Domenica 18 marzo 2001 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 4-1


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18 marzo 2001 - 2943 - Campionato di Serie A 2000/01 - XXIII giornata

LAZIO: Peruzzi, Colonnese (42' Pesaresi), Nesta, Negro, Pancaro, Poborsky (81' Castroman), D.Baggio, Veron (76' Stankovic), Simeone, Nedved, Crespo. A disposizione: Marchegiani, C.Lopez, Baronio, Ravanelli. Allenatore: Zoff.

JUVENTUS: Van der Sar, Birindelli, Tudor, Montero, Pessotto, Conte (46' Zambrotta), Tacchinardi (69' O'Neill), Davids, Zidane, F.Inzaghi (46' Trezeguet), Del Piero. A disposizione: Carini, Ferrara, Kovacevic, Iuliano. Allenatore: Ancelotti.

Arbitro: Sig. Collina (Viareggio).

Marcatori: 22' Nedved, 46' Crespo, 59' Del Piero, 66' Nedved, 81' Crespo.

Note: espulsi Davids al 13' e Trezeguet all'88'. Ammoniti Montero, Pancaro, Poborsky. Recuperi 4' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 65.000 circa.


La rete di Pavel Nedved per il vantaggio biancoceleste
Il raddoppio di Hernan Crespo
La rete di Del Piero
La doppietta di Pavel Nedved...
... e quella di Hernan Crespo
Crespo in azione
Dal Guerin Sportivo la fotocronaca della gara
Pavel Nedved contrastato da Birindelli
Crespo e Conte

Anche se a tutti sembrerà esattamente il contrario, la Juventus non è stata estromessa dalla volata per il titolo. Certo, si è staccata di un altro punto dalla Roma (meno 7), ma il fatto che la capolista non sia passata in casa della penultima in classifica la deve consolare almeno quanto la prestazione di ieri sera: fino a quando è rimasta in undici, e per sei minuti anche dopo, la squadra di Ancelotti avrebbe meritato il pareggio come testimoniano un salvataggio sulla linea e una traversa piena. La Lazio, a giudizio di chi scrive, rientra nella competizione-scudetto per gli stessi motivi che sono serviti a spiegare la situazione juventina: i biancazzurri hanno segnato quattro gol a quella che era la migliore difesa del campionato (15 reti subìte fino a ieri), colpendola con i suoi uomini migliori, Crespo e Nedved. Prima a freddo e poi in contropiede. Successo pieno e legittimo, nonostante Collina abbia cercato di metterci del suo espellendo Davids (cervellotica la seconda ammonizione per un fallo che neppure c'era) e, al 43', anche Trezeguet con una severità che ha pochi precedenti.

In compenso quando Davids andava davvero ammonito (fallo da dietro su Nesta) ha tralasciato. Non sappiamo se Zoff abbia giocato alla Eriksson (4-5-1), ma sappiamo che, quando è stata in fase di possesso, la Lazio ha attaccato con quattro elementi: Crespo è sempre stato accompagnato da Veron, Nedved e Poborski. L'1-0, al 23' del primo tempo, ne fornisce una dimostrazione lampante. Non solo perché coinvolge tre dei quattro giocatori, ma perché l'azione occupa per ampiezza tutto il fronte d'attacco. È un gol molto bello che, tuttavia, non spiana subito alla Lazio il resto della partita. Anzi, fino all'intervallo, è la Juve a comandarla, nonostante i ritmi non siano alti. La prima opportunità di pareggio capita ai bianconeri dopo appena quattro minuti. A propiziarla è un incauto colpo di testa proprio di Crespo che libera Conte al destro nella porta sguarnita. Lì si protende Nesta che salva prodigiosamente. Inzaghi (opportunamente avvicendato da Trezeguet nella ripresa) una occasione la crea per sé (girata di testa che Peruzzi alza al 34') e una la toglie a Zidane (deviazione, al 42', sempre di testa, mentre il francese sta stringendo all'altezza dell'area piccola).

Meglio del centravanti juventino, cioè benissimo, si batte Del Piero. La prova la si ottiene al 14' del secondo tempo quando Del Piero trasforma in una traiettoria liftata un'iniziativa centrale di Zidane. A quel punto la partita è già diventata stupenda, tutta un'altra cosa rispetto ai primi 45'. In sintesi: il raddoppio di Crespo dopo 17' della ripresa (solo il lancio di Veron supera in bellezza il controllo e il tiro dell'argentino); la traversa di Trezeguet (5') che avrebbe potuto riaprire il confronto; l'espulsione di Davids (13') che, al contrario, sembra chiuderlo. Invece, un minuto dopo, segna Del Piero e la Juve, nonostante l'inferiorità numerica, sembra immediatamente in grado di produrre un forcing da grande squadra. Subisce, però, un contropiede didascalico di Poborsky (17', salva Van der Sar), premessa di quanto accadrà di lì alla fine con il terzo gol laziale (20', buona azione di rimessa articolata da Veron e Simeone e conclusa da Nedved in maniera mirabile) e con il quarto (36', azione alla mano Stankovic-Castroman con assist prezioso a beneficio di Crespo). La Lazio è tornata. Se qualcuno, prima della partita, mi avesse pronosticato un quattro a uno, lo avrei preso per matto. Dino Zoff aveva deciso di far scendere in campo una formazione con una sola punta: abbottonata, dunque, e piuttosto guardinga.

Nella migliore delle ipotesi, si poteva pensare ad una vittoria striminzita, magari con un gol di scarto. Ed invece, guarda che ti succede all'Olimpico. Succede che la Lazio, così messa, tra infortunati (Salas e Favalli) e squalificati (Couto e Mihajlovic), ingarbuglia le carte di Ancelotti, manda in tilt la Juventus e se la beve come un'aranciata dopo una faticosissima partita di tennis. Bravo Zoff? Non c'è dubbio che il mister venuto dal Friuli ha indovinato la tattica, è riuscito a far perdere la trebisonda agli avversari e li ha mandati al tappeto affidando agli "uppercut" di Crespo e Nedved i colpi del kappaò. Molto pesante è la sconfitta della Juve, che ha finito la gara addirittura in nove uomini (prima l'espulsione di Davids e poi, quella, nel finale della gara, di Trezeguet) e che dovranno rinunciare alla ripresa del campionato all'olandese che è l'autentico faro del gruppo di Ancelotti. Speranze ritrovate, dunque, per la Lazio? E' troppo presto per dirlo e per cantar vittoria, mettendo paura alla Roma. Sarebbe sbagliato essere troppo ottimisti, così come era sbagliato tirare i remi in barca dopo la sconfitta patita a Bologna. Si deve andare avanti per questa strada senza dimenticarsi mai quel che è successo lo scorso anno con lo scudetto acciuffato all'ultima giornata.

Fonte: Corriere della Sera