Domenica 19 marzo 2000 - Verona, stadio Marc'Antonio Bentegodi - Verona-Lazio 1-0


Stagione

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19 marzo 2000 - 2.890 - Campionato di Serie A 1999/00 - XXVI giornata

VERONA: Frey, Diana, Laursen, Franceschetti, Falsini, Brocchi, Marasco, Italiano (64' G.Filippini), M.Melis (74' Seric), Morfeo, Cammarata (86' Adailton). A disposizione: Battistini, Gonnella, M.Cossato, Salvetti. Allenatore: Prandelli.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlovic, Pancaro, Conceição, Stankovic (46’ Ravanelli), Sensini (74’ Simeone), Veron, Nedved, (46’ Mancini), Salas. A disposizione: Ballotta, Couto, Almeyda, Lombardo. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Serena (Bassano del Grappa) - Guardalinee Sigg. Ivaldi e Russo - Quarto uomo Sig. Esposito.

Marcatori: 30' Morfeo.

Note: giornata di sole, terreno in ottime condizioni. Ammoniti: Mihajlovic, Morfeo, Italiano, Franceschetti, Mancini per gioco falloso, Diana per comportamento non regolamentare. Angoli 7-3 per la Lazio. Recuperi: 1' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 19.246 di cui 10.374 abbonati per un incasso £.563.005.000.


La rete gialloblù ad opera di Morfeo
Marcelo Salas prova a sorprendere Frey
Il portiere gialloblù Frey para di tutto
Sergio Conceicao in azione
Il centrocampista portoghese in un altro fotogramma della gara
Il litigio tra Mancini e Morfeo
Juan Sebastian Veron in azione

Biancocelesti in scena a Verona in una gara delicata per il prosieguo del Campionato. La partita parte in sordina ma al 15' Cammarata ha la prima palla-gol sventata da Marchegiani in uscita. Dopo tre minuti Salas è atterrato in area da Laursen ma l'arbitro lascia correre. Al 26' grande suggerimento di Veron in profondità per il cileno che entra in area e lascia partire un tiro che Frey blocca. La svolta al 30': discesa di Cammarata che crossa per Morfeo il quale, indisturbato, realizza la rete del vantaggio per i gialloblù. La gara non ha più grossi sussulti fino alla fine del primo tempo. La ripresa inizia con un'azione biancazzurra al 53': Mancini offre un assist in area per Conceiçao ma il portoghese, di sinistro, manda alto sopra la traversa. La Lazio reclama un altro rigore per un intervento in area di Franceschetti su Ravanelli ma anche questa volta l'arbitro lascia proseguire. Poco dopo angolo di Mihajlovic, mischia in area davanti alla linea di porta con Salas che perde l'attimo e Falsini spazza via la palla. Al 34' ancora duello Salas-Frey, con l'estremo difensore che ha la meglio deviando un colpo di testa del cileno. La partita finisce qui ed anche i sogni della Lazio e della sua tifoseria. Sono troppi i nove punti che la dividono ora dalla Juventus vincente nel Derby della Mole. I bianconeri sono infatti a 59 punti contro i 50 della Lazio, mentre l'Inter si porta a 48.


La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio saluta lo scudetto. Decide Morfeo, ma tutto il Verona incanta. La squadra di Prandelli dà alla Lazio una lezione che va ben al di là del risultato. Incassato il gol, i biancazzurri hanno un'ora di tempo per reagire ma falliscono la prova. E chiudono in 10 per l'infortunio di Nesta".

Continua la "rosea": Al Bentegodi si scende. Già fatale al Milan, lo stadio di Verona si rivela il triste capolinea anche per i sogni tricolori della Lazio. Giù tutti dal treno che avrebbe dovuto condurre Veron e compagni a un'ardua rimonta. Le ultime otto fermate del giro d'Italia biancazzurro serviranno soltanto per evitare almeno i preliminari di agosto, come anticamera della Champions League. Ma proprio pensando al futuro internazionale, ci chiediamo con quale spirito la Lazio arriverà a Londra, per affrontare dopodomani il Chelsea in una gara decisiva. Perché al di là della grave perdita di Nesta, la squadra di Eriksson si presenta al bivio della stagione, battuta nel punteggio, ma soprattutto nel gioco, senza alcuna attenuante. Chi ha visto la partita dal vivo, e non attraverso gli spezzoni delle varie moviole, non può infatti sollevare il minimo dubbio circa la legittimità del successo del Verona. E allora giù il cappello davanti a Prandelli e al suo "vice" Fanna, guarda caso autore del gol dell'ultimo successo gialloblù sulla Lazio, nel 1985. Alla fine di aprile di quindici anni fa, gli applausi del pubblico accompagnavano l'ultimo sprint verso uno storico scudetto. L'ovazione di ieri, invece, saluta la vittoria di una squadra più che mai lanciata verso una meritatissima salvezza. Sette giorni dopo aver raggiunto il Milan sul 3-3, il Verona stavolta va addirittura oltre, regalando scampoli di gioco da squadra vera, nel senso più completo del termine, come dimostra il fatto che è impossibile trovare "il" migliore in campo, perché in molti, dal solito grande Frey al goleador Morfeo, passando da Brocchi a Cammarata, si esprimono a un identico, altissimo, livello. Mentre la Lazio si illude di imporsi soltanto grazie al proprio superiore tasso tecnico individuale, dopo i primi 10' di apparente predominio, il Verona gioca con umiltà e soprattutto con un ritmo superiore, sfruttando alla perfezione le fasce laterali, con tutti gli ingredienti del cosiddetto calcio moderno: dal pressing alla velocità, senza dimenticare quella sanissima grinta, da sempre la prima qualità di chi lotta per salvarsi.

Non inganni, quindi, lo striminzito punteggio finale ché anzi, volendo cercare la perfezione, l'unico vero difetto dei gialloblù è proprio quello di non saper chiudere prima la partita, rischiando fino all'ultimo secondo di sciupare tutto. Sempre viva e ricca di emozioni, la gara si apre nel segno della Lazio, subito sprecona con Salas, che spedisce a lato un bel suggerimento di Nedved. Unica vera punta, davanti a cinque centrocampisti, il cileno si muove molto, ma al di là dell'attento controllo dei due centrali, Laursen e Franceschetti, fa abbondantemente rimpiangere lo squalificato Simone Inzaghi. A questo punto, quindi, non è un caso che nelle ultime tre trasferte (Lecce-Rotterdam-Verona), la Lazio abbia segnato soltanto un gol (con Nedved) e nessuno con Salas. E per restare a Verona, è inutile schierare cinque centrocampisti se poi Conceiçao, Stankovic, Sensini, Veron e lo stesso Nedved non trovano mai il varco giusto e soprattutto si lasciano mettere sotto sul piano della corsa e della continuità dai vari Brocchi, Marasco, Italiano e Melis. La sconfitta della Lazio nasce proprio qui, in mezzo al campo, anche perché conoscendo le intenzioni tattiche di Eriksson, Prandelli indovina la mossa giusta arretrando Morfeo, più trequartista che seconda punta, pronto ad affiancare l'unico vero attaccante, Cammarata, ma soprattutto a rientrare sulla linea dei centrocampisti. Bravi a non lasciarsi schiacciare, i gialloblù incominciano a far capire le loro intenzioni con Cammarata, che al 12' costringe Marchegiani a un'uscita col corpo, e poi con Italiano capace subito dopo di impegnare il portiere con due conclusioni nel giro di pochi secondi. La Lazio risponde con uno splendido lancio di Veron, ma Frey blocca la conclusione non irresistibile di Salas, mentre poco più tardi Marchegiani non può far nulla per fermare il diagonale di Morfeo, libero di girare a rete il cross di Cammarata.

A quel punto manca un'ora alla fine, ma la Lazio non ha più la freddezza, né la forza, per risalire la corrente. E a nulla serve la doppia mossa di Eriksson, che dopo l'intervallo toglie Stankovic e Nedved, inserendo Ravanelli in attacco e Mancini sulla sinistra. Come non detto. Dal 5-4-1 al vecchio, in ogni senso, 4-4-2, in campo si vede soltanto il Verona, bravo a pungere in contropiede ma non a concretizzare. Le occasioni della Lazio sono episodi isolati. Frey, pur senza fare miracoli, para bene quel poco che c'è da parare. E a nulla serve neppure il disperato inserimento di Simeone per Sensini. Invece di avere un uomo fresco in più, la squadra di Eriksson si trova con un uomo in meno per colpa dell'infortunio di Nesta, costretto a vedere gli ultimi 8' dalla panchina. Triste spettatore di una triste resa. Perché la Lazio di Verona sventola bandiera bianca in campionato. Con la speranza di volare a Londra, per rialzare la bandiera biancazzurra. Almeno in Europa.