Sabato 3 maggio 2003 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 0-0


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3 maggio 2003 - 3049 - Campionato di Serie A 2002/03 - XXXI giornata

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Stam, Mihajlovic, Favalli, Castroman (88' S.Inzaghi), Liverani (79' Giannichedda), Stankovic, Cesar, Corradi (66' Fiore), C.Lopez. A disposizione: Marchegiani, Fernando Couto, Pancaro, Simeone. Allenatore: Mancini.

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Iuliano (79' Tudor), Montero, Zambrotta, Camoranesi (56' Birindelli), Tacchinardi, Davids, Nedved, Del Piero, Trezeguet (60' Di Vaio). A disposizione: Chimenti, Ferrara, Conte, Zalayeta. Allenatore: Lippi.

Arbitro: Sig. Collina (Viareggio).

Note: pomeriggio di sole, terreno in buone condizioni. All'84' Fiore si fa parare un calcio di rigore da Buffon. Ammoniti Stankovic, Montero, Tacchinardi. Angoli 7-3 per la Lazio. Recuperi: 2' p.t. e 5' s.t.

Spettatori: 65.000 circa.


Il biglietto della gara
Stam contrasta Del Piero
Martin Lucas Castroman in azione

La Gazzetta dello Sport titola: "Juve, sabato scudetto. La Lazio domina ma Collina le nega tre rigori e quando lo concede Fiore sbaglia".

Continua la "rosea": C'è mancato poco che la Juve, secondo una prassi ormai consolidata, sfruttasse gli ultimi minuti di recupero e la superiorità numerica che godeva al momento (Cesar si era fatto male dopo i tre cambi effettuati da Mancini), per segnare il gol della vittoria che sarebbe stato automaticamente il gol scudetto, visto che l'Inter si era fatta ancora una volta raggiungere e inchiodare sul pari. Anche questa un'altra prassi consolidata. Ci è mancato poco, ma non è successo diciamo un po' per pudore e un po' perché lo 0-0 andava bene lo stesso ai bianconeri e veniva accettato come il male minore da una Lazio sfortunatissima e colpevole al tempo stesso. Perché all'Olimpico si è vista una sola squadra in campo per tutto il primo tempo e a sprazzi nella ripresa ed è stata la squadra di Mancini che ha stretto d'assedio l'avversario sotto un sole cocente, ha costruito innumerevoli occasioni da gol, ha costretto Buffon agli straordinari e a qualche miracolo, si è vista negare quasi tre rigori, subendo nei minuti di recupero del primo tempo l'onta di un fuorigioco inesistente che ha impedito a Corradi e Cesar di andare a rete da soli. Al contrario Peruzzi ha dovuto svolgere solo ordinaria amministrazione nei due-tre casi in cui Del Piero e compagni son riusciti ad eludere la guardia arcigna di Stam e Mihajlovic.

Se a ciò si aggiunge il rigore (stavolta finalmente concesso da Colina per una carica di Thuram a Castroman al 38' della ripresa) malamente depositato da Fiore tra le braccia di Buffon, si capirà che sarebbe stato almeno disdicevole vincere e festeggiare lo scudetto in un simile contesto. Tanto con sempre 8 punti di vantaggio sull'Inter, ma una giornata in meno (ora sono rimaste solo tre) i giochi sono fatti e molto probabilmente sarà festa grande al Delle Alpi, sabato prossimo contro il Perugia che evoca spiacevoli ricordi e induce ad attesissima "vendetta" i bianconeri. Ieri la vicenda scudetto si è consumata soprattutto a Bergamo. Quando i nerazzurri erano in vantaggio qualche piccola preoccupazione attraversava l'animo di una Juve presa per il collo e strattonata dalla Lazio. Non c'era alcuna possibilità che la squadra di Lippi desse una svolta alla sua gara. Poteva solo sperare che l'Atalanta pareggiasse e che la Lazio si fermasse. E sono accadute entrambe le cose. La Juve si schierava con la formazione migliore, se si esclude l'assenza di Ferrara, ma chiaramente il pensiero al Real ha condizionato totalmente i bianconeri, a parte quei tre (Montero, Tacchinardi e Davids) squalificati per Madrid. Manovra frenata, energie centellinate, incolumità fisica garantita al massimo: è ovvio che sia stata lasciata nelle mani dell'avversario una supremazia di gioco e territoriale. E la Lazio è squadra che, lanciata, mette paura a tutti, specie se torna ad essere tranquilla e protetta in difesa dalla coppia straordinariamente assortita Stam-Mihajlovic. Se poi sulle corsie laterali Castroman e Cesar vanno via come treni, se Corradi non lascia rifiatare nessun avversario, se Liverani non viene asfissiato con marcature ravvicinate, è logico che i rischi siano tutti di Buffon e compagni.

Non la migliore Lazio, perché Lopez ha perso di colpo la sua concretezza al tiro e visto che anche Stankovic comincia ad andare a corrente alternata e Corradi comunque non è un uomo dal gol facile, si comprenderà perché la Juve se la sia cavata con tanti spaventi, ma senza gol sul groppone. Ci si è messo anche Collina in una sua giornata di rara superficialità a sorvolare su un fallo di mano di Montero in area, su un'altra spinta di Montero (già ammonito) su Corradi che meritava il rigore immediato senza la gherminella di una norma del vantaggio (la palla era finita a Castroman) che non poteva vedere maggior vantaggio di un calcio di rigore rispetto ad un ipotetico tiro e di un'espulsione di Montero. E poi ancora la palla sbattuta sulla coscia di Iuliano e tenuta da lui in possesso con un braccio malandrino. Senonché quando il rigore è stato finalmente concesso, ecco che Fiore regalava praticamente palla a Buffon. A quel punto alla Juve faceva poca differenza pareggiare o perdere, mentre i due punti in meno pesano come macigni nel bilancio della Lazio che vede avvicinarsi pericolosamente il Chievo. In pratica, nel bene e nel male ha fatto tutto la squadra di casa, finendo esausta la partita, mentre la Juve ha raccolto il punto e ha ringraziato la buona sorte. Semmai ci sarebbe da dare qualche giudizio preoccupato sulla squadra e su molti singoli in vista di Madrid: Del Piero è un enigma perché se non fa gol non fa quasi più altro; Trezeguet continua a prepararsi al clima della battaglia, ma sembra, al di là della condizione fisica, un pesce fuor d'acqua in una formazione e in una manovra che si sono abituate a fare a meno di lui; Camoranesi è giù e Nedved ha preso un'altra botta. Lippi deve preoccuparsi? Difficile a dirsi, perché nel calcio le motivazioni fanno resuscitare i morti. E il Real al Bernabeu ne offre tantissime.