Domenica 23 novembre 2008 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-1


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23 novembre 2008 - 3.303 - Campionato di Serie A 2008/09 - XIII giornata - inizio ore 15.00

LAZIO: Carrizo, Lichtsteiner, Cribari, Rozehnal, Kolarov, Brocchi, Dabo, Meghni (74' S.Inzaghi), Foggia, Zarate, Pandev (46' Rocchi). A disposizione: Muslera, De Silvestri, Diakite, Manfredini, Mauri. Allenatore: D.Rossi.

GENOA: Rubinho, Sokratis, Ferrari, Biava, Criscito, Vanden Borre, Thiago Motta, Juric (67’ Gasbarroni), Sculli (56' Mesto), Milito, Palladino (84' Potenza). A disposizione: Scarpi, Bocchetti, Rossi, Olivera. Allenatore: Gasperini.

Arbitro: Sig. Mazzoleni (Bergamo).

Marcatori: 69' Milito, 80' Dabo.

Note: giornata di sole con temperatura gelida. Campo in buone condizioni. Lazio con il lutto al braccio per la scomparsa del giornalista e tifoso biancoceleste Sandro Curzi. Al 53' Milito fallisce un calcio di rigore. Ammoniti: Rozehnal, Criscito, Thiago Motta e Papastathopoulos tutti per gioco scorretto. Angoli: 10-2. Recuperi: 1' p.t., 4' s.t.

Spettatori: paganti 6.252, abbonati 24.858.


Le due squadre prima del fischio d'inizio
Il calcio di rigore fallito da Milito
La rete dell'attaccante rossoblù
Il pallone calciato da Ousmane Dabo si insacca in rete
L'abbraccio al centrocampista biancoceleste
Pasquale Foggia contrastrato da un rossoblù
Stephan Lichtsteiner in azione di contrasto
Goran Pandev
Un momento dell'incontro
Mauro Zarate
Ousmane Dabo
Aleksandar Kolarov

Finisce con un pareggio per 1-1 la gara tra Lazio e Genoa, risultato tutto sommato giusto tra due formazioni che si temevano e si è visto. È stato l'argentino Milito il grande protagonista della partita e la spina nel fianco dei biancocelesti: il "Principe" prima si è visto annullare un gol valido, poi ha sbagliato un rigore concesso frettolosamente dall'arbitro per un atterramento di Sculli che le immagini invece lo vedono cadere da solo, ed infine ha segnato l'1-0 che ha illuso i rossoblù ed in contropiede ha fallito il possibile 2-0. Ha fatto un po' tutto il Genoa, insomma, ma la Lazio, specie per l'aggressivo secondo tempo, non avrebbe meritato la sconfitta. La partita è molto equilibrata nel primo tempo. Il Genoa chiude bene la porta ai laziali bloccando il gioco al centro e sulle fasce dove Sculli e Palladino lavorano tantissimo per aiutare i compagni di centrocampo a contrastare i romani che, infatti, non sono quasi mai riusciti a lanciare Foggia, Zarate e Pandev. La tattica di Gasperini funziona perché, a parte un paio di punizioni di Kolarov ed un destro fuori di Meghni dopo un break solitario al centro, i padroni di casa non hanno creato molti problemi ai liguri ed appena sono un po' calati, i rossoblù sono saliti di squadra creando qualche pericolo.

Cribari ha sempre chiuso Milito ma, in un paio d'occasioni, il genoano riesce a sfuggire alla marcatura: dopo un tacco di Juric, il cross di Sculli e la sponda di Vanden Borre, l'argentino spara centrale su Carrizo, oppure quando segna un gol validissimo che il guardalinee De Santis inspiegabilmente annulla credendo, probabilmente, il bomber in fuorigioco all'inizio dell'azione incriminata. Nella ripresa Delio Rossi inserisce Rocchi per Pandev e l'attacco laziale acquista maggiore pericolosità. Ma al 53' è Sculli a procurarsi un rigore che solo l'arbitro crede di vedere in quanto le immagini dimostrano come il rossoblù inciampa da solo. Milito si incarica di battere il penalty che però è calciato fuori dallo specchio della porta. Al 59' ed al 67' Rocchi va vicinissimo alla rete con un salvataggio di Papastathopuolos sulla linea di porta. Al 69' la rete del vantaggio ligure: azione sulla destra dell'attivissimo Palladino, assist di Mesto per Milito che di destro colpisce male ma batte Carrizo. All'80' il portiere Rubinho, fin lì perfetto, non trattiene un destro da lontano di Dabo facendosi maldestramente scivolare la palla e consentendo il pareggio meritato dei biancocelesti che, in virtù del risultato di parità raggiunto, inutilmente danno vita ad un forcing finale.


La Gazzetta dello Sport titola: "Il Genoa fa un regalo alla Lazio. In vantaggio con Milito (che sbaglia un rigore) è raggiunto per un errore del portiere".

Continua la "rosea": Mai capace di vincere fuori casa, il Genoa ha tre buoni motivi per dolersi di non esserci riuscito nemmeno stavolta: il gol regolare incredibilmente annullato a Milito sul finire del primo tempo a causa di un guardalinee cieco; il rigore dubbio e vagamente risarcitorio spedito alle stelle dal centravanti argentino all'inizio della ripresa; e infine la clamorosa papera di Rubinho sul tiro dal lontano di Dabo, che consente alla Lazio di acciuffare il pari dopo il gol numero undici, quello buono, del cannoniere del campionato. Alla fine, il risultato di 1-1 non deve far gridare allo scandalo, perché la Lazio della ripresa ha messo insieme le sue brave occasioni da rete (Rubinho protagonista in positivo e Papastathopoulos bravo a rimpiazzarlo al momento giusto), ma se c'è una squadra che, sommando gli episodi alla qualità del gioco espressa, avrebbe dovuto vincere, beh, quella era il Genoa. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Vale per il Genoa e per l'onesto Milito che restituisce il corner che non c'è dopo l'esproprio patito per mano, anzi per bandierina alzata, del guardalinee De Santis (un destino nel nome...) e il rigore fallito: avesse segnato dal dischetto, Milito avrebbe reso ininfluente la papera di Rubinho nel finale. Vale anche per la Lazio che Delio Rossi si ostina a presentare nella formazione sbagliata, salvo correggerla nel secondo tempo. Era già avvenuto contro il Siena, con Rocchi sopraggiunto dalla panchina.

L'equivoco di base poggia su Zarate: non è un centravanti, in quel ruolo diventa un giocatore inutile. Come seconda punta, invece, è quasi irresistibile. Se dunque sull'1-1 pesano i reciproci errori, non si può tuttavia sottacere la migliore qualità di gioco espressa dal Genoa. Il segreto è racchiuso in un centrocampo che ha qualità maggiori di quello della Lazio (priva dello squalificato Ledesma), dove Thiago Motta (squalificato domenica al pari di Criscito) è il vero architrave del gioco. Rossi non abdica al 4-3-3 ma punta su Foggia anziché Rocchi. Mossa sbagliata perchè l'unico vero centravanti della compagnia biancoceleste è Rocchi (Inzaghino a parte) e non se ne può prescindere. Zarate fa scena muta da prima punta, ma il vero problema della Lazio attuale è diventato Pandev, che non la becca mai. Quando nella ripresa Rocchi lo sostituisce è tutt'altra musica. Risorge Zarate, Foggia] fa il suo e Rubinho, impegnato nel primo tempo dal solo Kolarov su calcio piazzato, deve moltiplicare gli interventi fino a quello sciagurato sul tiro senza pretese di Dabo. Che quale vice-Ledesma non demerita, anche se a metà campo i mediani scarseggiano: si batte Brocchi, ma Meghni appare a disagio né più né meno del Mauri del derby e la panchina, persistendo l'assenza di Matuzalem, non offre particolari alternative. L'1-1 post sconfitta con la Roma, complici gli altri risultati, non pregiudica la classifica. Ma pensare di poter lottare davvero per il quarto posto appare piuttosto complicato.

Capitolo Genoa. Il 4-3-3 è per lo più un 4-5-1 mascherato, con gli esterni Palladino e Sculli così bassi che in corso d'opera a rimpiazzarli saranno chiamati Mesto e Potenza, due che nascono difensori. Milito, rigore fallito a parte (il primo dopo quattro centri dal dischetto), è un formidabile centravanti, fa reparto da solo ma un dubbio ci assale: e se fosse maggiormente accompagnato, che cosa potrebbe combinare? L'en plein casalingo del Genoa, che però ha fin qui ha conquistato 3 punti in 7 partite fuori casa, suggerisce questo interrogativo. Cui solo Gasperini, col tempo, potrà rispondere.


La Repubblica titola: "I liguri vanno in vantaggio grazie ad un gol dell'attaccante argentino. Ma una "papera" del portiere brasiliano regala il pari ai romani. Milito segna, Rubinho sbaglia. La Lazio si salva all'Olimpico".

L'articolo così prosegue: Fa tutto, o quasi, Milito. Sbaglia, segna, dà dimostrazione di grande fair-play, trascina il Genoa. Eppure non basta perché a fermare il Grifone sul campo della Lazio ci pensa Ousmane Dabo con la decisiva collaborazione di Rubinho. Clamorosa la papera del portiere brasiliano che fino al 35' della ripresa aveva preso di tutto e di più. Finisce 1-1 all'Olimpico una bella partita per un'ora, l'ultima, perché la prima mezz'ora era stata deludente. L'unico a vincere è proprio Milito che sbaglia sì un rigore, ma ancora una volta dimostra tutta la sua classe, segna il gol numero 11 della stagione e vince il derby argentino con Zarate, oggi protagonista di una prestazione soltanto sufficiente. Se Maradona era sintonizzato con l'Olimpico, bè allora non potrà fare a meno di convocare il Principe per la sua Sellecion. Non c'è Rocchi nell'11 titolare della Lazio. Rossi gli preferisce Foggia e pare che l'esclusione non sia andata giù all'attaccante.

Con l'ex Cagliari ci sono Pandev e il confermatissimo Zarate, pronto a giocarsi il derby argentino con Milito. Il "Principe" guida il tridente del Genoa completato da Palladino e Sculli. Gasperini rinuncia alla difesa a 3 e schiera una linea a 4 con Papastathopoulos a detsra, Criscito a sinistra, Ferrari e Biava centrali. Anche nella Lazio novità in difesa, out Siviglia e Radu, spazio a Cribari e a Kolarov. Si sfidano due tra i migliori attacchi della serie A, due squadre offensive che stanno facendo bene, ma che sono reduci da due sconfitte pesanti: di misura ma nel derby quella della Lazio, netta, sul campo della Juve, quella del Genoa. Ci si aspetta spettacolo e grande calcio, ma la prima mezz'ora è all'insegna del grande equilibrio e con le difese che annullano i tridenti avversari. Le uniche emozioni le regala Kolarov con le sue bordate di sinistro che spaventano Rubinho, comunque sempre attento. Dopo la mezz'ora la partita cambia. Le squadre rompono gli indugi e la scintilla arriva al 31' grazie a Meghni che ruba palla, dribbla tre uomini e scaglia un destro appena largo. Si fa vedere anche il Genoa, gioca bene la squadra di Gasperini che riesce sempre a creare qualcosa di pericoloso e che si difende con ordine. Al 40' l'espisodio che avrebbe potuto cambiare la partita: Milito è in posizione regolare quando segna l'1-0, ma il guardalinee segnala un fuorigioco inesistente. E tra un sinistro e l'altro di Kolarov il primo tempo si chiude sullo 0-0.

Nella ripresa partita bella e intensa dai primissimi minuti. Rossi inserisce Rocchi al posto di uno spento Pandev e la Lazio cambia volto. Al 7', però, Mazzoleni concede un dubbio rigore a Sculli, sul dischetto va Milito che calcia clamnorosamente alto. E' un errore grave che carica la Lazio che con Foggia impegna Rubinho, bravo a disimpegnarsi anche su Rocchi. Ci prova Milito, alto il suo destro, la terna arbitrale vede una deviazione, è lui stesso a spiegare che non c'è angolo. Applausi per l'argentino.