Domenica 14 dicembre 1997 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 1-0


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14 dicembre 1997 - 2.763 - Campionato di Serie A 1997/98 - XII giornata

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Negro, Favalli, Fuser, Almeyda, Marcolin, R.Mancini, Casiraghi (68' Venturin), Boksic (73' Rambaudi). A disposizione: Ballotta, Jugovic, Gottardi, Grandoni, G.Lopez. Allenatore: Eriksson.

BRESCIA: Cervone, E.Filippini, Adani, Bia, Savino, Kozminski (75' Criniti), De Paola, Banin (60' Barollo), A.Filippini, Hubner, Neri (59' Pirlo). A disposizione: Zunico, Corrado, Diana, Bonazzoli. Allenatore: Ferrario.

Arbitro: Sig. Racalbuto (Gallarate).

Marcatori: 26' Boksic.

Note: ammoniti Fuser, Negro, De Paola, Bia, Casiraghi, Pirlo.

Spettatori: 3.375 paganti per un incasso di Lire 128.235.000, abbonati 31.689 per una quota di Lire 917.839.369.

Alen Boksic scocca il tiro vincente...
... che supera il portiere bresciano per il vantaggio biancoceleste
Un altro fotogramma della rete del calciatore croato
L'abbraccio di Pierluigi Casiraghi ad Alen Boksic
Paolo Negro in azione
Matias Almeyda

Nella sagra degli spari a salve, resta forse terapeutico solo il gol vincente di Alen Boksic, il presunto "coniglio" messo sotto accusa qualche giorno fa dall'anonimo delatore dello spogliatoio laziale. I bresciani si propongono per non raccogliere nulla, ma fanno soffrire Eriksson fino all'ultimo: come se producessero spaventi quelle loro saltuarie avanzate che escludono agganci in profondità. Assenti Chamot, Jugovic e soprattutto Nedved, l'allenatore svedese ripristina un tridente da sogni estivi, salvo poi smontarlo impaurito quando parrebbe irrimandabile travolgere avversari rassegnati. Dal suo osservatorio la gara presenta problemi puramente immaginari, o sono suggestioni poco metabolizzate, trasmesse da un ambiente biancoceleste oramai turbato pure dai fantasmi. Autentico è il malumore che gli "orfani" di Signori calamitano prima che Boksic sorprenda sé stesso, valorizzando in velocità la verticalizzazione - Marcolin (primo suggeritore, Almeyda) con coordinazione esatta fra piede d'appoggio e sinistro trapassante. Ogni tanto capita al dilapidatore croato, sempre imbattibile nello stupire portieri graziati da troppo furore balistico. Cervone, ex saltimbanco romanista, colleziona prodezze.

Cervone rimpalla o accompagna fuori con lo sguardo una decina di palle-gol, senza dimenticare il probabile penalty che l'arbitro Racalbuto gli risparmia, quando Kozminski frana scomposto su Mancini, ideatore Fuser. E' l'attacco d'avvio del 4-3-3 erikssoniano, che vuole spegnere le polemiche e recuperare credibilità. Pia illusione: la Lazio s'arruffa contratta, nell'attesa di improbabili sovrapposizioni esterne via Pancaro o Favalli, per scatenare l'irascibile Mancini. Solite storie, solita improvvisazione scollegata da un valido copione e richiesta all'artista più bersagliato dal rigido 5-3-2 di Ferrario. Chi provvede ad abbattere la diga? Il pubblico laziale, ridotto ai minimi stagionali, fischia sulle imprecisioni dei manovratori centrocampisti, "murati" dalla cordata Banin, De Paola e Antonio Filippini. Nomi di cursori anonimi, che la Lazio opulenta dovrebbe mortificare, applicando risoluta almeno le risorse tecniche. Invece no: i valori sono dispersi e manca il bomber di vocazione negli assalti. Così, mentre Casiraghi annaspa incapsulato fra Savino-Adani, tocca ad Alen l'anomala parte del salvatore. Lui tira il collo negli allunghi al libero Bia e all'altro Filippini; lui divora spesso quanto produce (memorizza cinque rimorsi nella decina d'occasioni), ma verso la mezz'ora toglie la squadra dall'incubo. I contestatori si sgonfiano, il Brescia non sa alzare la testa nemmeno nel prosieguo. Sì, Marchegiani non è previsto dal copione di contenimento dei poveri lombardi. Marchegiani balza fuori area giusto una volta per tamponare Hubner (lancio del partner Neri, laziale dei periodi grami) e poi Emanuele Filippini chiude il fatturato offensivo scaricando nella ripresa un tiro sbilenco sopra la traversa.

Si può temere il Brescia nell'Olimpico laziale? Sven Goran vede le streghe e piazza l'ormeggio-Venturin al posto di Casiraghi. La gente disapprova. Era questo lo squadrone promesso? Due minuti dopo anche Boksic abbandona (fastidio all'adduttore destro) e tocca al subentrato Rambaudi sbagliare la più semplice delle opportunità. E' nell'ordine il settimo regalo natalizio, prima d'aggiungere anche Almeyda e Venturin nella lista degli sventati cecchini. Omaggi che non rimpolpano nemmeno lo spettacolo, che non cancellano il sospetto d'una Lazio bisognosa di parecchie pause nella ripresa orientata sull'inevitabile contropiede. Avessero un minimo di forza penetrativa, i ragazzi del vecchio "Ciapina" agguanterebbero qualcosa nel loro procedere. Alla Lazio basta il tentacolare Nesta per proteggere l'esiguo vantaggio. Quanto all'onore e al carattere che vagheggia Sergio Cragnotti, non ci siamo. L'anonima spia di Formello gongolerà.


La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio da' uno scossone a tutto. Il gol di Boksic fa superare le polemiche e un lungo digiuno. Minimo vantaggio per i biancocelesti ma sei grandi interventi di Cervone (tre su Boksic), evitano il peggio alla squadra lombarda. E quando Eriksson, tornato alle tre punte, sostituisce il croato, l'Olimpico insorge".

Continua la "rosea": Brodino Boksic per una Lazio che in campionato non vinceva da oltre un mese. Lazio anonima, verrebbe da dire se poi non si corresse il rischio di (giustificatissime) reprimende a cura dei giocatori biancocelesti... Vittima designata il Brescia che farà bene a risolvere rapidamente il dopo - Materazzi. Ieri le mosse della panchina gestita pro tempore da Ferrario non sono sembrate molto convincenti nemmeno a quanti in campo se ne sarebbero dovuti fare interpreti. Uno a zero stretto stretto, alla fine. Ma se calcolate che il mezzo Mancini di questo inverno anticipato s'è visto negare dall'arbitro Racalbuto un rigore in avvio (frana di Kozminski) e un gol regolare in chiusura (il fuorigioco di Rambaudi sul colpo di testa vincente era superpassivo) il conto prende quasi a tornare. Per farlo quadrare per intero un occhio ai portieri: Marchegiani non ha dovuto compiere nemmeno una parata. Cervone si è esibito in sei autentiche prodezze, la meta' delle quali riservata al brillante Boksic. Non è un caso se insieme a un Nesta mondiale per statura tecnica e padronanza del campo il migliore in campo sia stato proprio il portiere del Brescia. Insomma, l'1 - 0 non inganni, perché non c'è stata partita. E si che la Lazio ha patito non poco l'assenza di duracell Nedved a Riad con la nazionale ceka e dell'infortunato ormai di lungo corso Jugovic. Costretto a tornare al tridente, sia pure con un Mancini chiamato a partire due passi indietro, da trequartista esterno, e al centrocampo a tre, nel quale Almeyda soffre le funzioni di laterale, Eriksson ha compreso forse definitivamente come il modulo Lazio di quest'anno non possa proprio prescindere dai quattro centrocampisti. Ci e' infatti ricorso a meta' del secondo tempo (Venturin per un Casiraghi piuttosto opaco) quando il Brescia ha dato l'impressione di voler organizzare qualcosa di finalmente concreto e per gli ospiti e' tornata subito ad essere notte fonda. Quando poco dopo il tecnico svedese ha tolto Boksic per Rambaudi l'Olimpico e' insorto, subdorando un'altra operazione stile WWF a protezione del panda Mancini, ma stavolta il povero Eriksson aveva un alibi di ferro, quale l'imprevisto acciacco muscolare di Boksic, che e' stato meglio chiarito negli spogliatoi.

Solida dietro, col superlativo Nesta e con Negro che da centrale offre il meglio di se', la Lazio non ha mai rischiato nulla, cancellando dal match gli evanescenti Hubner e Neri e punte e mezze punte (Pirlo, Barollo, Criniti nonché lo stopper Adani inventato centravanti nel finale) che Ferrario ha via via aggiunto sconclusionatamente dopo un'ora di gioco. La svolta alla partita l'aveva impressa poco oltre la meta' del primo tempo Boksic, fruitore del momentaneo acciacco del suo guardiano Savino (appena rientrato in campo) e una volta tanto implacabile nel chiudere con un bel sinistro il taglio in diagonale su assist del lento ma cerebrale Marcolin. La rete ha chiuso la non brevissima fase di calcio biancoceleste ruminato, che s'era fin li' concretizzata solo col rigore negato a Mancini, ed e' cominciata la guerra privata tra l'ex - romanista Cervone (evidentemente caricato dai fischi della nord) e i vari Boksic, Casiraghi e poi anche Venturin e Rambaudi. Il Brescia s'era presentato appena dignitosamente, col libero Bia staccato, con Savino e Adani onesti marcatori, e coi rapidi gemelli Filippini esterni votati al puro contenimento in un centrocampo a cinque dove i soli piedi buoni sono quelli di Banin. Ma ha stupito, una volta subito il passivo, la totale incapacita' di reazione da parte della squadra. Quasi che a mancare non sia solo un leader, quale potrebbe essere l'Hubner bomber d'inizio stagione, ma anche l'anima. Senza la quale, la classifica non tragga in inganno, tenersi a galla sara' molto difficile. Quanto a quella della Lazio, dire che torna a sorridere ci pare francamente eccessivo: perche' il Natale sia davvero sereno, e con esso la preparazione al doppio derby di gennaio per i quarti di Coppa Italia, ci vorra' un'altra vittoria. Solo che all'Olimpico domenica prossima non ci sara' un altro Brescia ma il Vicenza. Che non e' la stessa cosa.


La Stampa titola: "Un corvo scuote la Lazio: "Dovete fare il nome di chi ci accusa"".

L'articolo prosegue: La Lazio dei veleni ringrazia il Brescia per questa domenica tranquilla. Con chi non tira in porta, vincere è quasi un obbligo. Sciupato un mazzetto di occasioni, i biancazzurri si accontentano del gol di Boksic e trovano un leader in Nesta. A partita finita il baby affronta a muso duro i giornalisti. Sabato sul Corriere dello Sport un anonimo giocatore laziale raccontava peste e corna di compagni e allenatore. Nesta replica: "Per noi è un falso. Ammettetelo o dite il nome. Parlo a nome di tutti, nessuno crede che un compagno possa parlare così". Ed Eriksson rincara: "Non mi lamento mai della stampa, ma questo è stato un colpo basso. Invece di preparare la partita siamo stati costretti a parlare di questo... anonimo. Penso sia stata un'azione poco corretta. Chi ha scritto dovrebbe sentire l'obbligo di fare il nome. Il danno all'immagine è forte". La partita si è giocata più tra Mancini e Racalbuto che tra la Lazio e il Brescia. Subito in avvio Kozminski "seppellisce" Mancini in zona gol. L'arbitro fa continuare e mantemi per tutti i 90' un atteggiamento di diffidenza verso il laziale. Operazione completata con il gol annullato a Mancini nel finale per un fuorigioco, assai poco influente, di Rambaudi. Gol da annullare forse, però è sembrata davvero una inutile beffa.

La partita viene risolta da Boksic che non sbaglia nell'azione più bella della Lazio. Almeyda-Fuser-Marcolin (tutti passaggi al volo) con verticale di quest'ultimo al centro area. Casiraghi porta fuori il marcatore ed irrompe Boksic: bel tiro e gol. Poi il croato si confermerà devastante negli scatti e pessimo nelle conclusioni. La rete rallegra la Lazio che aveva fatto collezione di fischi in questi 27'. E comincia lo show di Cervone. Alla fine saranno 5 le parate decisive, su Casiraghi, Boksic, Fuser, Rambaudi e Venturin. Grandissimo Nesta in difesa, suo anche l'assist per Rambaudi, gli altri sono firmati Mancini che esplode nel recupero finale. Conquista una punizione e si apposta in area. Il cross di Fuser è perfetto e impeccabile il colpo di testa dell'ex sampdoriano, ne esce un pallonetto che batte anche superCervone. Ma c'è Rambaudi nelle vicinanze, fuori gioco, niente gol. Mancini va dal guardalinee e gli dice qualcosa che è meglio non ripetere. Nervosetto anche Casiraghi, sostituito nella ripresa e che uscendo non ha certo trovato un sorriso per Eriksson. Mini contestazione anche in casa bresciana. "Così non va, questa tattica non ci darà mai un punto in trasferta - sbotta Neri -. Io posso fare il tornante se c'è un'altra punta al fianco di Hubner".

Tutti i torti non ha, il Brescia non è riuscito a fare un tiro in porta in 95'. Poco da sorridere anche nella Lazio: 3375 paganti, record negativo della gestione Cragnotti. Eriksson contrattacca: "Spalti vuoti in campionato ? E' anche colpa nostra, ma in Coppa no. Lì eravamo nei quarti eppure solo diecimila all'Olimpico. Spero che i tifosi ritornino in massa. E spero di vivere una settimana tranquilla".


La Repubblica titola: "Lazio, Boksic salva Eriksson".

L'articolo prosegue: C'era un uomo al posto sbagliato all'Olimpico: Cervone. Il portiere del Brescia è stato protagonista assoluto della partita, grande con le manone e anche in qualche dribbling, è lui che ha inchiodato la Lazio a quella misera conquista. Ma un portiere sprecato per la provincia o la lotta per scampare la B, a vederlo veniva in mente che poteva giocare in una grande del campionato italiano o, comodamente, in qualsiasi altra parte in Europa. Se questo non è accaduto è anche colpa sua e del suo carattere: ma appariva ugualmente un talento sprecato. La Lazio naturalmente non può appellarsi solo alla bravura di Cervone per il risicato 1-0. Ha sbagliato tanto, dopo avere risolto al 26' i problemi della gara. Il Brescia aveva già esibito qualche buco difensivo, su un rilancio di Marcolin si spaccava come un'anguria su un movimento di Mancini che si allargava. Entrava Boksic, controllo di petto, battuta di sinistro, lì dove, per l'unica volta nel pomeriggio, Cervone non arrivava. Eriksson aveva schierato un tridente, causa assenza di Nedved: assetto in realtà mascherato, Mancini, alla fine si piazzava sulla linea dei mediani. Squadra compatta e attenta fino a centrocampo, poi davanti i soliti problemi di profondità.

Boksic con le sue corse cominciava a sfilacciare la difesa avversaria, ma al 33' falliva il raddoppio, ricevendo una palla messa in mezzo da Favalli e sbagliando tutto a contatto con Cervone. Ed era ancora il croato al 35', dopo una lunga azione personale, a farsi deviare da Cervone una fiondata di sinistro. E poi era Casiraghi al 42' a sbagliare tutto, nonostante la difesa del Brescia l'avesse lasciato generosamente solo. La ripresa era bizzarra. Il Brescia prendeva l'iniziativa con esiti scarsi: tiro in porta uno. La Lazio aspettava nella propria metà campo e ripartiva in contropiede: tutto tatticamente giusto, se non fosse che era in casa contro una squadra decisamente non di gran nome. A metà ripresa Eriksson faceva uscire Casiraghi, e subito dopo si infortunava all'adduttore Boksic. La Lazio finiva senza punte, anche se continuava a creare occasione. A sbagliare erano i nuovi, Venturin, Rambaudi, ecc. Il Brescia fuori casa è zero: ma è di fatto senza allenatore da due partite e gioca con una pattuglia di ragazzini. Ma oggi potrebbe tornare Lucescu.


Tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

"Ho ritrovato il mio Boksic". Sergio Cragnotti festeggia così la vittoria della Lazio sul Brescia e, soprattutto, il ritorno al gol del suo pupillo, l'uomo che lui ha voluto riportare a tutti i costi a Roma. E, in effetti, dopo un rodaggio durato venti minuti, il turbo di Boksic ha ripreso a correre con la forza devastante di un tempo. Un gol segnato, un altro paio divorati (il vecchio vizio che non perde mai), altre occasioni create per i compagni. Una buona domenica, finalmente, anche se lui, il croato, non ha l'espressione entusiasta: "Di sicuro sono andato meglio di martedì contro il Rapid, ma francamente non ci voleva molto. Ho segnato e costruito qualche palla-gol, ma non sono ancora soddisfatto, posso fare molto di più". Di certo può fare molto di più la Lazio, che è scesa in campo bloccata da una tensione evidente. Le rivelazioni dell'anonimo giocatore, che ha rilasciato un'intervista al "Corriere dello Sport", dicendone di cotte e di crude di Eriksson e compagni, hanno turbato uno spogliatoio, già provato dal caso-Signori. La caccia alla "spia" però non ha dato esiti: il colpevole è rimasto sconosciuto. Così, ieri, dopo la partita, Alessandro Nesta ha preso posizione: "La squadra è unita, il "corvo" non esiste. Siamo abituati a parlare tra noi, una cosa così grave non resterebbe impunita. Questa faccenda ci ha dato molto fastidio, per fortuna abbiamo vinto". Eriksson elogia i suoi: "I ragazzi sono tranquilli e lucidi nonostante i problemi che abbiamo avuto. Questi sono tre punti importantissimi, finalmente si apre una settimana più serena".

I pochi spettatori presenti hanno fischiato la sostituzione di Boksic. "Ma ho chiesto io il cambio, per un risentimento all'adduttore destro", spiega il croato. Eriksson conferma: "Siamo stati sfortunati: avevo tolto Casiraghi perché Alen stava benissimo, ma dopo trenta secondi il croato si è fatto male e ho dovuto sostituire pure lui". E' finita bene, comunque, anche se di gioco se n'è visto pochissimo. Casiraghi alza le spalle: "A volte bisogna essere concreti. Non siamo stati brillanti, ma l'importante era vincere". Incalza Fuser: "Stiamo crescendo. Abbiamo subito tante critiche per il pareggio di Piacenza, ma anche la Juve ha preso solo un punto contro la squadra di Guerini". Arrabbiato Mancini: "Il mio gol era regolarissimo. E nel primo tempo non mi è stato concesso un rigore clamoroso". Marcolin, invece, chiede una pausa: "Siamo un po' stanchi, giocare due volte a settimana è uno stress. La sosta arriverà al momento giusto". Prima, però, la Lazio ospiterà il Vicenza all'Olimpico; Eriksson apre il sorriso: "Ci servono altri tre punti per trascorrere un Natale sereno". E dimenticare il "corvo".


Dalla Gazzetta dello Sport:

E' la giornata di Alen Boksic. Dopo le dure dichiarazioni della vigilia, il croato si conferma sul campo segnando la rete decisiva. L'ultima volta che aveva siglato una rete decisiva per i biancocelesti era stato sempre contro la stessa squadra: Brescia - Lazio 0 - 1 del 22 gennaio '95. Uscito per una contrattura, l'attaccante pero' non si esalta: "Ho giocato sicuramente meglio di martedì, ma non ci voleva molto. Ho sprecato diverse occasioni, posso migliorare". Eriksson, soddisfatto del risultato ("e dalla prova in fase difensiva, per la seconda partita consecutiva gli avversari non hanno tirato in porta. I gol ed il gioco arriveranno con la tranquillità"), punta il dito contro il quotidiano sportivo romano: "Devo dire un bravo ai miei ragazzi, perché sabato è stato pubblicato un articolo che considero un colpo sotto la cintura. Io non ho mai protestato nei confronti della stampa, però nella mia lunga carriera non mi è mai capitata una cosa del genere. Finché non verrà fuori il nome del giocatore misterioso, dell'anonimo corvo che avrebbe parlato, non credo a questa storia, anzi la ritengo falsa. E non ritengo corretto quell'articolo. Ora spero solo che si possa vivere una settimana finalmente tranquilla". Anche Nesta, il migliore in campo, da difensore si tramuta in attaccante. "Parlo a nome di tutti i compagni, perché non ci va di essere messi al muro. Nello spogliatoio abbiamo parlato a lungo fra di noi e con franchezza. L'anonimo non esiste e chi ha scritto quell'articolo deve farne il nome, se e' capace. Comunque adesso godiamoci questa vittoria in casa che ci mancava da tempo. Si, è vero, abbiamo pensato più a cautelarci dietro" perché, come dice Casiraghi: "Magari andasse sempre cosi'. Giocare contratti e vincere". Mancini invece si lamenta per l'arbitraggio: "C'era un rigore all'inizio su di me. E nel finale il mio gol era regolare".

In casa Brescia nessuno cerca scuse. La prima autocritica e' di Negri. "Abbiamo fatto una delle nostre classiche prove in trasferta. Conteniamo, manovriamo ma non facciamo mai male, e così fuori casa non si combina granché. Il mio ruolo di tornante ha un senso se davanti ci sono almeno due punte ma oggi c'era solo Dario Hubner lì davanti e Nesta è stato grande. Cervone ci ha salvato dal peggio". E Hubner non può che confermare: "Con qualcuno che ti corre accanto qualcosa puoi tentare di concludere. Invece ero solo. I punti salvezza non li cerchiamo certo qui all'Olimpico ma con questa mentalità in trasferta si ottiene al massimo lo 0-0". Non certo commenti lusinghieri per il precario Ferrario. E nemmeno il presidente Corioni contribuisce a far chiarezza sulla gestione tecnica, o forse si. "Lucescu ? Ha sempre casa a Brescia non dovrò faticare per trovarlo. Oggi parlerò con lui". La conferma di un ennesimo ritorno.