Domenica 17 settembre 2017 - Genova, stadio L. Ferraris - Genoa-Lazio 2-3


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17 settembre 2017 - Genova, stadio L. Ferraris - Campionato di Serie A, IV giornata - inizio ore 20.45


GENOA: Perin, Rossettini, Spolli (70' Gentiletti), Zukanovic, Rosi, Cofie (56' Brlek), Veloso, Laxalt, Ricci, Taarabat, Centurion (33' Pellegri). A disposizione: Lamanna, Zima, Lazovic, Omeonga, Migliore, Rodriguez, Salcedo, Palladino, Galabinov. Allenatore: Jurić.

LAZIO: Strakosha, Bastos, de Vrij (60' Caicedo), Radu, Basta (66' Marusic), Murgia (66' Lukaku), Leiva, Lulic, Luis Alberto, Milinkovic, Immobile. A disposizione: Vargic, Guerrieri, Luiz Felipe, Patric, Crecco, Di Gennaro, Palombi. Allenatore: S. Inzaghi.

Arbitro: Sig. Orsato (Schio - VI) - Assistenti Sigg. Liberti e Ranghetti - Quarto uomo Sig. Serra - V.A.R. Sig. Di Bello - A.V.A.R. Sig. Illuzi.

Marcatori: 13' Bastos, 57' Pellegri, 70' Immobile, 73' Pellegri, 82' Immobile.

Note: osservato un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime del nubifragio abbattutosi sulla città di Livorno e nel resto d’Italia nello scorso fine settimana. Ammonito al 39’ Rosi, al 46' De Vrij all'87' Luis Alberto tutti per gioco falloso. Esordio in serie A per Brlek. Angoli 2-1. Recuperi: 1' p.t., 4' s.t.

Spettatori: paganti 1.488 per un incasso di Euro 41.354, abbonati 17.577 per una quota di Euro 173.875.


Le squadre schierate al centro del campo per il minuto di raccoglimento
Bastos esultante dopo il gol che ha sbloccato il match
Luis Alberto
Sergej Milinkovic-Savic
Bastos, autore del primo gol, in marcatura su Taarabt
Pellegri tira verso la porta laziale realizzando il primo pareggio genoano, complice la deviazione di Radu
de Vrij interviene su Pellegri. Nell'azione prenderà il cartellino giallo
Lukaku fallisce una clamorosa palla gol facendosi parare il tiro da Perin
Lucas Leiva impiegato come centrale difensivo dopo l'uscita dal campo di de Vrij
Il pallonetto con cui Immobile supera Perin dopo l'involontario assist di Gentiletti

I calciatori convocati per la partita odierna

La Gazzetta dello Sport titola: "Immobile doma il Genoa. Ma che bravo Pellegri! Due volte avanti con Bastos e Ciro, la Lazio viene ripresa dal talento classe 2001. Il bomber azzurro decide su incredibile errore di Gentiletti".

Continua la "rosea": Si guarda spesso agli altri campionati con invidia, per le occasioni, le emozioni, il sistema di disincagliarsi dal tatticismo. Bene: questa partita a un certo punto sembra presa a noleggio dalla Liga o dalla Premier. Chi l’affitta, prezzo modico trattato da Lotito in persona, è la Lazio che sceglie il modo più complicato e spettacolare di vincere. La banda di Inzaghi è superiore, ha opportunità triple e spessore qualitativo più elevato. Eppure si fa riprendere due volte dal Genoa, regalando i gol. Immobile, con un assist dell’ex Gentiletti, ridà giustizia al risultato. Però il Genoa, al terzo k.o. di fila, perde in maniera dignitosa: cioè, sente i fischi a fine primo tempo e non alla fine. Anzi, ci sono gli applausi per Pietro Pellegri, classe 2001, alla prima doppietta in A e primo a riuscirci alla sua età. Anche se Immobile, che chiude la settimana con sei reti tra Milan, Vitesse e i due qui, tiene a far rispettare le gerarchie da centravanti della Nazionale, è il ragazzo a costruirsi il futuro che spera sarà altrettanto azzurro. Ha tempo.

Impauriti contro stanchi, ma alla fine le etichette vengono stracciate. Il Genoa vi tiene fede nel primo tempo, non dopo; un punto in tre giornate è un raccolto misero che fa affiorare l’ansia, ma i rivali non sfruttano gli errori tattici, tecnici e fisici. Quindi quando dopo quasi un’ora di dolori, un mezzo rimpallo lancia Pellegri, ecco l’1­-1 (deviato anche da Radu). E quando un rimpasto difensivo, con Leiva centrale al posto di De Vrij allarga gli spazi, ancora il sedicenne colpisce implacabile. E dire che è entrato al 33’ p.t. per Centurion, dopo che Juric decide di abbandonare il tridente senza centravanti vero. Dopo, sarebbe stato troppo il tris di Zukanovic, visto che la Lazio, nonostante un viaggio in Olanda finito venerdì pomeriggio, a lungo è molto più fresca, reattiva, preparata.

Corre, domina, gioca bel calcio, nel senso stretto del termine. Il 3­-4­-2­-1 di base subisce molte mini modifiche, 3­-1­-4­-1­-1 oppure 3­-3­-4 quando Lulic o Basta si alzano larghi sulla linea delle punte. Ma i numeri dell’identità tattica non riflettono appieno quanto avviene: la Lazio ha il limite di non giustiziare i genoani, anche se salta sempre le trappole piazzate da Juric. Un esempio fra tanti: Rossettini a uomo su Luis Alberto? Il laziale scende fino a centrocampo e l’altro esce dalla difesa lasciando un buco in cui s’infilano Lulic e Milinkovic. Che segni Bastos, di coscia, aumenta l’autostima delle riserve. Che i cambi, con l’ingresso di Lukaku e Marusic, favoriscano il nuovo sorpasso, è il segnale della bontà della rosa. Comunque decide ancora Immobile, che ha giocato all’estero e sa come si chiudono certe partite non troppo italiane.


Il Corriere dello Sport titola: "E' una Lazio da Champions. Immobile scatenato (due gol) regala alla Lazio il quarto posto. Il Genoa si consola con la doppietta più giovane di sempre, firmata da baby Pellegri. A Marassi un match ricco di colpi di scena. Apre Bastos, i rossoblù tornano due volte in partita grazie al loro fenomeno di 16 anni. Ma decide l’azzurro".

Prosegue il quotidiano sportivo romano: Dietro alle tre grandi ora c’è la Lazio, unica imbattuta fra le italiane di Coppa, bella per mezz’ora, poi compiaciuta, infine cattiva. Ha battuto il Genoa a Marassi dopo 7 anni con la doppietta di un centravanti fortissimo, Immobile, al 10° gol stagionale. Gli ha risposto, finché la sua squadra ha avuto forza, un ragazzino del 2001, Pellegri, un predestinato, si sa, solo che il resto del Genoa non è stato al suo livello. Tre a due alla fine, vittoria giusta (19 tiri a 5 danno un’idea), con un secondo tempo folle e per questo divertente, pieno di errori (imperdonabile quello di Gentiletti), di gol, di occasioni e paratone. Per mezz’ora, il Genoa ha boccheggiato. Non aveva la forza di reggere il ritmo forsennato della Lazio, passata dall’Europa League al campionato con la stessa convinzione, la stessa brillantezza e lo stesso gioco, nonostante i 6 cambi fatti da Inzaghi. Un gol, due palle-gol sciupate e un controllo palla da applausi, con la qualità di Luis Alberto, nel primo tempo.

Proprio la posizione e il movimento dello spagnolo hanno fatto sbandare la difesa genoana. Juric aveva schierato tre centrali, Rossettini, Spolli e Zukanovic, e uno a turno doveva lasciare la linea per uscire su Luis Alberto. Il quale però giocava ovunque, davanti, in mezzo e dietro, raccogliendo la palla da Leiva, così ha avuto tutta la libertà necessaria per creare gioco e dettare gli assist delle due belle occasioni fallite da Immobile e prima da Basta, in fondo a un’azione fantastica, creata, rifinita e conclusa con tocchi rapidi e corti. Dopo mezz’ora, Juric ha tolto Centurion, alla sua prima da titolare per mettere Pellegri e soprattutto per accentrare Ricci in marcatura su Leiva. Si è notato un miglioramento sul fronte genoano, un maggiore equilibrio. La Lazio ha proseguito a palleggiare, lasciando però l’impressione di un eccessivo compiacimento. Con quella batteria di centrocampisti, registi, trequartisti e mezze punte, si sentiva sicura della sua qualità, ma il gol di Bastos (punizione di Milinkovic respinta male da Perin e ribattuta in rete dal difensore angolano) poteva non bastare. Il secondo tempo è esploso con le fiammate del minorenne Pietro Pellegri e del superbomber Ciro Immobile. Due doppiette, ma decisiva è stata solo quella del laziale.

Pellegri ha fatto l’1-1 sfruttando prima una respinta di De Vrij sulla faccia di Radu e poi la deviazione dello stesso rumeno; Immobile ha riportato avanti la Lazio dopo uno spunto micidiale di Lukaku; Pellegri lo ha riagguantato con un gol capolavoro, in tuffoo di piede su lancio di Zukanovic; Immobile ha chiuso il conto col regalo di un ex laziale, Gentiletti, che ha sbagliato in modo clamoroso il passaggio a campo aperto, divenuto così un assist per l’avversario, lanciatosi come un falco verso Perin: pallonetto e vittoria della Lazio. Leiva (arretrato, in un ruolo mai coperto prima, dopo l’uscita forzata di De Vrij per un problema muscolare) ha sbagliato anche sul secondo gol di Pellegri.


Il Messaggero titola: "Doppio Immobile e la Lazio vola. I biancocelesti passano in casa del Genoa. A segno anche Bastos. Successo meritato ma la gara andava chiusa prima del regalo di Gentiletti".

Prosegue il quotidiano romano: La Lazio c’è. E’ bella e può sognare. Va in vantaggio, si fa recuperare due volte e alla fine conquista tre punti d’oro. Battuto il Genoa per 3-2, a Marassi. Uno stadio maledetto per i biancocelesti che qui non vincevano dal 2010. E’ la vittoria del gruppo, del carattere e di un regalo dell’ex Gentiletti. Un successo sofferto e per questo ancor più importante. Inzaghi sorride perché di partita in partita sta scoprendo un gruppo granitico. La classifica è bellissima e dice che la Lazio è a quota 10 appena due punti sotto Napoli, Juve e Inter. Roba da capogiro. O meglio CapoCiro perché c’è sempre il piedone di Immobile a regalare gioie. Eguagliato anche il record di Eriksson del 1999: quattro risultati positivi nelle prima quattro giornate. Buio pesto per il Genoa che resta con un solo punto in classifica, fortuna per Juric che nessuna di quella che viaggiano a braccetto con i suoi hanno vinto.

La Lazio inizia con grinta, i biancocelesti prendono possesso del campo e del pallone. Il Genoa non è da meno e nelle prime battute si assiste ad una battaglia intensa e senza esclusione di colpi. Ne sanno qualcosa le caviglie di Immobile. Milinkovic è molto attivo e chiama spesso Radu, vuole la palla sui piedi per scambiarla velocemente con Lulic o lanciare nello spazio Immobile. Sergej lotta con i centrali del Genoa che lo malmenano appena si avvicina. Fa da chioccia a Murgia incitandolo e chiamandogli spesso il passaggio o la chiusura. E’ proprio il serbo a propiziare il gol. Punizione violentissima su cui Perin compie un mezzo miracolo, la palla resta lì e Bastos porta invantaggio la Lazio. Con la palla tra i piedi i biancocelesti giocano un calcio da applausi, passaggi di prima e sempre rasoterra. Sembra un flipper con i genoani a rincorrere il pallone. Luis Alberto gioca da play, sacrificandosi anche in copertura. Il gioco passa sempre dai suoi piedi vellutati. Lo spagnolo si abbassa e fa ripartire l’azione. Detta la giocata e imbecca i tagli di Immobile. Stupenda la sua fuga sulla sinistra, lascia sul posto Rossettini e serve un pallone al bacio per Ciro che però calcia troppo alto. I biancocelesti sono poco cinici. Juric ringrazia.

Il tecnico rossoblù sconfessa le sue scelte e manda in campo il giovanissimo Pellegri (2001), un riferimento puro in avanti, e dirotta Taarabt sull’esterno. Scelta vincente perché il baby sfrutta un errore della difesa laziale e punisce Strakosha, complice una deviazione di Radu. Il Genoa subito dopo il pari prende vigore e conquista metri di campo. Inzaghi deve cambiare de Vrij (indolenzito e ammonito), dentro Caicedo con Leiva difensore centrale e Luis Alberto regista. Poi spazio a Lukaku e Marusic per spingere sugli esterni. Ed è proprio il belga, appena entrato, a divorasi un gol enorme. Si fa perdonare subito dopo servendo un assist al bacio per Immobile che di piatto non sbaglia. Nemmeno il tempo di esultare che il Genoa riagguanta il risultato. Errore di Leiva e doppietta di Pellegri che si va a prendere il giusto abbraccio della curva genoana. Di errore in errore e di doppietta in doppietta. Gentiletti sbaglia regalando palla a Immobile, Ciro gli strizza l’occhio e con un pallonetto scavalca Perin. Un arcobaleno che tinge il cielo di biancoceleste e annienta la maledizione di Marassi. Estasi. Ubriachi di felicità i tifosi biancocelesti che sognano ad occhi aperti.


Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Quarto posto da Champions, quattro risultati utili per la storia, tutto insieme. Inzaghi aspetta Sarri per il big match di mercoledì. Inzaghi come Eriksson, roba da maestri. Dal 1999-2000 la Lazio non centrava quattro risultati di fila nelle prime quattro giornate di campionato. Ci è riuscito Simone: "Fa piacere, dobbiamo continuare così. Se mi monterò la testa? No, assolutamente. Il calendario non era semplice e sarà ancora più difficile d’ora in avanti. La classifica dice che Lazio-Napoli è da scontro diretto in questo momento, speriamo che lo sia anche al ritorno. Le concorrenti si sono rafforzate, ma stiamo dimostrando di poter stare lassù. Siamo più consapevoli della nostra forza". E’ tutta arte personale quella di Inzaghi, non è ereditata. Mette mano alla Lazio e tutto va a posto nonostante l’emergenza difensiva. Simone ora se la vedrà con Sarri: "Sarà una partita molto difficile. Sappiamo chi incontreremo. Lo scorso anno, al San Paolo, giocammo una buona gara, al match dell’Olimpico arrivammo stanchi. Dobbiamo recuperare le energie in fretta, ci riusciremo. Il Napoli, assieme alla Juve, è la squadra migliore d’Italia. Proveremo a darle filo da torcere, con tutte le forze!"

La Lazio di Inzaghi è esperta nel lieto fine, è la parabola dei 3-2 stagionali: "Abbiamo fatto un bel primo tempo, ai ragazzi però avevo chiesto di chiudere prima la partita. Il Genoa ha trovato un gol un po’ fortuito". Inzaghi si gode questo incredibile Immobile: "Il siparietto con Ciro? Gli ho detto che poteva calciare prima o scartare il portiere. Siamo felici di averlo con noi, è un campione, ci ha abituato bene. Lui uomo spogliatoio? E’ stato bravissimo ad inserirsi in questo gruppo. Sul campo si è meritato il ruolo di leader, è un piacere e un orgoglio allenarlo. Anche la squadra lo aiuta". Inzaghi ha ruotato 18 giocatori ed è rimasto imbattuto: "L’anno scorso faticavamo alla terza partita dopo la Coppa Italia, quest’anno ho gestito da subito le forze. Speriamo di fare meglio. Possiamo migliorare in cinismo. Ho la possibilità di scegliere sugli esterni. L’anno scorso c’era tempo per recuperare, dobbiamo abituarci". Luis Alberto è una stella, non giocava mai, ora è il più utilizzato: "Non posso fare a meno di lui, fa 3-4 ruoli. Ha capito il nostro calcio, è un piacere vederlo giocare, troverà sempre posto. E’ stato un piacere vedere la Lazio del primo tempo". Lo spagnolo sembra un altro e non c’entra il ciuffo biondo: "In ritiro gli ho fatto la stessa battuta". E sull’interessamento della Juve risponde: "La Lazio per me è un punto d’arrivo. In futuro vedremo cosa accadrà".


Ora i gol sono 10, divisi fra tutte le competizioni a cui ha finora partecipato: 2 in Supercoppa contro la Juventus, 6 in campionato (1 contro il Chievo, 3 contro il Milan, 2 ieri sera contro il Genoa a Marassi), 1 in Europa League in Olanda contro il Vitesse, 1 in Nazionale contro Israele. Che sia la stagione di Ciro Immobile è piuttosto evidente. Sta segnando tanto e sono quasi tutti gol decisivi, come questi di Marassi. Ma non bastano i gol per spiegare l’ultima partita di un giocatore che anche ieri è stato fischiato dai suoi vecchi tifosi. Ciro si è battuto come un mediano. Nonostante la Lazio avesse un centrocampo strapieno di gente e lui fosse l’unica punta di ruolo ha partecipato al recupero palla, ha pressato, si è messo sempre a disposizione conservando la lucidità per il pallonetto del 3-2 finale. Ora dice che "l'importante era fare bene e portare a casa il risultato", ma c’è tanto di più di Immobile in questa partita, in questa Lazio e in questo campionato. Prima della partita ha radunato la squadra e ha fatto un discorso da leader: "Ragazzi, non dimentichiamo lo spirito di squadra, quello che ci ha portato fin qui. Forza!".

Gli piace parlare dell’unità del gruppo: "Il Genoa cercava il riscatto e noi a Marassi non vincevamo da 7 anni. Peccato per i gol subiti, in settimana lavoreremo sui nostri errori insieme al tecnico. Da quando sono arrivato ho sempre detto che non contavano i gol ma il lavoro. Adesso sto raccogliendo i frutti insieme alla squadra e non vogliamo fermarci più. Sono convinto che il gruppo sia la nostra forza. Mai dobbiamo dimenticarcelo. Squadre unite come la nostra ne ho viste pochissime. Questa è una squadra importante che deve fare cose importanti, altrimenti è un peccato". Ciro vola: "Una partenza così non l'ho mai avuta. Ci lavoro dallo scorso anno. E’ il momento più bello della mia carriera. Sono felice per il lavoro che sto facendo e quello che sta facendo la squadra. Ci stiamo allenando duramente e ci meritiamo quello che stiamo raccogliendo". Mercoledì il Napoli all’Olimpico: batterlo significherebbe un altro clamoroso salto in classifica: "La prossima sarà una grandissima partita contro una squadra forte e in formissima come il Napoli che lotta per lo scudetto. Lo scorso anno abbiamo perso male e ci vogliamo riscattare".



Galleria di immagini sulle reti della gara
Bastos sblocca la partita
Il pareggio genoano dell'1-1
Ciro Immobile segna la rete dell'1-2
Il secondo pareggio rossoblù
Ciro Immobile, di pallonetto, sigla il definitivo 2-3



La formazione biancoceleste:
Strakosha, Immobile, de Vrij, Milinkovic-Savic, Murgia, Luis Alberto;
Radu, Basta, Leiva, Lulic, Bastos
La formazione iniziale biancoceleste in grafica





► Per questa partita il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha convocato i seguenti calciatori:




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