Sabato 11 settembre 1999 - Bari, stadio San Nicola - Bari-Lazio 0-0


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11 settembre 1999 - 2.849 - Campionato di Serie A 1999/00 - II giornata - inizio ore 20.30

BARI: F.Mancini (56' Gregori), De Rosa, Garzya, Innocenti, Perrotta, Marcolini, Andersson, Collauto (70' Giorgetti), Olivares (46' Ferrari), Masinga, Osmanovski. A disposizione: Madsen, Markic, Cassano, Spinesi. Allenatore: Fascetti.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlovic, Favalli, Lombardo (75' R.Mancini), Simeone, Almeyda, Nedved, S.Inzaghi (59' Boksic), Salas (81' Andersson). A disposizione: Ballotta, Pancaro, Sensini, Conceição. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Treossi (Forlì) - Guardalinee Sigg. Di Mauro e Raiola - Quarto uomo Sig. Buda.

Note: terreno in perfette condizioni. Ammoniti Masinga, Favalli, S.Inzaghi, Nesta ed Almeyda. Angoli 5-4 per il Bari. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 22.067 di cui 11.467 paganti e 10.600 abbonati. Incasso £. 700.400.000.


Il biglietto della partita
Diego Pablo Simeone in azione
La grinta di Matias Almeyda

Una Lazio priva di Stankovic e Veron non va oltre il pareggio sul campo di un Bari coriaceo. I biancazzurri partono subito forte e dopo 45 secondi è Lombardo ad impegnare il portiere pugliese. Al 21' è Salas ad impegnare il portiere biancorosso con un tiro all'angolo parato con difficoltà. E' ancora Lombardo, a tu per tu con Francesco Mancini, a tirare, ma il portiere barese compie un miracolo e respinge. All'inizio della ripresa è Boksic a calciare addosso a Gregori che aveva sostituito Mancini in porta dopo un infortunio. La Lazio gioca sempre in avanti e la musica non cambia ed i biancazzurri sfiorano la rete due volte su punizioni deviate in angolo. Ci sono anche un paio di azioni sospette in area, ma Treossi le ritiene corrette e non decreta nessun rigore. Il pareggio alla fine della gara va stretto alla Lazio che comunque rimane in testa alla classifica.


La Gazzetta dello Sport titola: "Il Bari ingabbia la Lazio. Eriksson ruota tutte le punte, ma il gol non arriva. Salas ha anche segnato, ma l'arbitro ha annullato con un po' di generosità verso il Bari. I biancazzurri hanno fatto di più per meritare la vittoria ma non abbastanza per conquistarla".

Continua la "rosea": Una Lazio così così, bellina ma mai "arrabbiata", ha fatto abbastanza per meritare la vittoria, a Bari, ma non abbastanza per conquistarla. Qualche brivido, un gol di Salas reso inutile da un fischio forse inopportuno dell'arbitro, tante occasioni mai sfruttate fanno coraggio ma non punti per la classifica. Pure la Lazio deve crescere, anche se ieri sera, più della formazione in campo, faceva impressione la panchina: Pancaro, Sensini, Conceição, Mancini, Boksic, Andersson... una mezza nazionale, buona per qualsiasi Paese, alla quale si sarebbero potuti aggiungere, nel ramo assenze di lusso, Veron, Couto e Stankovic, che Eriksson aveva lasciato addirittura a casa. Vittime, o solo protagonisti, del turnover di una società che, colpita da fantastico benessere, si è comunque presentata al San Nicola con undici stelle di prima grandezza. Se Simeone è un "ripiego"..., se lo è Nedved... se lo sono Lombardo o Salas... ma ripieghi, in questa Lazio, non ce ne sono. O non ce ne dovrebbero essere. Eriksson fa il professore e "interroga" chi vuole, a turno. Condizione ben diversa da quella di tanti altri tecnici, vedi Fascetti, costretti a vivere sul pianeta della normalità. C'è chi suona le trombe, in questo calcio, e chi, come il Bari, si accontenta delle campane. Il risultato, poi, dipende anche da tante altre cose. Dall'ambiente. E Bari, ieri, era letteralmente scatenata di entusiasmo. Dalla voglia. E di certo quelli di casa non ne avevano meno degli ospiti. Dalle idee. E Fascetti, si sa, è un furbone, pure coraggioso con il suo iniziale tridente contro il classico 4-4-2 di Eriksson.

E a dire il vero è stato proprio il Bari, all'inizio, ad equilibrare la faccenda con la sua voglia, la sua corsa e la continuità del suo splendido Daniel Andersson, mentre la Lazio, più compassata e manovriera, preferiva far correre il pallone in attesa del colpo di uno dei suoi geni. E così, soffocato Masinga fra Mihajlovic e Nesta, è stato Osmanovski a sparacchiare un paio di volte verso la porta di Marchegiani, mentre dall'altra parte Salas si è mangiato un gol già fatto, al 20', e ne ha sfiorato un altro, di testa, al 23'. La Lazio, poi, è salita con il passare dei minuti. Collauto, che aveva cominciato bene, ha cominciato a soffrire nella morsa fra Lombardo e Negro, fino a concedere al vecchio "Popeye", al 33', uno slalom (tiro deviato da F.Mancini) degno dei suoi tempi migliori. Pure Inzaghi ha cominciato a muoversi meglio, cascando, però, in una simulazione che al 43' gli ha procurato l'ammonizione ed ha fatto andare in bestia Fascetti, fino all'arrembaggio finale, fatto di corner consecutivi che hanno però procurato al Bari solo brividi e niente danni. I danni che avrebbe potuto procurare il gol segnato da Salas (e annullato dal signor Treossi) al 38', quando il cileno, avventandosi su una punizione apparentemente battuta da F.Mancini, si è trovato il pallone fra i piedi e la porta spalancata. Questione di interpretazione, forse il direttore di gara ha pensato che F.Mancini avesse passato il pallone verso un compagno perché si incaricasse lui di metterlo in gioco... Dalla tribuna, quel fischio è apparso piuttosto misericordioso nei confronti del Bari ed è diventato causa di discussioni che non finiranno mai.

A parte quell'episodio, comunque, la crescita della Lazio è apparsa sempre più vistosa (più sul piano tecnico che su quello agonistico a dire il vero) tanto che Fascetti ha cercato di metterci un freno, nella ripresa, rinunciando al tridente (fuori Olivares) per schierare, dalle parti di Lombardo, un difensore in più, il giovane Ferrari. Mossa che ha finito per far diventare la partita esattamente ciò che ci si aspettava: un continuo attacco degli ospiti, con i padroni di casa speranzosi in un fortunato contropiede. Vicino al gol è andato ancora un paio di volte Salas, al 3' e al 18', bella è stata una punizione di Mihajlovic respinta a pugni chiusi, al 15', da Gregori (appena subentrato a F.Mancini), mentre il Bari ha provato solo con un tiro da lontano di Innocenti. Poi, Eriksson ha cambiato i suoi calibri, inserendo Boksic al posto di Inzaghi, R.Mancini al posto di Lombardo e Kennet Andersson al posto di Salas. Boksic è partito bene e ha chiuso male, con un tiro sbilenco, alla mezz'ora. Andersson si è fatto vedere con un gran tiro, parato, al 39', mentre il Bari ha continuato a battersi generosamente contro i mulini a vento, sfiorando la realizzazione del sogno quasi in chiusura, al 43' con Masinga, frenato in uscita da Marchegiani. Poco prima che Mancini sfiorasse al sua volta il gol colpendo l'esterno della rete. Belle cose, ma inutili. A quel punto lo 0-0 era già stampato nella roccia.


Da Il Messaggero:


... C'è pure un gol di Salas, misteriosamente annullato da Treossi, di cui tener conto. Ma senza Veron, lasciato a Roma per affaticamento, la Lazio perde qualcosa in inventiva, e le punte avvicendate in blocco da Eriksson non sono riuscite ad approfittare delle occasioni che pure sono loro capitate, specie nella bagarre finale. Niente gol, dunque. E primato ancora in comproprietà. Anzi, se Masinga fosse stato più freddo nell'unica opportunità di tutta la ripresa (bravo Marchegiani a chiudere lo specchio), al Bari, spesso in soggezione, sarebbe riuscito addirittura il colpaccio.

Del resto, Fascetti ed Eriksson si conoscono bene. Al viareggino riuscì la beffa atroce di Roma-Lecce, ma poi lo svedese si è preso sempre rivincite pesanti, compresi i due ultimi successi laziali al San Nicola, non limpidi ma sostanziali. Non poteva che uscirne una partita tattica, con due squadre tese a sfruttare ogni spazio disponibile nel gioco di rimessa. Certo, la caratura tecnica dei biancocelesti ha fatto la differenza nel numero di palle-gol create: il movimento assiduo di Nedved ha costretto Perrotta sulla difensiva, Almeyda ha preso le contromisure al talentuoso Andersson, già nelle brame juventine, Simeone, all'esordio da titolare, è apparso preciso nelle chiusure e pronto a proporsi, quanto a Lombardo, le sue incursioni sulla destra hanno creato più di un apprensione al giovane Collauto. Migliore, insomma, il centrocampo laziale, cui hanno dato una mano consistente anche le due punte, capaci di proporsi a fisarmonica, con Inzaghino intelligente nel gioco di sponda aerea per i compagni.

Il giovane Simone è stato anche il primo a pagare la crociata antisimulatori, iniziata proprio da Fascetti e indirizzata principalmente al fratello Pippo: Treossi lo ha ammonito per una caduta in area a contatto col suo marcatore Innocenti. Ma la Lazio si era molto lamentata qualche attimo prima per un episodio inedito: il portiere Mancini aveva buttato avanti il pallone, dando l'impressione di battere una punizione fuori dall'area, Salas aveva intercettato e segnato a porta vuota ma per l'arbitro forlivese (che l'anno scorso negò un rigore netto a Salas nella partita-chiave di Firenze) il calcio franco, assegnato per fuorigioco di Inzaghi, andava spostato a metà campo. Perfino Eriksson ha perso l'aplomb ed è stato richiamato. I biancocelesti, assistiti in curva da cinquecento tifosi con gli striscioni al rovescio per la nota protesta contro la società, avevano peraltro sbagliato prima anche di proprio. Solo due tentativi aerei per il guardingo Bari: ottima la guardia di Marchegiani su Osmanovsky e poi in contrasto su Masinga.

Fascetti ha capito le sofferenze difensive dei suoi, esentando nell'intervallo l'inutile Olivares e inserendo Ferrari, un altro marcatore a guardia di Lombardo: Collauto (poi rimpiazzato da Giorgetti) ha cambiato fascia, consentendo a Perrotta di avanzare sulla destra. Eriksson ha rilanciato Boksic, dopo un anno e mezzo, in campionato, sacrificando Inzaghi. E Mihajlovic, peraltro ancora dolorante al ginocchio (non è quasi mai avanzato a calciare gli angoli), ha saggiato i riflessi del romano Gregori, subentrato fra i pali all'infortunato Mancini. In gran spolvero Negro, capace di offrire dalla destra palloni in serie agli avanti: miracolosa la respinta di Garzya su tiro a colpo sicuro di Salas. Alla mezz'ora è sibilata fuori di poco la prima conclusione del nuovo Alen ed Eriksson, con la Lazio sempre più padrona del gioco, ha tentato anche le carte Mancini (un buon assist per Boksic e una deviazione di poco a lato sottomisura) e Andersson (un tiro secco dalla distanza). Masinga si è presentato, come detto, solo davanti a Marchegiani nell'unico sbandamento difensivo laziale. E Boksic non è riuscito a deviare di testa l'ultimo traversone del miglior Negro. E' pareggio e alla Lazio non piace.


Le immagini televisive aumentano i dubbi di Eriksson sull'episodio che avrebbe cambiato il corso della partita: la rete di Salas annullata da Treossi nella ripresa. «Rivedendo l'azione, mi sono convinto che il portiere avesse calciato la punizione. Marcelo era stato scaltro nel capire la situazione segnando con un tiro da lunga distanza: quindi un gol valido». Invece... «L'arbitro ha deciso di annullare e far ripetere la punizione, una decisione che non mi ha convinto e che mi ha lasciato molto perplesso». Treossi è piombato minaccioso verso la panchina biancoceleste. «Però i suoi rimproveri non erano rivolti a me...» L'allenatore bacchetta l'arbitro anche per l'ammonizione comminata ad Inzaghi, caduto in piena area. «Forse non era calcio di rigore, però il contatto c'è stato perché il difensore del Bari ha messo una mano sul petto del nostro attaccante. Non si può ammonire un calciatore solo perché, magari sbilanciato, cade in area di rigore. Altrimenti, fra qualche partita, tutti gli attaccanti verranno squalificati». Sven Goran Eriksson è rosso di rabbia e di delusione per un risultato che va stretto alla Lazio. «Abbiamo perso due punti, questo è sicuro. Sul piano del gioco, specialmente nella ripresa, abbiamo dominato il Bari però non siamo stati bravi nel concretizzare la tante occasioni da gol costruite. Sapevamo che l'impegno si presentava difficile, però la sofferenza è stata minore rispetto al previsto in quanto la squadra si è espressa bene. Noi, certamente più del Bari, siamo andati vicini al successo, però il risultato ci penalizza: il pareggio non rispecchia i valori emersi in campo. Peccato perché avremmo potuto essere a punteggio pieno. E pensare che nel finale abbiamo persino rischiato di perdere con quell'occasione sventata da Marchegiani su Masinga».

Due reti all'attivo (un autogol sugli sviluppi di una punizione ed un rigore) in due partite, rappresentano un magro bottino per una formazione che conta cinque attaccanti di valore. Sul San Nicola aleggiava il fantasma di Vieri, protagonista con una doppietta lo scorso campionato. Il tecnico però mette subito in chiaro due situazioni. «Se cominciassimo già a rimpiangere Vieri, allora avremmo sbagliato tutto. Inoltre, non credo esista un problema-gol per questa formazione che, alla fine, avrà segnato tantissimo come lo scorso anno. Ne sono convinto». Cinque attaccanti, tutti schierati in un tourbillon davvero singolare. Eriksson spiega le sue scelte. «Stavamo dominando senza concretizzare, dovevo cambiare qualcosa. Ho provato con la potenza di Boksic, con la fantasia di Mancini ed infine con le bravura di Andersson sulle palle alte. Nonostante il risultato non sia cambiato, credo che le scelte siano state giuste. Quando si dispone di punte forti bisogna provare diverse soluzioni nel corso della partita». Eriksson non rimpiange l'assenza di Veron, ma elogia il sostituto. «Sebastian non era in condizione di giocare e se avessimo segnato due reti, nessuno avrebbe pensato agli assenti. Eppoi, Simeone ha giocato una gran partita, niente da dire. Ripeto, la squadra si è espressa bene, purtroppo non è riuscita a sfruttare quello che ha costruito». L'importante sfida di Coppacampioni di Leverkusen ha forse condizionato. «Penso di no perché tutti hanno dato il massimo ed io rifarei le stesse scelte». In tribuna era presenta il vice allenatore tedesco, Villibert Krener. «Ha visto una buona prestazione della Lazio, che ha lottato con tutte le forze fino all'ultimo per vincere una partita importante». Sul risultato pesa la decisione di Treossi che non ha convinto neanche i sostenitori laziali che, al San Nicola, hanno esposto gli striscioni sottosopra per protesta con la società biancoceleste.

«E’ una Lazio che farà molta strada. Ha suscitato in me impressione favorevolissima. E’ compatta, rumina gioco, è convinta della propria forza; e lo fa con tale determinazione da poter mettere l’avversario in condizione di sudditanza psicologica. Ci ha fatto soffrire davvero tanto; al punto che considero il pareggio finale come un premio di grande valore per il Bari». E’ il succo del Fascetti-pensiero. L’allenatore viareggino non lesina elogi nei confronti della sua ex squadra. «Il calendario ci impone di incontrare le prime tre in classifica dell’anno passato. Io avevo preventivato di ritrovarmi con uno zero nella casella dei punti dopo tre giornate. Ne è venuto invece già uno e aspettiamo sabato prossimo il Milan. Solo che siamo rimasti all’asciutto a Firenze, dove, se la fortuna avesse girato nel nostro verso, di punti avremmo potuto guadagnarne addirittura tre». Richiesta di un parallelo tra Fiorentina e Lazio, Fascetti non ha tentennamenti. «La Lazio mi è parsa molto più forte, più quadrata. Al contrario dell’altro anno, quando vinse qui a Bari con due reti di scarto, stavolta non ho recriminazione da accampare».

«Abbiamo sofferto tantissimo contro questa squadra, non posso nasconderlo. Del resto, contro l’evidenza, non si può andare. Eppure, l’occasione capitata a Masinga, nel finale, avrebbe potuto giocare a nostro favore uno degli scherzi tipici del calcio». Qualcuno ricorda a Fascetti il gol annullato da Treossi a Salas. «Sul campo non avevo avuto dubbi: era rete da invalidare. Rivista l’azione in tivù, mi è sorto qualche dubbio. E alla Lazio mancava Veron, gli ricordano ancora. «Ma Simeone è stato bravissimo ha tenuto il campo con molta autorità, mentre Veron, se viene attaccato, a volte ha dei tentennamenti». Fuori conferenza stampa, il Fascetti confidenziale accetta di esprimere un parere sulle due squadre romane allestite da Cragnotti e Sensi, non tralasciando di ricordare che «la Lazio mi è rimasta nel cuore». Una Lazio che egli giudica «come gruppo più valida di un anno fa». Quanto alla Roma, dice che «a parità forse è meno bella, ma sicuramente sarà più pratica».