Sabato 12 marzo 2005 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 1-1


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12 marzo 2005 - 3139 - Campionato di Serie A 2004/05 - XXVIII giornata

LAZIO: Sereni, Oddo, Siviglia, Fernando Couto, Zauri, A.Filippini, Giannichedda, Liverani (83' Cesar), E.Filippini, Bazzani (58' Dabo), Rocchi (77' Muzzi). A disposizione: Casazza, Talamonti, Seric, Pandev. Allenatore: Papadopulo.

INTER: Toldo, Zé Maria (72' Van der Meyde), Cordoba, Materazzi, J.Zanetti, Veron, Emre, C.Zanetti (66' Stankovic), Kily Gonzales (58' Coco), Adriano, Cruz. A disposizione: Carini, Mihajlovic, Cambiasso, Karagounis. Allenatore: Mancini.

Arbitro: Sig. Trefoloni (Siena).

Marcatori: 45' A.Filippini, 70' Cruz.

Note: serata fredda, terreno in cattive condizioni. Espulso al 56' Giannichedda per doppia ammonizione. Ammoniti: E.Filippini, Muzzi, Adriano e Materazzi. Calci d'angolo: 2 - 4. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: paganti 21.060 per un incasso di 556.490,00 euro; abbonati 28.727, per una quota di 390.803,48 euro.

Il biglietto della gara
L'esultanza di Antonio Filippini dopo la rete
Massimo Oddo in azione
Fabio Bazzani in un fotogramma della gara
Un articolo de "Il Messaggero"

La Gazzetta dello Sport titola: "L'Inter pensa ai portoghesi e si dimentica dei Filippini. Distratta dalla Champions, non batte la Lazio in 10".

Continua la "rosea": C'eravamo tanto amati che alla fine, tra sfottò, scintille, discussioni e anche un piccolo spargimento di sangue, esce fuori l'1-1 che non scontenta nessuno. Buono a tenere l'Inter in zona piazzamento Champions e la Lazio lontana dalla coda. Roberto Mancini incassa il dileggio economico-finanziario della curva e il diciassettesimo pari del campionato. Che è record uguagliato nella storia dell'Inter (precedente 1991-'92), ma non proprio il tipo di primato che sogna Massimo Moratti. La sua è tuttavia una sconfitta ai punti, sia pure di stretta misura. Perché la piccola e generosa Lazio di Papadopulo viaggia tredici punti sotto, e perché per trentanove minuti l'Inter gioca in superiorità numerica, complice l'espulsione di Giannichedda per una doppia ammonizione che scatena polemiche, a nostro avviso in larga parte immotivate. Una cosa è il mani "fatale" del biancoceleste, altra lo spalla-braccio di un pessimo Adriano due minuti prima, che avrebbe secondo i laziali potuto costare un secondo giallo al brasiliano. Trefoloni, l'arbitro abbonato a questa partita (diresse anche l'andata avvelenata dal "vergognati" di Mancini), tanto per cambiare è al centro del dibattito. A nostro avviso, esce da questo match rognoso sostanzialmente bene, anche e soprattutto grazie all'aiuto del guardalinee Biasutto. Il gol giustamente annullato su sua segnalazione ad Adriano per un doppio fallo di mano a tu per tu con Sereni accende una partita che per quasi mezzora è inguardabile. L'Inter ha chiaramente nella testa il Porto di martedì. A cominciare da Mancini, che ha lasciato a casa Vieri e Martins e si tiene stretti in panchina Mihajlovic, Stankovic e Cambiasso.

Ze Maria parte da titolare dopo diciotto partite e dirotta così Javier Zanetti sulla corsia di sinistra, un po' come avvenne domenica scorsa col Lecce dopo l'infortunio di Favalli, che è l'unico degli ex, nonostante l'assenza, ad essere celebrato con affetto dalla curva Nord. Si gioca da tutte e due le parti col doppio centravanti, Adriano e Cruz, Bazzani e Rocchi, così che gli esterni di difesa, tutti fluidificanti, potrebbero contribuire ad accendere tatticamente la partita. Dei quattro, tuttavia, solo Oddo sembra fare il suo in chiave propositiva, mentre Zauri resta molto arretrato perché da quella parte muove in partenza Veron, l'unico dell'Inter a mostrare una certa ispirazione. Quel che non ti spieghi è la rinuncia di Ze Maria e Javier Zanetti alla creazione del gioco. Non uno sganciamento, non un'iniziativa. Mancini vede l'Inter annaspare e cambia posizione a Veron, accentrandolo e spedendo l'inutile Emre a destra. L'Inter finalmente avanza di qualche metro ma come spesso avviene è lì che la Lazio sfrutta gli spazi. E' il momento dei "gemelli del gol" e arriva all'ultimo minuto del primo tempo. Antonio ed Emanuele Filippini, 307 partite di serie A in due per un totale di dodici reti. La tredicesima è di Antonio, per giunta di testa, su assist di Emanuele, al centro di un'area dove marcano visita Javier Zanetti e Materazzi, anche se il più colpevole resta Kily Gonzalez che s'è perso il gemello goleador per strada. Non si può dire che l'Inter rientri in campo morsa dal sacro fuoco della rimonta. Tanto più che Adriano continua a non beccarla mai, e a muoversi in modo sempre più imbarazzante.

Mancini aspetta la superiorità numerica per mettere mano alla panchina, dopo che tra espulsione di Giannichedda e mancato rosso per Adriano con annesso Papadopulo show si è rivisto per qualche momento il clima orrendo dell'altro sabato. Dentro Coco e fuori Kily, dentro Stankovic e fuori Cristiano Zanetti, con annessa rivoluzione tattica: Coco dietro a sinistra, Javier Zanetti a destra, Veron ed Emre in mezzo, Ze Maria laterale di destra e Stankovic di sinistra. Per mandare in confusione una squadra basta molto meno. Papadopulo adotta ovvia contromisura ma secondo noi sceglie male l'uomo da far uscire per inserire l'utilissimo Dabo, visto che la metà campo è rimasta scoperta: esce Bazzani, che pur non velocizzando il gioco tiene alta la squadra ed è fondamentale sulle palle aeree. Resta in campo Rocchi, per una ipotesi di contropiede che non esiste (la Lazio non inquadrerà mai la porta di Toldo per tutta la partita, gol a parte). Alle prime prove d'assedio arriva il pari: che Cruz realizza saltando molto più in alto di Siviglia e Oddo, mentre Couto non si fa trovare sul cross di Ze Maria. Mancini toglie subito il brasiliano (chissà perché) e inserisce Van der Meyde. L'Inter insiste e Sereni ipnotizza Stankovic, da buon ex il più vivo dei suoi. Finisce con un altro suo tiro che si infrange sulla traversa ed è in qualche misura giusto così. Finisce anche con Materazzi che sanguina e con Muzzi che, oltre ad averlo aperto, lo insulta pure. Sarà, ma l'Olimpico meriterebbe qualcosa di meglio.


La Repubblica titola: "Una buona Lazio ha tenuto testa ai nerazzurri: 1-1. Mancini a lungo contestato. Traversa di Stankovic. Nervi tesi all'Olimpico per l'Inter, il solito pareggio. Bel gol di Antonio Filippini, di testa. Replica Cruz nella ripresa. Espulso Giannichedda. Nel finale gomitata di Muzzi a Materazzi".

Continua il quotidiano: Un punticino per la Champions League. Tutto qui quello che l'Inter riesce a ricavare in casa della Lazio, pur giocando per 40 minuti (recupero compreso) in superiorità numerica per l'espulsione di Giannichedda. Roberto Mancini, dunque, lascia un Olimpico che lo ha accolto come peggio non poteva, con il 17esimo pareggio su 28 gare, un'enormità per una squadra che avrebbe dovuto lottare con Milan e Juve per lo scudetto. Brava, umile, operaia ed anche fortunata la squadra di Papadopulo che al 92' si è salvata su una traversa di Stankovic, portando a casa un 1-1 che muove la classifica. Senza Di Canio e Peruzzi e con Cesar recuperato solo per la panchina, Papadopulo affianca Bazzani a Rocchi. Centrocampo molto muscolare con i gemelli Filippini e Giannichedda in fase di interdizione e Liverani in cabina di regia. In casa Inter, Mancini cambia per l'ennesima volta l'11 titolare: in difesa Ze Maria e J.Zanetti sono gli esterni, Materazzi affianca Cordoba al centro, a centrocampo Veron e Kily Gonzalez sono gli esterni con Emre e C.Zanetti centrali. In avanti la coppia Adriano-Cruz. In panchina gli ex Mihajlovic e Stankovic, per loro solo fischi. Per Mancini, invece anche striscioni e biglietti da 500 euro con il suo volto stampato sopra. Applausi per Veron e soprattutto per l'ex capitano Favalli spedito in tribuna da Mancini, ma festeggiato prima della gara dai suoi ex tifosi.

La gara, però, offre poco sul piano dello spettacolo, l'agonismo non manca, il tatticismo neanche, le occasioni da gol, invece, sì. Dopo più di 25 minuti di "noioso" equilibrio, Mancini sposta Veron al centro ed Emre a destra. Mossa giusta perché l'argentino, giocando in mezzo, sa come far girare la palla. La Lazio, molto prudente, non permette all'Inter di sfruttare le fasce grazie al "moto perpetuo" dei gemelli Filippini. Cruz e Adriano non hanno una grande intesa e per l'Inter è dura pungere anche se, al 28', Adriano va in gol, ma Trefoloni, su segnalazione del guardalinee, annulla per un fallo di mani. La Lazio agisce solo in contropiede e a parte un paio di conclusioni dalla distanza di Oddo, non si fa vedere. Al 45', però, biancocelesti in vantaggio a sorpresa: cross di Emanuele Filippini e incornata vincente del gemello Antonio: Lazio in vantaggio e squadre negli spogliatoi. Nel secondo tempo entra in campo un'Inter arrabbiata, Kily (colpevole sul gol della Lazio) è scatenato sulla sinistra, ma la difesa biancoceleste si salva e si salva anche Adriano quando Trefoloni (il "nemico" di Mancini) giudica involontario un suo fallo di mani che gli sarebbe costata l'espulsione. Al 10', però, Trefoloni non ignora il fallo di mani di Giannichedda che, già ammonito, si becca il rosso tra le proteste della Lazio. Mancini toglie Kily nonostante l'ottimo inizio di ripresa e inserisce Coco, Papadopulo toglie Bazzani e inserisce Dabo, Lazio in campo col 4-4-1. Al 21' entra il fischiatissimo Stankovic, fuori C.Zanetti. La Lazio si difende bene e non concede nulla, ma al 25' l'Inter pareggia con un colpo di testa di Cruz (primo gol in campionato) sul cross di Ze Maria. Mancini vuole sfruttare la superiorità numerica per portare a casa i tre punti: dentro Van Der Meyde, fuori Ze Maria.

Proprio l'olandese sulla destra mette in difficoltà la difesa biancoceleste, la Lazio stringe i denti e al 32' trema su un destro di Veron di poco sopra la traversa. Gioca solo l'Inter, la Lazio non può fare altro che difendersi e lo fa con cuore e discreto ordine. Al 47' clamorosa la traversa di Stankovic. Finisce 1-1 ennesimo pari (17 su 28 gare) per l'Inter di Mancini, buon punto, invece, per la Lazio che ha giocato in 10 contro 11 per 35 minuti.