Domenica 30 gennaio 2000 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bari 3-1


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30 gennaio 2000 - 2.878 - Campionato di Serie A 1999/00 - XIX giornata

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta (72’ Couto), Mihajlovic, Favalli (45’ Pancaro), Conceição (61’ Simeone), Stankovic, Sensini, Nedved, Salas, Ravanelli. A disposizione: Concetti, Lombardo, Mancini, S.Inzaghi. Allenatore: Eriksson.

BARI: F.Mancini, De Rosa, M.Ferrari, Garzya, Innocenti (46' Del Grosso), Collauto (68' Giorgetti), D.Andersson, Marcolini, S.Perrotta (46’ Cassano), Osmanovski, Spinesi. A disposizione: Indiveri, Madsen, Bellavista, Olivares. Allenatore: Fascetti.

Arbitro: Sig. Serena (Bassano del Grappa) - Guardalinee Sigg. Coppola e Baglioni - Quarto uomo Sig. Alvino.

Marcatori: 1' Mihajlovic (rig), 39' Salas, 42' Spinesi, 43' Nedved.

Note: giornata di sole, ma fredda, terreno in discrete condizioni. Ammoniti: Stankovic per gioco scorretto, De Rosa per comportamento non regolamentare. Angoli 5-5. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 44.349 di cui 36.752 abbonati per un incasso di £. 1.382.409.061.

Il calcio di rigore trasformato da Sinisa Mihajlovic
Un altro fotogramma del rigore calciato dal giocatore serbo
Il raddoppio di Marcelo Salas
Spinesi accorcia le distanze per i biancorossi
La rete del 3-1 di Pavel Nedved
Un altro fotogramma della rete del centrocampista ceco
L'esultanza del "Matador" Marcelo Salas
Il biglietto della gara
Coreografia settore ospiti

La Lazio affronta il Bari ed Eriksson può di nuovo contare su Salas disponibile dopo l'infortunio. La gara si mette subito in discesa grazie ad un rigore concesso ai biancazzurri per un fallo proprio sul cileno. Mihajlovic realizza con freddezza. La Lazio macina gioco ma senza portare però grossi pericoli alla porta barese. Al 39' arriva il raddoppio, grazie al "Matador" che insacca alle spalle di Mancini una respinta dello stesso estremo difensore su un tiro potente di Ravanelli. Sembra ormai fatta, ma dopo tre minuti la gara si riapre grazie ad una splendida rete di Spinesi che fulmina il portiere biancoceleste Marchegiani. Fortunatamente lo sbandamento dura solo un minuto, perché al 43' Nedved, ottimamente servito da Favalli, sigla la terza rete laziale con un tiro fulminante. Il secondo tempo vede i biancazzurri controllare la gara che diventa noiosa e priva di emozioni. Con questa vittoria la Lazio riduce così ad uno i punti di distacco dalla Juventus, sempre prima a quota 40, mentre dietro le due milanesi e la Roma seguono a quota 35.


La Gazzetta dello Sport titola: "Si rivede Salas, torna la Lazio. Vittoria meritata sul Bari, ma l'avvio è in discesa: rigore dubbio dopo 35 secondi. Il risultato alla fine è giusto per i tre pali dei laziali e per il dominio pressoché assoluto della squadra biancoceleste dopo il vantaggio immediato. E pronta la reazione di Nedved alla rete di Spinesi".

Continua la "rosea": Trentacinque secondi per cancellare duecentosettanta minuti di recriminazioni. C'era un conto in sospeso, tra la Lazio e i rigori. Quelli non concessi a Reggio Calabria, a Cagliari e anche mercoledì all'Olimpico in Coppa Italia, nonostante il lieto fine con la Juventus. Col Bari, nemmeno un minuto d'attesa: Salas è entrato in contatto con Perrotta (o viceversa, fate voi) e voilà ecco il rigore assai dubbio che l'arbitro Serena, ben posizionato, ha assegnato senza la minima esitazione. Mihajlovic è andato su quello stesso dischetto dove l'ultimo rigore (9 gennaio, Lazio-Bologna 3-1) l'aveva calciato alle stelle, per giunta sullo 0-0. E così la Lazio ha cominciato da 1-0, quel che Fascetti aveva esplicitamente paventato alla vigilia del match. E' finita 3-1, tutto nel primo tempo e tutto comunque giusto, perché oltre ai gol ci sono stati tre legni biancocelesti su altrettanti micidiali corner del solito Sinisa, perché il dominio laziale è stato pressoché assoluto nonostante le buone qualità dei tanti ragazzini baresi, perché la Lazio sembra tornata fisicamente e psicologicamente in palla. Il segnale? La capacità di rimettere subito le cose a posto dopo il gol di Spinesi, cui ha risposto subito Nedved. Dal discusso 2-0 di Salas al 3-1. Già, perché anche il secondo gol della Lazio si porta dietro qualche ombra. Una bella palla di Stankovic a Ravanelli sul filo del fuorigioco ma in posizione regolare, al contrario del centravanti cileno. Che però, invece di lasciar perdere l'azione, la ha seguita con tale e tanto interesse da diventare proprio lui il goleador, sulla ribattuta di Francesco Mancini al tiro di Penna Bianca. Insomma, sul piano degli episodi Fascetti ha qualche buon motivo per lamentarsi e Eriksson ha colto sapientemente l'occasione di mostrarsi più gentiluomo che mai ("Mi dispiacerebbe scoprire che quello non era rigore" ha detto subito ai microfoni immaginando forse come sarebbe andata a finire). Al di là delle circostanze ieri sicuramente fortunate, la Lazio ha però mostrato di esserci, nella corsa e nella mente.

E se queste due cose non bastassero, ecco tre altri buoni motivi di riflessione: 1. Contro il Bari il ritorno di Salas, che con Reggina e Cagliari non c'era causa infortunio; il cileno ha subito dato altro peso specifico all'attacco ieri tornato ad essere orfano di Boksic. 2. L'assenza di Veron causa squalifica, che c'era ma non c'era nelle ultime mediocri apparizioni della squadra; il che non vuol dire bocciare l'argentino, ma darsi tempo per il suo completo recupero, tanto più dopo avere apprezzato Stankovic che da centrale vale il doppio. 3. L'importanza di Ravanelli, ieri un po' seconda punta e un po' prezioso quinto centrocampista, cosa che consente a Nedved maggiore possibilità di movimento. Fascetti ha tentato diverse soluzioni: libero staccato, marcatori ad personam (Garzya-Salas, Ferrari-Ravanelli, Innocenti-Conceiçao, Perrotta-Nedved), il baby fenomeno Cassano preservato in panchina per vedere di sparigliare il match nella ripresa. Che però è cominciata su un 3-1 già definitivo. La rivoluzione tattica è stata complessa: Cassano terza punta (fuori Perrotta), Del Grosso (fuori Innocenti) a spingere e buttare un occhio su Nedved, Collauto fin lì bravissimo a destra dirottato sulla corsia di Conceiçao che poi sarebbe diventata di Stankovic (e di Giorgetti, a quel punto subentrato a Collauto). Forse Fascetti s'è agitato fin troppo e magari si faceva prima e più semplicemente a mettere fuori Osmanovski e a far entrare Cassano. Ma tant'è, probabilmente niente sarebbe servito a riaprire un match che pure un paio di situazioni rischiose per la Lazio le ha vissute: subito dopo il 3-1, che Nedved ha realizzato con uno splendido tocco d'esterno destro su cross di Favalli, i due sono stati ancora protagonisti, col terzino stirato e col ceko bravo a salvare sulla linea sul colpo di testa di Perrotta; e ancora all'inizio della ripresa, il colpo di testa di Cassano (che poi avrebbe altrimenti incantato) è filato via vicinissimo al palo di Marchegiani, che ancora pensava al modo balordo in cui aveva incassato il gol di Spinesi.

Due chances del 2-3, al di là delle quali non s'è però visto altro. La Lazio, bene organizzata, con l'attuale Sensini ormai più certezza dell'attuale Almeyda, con Stankovic come abbiamo già detto meglio da centrale che da esterno, e con la possibilità di Eriksson di attingere senza risparmi alla panchina, dove ieri Pancaro, Simeone e addirittura Couto (per Nesta che ha chiesto il cambio) hanno fatto la loro figura di titolari all'altezza, ha di nuovo il vento nelle vele. Se poi questo accade mentre la Juventus sciala punti col Cagliari, tanto meglio. Un ultimo appunto per la gente dell'Olimpico: poca (7mila paganti extra-abbonati) per una squadra che è la sola a lottare ancora ai massimi livelli sui tre fronti stagionali, che diverte sempre e che meriterebbe maggior seguito. Tra quei "pochi" poi, meglio stendere un velo pietoso sui professionisti della provocazione. Di svastiche, la Lazio farebbe volentieri a meno. Come tutti.