Il contestato arbitraggio di Giacomelli in Lazio-Torino 1-3 dell'11 dicembre 2017


Il tocco di mano di Iago Falque in area di rigore non sanzionato con il penalty
Un altro fotogramma dell'azione di cui sopra
Il contatto tra Ciro Immobile e Burdisso che porterà all'espulsione dell'attaccante biancoceleste
L'espulsione di Ciro Immobile dopo la consultazione del V.A.R. (Video Assistant Referee)
Un'altra immagine dell'espulsione del calciatore biancoceleste
Foto LaPresse
Le proteste biancocelesti dopo il provvedimento arbitrale
Foto Getty Images
Il titolo in prima pagina sul Corriere dello Sport del 12 dicembre 2017

Stagione

La gara Lazio-Torino 1-3 dell'11 dicembre 2017


La gara in programma in data 11 dicembre 2017 tra Lazio e Torino vede prevalere i granata con il risultato di 3-1 maturato dopo che i biancocelesti rimangono in dieci uomini per l'espulsione - avvenuta al termine del primo tempo - di Ciro Immobile, decretata dall'arbitro Giacomelli di Trieste per un contatto tra l'attaccante laziale e il torinista Burdisso ritenuto "comportamento violento". La reazione del numero 17 biancoceleste - probabilmente anche provocato dal granata - è dettata dalla mancata concessione di un calcio di rigore (apparso ai più netto) per un tocco con il braccio largo in area di Iago Falque su cross dello stesso Immobile. L'arbitro Giacomelli non assegna il penalty e lascia giocare; sullo sviluppo dell'azione l'attaccante biancoceleste colpisce il palo con la sfera che termina fuori. A questo punto Burdisso sembra dire qualcosa ad Immobile e si avvicina al calciatore biancoceleste con la testa bassa. Per evitare un possibile contatto Immobile si sposta di lato e, nell'enfasi dei gesti di entrambi, i due calciatori vengono a contatto spalla (Immobile)-guancia (Burdisso) senza che ci siano tuttavia conseguenze fisiche per i due.

A questo punto il V.A.R. (Video Assistant Referee) Di Bello richiama via radio l'attenzione dell'arbitro che si reca così alla postazione ubicata a bordo campo per rivedere le immagini su quanto segnalato. Tutto il pubblico immagina però che la visione dell'azione al monitor si riferisca al precedente tocco di mano con braccio largo in area granata con conseguente concessione di un calcio di rigore alla Lazio. Al termine della visualizzazione l'arbitro Giacomelli, rientrando sul terreno di gioco, decreta invece l'espulsione di Ciro Immobile e nessun atto inerente il penalty discusso. Da qui nascono veementi proteste verso il fischietto triestino che resta però irremovibile sulle decisioni adottate. La Lazio affronta così il secondo tempo in dieci uomini e soccomberà con i granata, ma vasta eco suscita l'operato dell'arbitro Giacomelli giudicato anche da ex arbitri - ora opinionisti in tv - inadeguato. Ne derivano così forti polemiche verso la classe arbitrale in quanto i biancocelesti si ritengono penalizzati e defraudati a seguito di alcuni episodi contestati anche nelle precedenti gare a questa. Infatti polemiche sul metodo di utilizzazione (o non utilizzazione) del V.A.R. riguardano il calcio di rigore assegnato alla Roma nel corso del derby del 18 novembre (arbitrata da Rocchi di Firenze) per un contatto non ancora perfettamente chiarito da nessuna immagine tra Bastos e Kolarov, sul calcio di rigore assegnato alla Fiorentina dall'arbitro Massa di Imperia durante i minuti di recupero della gara disputata il 26 novembre contro la Fiorentina per un contatto - anche qui ancora non chiaro - tra Caicedo ed il viola Pezzella.

La domenica successiva la Lazio batte 2-1 a Marassi la Sampdoria all'ultimo respiro con una rete di Felipe Caicedo ma, sul risultato di 1-1, i biancocelesti si vedono non assegnato dal fischietto designato (Mazzoleni di Bergamo e al V.A.R. proprio Giacomelli) un calcio di rigore per un tocco di mano di Bereszynski. I più attenti alle vicende calcistiche biancocelesti rammentano inoltre il comportamento adottato dello stesso Giacomelli nel corso di un'altra gara diretta con i biancocelesti in campo: Torino-Lazio del 23 ottobre 2016 in cui ai granata viene concesso un penalty per un tocco di mano di Marco Parolo con braccio posto dietro il corpo che consentirà ai torinisti di segnare la rete del definitivo 2-2. A seguito di questi episodi il mondo laziale entra in fibrillazione in quanto ravvede difformità di giudizio in situazioni di gioco simili ma con decisioni prese che sembrano penalizzare la compagine laziale verso la corsa alle prime posizioni di classifica.

Negli articoli che seguono, tratti da vari organi di stampa, LazioWiki ripercorre per i propri lettori le tappe di questa vicenda.


Un articolo del Corriere dello Sport del 12 dicembre 2017

12 dicembre

Dalla Gazzetta dello Sport:

Peggio ancora della rabbia, è frustazione. Perché ora la Lazio si sente perseguitata. Troppi episodi, in troppo poco tempo. Il rigore dato all’ultimo alla Fiorentina, e poi anche decisioni dubbie nel derby e con la Samp. "Uno scandalo, di un grande scandalo – sbotta il d.s. Igli Tare a fine partita –. La Lazio è stata danneggiata, occupiamo le prime posizioni della classifica perché giochiamo bene. Vogliamo essere padroni del nostro destino senza che qualcun altro possa influire sulle nostre gare. Non ci hanno danneggiato, di più. Ed è uno scandalo". Per Tare è incomprensibile il modo in cui Giacomelli ha utilizzato la Var: "L’ha guardata solo per il fallo di Immobile e non per il rigore – spiega –. Inoltre Burdisso è andato dall’arbitro e ha detto di non essere stato toccato, ma Giacomelli ha confermato la scelta. Difficile restare calmi, oggi potevamo fare un gran balzo in classifica. Era fallo di mani, rigore, la Var deve intervenire. Se gli arbitri vogliono essere aiutati devono essere bravi a giudicare". Duro anche Inzaghi: "Ci sentiamo derubati e non lo meritiamo. Dopo quattro domeniche con questi torti cominciamo a pensare di dare fastidio". E con queste sensazioni trattenersi è difficile...


Dal Corriere dello Sport:

Giacomelli choc. E il rigore? Il braccio di Iago Falque è largo. Poi la reazione di Immobile... Pessima direzione, insensato utilizzo del VAR: l'arbitro ha condizionato la partita.

La Lazio esce nuovamente penalizzata dalle decisioni arbitrali. Come se il VAR, che benefici ha portato, non esistesse per Inzaghi. Quello che ha combinato ieri Giacomelli (non concesso un rigore chiaro e solare, al video rivista solo la reazione, leggera ma che comunque c'è, di Immobile su Burdisso) ha dell'incredibile. L'arbitro di Trieste non è certo una cima in materia arbitrale, nonostante gli sforzi dei designatori (pensate che Rizzoli quest'anno gli ha affidato addirittura il derby di Torino). La conferma è arrivata all'Olimpico, con poca lungimiranza Giacomelli è rimasto fermo sulle sue convinzioni (aveva fatto capire con ampi gesti in campo che per lui il fallo di mano netto, braccio larghissimo, di Iago Falque non era rigore), aprendo la "review" solo per il contatto fra Burdisso (provocatore, lui per primo si fa sotto) e Immobile. Degno "compare", il prossimo internazionale (?) Di Bello (lo sarà dal primo gennaio 2018, che al VAR non è riuscito a suggerire la correzione dell'errore. Il pessimo Giacomelli (occhio: era il VAR di Samp-Lazio di domenica scorsa) considera non punibile un braccio larghissimo (che si abbassa sul pallone) di Iago Falque su cross di Immobile. Chiaro, anche se i due non sono lontanissimi. Così chiaro (e fra i due episodi, questo è quello più lampante) che quando l'arbitro di Trieste ha aperto la "on field review", tutti pensavano fosse per quello. Immobile, dopo il palo, si gira verso l'arbitro. Avesse dato il penalty, l'attaccante di Inzaghi non avrebbe avuto motivo di essere così nervoso. Incrocia Burdisso, che gli si fa sotto con l'aria provocatoria. Arriva un gesto di stizza con collo-petto (non una testata), ma tanto basta. Avrebbe potuto, Giacomelli, dare il rigore e poi comminare l'espulsione (i provvedimenti disciplinari possono essere dati anche a gioco fermo). Invece... Un altro aspetto: da qualche settimana, sembra sia arrivato un nuovo ordine di scuderie. Basta VAR a pioggia, ritorniamo allo spirito originario, solo "chiaro errore". Così facendo, però, si perdono per strada diverse possibilità di sanare gli errori commessi dagli arbitri. Dopo il rigore assegnato contro la Fiorentina che ha scatenato polemiche e il mani di Bereszynski domenica scorsa contro la Samp (con Giacomelli al VAR), la Lazio ne sa qualcosa...


Da Il Messaggero:

Una serataccia. L’ennesima. Il mancato rigore non concesso alla Lazio e l’espulsione di Immobile accendono gli animi dentro e fuori dal campo. Tutti contro l’arbitro Giacomelli e i suoi collaboratori che hanno lasciato l’Olimpico da un’uscita secondaria. Calciatori e dirigenti dentro il terreno di gioco e in parte anche negli spogliatoi, i tifosi sugli spalti e a fine gara appena fuori l’Olimpico. Si è rischiato grosso, ma alla fine ha vinto il buon senso con i tifosi laziali che hanno sì contestato durante e dopo la gara, ma in modo civile. Terminata la partita, infatti, oltre cinquecento tifosi laziali, furibondi per quanto accaduto sul terreno di gioco nei minuti finali del primo tempo e fomentati per le immagini e i video che già impazzavano sui social, si sono riversati sul piazzale fuori lo stadio. Dalla curva è partito un corteo di ultrà biancocelesti diretti all’uscita dei pullman delle due squadre. L’obiettivo era la terna arbitrale. Le forze dell’ordine, in collaborazione con gli steward dell’Olimpico, vedendo quanto stava accadendo, hanno formato un cordone, con tanto di transenne tra l’uscita dei pullman e la zona esterna dello stadio davanti all’ingresso della curva Sud. Gli oltre cinquecento tifosi hanno iniziato a contestare l’operato arbitrale e i vertici dell’Aia, con cori e canzoni di ogni genere, ma tutto è rimasto in totale tranquillità. La contestazione è durata circa una mezzora, trascorsa la quale la gente se ne è andata senza creare alcun problema, una volta superata l’apprensione iniziale. C’è anche da dire che gli ultrà si sono comportati in modo civile, limitandosi ad una protesta verbale. Al termine, gli stessi tifosi si sono poi incontrati con qualche giocatore (Lulic, Luis Alberto e Lucas Leiva) manifestando loro tutto il disappunto: "Ce l’hanno rubata, è una vergogna", hanno urlato i tifosi, con i giocatori laziali che, sconsolati, hanno annuito. Tensione c’era stata anche anche a fine primo tempo, quando in tribuna Monte Mario alcuni tifosi laziali che hanno avuto un acceso diverbio con Adam Ljajic spedito sugli spalti da Mihajlovic per questioni comportamentali. Il serbo ha dovuto lasciare l’area, tanto che nel secondo tempo non si è più visto.


"Dura mettersi tutto alle spalle, anche perché d’ora in avanti non giocheremo più contro 11 avversari, ma 12...". Le frasi di Marco Parolo sono pesantissime, dettate da tanta rabbia e delusione per l’ennesimo errore arbitrale e l’ennesima toppa da parte del Var. "A Genova c’era ancora Giacomelli, evidentemente ha un tarlo con noi", continua il centrocampista della Lazio che proprio non è riuscito a digerire quanto accaduto ieri sera. Parole che potrebbero costare caro, ma è altrettanto vero che a pronunciarle è uno che difficilmente alza i toni. "Non sarà facile mettersi tutto dietro e riprendere a lavorare - spiega Parolo -. Ci vuole calma, anche se sembra esserci un occhio maligno nei nostri confronti. Sono stato tutto il tempo a dire a Giacomelli che secondo me aveva sbagliato sia sul rigore che sull’espulsione e che doveva ricontrollare, poi l’ha fatto e ha espulso Ciro. E’ stata una situazione strana".


Dal Corriere dello Sport online:

Il giorno dopo le polemiche di Lazio-Torino prende la parola Nicolas Burdisso. Il difensore del Torino che era stato protagonista, suo malgrado, dell'episodio che ha portato all'espulsione di Immobile, nega di aver scagionato l'avversario: "Parolo e Tare dicono che io avrei detto all'arbitro che Ciro non mi ha toccato ma non ho mai detto queste cose in campo - ha spiegato a SkySport24 -. Ho solo detto all'arbitro che era un problema mio con Immobile, poi Giacomelli ha fatto il suo lavoro. Ognuno è libero di difendere i suoi interessi. Capisco i dirigenti e i giocatori, ma io ho detto la mia. Ho detto all'arbitro che poteva rimanere tra di noi. Le immagini sono chiare: io sono fermo e sto parlando con lui, che mi viene addosso. Non ho fatto scenate, sono caduto perché mi veniva addosso".

Subito dopo il match Parolo aveva commentato così l'episodio: "La partita è stata decisa dall'errore dell'arbitro: tutti pensavamo stesse andando a vedere il fallo di mano da rigore e invece ha espulso Immobile. La cosa strana è che anche Burdisso aveva detto di non essere stato toccato da Immobile". Dello stesso tenore le dichiarazioni di Tare: "Abbiamo anche saputo che Burdisso ha pure detto che Ciro non lo aveva toccato e che non andava espulso, lo hanno sentito tutti i giocatori in campo".


La prima pagina de "Il Tempo" del 13 dicembre 2017
Articoli tratti da "Il Tempo" del 13 dicembre 2017
Altri articoli tratti da "Il Tempo" del 13 dicembre 2017

13 dicembre

L'intervento di Arturo Diaconale, Responsabile della Comunicazione della S.S. Lazio, pubblicato in prima pagina sul quotidiano Il Tempo:

Caro direttore, un errore con la Roma, un errore con la Fiorentina, un errore con la Samp, un doppio errore con il Torino. Quando gli errori diventano una catena continua scatta il diritto al sospetto. Che non è piagnisteo, complottismo o alibi per le proprie carenze ma la legittima richiesta di un campionato regolare, trasparente, corretto e non lo strumento per colpire chi non fa parte del coro. Parlo di Lazio? Certo. E la butto in politica calcistica? Ovviamente. Perché ho troppa esperienza per non dare ragione al Cardinal Bellarmino quando diceva che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Ma non ci si può accontentare di denunciare la sequela di arbitraggi sbagliati che hanno colpito la squadra biancoceleste nelle ultime settimane. Perché la denuncia, anche se alimentata dal timore che ci sia in atto un'operazione diretta ad impedire alla Lazio di occupare stabilmente i piani alti del campionato di serie A, diventa sterile se non produce effetti concreti. La catena di episodi inquietanti avvenuti ai danni della squadra ha suscitato una reazione non solo di indignazione ma anche di sfiducia dei tifosi laziali sulla correttezza della competizione in corso. Quando da alcune parti si chiede alla Società il gesto estremo di ritirare la squadra sostituendola con quella della Primavera vuol dire che la credibilità del campionato è scesa sotto il livello di guardia. Bisogna riconquistare questa credibilità e ridare serenità ad una comunità che domenica, a dispetto delle provocazioni, ha offerto una prova di grande responsabilità. La Lazio è pronta a fare la sua parte dimostrando che la squadra ha le qualità tecniche, morali e fisiche per superare ogni tipo di avversità e continuare a puntare ai massimi traguardi. La speranza è che anche le altre componenti del sistema-calcio facciano la loro parte per ricostruire la fiducia incrinata da troppi errori e da qualche malafede di troppo!


Da Il Tempo:

Il recidivo signor Giacomelli e il profilo Facebook galeotto. L’arbitro triestino abbonato alle sviste. Giallo sulle pagine con foto di Totti rimosse nella notte.

Un disastro annunciato, la frittata è targata Piero Giacomelli, arbitro italiano nato a Trieste il 6 novembre del 1977. La gara persa con i granata ha scatenato la rabbia del mondo biancoceleste, il rigore non concesso per il fallo di mano di Iago Falque e l’espulsione di Immobile (per una finta testata a Burdisso) hanno allontanato la Lazio dalla corsa alla Champions League. Ma partiamo con ordine, i primi errori risalgono addirittura allo scorso anno, precisamente al 23 ottobre 2016 in trasferta con la formazione granata di Mihajlovic. La banda Inzaghi, lanciata verso le posizioni alte di classifica, rimonta con un colpo di testa del giovane Murgia dopo lo svantaggio iniziale, ma a pochi secondi dalla fine il solito Giacomelli assegna un calcio di rigore ai padroni di casa per un fallo di mano di Parolo in area (intervento nettamente meno evidente rispetto a quello di lunedì sera). Il secondo sgarbo è ricapitato due settimane fa a Genova con la Sampdoria, in campo tocca al direttore di gara Mazzoleni, fuori a controllare il Var c’è un’altra volta Giacomelli, un incubo per i laziali. E infatti il fischietto triestino non smentisce le aspettative e nella ripresa si rifiuta di segnalare un tocco con la mano di Bereszynski su un tentativo a rete di Immobile; mentre cerca in qualsiasi modo di ricontrollare l’azione che porta al vantaggio siglato da Caicedo in extremis. Il resto è storia recente, le polemiche vanno avanti e la Lazio non ha intenzione di rimanere in silenzio. C’è dell’altro però, come per esempio un profilo Facebook sparito immediatamente subito dopo il match. Il motivo? Facile, soprattutto nell’era moderna, anche perché le notizie si rincorrono e le voci fanno il giro dell’universo in tempo record.

La pagina Jack O’Melly è riconducibile all’arbitro di serie A? Purtroppo sì, l’indiscrezione è confermata e verificata con attenzione, nel 2013 se ne parlò pubblicamente: "Che abbia una punta di esibizionismo lo si capisce dal compiacimento di utilizzare Facebook (agli arbitri è concesso a patto che non trattino l'argomento calcio). Aveva un profilo celato sotto un maldestro pseudonimo (Jack O' Melly)". Il calcio era tra gli argomenti principali sul profilo Facebook del signor Giacomelli, tanto da piazzare in bella vista un’immagine di copertina che lo ritraeva insieme a Francesco Totti. E non è un caso che, all’indomani del delitto perfetto, Piero abbia deciso di cancellare e rimuovere tutto, sia dal social più famoso del pianeta che da Linkedin. La malafede dunque non è soltanto un pensiero folle, ma qualcosa di molto concreto, soprattutto se consideriamo che gli elementi per alimentare i cattivi pensieri non finiscono qui. Oltre a svolgere la professione di arbitro, Giacomelli è proprietario del Café Rossetti, un bar all’interno dell’omonimo teatro di Trieste. E alla vigilia del match di Champions League tra Roma e CSKA Mosca del 17 settembre 2014, sul web è spuntata un’altra foto di Totti. Stavolta però l’immagine di copertina non è quella di Giacomelli, bensì proprio del Café Rossetti. I fatti dunque sono questi, evidenti e poco discutibili, nella giornata di ieri diversi ex "colleghi" del fischietto friulano hanno commentato lo scempio andato in scena lunedì sera all’Olimpico: "Non c'è bisogno di fare tanti giri di parole - ha spiegato Pieri ai microfoni de lalaziosiamonoi.it - quello su Immobile era calcio di rigore e andava dato. Chiaro e inequivocabile, non ci vuole un arbitro per dirlo. Bisogna capire come mai non è stato dato dal Var, quali motivazioni hanno portato a non verificare tramite le immagini televisive questo episodio. Fermo restando che è corretto dare tempo alla sperimentazione, questo è un errore di valutazione. Questo è un penalty che Giacomelli avrebbe dovuto ravvisare senza ricorrere al Var".

Dello stesso avviso Bergonzi, attualmente opinionista Mediaset: "Il rigore per la Lazio è netto, nettissimo e lo stava per fischiare. In quel momento doveva intervenire Di Bello e il Var per dire di darlo, il braccio di Iago Falque era larghissimo. L'episodio della testata di Immobile? In diretta sembrava che avesse dato una testata, ma poi con altre immagini si capisce che era solo una spallata. Meritavano il giallo entrambi". Infine ieri sera la protesta dei tifosi biancocelesti è montata anche attraverso Tripadvisor, il famoso social dove gli utenti possono recensire locali, bar e ristoranti. Alcuni iscritti da Roma hanno registrato delle pesanti stroncature nei confronti del Café Rossetti, gestito proprio da Piero Giacomelli: "Chef incompetenti, cambiate posto".


L’incubo di esser derubati di un sogno. Da domenica sera, è realtà. Il popolo laziale si è risvegliato con l’oggettiva consapevolezza di essere parte di un progetto studiato a tavolino. Un killeraggio arbitrale - ormai perpetrato nel tempo - già vissuto nel corso della secolare storia biancoceleste; c’è stato, in ogni decennio, almeno un tentativo di far sparire dal panorama sportivo la Lazio, fosse Lei in corsa per nobili traguardi, o stentate salvezze. La Lazio ha sempre trovato lungo il percorso della propria storia un’alternativa rispetto alla strada lastricata dal destino; la trovò nell’estate del 1927 - grazie a una geniale intuizione del generale Vaccaro -, ed ha continuato a trovarne nel corso degli anni, fosse un gol di Fiorini a ridosso del novantesimo, o una mano arrivata dal Cielo a miracolo mostrare. La Lazio rappresenta il quinto incomodo, va estromessa dalla corsa per evitare che il copione possa prendere una piega differente da quello già scritto. Le spallate rimediate nel derby - e contro la Fiorentina - non erano bastate a frenare la corsa di Inzaghi. A Genova, contro la Sampdoria, un altro sgambetto, con un rigore monumentale negato a Immobile a ridosso dello scadere, con il risultato ancora in equilibrio.

Non è bastato. Il sospetto diventa certezza a sette giorni di distanza; se tre indizi fanno una prova, tre prove fanno un teorema. Scientifico. Come l’agguato dell’altra sera. Finora hanno parlato tutti, tranne il presidente Lotito che lavora per venire a capo della situazione in un momento di caos generale. Ipotesi, congetture, strategie, manifestazioni, proteste. Quella di ritirare la squadra dal campionato è una provocazione che non vivrà troppo a lungo; il gesto sarebbe tanto eclatante, quanto disastroso dal punto di vista delle conseguenze. Il direttore della Comunicazione Arturo Diaconale ha estremizzato scenari inimmaginabili. "Vogliamo un campionato corretto - ha dichiarato il portavoce del Presidente Lotito - c'è una richiesta della tifoseria di compiere degli atti per protestare, in ipotesi estrema quello di ritirare la Lazio dal campionato. Nel momento in cui la Lazio si avvicina a conquistare un posto in Champions, va contro gli interessi di altri". Per tutto il giorno, sulle frequenze radiofoniche a tinte biancocelesti, si è riversata la voce del popolo laziale, ferito, ma mai domo. Oggi a Formello saranno aperti i cancelli, perché oggi è l’alba di un nuovo giorno. La Lazio è Sparta, ed è ancora pronta a scendere in battaglia.


Dal Il Tempo:

Chi non ha ripensato a Rigato di Mestre, Menicucci di Firenze, Treossi di Forli, si alzi in piedi. I laziali un po’ datati sono tornati indietro con la mente agli errori storici degli arbitri che da sempre hanno un rapporto conflittuale con la Lazio. Il primo non vide il pallone nella rete in un Lazio-Napoli con i biancocelesti costretti a farsi un altro anno di serie B, il secondo si vendicò di Chinaglia allora presidente fino a fare pareggiare l’Udinese prolungando di sei minuti il recupero, il terzo non vide un fallo di karate di Mirri su Salas e costò lo scudetto del 1999 alla corazzata cragnottiana. Ora si iscrive a questo partito di arbitri che hanno affossato la Lazio anche Giacomelli che poi non è l’unico di un tormentato novembre e inizio dicembre. Già, perché è evidente, come si può vedere dall’elenco qui fianco, che la Lazio sia stata bloccata quando ha cominciato a preoccupare tutti per le troppe partite vinte. Sempre gli stessi arbitri che si sono alternati tra Var e campo: Massa, Fabbri, Banti, Giacomelli e Di Bello.

Solo decisioni avverse, mai un errore a favore che contribuisce ad alimentare il teorema del complotto. E allora si muove tutto il mondo Lazio, mai così unito dopo lo scempio di lunedì scorso. Tifosi pronti alla class action, curva Nord che vuole scendere in piazza come nel 1999, radio e siti biancocelesti che studiano come fare fronte comune all’attacco arbitrale e non solo. Con la speranza che Giacomelli venga fermato dai vertici dell’Aia dopo i clamorosi errori che hanno bloccato il volo dell’aquila sul nascere. Si muove anche, come detto, il Comitato Promotore per l’assegnazione del titolo del 1915. Ieri le parole degli avvocati Gianluca Mignogna e Pasquale Trane che stanno studiando gli estremi per partire con una class action: "Preso atto di quanto si sta perpetrando negli ultimi tempi in danno del popolo laziale, ormai stanco di subire quotidianamente aggressioni e soprusi, il Comitato sta vagliando la possibilità di creare un organismo rappresentativo che possa affiancare, nei modi previsti dalla legge, la Lazio ed i suoi tifosi in tutte le iniziative tese a contrastare ogni condotta lesiva che sarà perpetrata ai loro danni. In sostanza, tale organismo, che potrà essere ad adesione diretta o federativa, opererà a tutela dei diritti del popolo laziale, ove possibile agendo anche in via giudiziaria in tutte le sedi competenti, mediante azioni collettive. È al vaglio insomma la costituzione di un'associazione rappresentativa, legittimata alla promozione di eventuali class action a carattere giudiziario atte a tutelare i tifosi, gli abbonati ed piccoli azionisti laziali, anche a mente del R.D. n. 907/1921 che eresse la Lazio in Ente Morale".


Articoli tratti da "Il Tempo" del 14 dicembre 2017
Altri articoli tratti da "Il Tempo" del 14 dicembre 2017
Lo striscione appeso dalla tifoseria biancoceleste a Formello dopo i fatti narrati in questa pagina
Foto Fotonotizia
Ciro Immobile saluta il pubblico presente agli allenamenti che lo acclama
Foto Fotonotizia
Gli spalti del "Fersini" gremiti dalla tifoseria biancoceleste
Foto Getty Images
Il Mister biancoceleste Simone Inzaghi durante l'allenamento
Foto Fotonotizia

14 dicembre

Da Il Tempo:

Per la Lazio è il giorno dei "contentini". La farsa. Immobile squalificato solo un turno grazie allo "sconto" di Giacomelli. E il designatore Rizzoli ammette l’errore: "Dovevano rivedere il rigore al video".

Una vera e propria ammissione di colpa, la bufera non è ancora passata. Lo scempio diretto da Piero Giacomelli ha ridimensionato la credibilità del calcio italiano, anche il designatore arbitrale Nicola Rizzoli - che proprio alla vigilia del match s'era detto soddisfatto della Var - avrebbe espresso le proprie perplessità nel consueto briefing settimanale: "Perchè non hanno rivisto il rigore al video? E poi, perché Giacomelli non ha ammonito Burdisso, che pure provocava Immobile? Se avete dubbi, rivedete gli episodi". Se lo chiede da giorni anche il mondo Lazio, colpito e penalizzato per l'ennesima volta in stagione. Ieri inoltre è arrivata la decisione del giudice sportivo Gerardo Mastandrea per la "finta" testata di Immobile a Burdisso: "L'applicazione della sanzione della squalifica per una giornata di gara" - si legge nel dispositivo - "nonché, in commutazione della seconda giornata, dell’ammenda di diecimila euro. La condotta sanzionata si è tradotta in un contatto avvenuto di striscio non connotato da violenza e senza alcuna conseguenza fisica per il calciatore avversario". L'attaccante della Lazio salterà soltanto la gara contro l'Atalanta a Bergamo, con il Crotone sarà regolarmente in campo, parteciperà pure al big match con l'Inter a San Siro. La malafede dunque torna d'attualità, perché espellere il giocatore per un contatto che non c'è stato? La frittata ormai è fatta, senza dimenticare l'inibizione nei confronti del ds Igli Tare "a svolgere ogni attività in seno alla Figc a ricoprire cariche federali ed a rappresentare la società nell'ambito federale a tutto il 22 dicembre 2017 ed ammenda di 5mila euro per avere al termine del primo tempo (della partita contro il Torino, ndr), nel sottopassaggio che adduce agli spogliatoi, assunto un atteggiamento intimidatorio nei confronti del Direttore di gara". La società biancoceleste è stata multata di 8mila euro "per non aver impedito l'ingresso di persone non autorizzate nella zona antistante gli spogliatoi che, con riguardo particolare ad una persona, assumevano anche un atteggiamento offensivo nei confronti del VAR e dell'AVAR" e per "avere suoi sostenitori, nel corso del secondo tempo, intonato reiteratamente cori ingiuriosi nei confronti del Direttore di gara". Inibito anche il segretario generale Calveri. Infine il presidente del Coni Malagò ha risposto alle critiche dei tifosi biancocelesti: "Dicono che intervengo solo per difendere la Roma? Da quando sono presidente del Coni la Roma non ha mai avuto una sentenza di giustizia sportiva a favore. La squalifica di Immobile? Sapete quante sentenze ci sono state in questi anni che riguardano vicende dell’antidoping o della giustizia sportiva che mi sono sembrate di difficile comprensione?".


N.D.A.: il Presidente del Coni Malagò, a fronte della dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa, dimentica tuttavia che nel dicembre 2016 "La corte d’appello della Figc ha annullato la squalifica di due giornate per Kevin Strootman, comminata dopo lo scontro con Cataldi durante il derby Lazio-Roma. La corte ha accolto il ricorso d’urgenza della società giallorossa, perché non si tratta di simulazione. Come scrive nel dispositivo, "non può escludersi che sulla caduta a terra del calciatore Strootman abbia inciso la condotta del calciatore Cataldi consistita nella trattenuta della maglia del primo", trattenuta vista dall’arbitro che infatti ha espulso il laziale. Quanto poi questa trattenuta abbia influito sulla caduta dell’olandese, "questa Corte non può entrare nel merito della sussistenza del rapporto tra causa ed effetto in un determinato episodio simulatorio". Fonte: La Stampa.


In tremila per rialzare la Lazio dai torti arbitrali, sostenerla e renderla più forte di prima. Bagno di folla ieri pomeriggio a Formello, il pubblico biancoceleste ha risposto all'invito della società, la curva Nord si è stretta attorno alla squadra. "Una chiamata alle armi, come i vecchi i tempi. Adesso basta – recitava martedì sera il comunicato degli Irriducibili - non ci sono più giustificazioni. Chi vuole bene alla Lazio deve essere presente. Allo stadio per far sentire la vicinanza a questi ragazzi, al mister e alla società. Soprattutto per gridare il nostro sdegno contro questo sistema marcio che, ancora una volta, sta dimostrando di non volere la nostra Lazio tra le prime posizioni in classifica. Noi siamo quelli che ci siamo presi una scudetto davanti a via Allegri e siamo gli stessi che non rimarremo impassibili davanti a questa vergogna che fa del calcio non più uno sport, ma un meccanismo marcio e perverso. Il laziale si vede nel momento del bisogno? Bene, adesso è l’ora di dimostrarlo". La carica si è percepita, è arrivata direttamente al cuore dei giocatori, ancora delusi e amareggiati per quanto accaduto contro il Torino: "Saremo più forti del nostro destino", lo striscione affisso dal tifo organizzato allo stadio Mirko Fersini. Cori e applausi per tutti, soprattutto per Ciro Immobile, espulso ingiustamente da Giacomelli allo scadere del primo tempo. Ha ritrovato il sorriso anche il tecnico di Piacenza (a fine seduta colloquio a bordocampo con il presidente Lotito), scuro in volto invece durante la conferenza stampa che ha anticipato il match di questa sera con il Cittadella: "Ho parlato tanto con la squadra. Ai ragazzi ho detto che dobbiamo guardare avanti: i fatti accaduti sono fuori dal mondo, spero che chi di dovere prenda i giusti provvedimenti. Sono cose che non dovrebbero capitare. Da adesso in poi non parlerò più di cose del genere, poi sono altri che dovrebbero farsi sentire. Io già l'ho fatto dopo le partite con Roma, Fiorentina, Sampdoria e Torino. Noi lo sappiamo che stiamo facendo bene. Dovremo essere bravi a lasciarci tutto alle spalle, con il lavoro di questi cinque mesi e l'aiuto di tutti i tifosi, che ci sono sempre stati vicini. È bello vedere il mondo Lazio così unito contro tutto e tutti. Dobbiamo trasformare la delusione per l'ingiustizia subita in ferocia".

In ogni caso Inzaghi resta orgoglioso della sua squadra, da stasera bisognerà riprendere il cammino, la Coppa Italia è un obiettivo concreto: "Sono fiero di come i ragazzi abbiano reagito, poteva andare molto peggio. Negli episodi accaduti nelle gare precedenti, i calciatori non si erano scomposti più di tanto, nell'ultima invece abbiamo perso un po' di lucidità. Il Cittadella? Andremo ad affrontare una bella squadra, che gioca il miglior calcio in Serie B e che due settimane fa ha battuto il Palermo. Ha vinto contro la SPAL e il Bologna facendo due ottime partite in Coppa Italia. È una gara trappola, non dobbiamo sottovalutarli". L'appuntamento per il riscatto resta comunque la trasferta di Bergamo in programma domenica sera, la Lazio sarà chiamata ad un'altra battaglia. Inzaghi dovrà rialzare in fretta il morale del gruppo, ferito e arrabbiato, ma c'è bisogno di una reazione immediata per riprendere la corsa alla Champions League: "Siamo ancora lì grazie al lavoro che abbiamo intrapreso in passato - ha dichiarato l'allenatore - la mia è una squadra forte che ha voglia di lottare fino all'ultimo. Immobile? Ciro domenica aveva fatto la partita che doveva fare. Sarebbe dovuto stare più attento, c'erano già stati dei problemi con Burdisso ai tempi del Genoa. Penso che la cosa migliore sarebbe stata un'ammonizione a testa, si sarebbe risolto il problema senza danni. Di Immobile sono tranquillo e fiducioso, ha lavorato molto bene e presto tornerà a segnare".


Un articolo tratto dal "Corriere dello Sport" del 15 dicembre 2017
Articoli tratti dal "Il Tempo" del 15 dicembre 2017

15 dicembre

Dal Corriere dello Sport:

La via legale. I tifosi studiano le mosse per procedere con una class action collettiva in tribunale. Il caso arbitrale resta caldo in casa Lazio, tra le iniziative in cantiere anche una panolada.

L’unione fa la forza, la mobilitazione continua, i tifosi non abbassano la guardia. I giorni di protesta contro arbitri e sistema non sono stati soltanto dimostrativi, sono in cantiere iniziative concrete, anti-congiura, risarcitorie. Per Lazio-Crotone del 23 dicembre si lavora all’organizzazione della "panolada", per realizzarla servirà un Olimpico pieno o comunque non semivuoto, l’effetto dovrà essere travolgente. La "panolada", di origine spagnola, è la protesta che si compie agitando fazzoletti bianchi (i panuelos). Non è tutto. Il comitato promotore per l’assegnazione dello scudetto 1915 si è attivato da giorni per studiare la possibilità di attivare una class action, è la via giudiziaria, si percorre per tutelare i diritti dei consumatori: in questo caso i tifosi laziali, gli abbonati, gli azionisti, tutto il mondo biancoceleste penalizzato, danneggiato, offeso dai recenti torti. Gli avvocati Mignogna e Trane, rappresentanti del comitato 1915, tramite una nota hanno sintetizzato le mosse al vaglio: "Si valuta la costituzione di un’associazione rappresentativa, legittimata alla promozione di eventuali class action a carattere giudiziario atte a tutelare i tifosi, gli abbonati ed i piccoli azionisti laziali, anche a mente del R.D. n. 907/1921 che eresse la S.S. Lazio in Ente Morale". Il consumatore può avvalersi dell’azione di classe risarcitoria, modernamente conosciuta come class action. Si sta lavorando alla costituzione di un organismo, di un’associazione (primo passo da compiere), che affianchi la Lazio e il suo popolo nelle eventuali iniziative che saranno individuate per proseguire la battaglia iniziata dopo il match col Toro. L’idea è procedere collettivamente nelle sedi giudiziarie. Le proteste del club, le parole durissime di Tare, Diaconale, Inzaghi e dei giocatori. Le proteste vibranti dei tifosi, l’invasione di Formello per restare tutti uniti e la via giudiziaria. Non è stata una mobilitazione dimostrativa, fugace, sbaglia chi lo ha pensato. Alla Lazio e ai laziali la rabbia non è passata, sanno conviverci, sanno affrontarla, sanno trasformarla, sanno andare avanti, ma non dimenticano e stavolta non si fermeranno. Non possono esserci altri danni, non possono esserci altre volte.


Da Il Tempo:

Fermato Piero Giacomelli per un turno (anche Di Bello che era al Var), gli errori commessi e le polemiche post Lazio-Torino non sono passate inosservate all’Aia. Il fischietto di Trieste non arbitrerà nessuna gara della 17esima giornata di serie A, non sarà presente nemmeno nella postazione dedicata alla Var, rimarrà a riposo (forzato). La Lazio è ancora furiosa ma almeno Giacomelli pagherà per i suoi errori dell’altra sera all’Olimpico. Intanto per la trasferta di Bergamo contro l’Atalanta di Gasperini è stato designato Irrati di Pistoia, che in questa stagione ha diretto soltanto una volta la banda Inzaghi (a Verona nel match vinto contro l’Hellas). Preoccupa un po’ invece il ruolo della Var, affidato a Rocchi di Firenze (un altro toscano), arbitro del derby con la Roma disputato a metà novembre. Anche in quel caso ci furono diverse discussioni: il tecnico di Piacenza non ha mai digerito - e spesso ne parla pubblicamente - il rigore assegnato ai giallorossi per il fallo di Bastos su Kolarov. Si vedrà, ma intanto la Lazio è chiamata a reagire sul campo, non esistono altre strade per riprende il cammino verso la Champions. La carica dei tifosi ha fatto la differenza, mercoledì pomeriggio a Formello si sono presentati in 3 mila per rialzare il gruppo dall’ingiustizia subita coi granata: "Una chiamata alle armi, come i vecchi i tempi. Adesso basta – recitava martedì sera il comunicato degli Irriducibili - non ci sono più giustificazioni. Chi vuole bene alla Lazio deve essere presente. Allo stadio per far sentire la vicinanza a questi ragazzi, al mister e alla società. Soprattutto per gridare il nostro sdegno contro questo sistema marcio che, ancora una volta, sta dimostrando di non volere la nostra Lazio tra le prime. Noi siamo quelli che ci siamo presi uno scudetto davanti a via Allegri e siamo gli stessi che non rimarremo impassibili davanti a questa vergogna che fa del calcio non più uno sport, ma un meccanismo marcio e perverso. Il laziale si vede nel momento del bisogno? Bene, adesso è l’ora di dimostrarlo".


18 dicembre

Dal Corriere dello Sport online:

Non si placa la bufera attorno a Piero Giacomelli, arbitro della sezione di Trieste che ha diretto la gara persa tra le polemiche dalla Lazio all'Olimpico contro il Torino una settimana fa. È infatti probabilmente in arrivo - secondo quanto apprende l'Ansa - l'apertura di un fascicolo da parte della Procura della Figc, dopo le notizie stampa su una foto di Totti su profili social dell'arbitro. Domani infatti il procuratore federale Giuseppe Pecoraro si riunirà col suo ufficio e prenderà in esame le notizie stampa.


19 dicembre

Da Il Messaggero online:

Il vento di bufera su Piero Giacomelli non si arresta. Oggi pomeriggio la Procura della Federcalcio si riunirà per capire se ci siano gli estremi per aprire un procedimento sull’arbitro di Trieste finito nell’occhio del ciclone dopo l’arbitraggio di Lazio-Torino. Nelle ore immediatamente successive alla gara tra le polemiche che impazzavano sui sociale per il mancato rigore per i biancocelesti e l’espulsione di Immobile seguito al "litigio" con Burdisso, si è fatta largo anche quella legata ad un presunto profilo Facebook di Giacomelli. Jack O’Melly il nickname usato per celare il suo vero nome. Sfogliando tra le varie foto ne compare una con Francesco Totti. Ma l’attenzione di Giuseppe Pecoraro non si concentra sull’immagine dell’ex capitano della Roma ma sulla violazione dell’articolo 40 - Doveri dell’arbitro del regolamento Aia - che impedisce "la partecipazione a gruppi di discussione, posta elettronica, forum, blog, social network o simili, in modo anonimo ovvero mediante utilizzo di nomi di fantasia o "nickname" atti ad impedire l’immediata identificazione del suo autore". Di fatto il procuratore capo della Figc vuole capire se è competenza della Federazione o dell’Aia. Nel primo caso come normale conseguenza verrà aperto un procedimento in primis per stabilire se realmente quel profilo Facebook appartenesse a Giacomelli o meno. Appurato questo si procederà ad una eventuale sanzione. Nel secondo caso, situazione molto più realistica, invece sarà la stessa Associazione italiana arbitri a prendere provvedimenti.

Intanto Giacomelli è stato designato come Var per la sfida di Coppa Italia, Atalanta-Sassuolo del 20 dicembre. Ma non è solo la procura che si sta muovendo. Ci sarebbe anche un pool di avvocati romani pronti per una class action contro lo stesso arbitro di Trieste. Quello che verrebbe contestato all’arbitro da tifosi e azionisti rappresentati dagli stessi legali è la responsabilità professionale. Ossia il mancato adempimento dell’incarico affidatogli che ha cagionato un danno. Il tutto è già stato avviato (notifica oggi dell’atto?) ma da capire ancora come potrà evolversi il tutto. E la sentenza di ieri riguardante la Juventus potrebbe rivelarsi, di rimbalzo, molto utile alla Lazio. Il solo turno con la curva sud chiusa deciso dalla Corte d’appello costituisce un precedente. A questo punto difficile che i biancocelesti possano ricevere una mano pesante da parte del procuratore Giuseppe Pecoraro. Difficile insomma che possa essere chiuso l’intero stadio per gli adesivi di Anna Frank se lo schiaffo alla Juve, per i biglietti agli ultrà è stato tramutato in un buffetto.


L'immagine del presunto profilo Facebook dell'arbitro triestino con il commento in calce de "La Gazzetta dello Sport"

20 dicembre

Da Il Messaggero online:

Nei confronti di Giacomelli non si muove solo la procura della Figc. Dopo l’apertura del fascicolo per un profilo Facebook riconducibile al fischietto sotto falso nome (violando l’articolo 40 del regolamenta Aia), è in arrivo un’altra grana. Lo studio legale Previti, come riportato in un comunicato, "ha notificato, nell’interesse di un gruppo di tifosi della Lazio, l’invito alla negoziazione assistita – primo passo verso la citazione in giudizio – ai sig.ri Piero Giacomelli della Sezione di Trieste e Marco Di Bello della Sezione di Brindisi, rispettivamente direttore di gara e Video Assistance Referee in merito ai noti fatti avvenuti l’11 dicembre scorso in occasione dell’incontro di calcio del campionato di serie A Lazio – Torino". Nella nota viene riferito che, "secondo i promotori dell’azione, la condotta dei due arbitri si è gravemente e del tutto immotivatamente discostata da quanto stabilito dal regolamento del Giuoco del Calcio, dalla "Guida Pratica AIA" e dalle successive raccomandazioni del Settore Tecnico in tema di rilevazione del fallo di mano, privando la squadra di un sacrosanto calcio di rigore. In particolare, all’errore tecnico commesso sul campo dal sig. Giacomelli, si è poi aggiunto l’altrettanto grave errore, commesso da entrambi i direttori di gara, per non avere sottoposto ad on field review l’episodio tramite VAR". I sostenitori non reclamano solo per l’evidente mani non sanzionato in area da Iago Falque: "Tutto ciò è stato aggravato dal fatto che, pochi secondi dopo, nell’ambito della stessa azione, l’intervento del VAR è stato richiesto in merito al contatto tra il difensore del Torino, Burdisso, e l’attaccante della Lazio, Immobile, in occasione del quale è stato commesso l’ulteriore errore dell’espulsione del giocatore della Lazio, lasciando impunito il giocatore del [[Torino]". Oltre al danno, anche la beffa.

Responsabilità professionale e risarcimento. I legali puntano sul fatto che gli "errori commessi, in assenza di significativa discrezionalità ed in presenza del supporto tecnico oggi offerto dalla VAR, integrano gli estremi di una vera e propria responsabilità professionale a carico dei direttori di gara, che li obbliga al risarcimento dei danni causati ad ogni singolo tifoso, leso nel proprio diritto di poter vivere la propria passione sportiva al riparo da condizionamenti illeciti, in quanto fondati su condotte connotate da inaccettabili profili di colpa". Non si tratta di una "class action": "L’iniziativa si differenzia da analoghe azioni preannunciate in questi giorni, basate sulla tutela di interessi collettivi". Lo studio però ha messo a disposizione una mail per chiunque volesse informazioni, "affinché anche nel calcio si affermi con forza il principio di responsabilità anche con riferimento all’operato degli arbitri, attori, al pari delle altre componenti (tifosi, società, calciatori) di uno spettacolo che non può permettersi di essere falsato da decisioni dei direttori di gara palesemente errate e addirittura in contrasto con le regole ufficiali del gioco".


Dalla Gazzetta dello Sport online:

Ufficiale, la procura indaga sul profilo Facebook dell'arbitro Giacomelli. Il fischietto ha pubblicato sul social un'immagine inopportuna di Totti intento a segnare un rigore per la Roma. Rischia il deferimento. Contro l'arbitro avviata anche una class action dei tifosi per Lazio-Torino.

Dopo essersi confrontato con i suoi collaboratori, visto il materiale raccolto, il Procuratore federale Giuseppe Pecoraro ha deciso di aprire un fascicolo sull'arbitro triestino Piero Giacomelli, passato alla storia di questo campionato per aver diretto (malissimo) Lazio-Torino, mentre si scopriva su un profilo Facebook a lui riconducibile un'immagine di Totti intento a segnare un rigore per la Roma. Foto inopportuna e attività social vietata: ce ne sarà abbastanza per deferirlo? Da regolamento, gli arbitri non possono utilizzare nickname per impedire l'identificazione di un profilo su un social network. Il direttore di gara era registrato come "Jack O'Melly", e questo ha fatto scattare l'inchiesta. Nella notte di lunedì 11 dicembre, subito dopo la partita dell'Olimpico che aveva fatto infuriare Simone Inzaghi e i tifosi biancocelesti, i sostenitori laziali avevano infatti rintracciato il profilo personale di Giacomelli, oscurato la mattina successiva. Le ragioni dell'apertura del fascicolo non sarebbero da ricondurre soltanto a una foto dell'arbitro con Totti postata sul social, ma anche al regolamento dell'Aia, che prevede espressamente il divieto di "partecipazione a gruppi di discussione, posta elettronica, forum, blog, social network o simili in modo anonimo, ovvero mediante utilizzo di nomi di fantasia o nickname atti a impedire l'immediata identificazione del suo autore".

Ora Giacomelli, dopo lo stop di un turno nella scorsa giornata di campionato, torna in campo in Coppa Italia. Sarà infatti oggi al Var in Atalanta-Sassuolo, ma potrebbe poi incappare in un deferimento conseguente all'esito dell'inchiesta aperta dalla Procura. E c'è un'altra novità, a corredo della partita fra Lazio e Torino dello scorso 11 dicembre. I tifosi della Lazio hanno infatti avviato una class action contro Giacomelli e Marco Di Bello, rispettivamente direttore di gara e video assistance referee del match, a seguito dei presunti errori che hanno portato all'espulsione di Ciro Immobile attraverso l'uso della moviola in campo anziché concedere il rigore all'attaccante per fallo di mano di Iago Falque, episodio avvenuto in principio della stessa azione di gioco. Per conto dei tifosi biancocelesti si è mosso lo studio legale Previti, che ha notificato il risarcimento dei danni causati a ogni singolo tifoso, "leso nel proprio diritto di poter vivere la propria passione sportiva al riparo da condizionamenti illeciti, in quanto fondati su condotte connotate da inaccettabili profili di colpa".


Altri sfortunati precedenti di Giacomelli con la Lazio

Estratto dal commento tratto da "La Repubblica" del 27 gennaio 2013 susseguente la gara Lazio-Chievo 0-1 del giorno precedente:

... Non ha convinto, infine, l'arbitraggio di Giacomelli: incomprensibile, in particolare, un'ammonizione per simulazione nei confronti di Hernanes, che aveva subito un netto fallo da Cesar al limite dell'area. E quei due minuti di recupero, davvero scarsi considerando le quattro sostituzioni nel corso della ripresa e il tempo perso, hanno fatto infuriare l'Olimpico. Ma la colpa di questa sconfitta certo non è dell'arbitro. E neanche dell'immobilismo sul mercato, rimproverato dalla curva a Lotito con il classico coro "caccia li sordi"...


Estratto dal commento tratto dal Corriere dello Sport del 28 settembre 2015 susseguente la gara Hellas Verona-Lazio 1-2 del giorno precedente:

... E' stata durissima per la Lazio per le sviste dell'arbitro Giacomelli. Al quarto minuto ha annullato un gol regolarissimo di Djordjevic, sugli sviluppi di un angolo, capovolgendo una trattenuta di Souprayen su Gentiletti. Al nono non ha concesso un rigore clamoroso a Felipe Anderson, liberato da un lungo lancio di Biglia, e steso da Helander quando era davanti a Rafael...

Concernente la stessa partita, questo un passo del commento de "Il Messaggero":

... A raccontarla cosi sembrerebbe una gara che alla fine poi tanto complicata non è stata. Ed invece no, perché oltre ad essere stata una partita difficilissima ci si è messo anche l'arbitro Giacomelli a tentare di fare lo sgambetto alla Lazio, annullando un gol regolare e non assegnando un rigore, e i soliti svarioni difensivi...




Stagione La gara Lazio-Torino 1-3 dell'11 dicembre 2017 Torna ad inizio pagina