla squadra di Mondonico (in tribuna perché squalificato dopo gli insulti ai suoi giocatori: ieri si sarà dovuto complimentare) compattezza e spirito di difesa, la Lazio era incapace di un gioco largo, appoggiato sulle fasce, capace di arrivare sul fondo e tentare di aprire così il catenaccio nerazzurro (non altro l'assetto dell'Atalanta: libero, marcature sulle punte, lanci lunghi per il povero Caccia alle prese con il gigantesco Nesta). Sotto esame anche il 4-4-2 con il quale Eriksson ha iniziato la partita: ma i fatti gli hanno dato sfortunatamente ragione. L'apporto di Pancaro e Favalli a sostegno dell'attacco è stato continuo, non era evidentemente questione di numeri: e poi Boksic e Casiraghi sono apparsi goffamente imbolsiti, mentre le occasioni più chiare sono arrivate sul piede di Signori, al 5' del primo tempo (tiro fuori di pochi centimetri) e al 29' della ripresa, una girata sulla quale Fontana era miracoloso. L'Atalanta è stata una simpatica combriccola di giovani e vecchi praticoni alla Bonacina, saldati da intelligenza e spirito i sacrificio, premiati dagli errori avversari.

Proprio da un cross di Bonacina nasceva il primo gol al 33': Dundjerski riusciva a indirizzare di testa verso Marchegiani vagamente fuori posto, la respinta breve del portiere era ricacciata in rete da pochi passi da Sottil, l'acerrimo marcatore di Mancini che trovava il tempo anche per andare avanti nell'area laziale. Esattamente al 50' il raddoppio: punizione da 25 metri, la botta di Dundjerski è violenta, ma il gesto di Marchegiani è comico, con le mani a palmi aperti, con la palla che gli passa sotto le braccia. Non avrebbe fatto altro l'Atalanta per tutta la partita, se non difendersi un passo sempre più indietro man mano che passavano i minuti. Ma le performances di Carrera e Sottil sono state nobili, così come quelle di tutti gli altri centrocampisti che passavano a marcatura man mano che gli attaccanti laziali aumentavano, la squadra non ha mai perso senno ed equilibrio. E ora (trattasi forse di contingenza ma intanto è così) dopo avere venduto Lentini, Morfeo e Inzaghi è due punti sopra la Lazio.


Tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

C'è il sole, all'Olimpico, ma è già buio per la Lazio. Sono caduti, a sorpresa, i biancazzurri con l'Atalanta: 2-0, seconda sconfitta in sei giornate, otto punti in classifica (come l'anno scorso con Zeman), ma otto di distacco dall'Inter, cioè tanti, troppi per una società che vuol esser grande e che fino a due mesi fa parlava di scudetto. Contestano e fischiano dalla curva, normale, mentre Cragnotti va via arrabbiato "è sempre la solita storia, sono deluso e amareggiato", mentre Rutelli scuote la testa e mentre Zoff dice che "è stato un pomeriggio balordo e tutto è andato storto". Eccola la crisi, è tornata, non è una novità da queste parti. Non va, la Lazio. Meglio: nelle Coppe tutto fila liscio, in campionato invece è un percorso a zigzag: Empoli, poi Bari, adesso l'Atalanta tutti avversari piccoli, sulla carta. Eriksson, che succede? "Ci sono problemi, evidentemente, non pensavo di trovarmi in queste condizioni. Brutta sconfitta, pesante e inaspettata. Non ci voleva. E' il modo peggiore, questo, per preparare la trasferta di martedì in Russia".

Anche lui, Sven, è sotto accusa. "Naturalmente non mi aspetto di esser portato in trionfo e accetto i processi. Il distacco dall'Inter è grande, è vero, ma guai a mollare: ho detto ai giocatori. Bisogna lavorare, reagire: c'è tempo per recuperare e tornare al vertice". Poi è più morbido sulla partita: "I primi trenta minuti buoni, poi molta sfortuna nel secondo tempo e qualche errore in zona gol, molta poca lucidità in tutti i 90 minuti. Siamo però stati padroni del campo e del gioco: almeno questa è una buona cosa. A Empoli non avevamo giocato, oggi è andata male ma la squadra ha lottato". Ecco Marchegiani. Una giornata storta pure per lui. Grave l'errore sul raddoppio dell'Atalanta: "Colpa mia, ho rimediato una figuraccia. Ho sbagliato l'impostazione della parata e calcolato male la traiettoria del pallone". Ancora, sul momento della Lazio: "Per fortuna giochiamo subito un'altra partita. Ci aiuterà a non pensare troppo alla delusione per la sconfitta di oggi. Non è tutto da buttare però, c'è tempo per raddrizzare la situazione. Sì, abbiamo perso, ma oggi il gioco e la determinazione e la voglia di fare li ho visti, in campo. Almeno questo mi conforta per il futuro".


Dalla Gazzetta dello Sport:

"Sono amareggiato, purtroppo è la solita Lazio. A questo punto non ci resta che aspettare martedì". Sergio Cragnotti è di umore nero e frena le parole. Dopo gli investimenti dell'ultima estate non si aspettava di trovarsi dopo 6 giornate staccato di 8 punti dall'Inter di quel Ronaldo vanamente inseguito. In casa, dopo la partita, discutendo coi familiari per un attimo ha anche pensato di vendere questa squadra che non riesce in alcun modo a tramutare in vincente. Poi ha prevalso l'animo dell'imprenditore, che non starà a guardare: se le cose andassero male anche a Volgograd interverrà con fermezza. Sul banco degli imputati per l'inopinata sconfitta con l'Atalanta c'è Sven Goran Eriksson, per una gestione discutibile della partita. Lo svedese incassa come un buon pugile: "Accetto le critiche, del resto la posizione in classifica è negativa, ma abbiamo il dovere di continuare a lottare, anche se questo non è il modo migliore di preparare la trasferta russa". Poi risponde alle accuse: "Non ho avuto paura nell'affrontare l'Atalanta. Il 4-4-2 l'ho schierato perché non volevo ingolfare l'area com'è accaduto nella ripresa. Avrei potuto scegliere una punta più "pesante" invece che i due leggeri ? Può essere un errore, ma io volevo due rapidi per sfondare il muro dei bergamaschi. Potevo giocare con 3 punte ? Chissà, non esiste controprova. E' vero abbiamo sbagliato sui due gol, presi su palla inattiva, ma per il resto la difesa ha fatto bene. Mancini ? Ha creato qualche occasione, poi è calato e l'ho sostituito. Però nei primi 30' giochiamo bene e se facciamo gol è un'altra partita. Quella Lazio mi è piaciuta". Inquietante affermazione. Meglio pensare alla Russia, perché il nervosismo è a fior di pelle e Nesta all'uscita dagli spogliatoi ha anche litigato con un tifoso.