Domenica 2 settembre 2018 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Frosinone 1-0


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2 settembre 2018 - Roma, stadio Olimpico - Campionato di Serie A, III giornata - inizio ore 20.30


LAZIO: Strakosha, Wallace, Acerbi, Radu, Marusic, Parolo, Leiva, Milinkovic-Savic (82' Murgia), Lulic, Luis Alberto (90' Badelj), Immobile (85' Caicedo). A disposizione: Proto, Guerrieri, Patric, Bastos, Basta, Caceres, Cataldi, Durmisi, Correa. Allenatore: S. Inzaghi.

FROSINONE: Sportiello, Brighenti, Salamon, Capuano, Zampano (71' Ghiglione), Chibsah, Maiello, Cassata (81' Soddimo), Molinaro, Ciano, Perica (71' Ardaiz). A disposizione: Bardi, Ariaudo, Goldaniga, Beghetto, Krajnc, Crisetig, Besea, Matarese, Pinamonti. Allenatore: Longo.

Arbitro: Sig. Calvarese (Teramo) - Assistenti Sigg. Bottegoni e Galetto - Quarto uomo Sig. Di Paolo - V.A.R. Sig. Manganiello - A.V.A.R. Sig. Longo.

Marcatori: 49' Luis Alberto.

Note: la Lazio ha giocato con il lutto al braccio in memoria di Mario Facco scomparso in settimana. Ammonito al 3' Brighenti, al 20' Parolo, al 90'+1 Ghiglione tutti per gioco falloso. Angoli 7-7. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 32.000 circa di cui 19.500 abbonati.


Le due formazioni prima dell'inizio della gara
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L'esultanza di Luis Alberto dopo la marcatura
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Ciro Immobile in un'azione di attaco
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Senad Lulic
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Sergej Milinkovic-Savic
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Wallace svetta di testa
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Felipe Caicedo
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Alessandro Murgia
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Adam Marusic
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Luis Alberto
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I calciatori convocati per la partita odierna

La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio si risveglia. Il colpo è di Luis Alberto. I biancocelesti trovano i primi punti stagionali con lo spagnolo. Ma il Frosinone gioca una partita vera e Acerbi dietro è decisivo".

Continua la "rosea": Il gelato c'è, la panna dei momenti più belli della scorsa stagione no. La Lazio si sveglia e mette il primo mattone da tre punti scacciandosi di dosso lo zero raccolto con Juve e Napoli. Forse qualche mese fa per la macchina del gol di Inzaghi questa sarebbe stata una serata da vittoria abbondante. O forse no. Perché l'1-0 è maturato anche per merito di un Frosinone tignoso, bravo a non sbracare e anzi a mettere brividi all'avversario fino all'ultimo, quando gli ospiti hanno gridato al rigore su un contatto Lulic-Ciano. I ciociari non sono stati comparse. Lo dice il fatto che il migliore in campo non è stato il goleador, il ritrovato Luis Alberto, ma Francesco Acerbi, bravo a chiudere in diverse circostanze, tamponando qua e là la vivacità degli avversari, e sfiorando pure il gol a metà ripresa. La firma della vittoria, però, è una notizia. Dal batti e ribatti con i tentativi di Lulic e Immobile esce fuori per il rinvio corto di Capuano un pallone prelibato che proprio Luis Alberto, due pagellacce con Juve e Napoli, sfrutta con una conclusione vincente. Una liberazione per il trequartista festeggiata con una specie di spintone di gioia a Inzaghi della serie: visto che hai fatto bene a insistere su di me? Peraltro lo spagnolo, che fino a quel momento non s'era quasi visto, dopo il gol si è sbloccato, con sprazzi di vivacità e una nuova autorevolezza. Come a dire: ora comincia un'altra storia.

Un'altra storia che comincia almeno un po' anche per Milinkovic. Il serbo, pur sbagliando qualche pallone - nei primi 45' uno proprio con i fiocchi frutto di una triangolazione con Immobile - dà evidenti segni di risveglio (annullato anche un gol per fuorigioco dopo 4 minuti). Piuttosto Immobile non ha la brillantezza del giocatore che ha segnato 29 gol un anno fa. Se Luis Alberto e Milinkovic hanno fatto un passo avanti, non si può dire lo stesso di lui. La partita non è stata bella, ma le occasioni non sono mancate. E la Lazio ne ha collezionate subito, senza mai dare l'idea di poter fare un solo boccone della partita. L'acuto più importante è stato quello del palo di Parolo di testa su invitante assist di Lulic poco dopo il primo quarto d'ora. Il bosniaco è stato uno dei più positivi, soprattutto nel primo tempo, in cui la Lazio ha insistito quasi sempre sulla sinistra. Peraltro è stato suo anche il pallone sbagliato da Immobile subito dopo la mezzora. Il Frosinone ha fatto la sua partita con le linee di difesa e centrocampo vicinissime e ripartenze intelligenti, pilotate spesso da Chibsah, il più frizzante dei suoi. Nella ripresa, il gol di Luis Alberto ha cambiato il copione della partita. Ma solo per un attimo si è avuta la sensazione che la Lazio potesse dilagare.

Qualche fuga a sinistra di Molinaro ha messo in affanno la difesa biancoceleste, ma Perica è stato fermato da Radu. Poi sul nuovo entrato Ardaiz ha chiuso Acerbi, il più sicuro in una giornata non certo felice di Wallace. In mezzo la Lazio ha provato e riprovato soprattutto con il "nuovo" Luis Alberto, l'occasione di Acerbi e un tiro pepato di Milinkovic. E così Inzaghi ha battuto per la prima volta Longo dopo essere stato respinto tre volte al mittente nelle sfide Primavera. Ma la Lazio, che ha ricordato la scomparsa di Mario Facco con il lutto al braccio e un tenero applauso dello stadio, deve ancora ritrovarsi. La sosta è l'ideale per riordinare le idee.


► Il Corriere dello Sport titola: "Lazio dal cilindro il lampo del Mago. All’Olimpico prima vittoria per la squadra di Inzaghi. Lo spagnolo affonda il Frosinone".

Prosegue il quotidiano sportivo romano: Non si è ancora accesa la Lazio, sono forse le prime luci dell’alba, farà giorno quando Milinkovic e Immobile, in ritardo di condizione, torneranno a graffiare sul serio. Un gol di Luis Alberto e novantacinque minuti pieni di sospiri, di fatica e di rincorse con il fiato corto per piegare il Frosinone, mai a segno nelle prime tre giornate di campionato. Inzaghi può sorridere o almeno respirare, ha centrato la prima vittoria dopo quattro mesi (l’ultima risaliva a Torino il 29 aprile nella scorsa stagione) e ha allontanato la crisi estiva, muovendo la classifica: ora avrà la sosta per lavorare in profondità e tirare su di forma buona parte del gruppo che resterà a Formello. Sessanta minuti su dicreti livelli, fallendo diverse occasioni e mancando il raddoppio che avrebbe chiuso i conti, ultima mezz’ora con il freno a mano tirato e senza la capacità di ripartire. La squadra biancoceleste, in evidente debito d’ossigeno, si era allungata troppo sul campo ed è strano che Inzaghi abbia atteso a lungo prima di concedersi le tre sostituzioni. Forse non era tranquillo e aspettava il gol della sicurezza. Non è un caso siano usciti in rapida successione Milinkovic, Immobile e Luis Alberto, i suoi tre tenori: sono decisivi, orientano le partite della Lazio, quando non fanno la differenza cala il buio.

Ieri il serbo ha dato segnali di risveglio, non è stato continuo, si è eclissato dopo un discreto primo tempo. Lo spagnolo, invece, si è rinfrancato dopo il gol liberatorio e 45 minuti in cui era apparso irriconoscibile. Poco lucido e reattivo Immobile, circondato dai tre centrali del Frosinone. Longo ha fatto la partita che doveva, cercando compattezza, ma ora dovrà recuperare Ciofani e Campbell, ha bisogno di qualità offensiva e attaccanti più pericolosi di Perica accanto a Ciano. Tre palloni buoni sono capitati all’ex Udinese, sempre murato nel momento decisivo. La salvezza è possibile, a patto di ritrovare il gol. Ma la squadra ha dimostrato solidità e una buona organizzazione. La Lazio ha provato a mettere subito pressione. Il Frosinone si era chiuso e aspettava. Difesa a cinque con Zampano e Molinaro sulla linea dei tre difensori, i muscoli di Chibsah per tamponare Milinkovic, Maiello su Luis Alberto, la brillantezza di Cassata per sfuggire a Parolo. Perica e Ciano avevano il compito di tenere palla e disturbare la regia di Leiva, il più ispirato e dinamico in avvio. La Lazio faticava a entrare negli ultimi trenta metri. Mancavano i guizzi di Immobile e la luce di Luis Alberto. Lo spagnolo arretrava e si aggiungeva a Leiva per toccare la palla, ma in tutto il primo tempo non ha tirato fuori un’idea a parte battere la punizione da cui è nato il gol annullato di Milinkovic (in fuorigioco).

Era la fascia sinistra a sostenere la manovra grazie al movimento continuo di Lulic e alle discese di Radu. Sulla destra scena muta di Marusic, tanto da costringere Inzaghi a mandare uno dei suoi preparatori dalla parte opposta alla panchina (sfruttando la pista) per dargli la sveglia. Milinkovic e Immobile hanno fallito le palle-gol più limpide e all’intervallo la partita era ancora bloccata: alla Lazio non erano bastati il 70,6% di possesso palla, 15 cross e 9 tiri (di cui solo 2 nello specchio) per sbloccare il risultato. Ci ha pensato Luis Alberto, in avvio di ripresa, a schiaffeggiare la palla in rete approfittando della respinta di Capuano dopo l’ennesimo assalto di Lulic, vero trascinatore della Lazio. Su quel gol Inzaghi avrebbe voluto costruire la discesa, invece niente o quasi. Sul fianco destro, formato da Wallace e Marusic, le solite sofferenze. Meno male che Acerbi garantisce sicurezza e chiude bene. Una lunghissima mezz’ora per arrivare al traguardo. Con altri attaccanti, il Frosinone avrebbe potuto strappare il pareggio.


Il Messaggero titola: "Lazio, i punti di ripartenza. Gol di Luis Alberto, Frosinone battuto. Arriva la prima vittoria, ma non il gioco. Il bel calcio dell'anno scorso è sparito. Inzaghi può sorridere solo per il risultato".

Prosegue il quotidiano romano: Contava soltanto vincere. il gioco arriverà. Le gambe non sono ancora fluide. Ci vorrà tempo. Intanto la Lazio conquista i primi tre punti. E lo fa in maniera non certo brillantissima. Ma poco importa perché serviva un successo fondamentale per allontanare quell'atmosfera cupa che da inizio anno serpeggia nello spogliatoio biancoceleste. Contro un Frosinone modesto, ma mai domo, decide una rete di Luis Alberto. Non certo il migliore fino a quel momento. Ma come detto l'importante era il sorriso. Certo Inzaghi ha dovuto urlare più del dovuto per farselo spuntare. Mastica amaro il collega Longo che stavolta deve arrendersi: nei tre precedenti a livello di Primavera aveva sempre vinto. La sfida inizia con il ricordo di Mario Facco, morto venerdì scorso e senza gli Irriducibili della Curva Nord entrati al minuto 35 per protesta. Al di là del risultato, c'è qualcosa nella Lazio che non funziona come lo scorso anno. Molti, ma non tutti, hanno le gambe pesanti e corrono a vuoto. Sempre secondi sul pallone. Ma non solo perché l'errore è quasi sempre sull'ultimo passaggio. E' come se ci fosse una frenesia di voler fare ma senza ragionare. I biancocelesti fanno gioco ma è evidente che manchino quegli automatismi che l'anno scorso avevano fatto lustrare gli occhi all'Italia pallonara.

Per tutto il primo tempo gli uomini di Inzaghi si sono intestarditi con i cross dalle fasce senza mai però andare al bersaglio. C'è anche la fortuna che appena può si gira dalla parte opposta: basta rivedere il palo colpito da Parolo di testa. Luis Alberto vaga per il campo e non è mai un riferimento per i compagni. Si salva per la rete decisiva ma si perde in tocchetti e quasi mai ringhia sul pallone. Ecco perché nei primi 45 minuti i compagni non vanno per linee centrali preferendo scaricare palla sugli esterni. Soprattutto a sinistra dove Lulic ara il campo in lungo e in largo. E' il migliore dei suoi. E' davanti che i biancocelesti sembrano aver perso il "magic touch". Immobile e Milinkovic si divorano due gol da mano nei capelli. Quest'ultimo aveva anche trovato la rete ma Calvarese annulla per netto fuorigioco. Il Frosinone è avversario modesto e gioca solo sulle ripartenze che la Lazio gli concede. Troppe a dir la verità. Wallace è distratto e per due volte rischia il danno grosso. Fortuna per lui che Perica e Cassata fanno peggio. Inzaghi si sgola in panchina ma senza mai avere la giusta risposta dai suoi.

Il tecnico urla forte anche nello spogliatoio: chiede maggiore cattiveria e più rapidità nel muovere palla. Detto fatto, perché dopo 4 minuti Luis Alberto con un destro potente segna. Una liberazione per lui e per la squadra. Corre verso la tribuna dove ci sono la moglie e i figli a cui dedica il gol. Il vantaggio scuote i biancocelesti che pressano forte sfiorando il raddoppio. Detto questo, la Lazio soffre parecchio i contropiede del Frosinone che più volte rischia il pari per delle disattenzioni laziali in fase di ripartenza. Acerbi alza le braccia al cielo per manifestare tutto il suo disappunto per i compagni di reparto, soprattutto Wallace, che sbagliano chiusure e marcature. Fortuna che c'è lui a mettere l'ultima pezza. Quanto sofferenza però per portare a casa i primi tre punti stagionali. La classifica finalmente si muove. La sosta arriva nel momento giusto. Servirà chiarirsi le idee e ritrovare quella rapidità perduta. Il Frosinone non ancora fatto un gol in Serie A. Tanto cuore ma poca qualità, la strada per non retrocedere è molto ripida.


► Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Contava vincere, i gol arriveranno. Inzaghi ha trovato le risposte giuste dalla Lazio, non ancora al top, ma piena di voglia, con le geometrie giuste, più sicura in difesa nonostante i soliti spifferi sulla corsia destra. Sorriso largo in fondo alla notte dell’Olimpico, anche sottolineando la stranezza di appena due reti all’attivo in tre giornate di campionato. "L’anno scorso avevamo il miglior attacco della Serie A, tra i primi in Europa. Siamo abituati a fare tanti gol, abbiamo abituato bene la piazza. Torneremo a segnare, ne sono convinto. La squadra ha creato occasioni con Milinkovic e Immobile, Parolo ha colpito il palo. Dovevamo segnare nel primo tempo, ma siamo contenti di aver vinto, tra quindici giorni torneremo a battagliare". Alla fine Simone ha dovuto consolare Immobile, uscito con il broncio. "Ciro vorrebbe restare sempre in campo, vuole il gol, ma era stanco e alla fine ci siamo abbracciati. Negli ultimi minuti avevo bisogno di Caicedo, che mi tenesse qualche palla". Si è sbloccato Luis Alberto e la Lazio ha vinto. "Sicuramente è stato un gol importante per lo spagnolo. Avevamo bisogno di una vittoria, se la meritavano i ragazzi. Qui a Roma c'è grande pressione, ma abbiamo grandissimi tifosi. Non ho sentito fischi nonostante le poche occasioni create nella ripresa. Ultimamente prendiamo spesso il palo, era successo già con il Napoli. Gira storta, ma tutti uniti possiamo fare grandi cose".

Inzaghi ha piegato Longo, che lo aveva sempre battuto con la Primavera del Torino. "Ho grande rispetto e stima. Il Frosinone è ben organizzato, l’ho trovato vivo, non sarà semplice per nessuno batterli. Buona partita, vittoria importante. Abbiamo avuto tante occasioni e non siamo riusciti a sbloccarla nel primo tempo. Trovato il gol, ci siamo un po' rilassati ma l'abbiamo gestita bene. Adesso ripartiamo, siamo una squadra a cui piace giocare bene. Questo è l'inizio della nostra stagione". Il tempo lavorerà a favore della Lazio e di Inzaghi. "I big? Tutti devono salire di condizione. Adesso arriverà l'Europa League e avrò l'occasione di vedere i nuovi acquisti. I ragazzi avevano lavorato nel modo giusto in settimana, sapevano non sarebbe stata una passeggiata. Conosco il Frosinone e il suo allenatore, immaginavo che ci avrebbe creato problemi, anche se Strakosha non ha fatto nemmeno una parata. Dopo le prime due sconfitte non avevo perso fiducia, con la Juve ci aveva piegato l’eurogol di Pjanic ma avevamo proposto cose interessanti". Alla Lazio è mancato il raddoppio e nell’ultima mezz’ora il calo atletico è apparso evidente. Inzaghi ha ritardato i cambi, non voleva toccare l’assetto in un momento delicatissimo della partita. "Una volta raggiunto il vantaggio potevamo raddoppiare, ma sono contento lo stesso. La sosta ci permetterà di salire di condizione. I cambi servono quando ci sono problemi. Non stavamo soffrendo, non avevamo problemi e ho aspettato. Poi ho fatto i tre cambi che dovevo". Sono entrati Murgia, Caicedo e Badelj. L’unico vero acquisto per ora sembra Acerbi, gli altri guardano. Inzaghi ha chiesto pazienza. "Abbiamo preso ottimi giocatori, ma succede in ogni squadra e con tutti gli allenatori. Ho dei calciatori che giocano qui da tempo, sono pronti e sanno cosa chiedo. Badelj avevo pensato di farlo entrare prima perché poteva darmi palleggio, ma arriverà anche il momento dei nuovi acquisti. Avrò bisogno di tutti, dopo la sosta si moltiplicheranno le partite con l’Europa League".


Una frustata di frustrazione. La Champions sfumata nel peggior finale possibile, una ferita per sempre, da cercare di dimenticare. Gli stress e le tensioni, i pianti e i rimpianti, i rancori, tutto nel petto. Prim’ancora, per Luis Alberto, lo stiramento di maggio e adesso la pubalgia (svelata ieri). Il suo gol-vittoria (la frustata) è stato un gol rabbioso, voluto, sudato, sofferto, segnato badando al sodo, senza pensare al confezionamento. Ha festeggiato urlando, correndo verso la panchina, finendo stritolato dall’abbraccio di Inzaghi. Luis Alberto, il Mago sparito, è riapparso. Ha mostrato i sentimenti suoi e di una squadra intera, in modo vistoso. Lo spagnolo ha anche parlato e ha fatto ammissioni: "Se abbiamo pagato le scorie Champions? Certo, la sconfitta di maggio con l’Inter ci ha fatto male, abbiamo fatto tanto per arrivare fino a quel punto ed è stato difficile, duro, accettare l’eliminazione. Ma quest’anno dobbiamo riprovarci!". Il gol e le parole di Luis Alberto fanno da immagine e da colonna sonora alla Lazio di oggi. E’ una Lazio ancora scossa, ferita, non al top, animata dalla voglia di riscattare la Champions persa. Quella botta avrebbe steso chiunque. La Lazio ha subìto, la Lazio sta reagendo. La batosta finale ha lasciato lividi sulla pelle dei biancocelesti, dei suoi big. La sofferenza, per Luis Alberto, è continua. Dopo la botta Champions ha pagato il post-infortunio (si era stirato a maggio) e sta lottando contro la pubalgia: "Contava solo il risultato, la vittoria. Ora avremo la sosta per lavorare e ritrovare la condizione fisica e mentale. Sto accusando un po’ di pubalgia, nei prossimi 10 giorni dovrò lavorare per tornare al top della forma, al cento per cento. Dopo l’infortunio non sono stato bene, è stata una situazione pesante da vivere". Ecco perché lo spagnolo non corre in velocità come dovrebbe, non è brillante.

Ieri, nel primo tempo, correva a testa bassa, dava l’impressione di non farcela, la sofferenza era visibile. La pubalgia, una brutta bestia, lo sta limitando, non gli permette di essere al top della condizione. Mai nessuno aveva accennato al suo stato di salute. Luis Alberto aveva bisogno di questo gol, non ci era andato neppure vicino contro il Napoli. A Torino, contro la Juve, s’era fatto vedere solo con un colpo a giro, finito fuori. Luis Alberto è un uomo decisivo per il modulo della Lazio e per la vena da goleador di Immobile. E’ mancato nelle prime due partite, col colpo di ieri ha migliorato i suoi numeri personali, nonostante i primi flop sono di riguardo. Lo spagnolo è stato parte attiva negli 11 gol segnati dalla Lazio nelle ultime 10 gare di serie A (cinque reti e sei assist), nel conto sono ovviamente comprese le gare finali del 2017-18. Luis Alberto sa di doversi ritrovare, ha fatto centro con il quinto tiro del suo campionato, l’anno scorso ci era riuscito al sesto tiro. Non tutto è stato da buttare. Il copyright di Luis Alberto è la genialità. L’anno scorso ha firmato assist e gol straordinari, per bellezza, semplicità e dolcezza di realizzazione. E’ stato un condottiero da grandi imprese assieme a Milinkovic e Immobile. Luis è partito male e lo sa pure lui. E’ rimasto per confermarsi, è la sfida che lo attende quest’anno: "Le voci di mercato? Non c’era nulla di vero, sapevo che quest’anno sarei rimasto". Luis Alberto spera di sfruttare la sosta per migliorare, deve convivere con la pubalgia. Quest’anno è un anno diverso. Indossa la maglia "10", l’ha ricevuta da Felipe Anderson. E’ una stagione con tanti pesi sulle spalle.



Il tiro vincente di Luis Alberto che vale la vittoria biancoceleste nel derby regionale



La formazione biancoceleste:
Strakosha, Immobile, Wallace, Acerbi, Milinkovic-Savic, Luis Alberto;
Leiva, Radu, Parolo, Marusic, Lulic
La formazione iniziale biancoceleste in grafica



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha convocato i seguenti calciatori:

I convocati in grafica




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