Domenica 27 aprile 2003 - Milano, stadio Giuseppe Meazza - Inter-Lazio 1-1


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27 aprile 2003 - 3048 - Campionato di Serie A 2002/03 - XXX giornata

INTER: Toldo, Zanetti, Cordoba, Materazzi, Gamarra, Sergio Conceição (82' Okan), Di Biagio (56' Adani), Dalmat, Emre, Crespo, Recoba (73' Martins). A disposizione: Fontana, Vivas, Franchini, Napolitano. Allenatore: Cuper.

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Negro, Fernando Couto, Favalli, Fiore (64' Castroman), Simeone (83' Liverani), Stankovic, Cesar (46' S.Inzaghi), Corradi, C.Lopez. A disposizione: Marchegiani, Pancaro, Colonnese, Gianichedda. Allenatore: Mancini.

Arbitro: Sig. Collina (Viareggio).

Marcatori: 43' Crespo, 77' S.Inzaghi.

Note: serata mite, terreno in buone condizioni. Angoli 12-4 per la Lazio. Ammoniti Di Biagio, Conceicao e Cordoba. Recupero: 1' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 60.000 circa.


Inzaghi festeggiato dopo la rete
Bernardo Corradi in azione

La Gazzetta dello Sport titola: "Si arrende anche l'Inter. I nerazzurri in gol con Crespo, ma nella ripresa la Lazio va all'assalto e pareggia: ora la Juve è a 8 punti".

Continua la "rosea": Non sarà stato un altro "5 maggio" (come data comunque ci siamo vicino), ma l'avversario che ha dato ancora una volta una picconata al castello dei sogni dell'Inter è sempre la Lazio. Il gol di Simone Inzaghi al 32' della ripresa ha riportato a terra i nerazzurri e ha allontanato in modo ormai decisivo la Juve. Otto punti a 4 giornate dal termine sono un abisso che solo la squadra di Lippi può colmare praticamente fermandosi, ma quest'Inter dà l'idea che non saprebbe sfruttare nemmeno l'estremo favore. Partita strana che nel primo tempo non sembrava stimolasse nessuno dei due contendenti. Eppure i padroni di casa erano impegnati a rispondere alla vittoria della Juve per continuare a sperare, mentre la Lazio, caricata dalla sconfitta del Milan, aveva dichiarato alla vigilia di voler puntare addirittura al terzo se non proprio al secondo posto. Invece le due squadre si muovevano in campo senza mordente, senza velocità e senza molte idee. Il che era più appariscente nella Lazio che ci aveva abituato ad avvii veementi. Giocavano in modo più ordinato i biancazzurri, facevano girare palla, ma pochi scattavano a dettare il passaggio, non si vedevano più quelle sovrapposizioni e quei dirottamenti volanti della manovra. Fiore e compagni ruminavano calcio in modo scontato; non c'era [[Mihajlovic e nessuno cercava la testa di Corradi per dare la scossa all'azione d'attacco, Stankovic non piombava in area avversaria, Lopez non trovava né scatto né tiro e Cesar faceva capire che era stato un azzardo mandarlo in campo in condizioni non buone.

L'Inter così se la cavava discretamente in difesa dove Cuper aveva optato per Gamarra terzino sinistro: Toldo lavorava finalmente poco e il duo Cordoba-Materazzi dominava la scena. Qualche problema in più da metà campo in su per i nerazzurri perché Di Biagio era chiaramente appannato, Dalmat si muoveva molto, cercava quasi sempre il tiro, ma, stringi stringi, non era decisivo. Il francese giocava in mezzo con libertà assoluta di movimenti, il che costringeva Emre alla solita posizione un po' emarginata. In avanti c'era un Conceiçao un po' più ispirato e concreto in qualche spunto, ma i palloni giocabili per Crespo erano comunque scarsi e Recoba non era in serata di grazia, anzi. Così anche Peruzzi aveva dovuto svolgere solo ordinaria amministrazione fino al 43', quando, su punizione di Recoba da sinistra, la difesa della Lazio dormiva, soprattutto Negro perdeva completamente di vista Crespo che si tuffava con raro tempismo e di testa infilava in rete. Mancando Vieri, aveva fatto un gol proprio alla Vieri. L'Inter si è trovata così senza quasi accorgersene di nuovo a sei punti dalla Juve con prospettive se non altro allettanti, ma c'era da giocare un'intera ripresa e qui scendevano in campo Mancini e Cuper. Il primo inseriva subito Simone Inzaghi al posto di Cesar per un attacco a tre punte o se vogliamo con due centrali alti e forti e due laterali Lopez a destra e Fiore a sinistra; il tecnico argentino rispondeva all'11' con un cambio che poteva apparire anche sensato al momento della sostituzione di Di Biagio: entrava in campo infatti uno stopper come Adani che era da considerare la naturale contromossa alla punta in più della Lazio. Invece, tra la sorpresa generale, Adani si andava a posizionare a centrocampo proprio nel ruolo di Di Biagio per controllare Simeone. E lì è rimasto persino quando si è fatto male Materazzi, fuori per due minuti a farsi medicare.

In difesa, mentre infuriava la Lazio, si son visti Crespo e Recoba che salvava sulla linea. Non sarebbe stato più giusto avanzare J. Zanetti e mettere in difesa Adani? Niente. La Lazio si è scatenata per tutto il secondo tempo in un forcing offensivo che ha fatto tremare dalle fondamenta l'Inter che d'improvviso ha rivisto i fantasmi di Valencia. Si è giocato praticamente ad una porta sola, Toldo ha dovuto rimettersi di buzzo buono a salvare il salvabile, qualche palla è stata gettava via anche da Lopez e compagni, fino a quando su punizione di Oddo dalla destra Inzaghi, che aveva già sfiorato il gol in più occasioni, non infilava di testa Toldo facendosi beffa di un Cordoba inutilmente abbarbicato al suo corpo. Praticamente una rete in fotocopia di quella di Crespo. Era il 32' quando la porta interista, più volte minacciata, capitolava. L'Inter cercava disperatamente di riportarsi in avanti, ma non c'era più Recoba che pure in serata opaca avrebbe potuto far valere il suo tiro almeno sui calci piazzati. Era entrato il piccolo velocissimo Martins per un contropiede che ora non esisteva più. Infine il cambio Okan per Conceiçao a quel punto non aveva più senso, mentre la Lazio trovava altre energie e sostanza con Castroman e Liverani. Per l'Inter in definitiva è stata la partita della resa oltretutto dopo le immani fatiche di coppa. Per la Lazio un pari interlocutorio che tiene a bada gli inseguitori per il quarto posto di Champions League, ma non produce grandi vantaggi nell'inseguimento al Milan.