Domenica 1 febbraio 1998 - Napoli, stadio San Paolo - Napoli-Lazio 0-0


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1 febbraio 1998 - 2.771 - Campionato di Serie A 1997/98 - XVIII giornata

NAPOLI: Taglialatela, Baldini, Goretti, Ayala, Rossitto, Longo, Allegri, Altomare, Turrini, Asanovic (78' Scarlato), Protti. A disposizione: Di Fusco, Panarelli, Malafronte, Bruno. Allenatore: Galeone.

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta (86' G.Lopez), Negro, Chamot, Rambaudi (46' Nedved), Fuser, Venturin, Jugovic, Casiraghi, R.Mancini. A disposizione: Ballotta, Favalli, Grandoni, Marcolin, Gottardi. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Trentalange (Torino).

Note: ammoniti Asanovic, Ayala e Casiraghi.

Spettatori: paganti 16.743 per un incasso di Lire 299.715.000, abbonati 24.800 per una quota abbonati di Lire 414.000.000.

Il biglietto del treno
Un momento dell'incontro
Pierluigi Casiraghi
Il bomber brianzolo tenta una semi-rovesciata...
... ma il pallone è intercettato in maniera probabilmente irregolare da un difensore partenopeo
Pavel Nedved
Vladimir Jugovic

Appare meno inquietante questa partecipazione del Napoli al campionato, pure se la Lazio vanifica le proprie superiori risorse con un misero fatturato che indispettisce i suoi sostenitori. Non bastano i due pali colpiti da Casiraghi (quasi incredibile quello che centra tutto solo nel recupero finale, su suggerimento di Nedved) per assolvere i presuntuosi stilisti biancocelesti, colpevoli d'un calo di concentrazione e intensità come nelle peggiori abitudini. Come se dovessero sfondare per diritto divino una porta aperta, come se non valessero gli accorgimenti proposti dagli avversari per inchiodarli sul disdicevole 0-0. Nel fatalismo partenopeo, dove manca il cuore per dire "'a da passà 'a nuttata", la Lazio prima sfarfalleggia e poi fatica a squarciare l'opposizione rappresa attorno al giovane Longo, promosso centromediano metodista fra i continui rifacimenti di Galeone. Trovata esatta: una improvvisa solidità, un equilibrio che l'accoppiata Jugovic-Venturin spezza solo saltuariamente con sollecitazioni ai propulsori esterni Pancaro, Fuser, Chamot, Rambaudi. Basta pressare alto, i napoletani danno la sensazione di reggere, di poter competere all'altezza degli abulici laziali. E funzionano tanto Baldini quanto Altomare inventato terzino, nonostante annaspi spesso Ayala dietro il rientrante Casiraghi.

Azzeccata anche la posizione di Goretti, riciclato libero soprattutto per raddoppiare sull'intermittente Mancini. Così prendono quota (o è giusto una piacevole illusione) perfino le speranze legate alla legge dei grandi numeri, quando gli assi di Eriksson sono costretti a rimpiangere gli assenti Almeyda e Boksic. La Lazio stenta a variare la rituale procedura contropiedistica a incrementare i ritmi dell'accerchiamento. Commovente Napoli: Allegri in fase costruttiva si fa valere, imitato dai laterali Asanovic e Rossitto, che smorzano la velocità d'esecuzione degli antagonisti. Eppure sotto i malinconici cori "Ferlaino vattene", il Napoli pare cercare subito l'impossibile sforzo corale per reagire all'immediata occasione finalizzata in libertà da Casiraghi (colpo di reni del provvidenziale Taglialatela) che sembrerebbe preannunciare lo strapotere laziale. Ma sulle cautele susseguenti dell'organizzazione gestita da Jugovic, avvampa l'orgoglio dello scattista Turrini, che costringe Pancaro alla spaccata per fermare Protti proiettato a rete. Ripudiata la sua zona pura, Galeone ha fissato un 4-4-2 che porta ancora lo svettante Asanovic a un niente dal gol. Longo imposta e Turrini sviluppa, come quando un suo cross, respinto corto da Negro, carambola sulla testa di Protti e poi contro la traversa. L'accidia laziale va eliminata e, complice una svista imperdonabile d'Ayala, Mancini rianima Casiraghi sul filo del fuorigioco: destro obliquo quasi a botta sicura e palo interno. Quanto basta per spiegare ad Eriksson che dovrebbe osare di più. Avanti allora con il panchinaro Nedved e la scossa elettrizza Casiraghi per la doppia rovesciata che non sorprende Tagliatela, salvo rimpallare sulle braccia ravvicinate di Goretti.

L'arbitro Trentalange resta insensibile ai reclami. Il Napoli resiste. Servono alla causa il nerbo di Rossitto, i disimpegni ordinati di Longo e Allegri, gli scontri da brividi che restituiscono perfino Ayala ad un rendimento almeno agonisticamente decoroso. Ne sa qualcosa l'avanzante Nesta che esce sanguinante da un contrasto con l'argentino. O Nedved azzoppato nell'assalto finale, quando il redivivo Fuser delega Casiraghi al blitz. Va il centravanti nel buco difensivo, ma esala scoordinato la conclusione. Anche questa è felicità per i pazzarielli tramortiti del tifo. E le ambizioni laziali restano ancora una volta congelate.


La Gazzetta dello Sport titola: "La squadra di Eriksson rimane al quarto posto in classifica, ma e' raggiunta dal Parma. La Lazio si ferma ai pali. Casiraghi ne colpisce due contro un Napoli orgoglioso. Il pareggio non accontenta nessuno. Anche il Napoli sfortunato: fermato da una traversa. Grande pubblico (42 mila) al San Paolo".

Continua la "rosea": Non serve a nulla. Il punticino delude sia Napoli, sia Lazio: entrambe hanno giocato per conquistare l'intera posta, unica condizione per riaccendere la fiammella (il Napoli) e piombare prepotentemente sul terzo posto (la Lazio). Al fischio finale nessuno quindi riesce a nascondere il disappunto. Ma e' un pareggio equo: un tempo ciascuno. Sul piano delle occasioni recrimina di piu' la formazione romana, capace di smarcare quattro volte Casiraghi davanti a Taglialatela: bottino di due pali. Il Napoli, privo di un centravanti vero (ah quel Bellucci in infermeria...) ha provato a sollecitare l'orgoglio di Protti, ex di turno: due le palle giuste per Igor, la prima delle quali puo' colpirla da tre metri. Ma il minuto e' il diciassettesimo, e quindi lui si fa anticipare. Sfolla affranto il San Paolo: aveva giocato anche lo stadio con una passione impressionante, prepotente, trascinante ma alla fine non vincente: colpa di un netto calo atletico degli azzurri nella ripresa. In qualsiasi altra citta' del mondo, una squadra dalla classifica del Napoli avrebbe radunato una manciata di spettatori. Napoli invece ha riempito le curve e il cuore dei tifosi ha pulsato cosi' forte da trasformare letteralmente un undici alla deriva in una squadra vera, che gioca un primo tempo dai ritmi infernali, si lancia su ogni pallone con quell'ardore che pareva dimenticato, soffre e aggredisce, guadagnando una netta supremazia su di una Lazio prima intimorita e poi smarrita.

Gli uomini di Eriksson pensavano di dover affrontare un avversario seduto. Galeone ha soltanto undici titolari causa defezione in extremis di Crasson ma li schiera con sagacia. Goretti libero, Baldini su Mancini e Ayala su Casiraghi; Altomare corre sulla fascia con Rambaudi, inserito da Eriksson al posto di Nedved, il centrocampo e' affidato ad Allegri con Rossitto e Longo portaborracce, in avanti la sorpresa piu' eclatante: Asanovic centravanti con Protti largo a sinistra e Turrini sulla destra. Le palle del match capitano, come detto, soprattutto a Protti, che non riesce a deviare da due passi e poi su rimpallo colpisce la parte superiore della traversa, e ad Asanovic, i cui colpi di testa vedono pronto Marchegiani. Ma anche Allegri, liberato da un altro rimpallo, spara alle stelle una comoda conclusione dai dieci metri: quando non sei tranquillo... Gli ospiti assistono, assolutamente incapaci di controbattere sul piano della manovra corale. Ma su due errori macroscopici di Ayala, ecco sul destro del rientrante Casiraghi le ghiotte occasioni per colpire. Ma sulla prima respinge Taglialatela e sull'altra e' il palo ad opporsi. Quando si va al riposo e' facile prevedere il calo dei partenopei, pero' continua a deludere la Lazio. L'inserimento di Nedved, recuperato in extremis, produce una fiammata iniziale che potrebbe portare al rigore quando Casiraghi si esibisce in sforbiciata e Goretti, alle sue spalle, respinge di braccio: l'arbitro valuta casuale il mani. Un minuto dopo e' Taglialatela (14') a salvare in uscita sul centravanti ospite, che poi non sfruttera' (34') un liscio di Ayala, il terzo della gara.

Il Napoli non si ritrova piu'. C'e' Turrini che continua a spingere ma intorno non trova piu' i saldi appoggi del primo tempo. Diventa un giochino per i difensori di Eirksson spezzare la manovra azzurra. Pero' la Lazio viene meno quando dev'essere lei a proporla. Il centrocampo e' privo di idee e guizzi, Mancini passeggia, assente: sembra proprio destino che contro il Napoli la squadra romana debba rimediare le sue peggiori figure. In zona recupero, comunque, Casiraghi, assolutamente abbandonato da Ayala, ha l'ennesima occasione: Taglialatela devia sul palo. Avesse parato sempre cosi'...


Da La Stampa:

Un punto a testa: serve a poco al Napoli (che non vince dalla terza giornata e veniva da 2 sconfitte), ma pochissimo anche alla deludente Lazio, che poteva raggiungere l'Udinese al terzo posto e ha sprecato un'occasione d'oro. Al fischio d'inizio sono presenti 25 mila abbonati e poche migliaia di paganti. I napoletanti, stanchi per le prestazioni e la pessima classifica, protestano restando a casa. In curva B, poi, si sciopera: il settore, solitamente occupato dal gruppo "Fedayn", è vuoto. Emblematico lo striscione esposto: "Umiliati per amore di una maglia". Dalla stessa curva partono cori inneggianti a Maradona. Un sogno che tale resterà. Anche dopo il cordiale incontro di sabato notte tra Guglielmo Coppola e Salvatore Bagni. Scaduti i termini, non potrebbe nemmeno più essere tesserato, ma Diego, da Campinas, lancia messaggi: "Ogni negoziato col Napoli è possibile: il mio procuratore non ha ancora concluso perché ogni accordo dovrà darmi carta bianca nel club". Maradona ha ribadito che la "trattativa" prevede il suo ritorno come giocatore, allenatore e anche presidente; ha aggiunto di guidare un gruppo d'azionisti interessati all'acquisto. Peccato che Ferlaino non venda. La vicenda ha scomodato perfino il presidente argentino Carlos Menem, che in margine al forum dell'economia mondiale di Davos ha detto: "Diego potrebbe essere di aiuto al Napoli, anche se potrebbe non bastare, vista la posizione in classifica. Ho saputo dall'Argentina che Maradona ha giocato per 15' a calcetto: è stato bravissimo, deliziando il pubblico, resta un idolo indiscusso nel mondo".

Scordando le polemiche, il Napoli va in campo sapendo che nel pomeriggio tutte le dirette rivali per la salvezza hanno giocato per lui. Ma i partenopei non sanno giocare per sé stessi. E la Lazio arriva con 16 punti nelle ultime 6 partite. La prima conclusione è di Protti, facile preda di Marchegiani. Rossitto comanda il pressing alto, ma gli azzurri trovano difficoltà a finalizzare le trame di gioco. La prima palla-gol è della Lazio al 15': Ayala lascia libero in area Casiraghi, servito da Pancaro, che consente a Taglialatela di dimostrare la sua classe. Gran volo e angolo. Due minuti ed il Napoli "rischia" di passare in vantaggio. Altomare per Turrini in area. Cross che non trova puntuale all'appuntamento Protti. Il Napoli, ora incitato dalla folla, va nuovamente vicino al vantaggio con un colpo di testa di Asanovic. Perfetto l'intervento di Marchegiani. Come quello di Taglialatela al 30' su deviazione di testa di Casiraghi. Un minuto dopo l'ennesima dimostrazione che è l'anno-no. Colpo di testa involontario di Protti su un rimpallo e pallone che colpisce la traversa con Marchegiani battuto. La Lazio soffre il dinamismo di gioco azzurro e affida a sporadici contropiede le sue aspirazioni. Al 40' Ayala sbaglia ancora. Mancini serve Casiraghi che si presenta da solo dinanzi a Taglialatela. Difficile fallire il gol, il nazionale ci riesce: diagonale e palla che rimbalza sul palo. Il festival dell'errore è chiuso da Allegri che calcia alto da buona posizione. Finisce il tempo tra gli applausi. Si è visto il Napoli più bello della stagione.

Nella ripresa, Eriksson fa entrare Nedved al posto dello spento Rambaudi. Se ne avvale il centrocampo laziale. All'11', dopo un altro intervento di Taglialatela su Casiraghi, la Lazio reclama un rigore: rovesciata dello stesso Casiraghi e Goretti, goffamente, tocca con le mani. Per Trentalange è un tocco involontario. Il Napoli resiste, per la prima volta quest'anno è vivo, persino spregiudicato. Casiraghi, nel recupero, ha la palla della vittoria, ma Taglialatela gliela devia sul palo.


La Repubblica titola: "I pali fermano Casiraghi, il Napoli spaventa la Lazio".

L'articolo prosegue: Zero a zero, inutile per il Napoli. La salvezza resta lontana. L'unica soddisfazione, se gli azzurri possono vivere di queste, è che per la prima volta in campionato la squadra non ha subito gol. Il resto conta poco, anche il buonissimo primo tempo del Napoli, che poi nel secondo ha smesso di correre. Eriksson s'è accontentato dopo aver rischiato molto, ma dopo aver sfiorato pure la vittoria, con un Casiraghi indomito, mai assistito da Mancini, un'ombra. La Lazio tenta solo qualche contropiede nella fase di partenza. Mostra rispetto per il Napoli. Forse è anche il ricordo di una partita di coppa Italia a suggerirglielo: forte di un vantaggio di 4-0, la squadra di Eriksson rischiò un'impensabile eliminazione a novembre, 0-3 che resta anche l'ultima vittoria degli azzurri. Stavolta prudente, la Lazio quasi si sorprende di un'occasione d'oro capitata a Casiraghi (14' pt): acrobazia del centravanti, risposta degna, altrettanto spettacolare, di Taglialatela. E' il Napoli ad aver voglia di una grande serata. Nello stadio - che alla fine è col Napoli: 40 mila, a smentire l'aria di smobilitazione - aleggia il fantasma di Maradona, ma l'amore per "questi" giocatori è grande appena il Napoli entra in possesso di palla. Urla la gente e il Napoli ce la mette tutta per catturare la vittoria che riaccenderebbe le speranze.

Una serie di sfortunati momenti sino al termine del primo tempo: Protti non trova il guizzo a pochi metri dalla porta (17'), Longo prova i riflessi di Marchegiani con un colpo di testa ravvicinato (24'), lo fa tremare con un violento destro dal limite subito dopo (25'), ancora il portiere laziale su punizione bomba di Asanovic (27') e quindi la traversa che ferma un pallone rimbalzato sul corpo di Protti (30'). Sfortuna nera: la stessa che tocca alla Lazio al 40', quando Casiraghi, scappato sul filo del fuorigioco, si presenta solo davanti al portiere e con la palla docile sul destro la mette sul paletto interno e la vede uscire al di qua della riga. Galeone, da un po', ha mischiato le carte e ha messo Asanovic a fare il centravanti, "allargando" Protti. Da un po' la Lazio s'è messa dietro lasciando fare al contropiede. E da un bel po' - troppo - i tifosi continuano a lanciare pericolosi razzi sul settore in cui sono stipati un paio di migliaia di tifosi romani. Il tempo si chiude col Napoli ancora avanti, e ancora impotente: Asanovic (45') piazza il sinistro dentro l'area, Marchegiani blocca. Inizia con alcune scintille il secondo tempo. Duello tra Casiraghi e Taglialatela, rovesciata del primo e risposta d'istinto del secondo (11'). Portiere e attaccante quasi alle mani poco dopo, per un piede che Casiraghi certo non tira indietro sull'uscita bassa del napoletano. Ayala cerca la vendetta personale entrando a piedi uniti su Mancini, rischia grosso ma Trentalange fischia poco e ancora meno usa i cartellini.

S'infiamma pure Bagni, un indemoniato in panchina (rientrava ieri da una squalifica di due settimane) e i tifosi lanciano ormai ad altezza d'uomo i loro razzi. Nedved dà al centrocampo laziale più sostanza di quanto abbia fatto Rambaudi nel primo tempo, e il Napoli trova sempre meno spazi. Si tira pochissimo, ormai. Galeone prova la carta della disperazione, il giovane Scarlato al posto di Asanovic. Del solito Casiraghi (46' st) l'ultimo brivido: sinistro in corsa, Taglialatela tocca, palo. Per il Napoli è il terzo punto della gestione Galeone. Non basta.


Tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

Alfredo Trentalange esce dallo spogliatoio con lo sguardo pensieroso, il borsone a tracolla e senza parole: "Non posso parlare, lo sapete...". La consegna è rigida, gli arbitri sono in silenzio stampa perenne e non possono annunciare neanche il giorno delle nozze, seppure volessero. Dopo Trentalange sfilano i guardalinee e uno di loro, Bilò, si avvicina a Massimo Chiesa, ex arbitro e ora telecronista di Tele+, mormorando: "Ma era rigore?". Chiesa ammette che Goretti il pallone l'ha toccato con le braccia e che Trentalange ha preso una topica, Bilò se ne va scuotendo il capo: anche lui è parte in causa dell' errore, l'azione incriminata si è svolta dalla sua parte. Dopo Napoli-Lazio, infatti, si discute più del fallo di mano in area di Goretti all'inizio del secondo tempo, dopo una rovesciata di Casiraghi, che del resto. La Lazio è infuriata, non avvia ancora campagne anti-arbitri ma comincia a farsi sentire. E' Dino Zoff a prendere la parola e a dichiarare: "Voglio solo pensare che l'arbitro abbia commesso un errore, che non abbia proprio visto quel fallo di mano. Era un rigore evidentissimo a nostro favore, Trentalange non l'ha assegnato e per noi si tratta di un episodio estremamente negativo, che potrebbe condizionare il prosieguo del nostro campionato".

Il presidente della Lazio è di umore nero, nelle sue orecchie riecheggiano le parole di Nizzola in settimana ("che peccato se il Napoli retrocedesse...", aveva detto il presidente federale) e il sospetto avanza: "Se dovessi credere - chiude Zoff - che i fatti di Napoli abbiano attinenza con certe cose dette nei giorni scorsi, sarebbe molto triste per il calcio". Eriksson vorrebbe attenuare i toni polemici e alla fine ci riesce, ma sul rigore non concesso è impossibile astenersi da un commento: "Non era rigore netto - dice il tecnico della Lazio - ma nettissimo. Goretti non solo ha toccato il pallone con le braccia, ma l'ha addirittura bloccato... L'unica spiegazione è che l'arbitro non se ne sia accorto: nessuno di quelli che lavorano nel calcio ha voglia di fare brutte figure, né i giocatori né gli arbitri. Discorso chiuso, allora". La sintesi della gara, secondo Eriksson, è racchiusa nella sfortuna dei suoi: "Nel complesso - afferma lo svedese - la buona sorte non è stata amica con la Lazio: a parte l'episodio del rigore, abbiamo colpito due pali e abbiamo sfiorato altri gol. Nel primo tempo il Napoli ha giocato bene perché ha molti elementi dotati sul piano tecnico, e noi faticavamo a uscire palla al piede. Nella ripresa li abbiamo messi sotto e alla fine meritavamo di vincere. Negli spogliatoi ho visto la squadra arrabbiata per il pareggio, vogliosa di rifarsi. E' un buon segnale per il futuro".

Mancini chiude il discorso sul rigore con equanimità ("in fondo domenica scorsa non era stato punito un fallo in area di Negro...") e bacchetta Casiraghi: "L'ammonizione che ha preso e che lo costringerà a saltare per squalifica la sfida contro il Milan è più grave dei due pali colpiti". E Nesta, che è uscito dal campo stordito per un colpo alla nuca (portato in ospedale a scopo precauzionale, è comunque rientrato a Roma con i compagni), dice: "Mi dispiace per il grave infortunio di Ferrara: avrò più spazio in Nazionale ma non era così che volevo ottenerlo. Tanti auguri a Ciro".


Dalla Gazzetta dello Sport:

"Voglio solo pensare che l'arbitro Trentalange abbia commesso un errore sul fallo di mani di Goretti. Quel rigore poteva essere importante per il prosieguo della stagione. Se dovessi pensare a quello che si è detto in settimana sarebbe davvero triste, molto triste per il calcio". Il presidente Dino Zoff non perde la calma, ma sicuramente la svista dell'arbitro dopo che in settimana il presidente federale Nizzola aveva parlato di un Napoli che non può andare in B, stride. Al di là dell'episodio però la Lazio abbandona i suoi sogni di gloria in campionato e lo fa con una prova che non convince e per altri errori nelle conclusione. Gigi Casiraghi, che in questo stadio a novembre aveva costruito la sua fama "mondiale", ha incocciato per due volte clamorosamente sui pali. Tra l'altro il centravanti ha rimediato un'ammonizione che gli costerà la squalifica contro il Milan. Eriksson stavolta non sta zitto sull'arbitraggio: "Il rigore non era netto, ma nettissimo. Il difensore napoletano ha prima bloccato con la mano e poi rinviato. Credo che l'arbitro non abbia visto, semplicemente. Perché a far bella figura ci teniamo tutti". Poi il tecnico commenta la partita: "Siamo stati sfortunati nell'occasione dei due pali e in quella del rigore. Dovevamo spingere di più, ma non abbiamo giocato male e questo Napoli merita di più della classifica. Certo che se vogliamo arrivare in alto questa partita dovevamo vincerla. Ma resto convinto che possiamo risalire". Un po' di paura per un trauma cranico a Nesta che rassicura: "Niente di grave, piuttosto faccio i miei migliori auguri a Ciro Ferrara".