Sabato 27 agosto 2016 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 0-1


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27 agosto 2016 - Roma, stadio Olimpico - Campionato di Serie A, II giornata - inizio ore 18.00


LAZIO: Marchetti, Bastos, de Vrij, Radu, Basta (71' Djordjevic), Biglia, Parolo, Lukaku (63' Patric), Anderson, Immobile, Lulic (58 ' Milinkovic-Savic). A disposizione: Strakosha, Vargic, Hoedt, Wallace, Leitner, Cataldi, Murgia, Kishna, Lombardi. Allenatore: S. Inzaghi.

JUVENTUS: Buffon, Benatia, Barzagli, Chiellini, Dani Alves (78' Lichtsteiner), Khedira, Lemina, Asamoah, Alex Sandro, Mandzukic (65' Higuain), Dybala (88' Pjaca). A disposizione: Neto, Audero, Evra, Rugani, Hernanes, Pjanic). Allenatore: Allegri.

Arbitro: Sig. Guida (Torre Annunziata - NA) - Assistenti Sigg. Tonolini e Tegoni - Quarto uomo Sig. Manganell - Assistenti di porta Sigg. Damato e Irrati.

Marcatori: 66' Khedira.

Note: osservato un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime del terremoto che ha colpito le regioni Lazio, Umbria e Marche nella notte tra il 23 e 24 agosto. La Lazio mostra sulla maglia un apposito logo che riproduce l'orologio della torre civica di Amatrice (RI) ferma sull'orario della prima scossa delle 3:36. Al 28' del primo tempo l'arbitro Guida ordina un "time-out" di circa due minuti per permettere ai giocatori di dissetarsi. Esordio in serie A per Bartolomeu Bastos e Pjaca. Ammoniti: Radu, Alex Sandro e Lemina tutti per gioco falloso. Angoli 4-2. Recuperi: 3' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 30.000 circa.


Dusan Basta in azione
Foto LaPresse
Felipe Anderson
Foto LaPresse
Stefan de Vrij
Foto Getty Images
Un momento della gara
Foto Insidefoto
Stefan Radu
Foto Insidefoto
Ciro Immobile
Foto Insidefoto
Senad Lulic
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Una fase di gioco
Foto Insidefoto
Un momento della gara
Foto Ansa
Ciro Immobile
Foto Ansa
28' primo tempo: il primo "time-out" della storia della Serie A
Foto Fotonotizia
Un altro momento del "time-out"
Foto Fotonotizia
La maglia biancoceleste con l'apposito logo in ricordo delle vittime del sisma del 24 agosto 2016 che ha colpito l'alto Lazio, l'Umbria e le Marche
L'esordiente Bastos, autore di una prova più che convincente

I calciatori convocati per la partita odierna

La Gazzetta dello Sport titola: "Gli artigli della Signora. Fatica, poi entra Higuain e Khedira graffia la Lazio. Ma i biancocelesti non vanno bocciati anche se non battono i bianconeri dal 2003".

Continua la "rosea": Se per battere una dignitosa Lazio basta una Juventus di complemento, senza i pezzi grossi della campagna acquisti in campo dall'inizio, 145 milioni in panchina tra Higuain, Pjanic e Pjaça, ci chiediamo che cosa ne sarà del campionato una volta che i campioni d'Italia andranno a regime, con la formazione titolarissima. Rassegniamoci, si fila dritti verso l'ennesima Juve-crazia. L'anno scorso di questi tempi si respirava l'illusoria aria della decadenza della Signora. Oggi siamo al due su due, sei punti su sei, però con un parziale dispiegamento della reale potenza di fuoco bianconera. Altro gol determinante di Khedira, gran metronomo, ma pur sempre un centrocampista di sostanza, e qui si chiude il cerchio: se la Juve vince senza ansimare grazie a Khedira, decisivo contro la Fiorentina nella prima allo Stadium e ieri all'Olimpico, che succederà quando salirà al trono Pjanic? Fa impressione il centrocampo, in questa Juve di transizione. Nel giro di pochi anni si è passati da Marchisio, Pirlo e Pogba - senza calcolare Vidal - al trio formato da Khedira, Lemina e Asamoah in partenza ieri. Parliamo di una fase temporanea, in attesa del ritorno di Marchisio, dell'innesto di Pjanic e del centrocampista "XY" che arriverà da qui alla chiusura del mercato. Però, per 45 minuti e al netto dei rallentamenti provocati dal caldo, il calo di creatività della mediana juventina è stato evidente e non a caso il gioco fluiva sulle fasce, specie sulla corsia di Dani Alves, e il vero facitore di gioco era Dybala, attaccante con piedi da centrocampista illuminato.

Per un tempo, mediana di intensa lotta e di moderata scrittura: le compensazioni e gli inserimenti di Khedira, le "intercettazioni" di Lemina, nel senso dei palloni soffiati o recuperati, e il podismo di Asamoh. Niente di che, ma niente di meno, in Italia. Se allarghiamo l'orizzonte alla Champions il discorso muta, ma gli juventini stiano tranquilli, si ha come la sensazione che Allegri il meglio lo voglia riservare proprio all'Europa. Per un tempo la Juve ha lavorato la Lazio ai fianchi, l'ha costretta a uno sfibrante lavoro di aggressione e di immediata ricopertura, sforzo aggravato dal caldo-umido, che per tutto il primo tempo ha picchiato duro, al punto da indurre l'arbitro Guida a due minuti di sosta refrigerante: la prima volta in A per tale genere di pausa. Pochi minuti della ripresa sono bastati per capire che la Lazio era entrata in modalità risparmio energetico e che di conseguenza la Juve si sarebbe avvicinata sempre più a Marchetti. L'ingresso di Higuain per Mandzukic ha funzionato da detonatore, il gol decisivo è arrivato pochi secondi dopo l'ingresso del Pipita e non per caso. La sola presenza di Higuain ha scompaginato per qualche attimo la fase difensiva laziale, fin lì encomiabile. Tutti a preoccuparsi di dove fosse e di che cosa facesse l'argentino, e Dybala - complice Biglia, maldestro e molle sul lancio dell'argentino, ha imboccato Khedira davanti allo porta. Non pervenuto Radu, mentre de Vrij ha avuto un attimo di esitazione, nell'inconscio ha forse sospirato di sollievo al pensiero che su quel pallone ci fosse andato il tedesco e non Higuain, e non ha accorciato la marcatura come avrebbe dovuto.

Verso la fine Allegri ha immesso Pjaça e si è avuto un ulteriore assaggio della dittatura che ci attende. Quasi allo scadere il giovane croato ha fatto una cosa da attaccante di razza: finta, strappo a liberarsi della marcatura e tiro potente. La Juve ha vinto per inerzia. L'ineluttabile successo della Juve non equivale alla bocciatura della Lazio. Simone Inzaghi ha fatto tutto quello che poteva. Ha ordinato ai suoi di cominciare con piglio, li ha poi riposizionati su trincee meno esposte e alle prime avvisaglie di esaurimento scorte ha cambiato il cambiabile per resistere. La Lazio, che in campionato non batte la Juve da 24 partite, ultima vittoria nel 2003, è stata punita da un episodio: lo 0-0 non sarebbe stato scandaloso, ma lo 0-1 è regolare, perché il primo tiro nello specchio i biancocelesti lo hanno scoccato all'86', con Parolo da fuori. Il dato è emblematico dell'attuale stato dell'arte laziale: squadra con fisionomia tecnico-tattica, che fatica a creare pericoli nei sedici metri avversari. Davanti però c'era la Juve, la Lazio va misurata con formazioni "normali".


Il Corriere dello Sport titola: "Khedira II, così la Juve resta regina. Entra Higuain e subito decide un nuovo gol del tedesco. La Lazio lotta ma non incide: resiste il tabù bianconero".

Prosegue il quotidiano sportivo romano: Nel segno di Khedira. Secondo gol di fila e tre puntoni per la Juve, che con la Lazio non perde dal 2003. A lungo prigioniero della gabbia di Inzaghi, che limita i suoi inserimenti oltre a occludere le fasce bianconere, trova modo di evadere e castiga Marchetti, complice un pasticcio di Biglia. Succede dopo oltre un'ora di gioco macchinoso, influenzato dal caldo insopportabile, ed è uno spot del cinismo che solo le grandi posseggono: la Lazio, infatti, non impensierisce mai Buffon, ma ha il merito di ridurre all'osso i pericoli e tenere a bada i campioni d'Italia. Higuain e Pjanic, i crack del mercato, partono ancora una volta dalla panca: le chiavi del gioco restano a Lemina, in attacco Mandzukic è gemello di Dybala. Rispetto al debutto, una sola novità: Benatia al posto di Bonucci, rimasto a Torino per ragioni personali. Nella linea difensiva, il marocchino si piazza però a destra, con Barzagli dirottato al centro. Simone Inzaghi modella il 3-4-3, modulo in realtà elastico per via dei ripieghi di Lulic e Anderson, e disinnesca a lungo i dispositivi di Allegri, in particolare le incursioni delle mezz'ali (quando Khedira sfugge, Parolo è tempestivo) che avevano fatto male alla Fiorentina, e la spinta di Dani Alves e Alex Sandro. Tra i laziali, 4 volti nuovi: Bastos, le cui caratteristiche aderiscono in pieno al sistema di gioco adottato, Felipe Anderson che è tornato dall'Olimpiade, Radu e Lulic recuperati.

L'incipit è biancoceleste, manovra limpida e ritmo accettabile, con la Juve bloccata, e un po' spaesata di suo, che vivacchia su isolati regali: un paio di ripartenze senza sbocco su palloni dilapidati da Biglia e un'unica occasione propiziata da Basta: un rinvio del difensore carambola su Alex Sandro e smarca Dybala, fermato da Marchetti. Il portiere è pronto pure su Asamoah alla mezz'ora, quando la Juve ha rosicchiato metri e il caldo fiacca i calciatori. Nel cuore del tempo, viene perfino concesso un time out per dissetarsi: è a discrezione dell'arbitro e Guida ritiene sia il caso, la mente corre a precedenti in mondovisione come il mondiale brasiliano. Anticipi. C'è chi ne risente meno, come Parolo, che lavora cento palloni, ma tanti si trascinano o boccheggia. Le azioni sono spezzate, le accelerazioni rare, arriva l'intervallo senza che il match decolli. La Lazio, causa un paio di anticipi provvidenziali bianconeri (Benatia su Lulic), qualche conclusione murata fortunosamente (Anderson) e qualche imperfezione (cross lungo di Biglia) conta in 45' un solo tiruccio, però le va dato atto d'aver inscatolato la favoritissima Juve. Nella ripresa, Lulic e Anderson s'invertono, ma è roba d'un quarto d'ora: il bosniaco, distrutto, lascia infatti a Milinkovic, poi entra Patric per Lukaku: ossigeno per una Lazio che adesso a tratti s'arriccia, tesse però non affonda, rischia grosso quando Mandzukic spara centrale.

Non bastano, i nuovi entrati, a risistemare gli equilibri, perché adesso la Juve riesce a interpretare meglio i movimenti e Khedira diventa devastante: tiro-cross deviato su tacco di Dybala, poi diagonale vincente su assist dell'argentino e liscio di Biglia. Nella Juve è appena entrato Higuain: esulta senza avere il tempo di accarezzare il pallone. La Lazio è slegata, Immobile solitario ma non molla: un suo cross balla in area ma nessuno interviene, l'altra minaccia è di Milinkovic ma Chiellini tampona. E' il momento di osare, dentro anche Djordjevic, una deviazione fortunosa disarma Patric che ha la migliore palla gol. Buona Lazio, la Juve passa senza brillare. Bello il finale, con i tifosi della Juve che s'attardano per disposizioni delle forze dell'ordine e, dopo aver chiamato i calciatori, fanno lo stesso con i vigili del fuoco: li ringraziano per il lavoro fatto nei luoghi del terremoto, è il cuore grande della curva.


Il Messaggero titola: "Juve al minimo, ma la Lazio c'è. I biancocelesti tengono bene il campo ma devono arrendersi al gol di Khedira. Le mosse tattiche di Inzaghi hanno messo in difficoltà i campioni d'Italia".

Prosegue il quotidiano romano: Un applauso lungo, interminabile e struggente per ricordare le vittime del terremoto, da parte di un Olimpico commosso, prima di cominciare la grande sfida sul campo. Con la Lazio che, per l'occasione, ha presentato una maglia con sul petto la scritta "Noi con voi", con un chiaro e diretto riferimento alla tragedia del centro Italia e della regione Lazio in particolare. Lutto al braccio per entrambe le squadre. La Lazio ha affrontato poi la partita con il piglio giusto, agitandola in avvio, subendola un po' nella ripresa e cercando la reazione nel finale. La vittoria ha sorriso alla Juventus, a punteggio pieno, però i biancocelesti hanno tenuto il campo per lunghi tratti, impegnando gli avversari e limitandone la forza d'urto con una condotta all'insegna della corsa, dell'abnegazione e dell'impegno totale. Per affrontare i campioni d'Italia Inzaghino ha scelto la difesa a 3, un assetto che ha garantito al reparto una buona solidità complessiva. Le scelte tattiche e l'aggressività della Lazio hanno costretto la Juventus ad affrettare i passaggi, spesso sporcati dagli avversari.

Il gran lavoro dei centrocampisti ha prodotto buoni risultati e il buon primo tempo di Anderson ha dato vivacità alla manovra che, però, è mancata d'incisità in quanto Immobile è apparso isolato nel cuore della retroguardia bianconera. Ha dato profondità, lottato e tenuto duro ma senza arrivare alla conclusione. Non è stata una bella Juve: forse Allegri ha sbagliato qualche scelta, probabilmente la Lazio le ha complicato gioco e vita. Manovra lenta, asfittica, quasi mai per linee verticali e tanta noia da parte dei bianconeri. Il 3-4-3 di Inzaghi è spesso diventato un 4-5-1, necessario per compattare la formazione, bloccare le fasce e tentare di arginare la manovra di Khedira e Lemina. Nella ripresa la Juve ha tentato subito di rompere il marcato equilibro della prima frazione e Allegri ha gettato nella mischia anche Higuain, non ancora nel pieno della condizione. E' apparsa una squadra più determinata e con un gioco leggermente più veloce mentre i biancocelesti hanno preferito presidiare i valichi e ripartire nei rari spazi a disposizione. A decidere il match è arrivato un preciso diagonale di Khedira, autentico lampo di classe cristallina. Per il tedesco si è trattata della seconda marcatura pesante consecutiva: è stato il gol che ha sancito la settima vittoria consecutiva. Un episodio che ha trovato impreparata la difesa biancoceleste nel quale ha esordito bene il neo acquisto Bastos e che ha ripresentato un de Vrij in protagonista soprattutto nella prima frazione.

La Juventus si è confermata autentica bestia nera, imbattuta dal 2003 all'Olimpico, dove ha incassato una sola rete nelle ultime 7 partite. Però, almeno questa volta, alla squadra di Inzaghi va il merito di averla impegnata duramente, tenendole testa con orgoglio e carattere fino alla fine. L'ha fatto con pervicacia e buone trame e Patric ha avuto sul destro il pallone della vita per cambiare il destino alla partita. Ma l'ha calciato alto, sopra la traversa. Una sconfitta magari annunciata però meno evidente di quella che si potesse ipotizzare. Il tecnico aspetta i 2 rinforzi per dare l'identità definitiva a una formazione che ha già delle discrete geometrie e dei punti fermi importanti. Non tutti gli avversari avranno la qualità e la forza della Juventus.


Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Gran bella Lazio. Di più non poteva tirare fuori. Simone Inzaghi ha tenuto in scacco Allegri e i campioni d'Italia per settanta minuti, concedendo pochissimo con il trio formato da Bastos (esordio stellare), de Vrij e Radu. C'è il rimpianto per non aver indovinato la ripartenza o trovato il gol che avrebbe potuto cambiare la storia. Indovinata la mossa della difesa a tre. Simone ci aveva pensato dopo aver rivisto la finale di Coppa Italia del 2014, quando Pioli costrinse i bianconeri ai supplementari. "Avevamo provato per tre o quattro giorni, ho visto i giocatori convinti, sapevo che potevamo giocare in questo modo e in mattinata ho deciso. Non mi piace cambiare modulo, ma per la Juve un'eccezione si poteva fare e poi saper adattarsi è una qualità. E' stata un'ottima partita. Sono rammaricato per il risultato, ma orgoglioso della Lazio e dei miei giocatori". E' stato un combattimento, ci sono state azioni in cui ai biancocelesti è mancato l'ultimo passaggio per arrivare davanti a Buffon. "Ce la siamo giocata alla pari, mi porto dietro la prestazione. Mi sarebbe piaciuto raccogliere un risultato positivo, credo lo avremmo meritato. Analizzeremo il gol preso, altre occasioni però non le abbiamo concesse". Inzaghi si è giocato i cambi necessari nella ripresa. All'Olimpico faceva caldissimo, nel finale una leggera flessione è stata normale. "Per una partita a questa intensità erano necessarie le sostituzioni, la squadra aveva speso tanto, Lulic e Lukaku erano stremati dopo aver dato tutto. Era preventivabile un calo negli ultimi venti minuti, ma ho visto comunque la voglia di portare qualche palla in area, forse dovevamo essere più bravi in alcune ripartenze".

Simone ha sottolineato l'impegno dei suoi ed è convinto che la gente abbia apprezzato gli sforzi della Lazio, capace di diminuire o far avvertire meno il divario previsto con i campioni d'Italia. "La gente e tifosi penso dovrebbero essere contenti della Lazio, scontenti del risultato, ma non della squadra. Abbiamo lottato e giocato alla pari con la Juve. A differenza di quanto era successo nei confronti diretti degli ultimi anni, tolta la finale di Coppa Italia del 2014, credo sia stata questa la partita in cui la Lazio ha fatto meglio e ha giocato alla pari con gli invincibili". Inzaghi ha applaudito l'esordio di Bastos. "E' andato molto bene, non pensavo di utilizzarlo, si allenava soltanto da quattro giorni, sino a lunedì era in attesa del permesso di soggiorno, in quattro giorni mi ha convinto. E' un difensore di assoluto valore, dovrà aiutarci tanto". La sintesi dei suoi rimpianti è questa. "Ci voleva una partita perfetta, è stata quasi perfetta. Non ho rivisto il gol, fatale l'errore. Analizzeremo due o tre palle che hanno attraversato l'area di rigore della Juve senza che ne approfittassimo. Contro un'altra squadra, stasera avremmo vinto, però sono orgoglioso di essere a capo di questa squadra". Inzaghi ha difeso Felipe Anderson e Lulic. "Dovevano fare un lavoro enorme nelle due fasi di gioco, ha lavorato tantissimo Immobile. Potevamo sfruttare meglio qualche ripartenza". Ora l'attesa è per l'esterno d'attacco. "Siamo alla ricerca del sostituto di Candreva, la società sta lavorando, entro mercoledì si chiuderà un acquisto. Un esterno arriverà".

Non si può sbagliare scelta e il tempo stringe. Keita resta sul filo. "Prima dell'Atalanta ha avuto problemi, questa settimana ho preferito lasciarlo tranquillo, vedremo cosa succederà da qui a giovedì". O la Lazio lo cede e lo sostituisce come si deve (ma ancora manca uno per Candreva) oppure dovrà fare di tutto per chiarire, rinnovare e riportarlo dentro al progetto.



La rete che ha deciso la gara



La formazione biancoceleste: Basta, de Vrij, Lukaku, Lulic, Immobile, Marchetti; Bastos, Felipe Anderson, Radu, Parolo, Biglia
I giocatori laziali al centro del campo durante il minuto di raccoglimento per le vittime del terremoto



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha convocato i seguenti calciatori:




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