Mercoledì 23 settembre 2015 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 2-0


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23 settembre 2015 - Campionato di Serie A - V giornata - inizio ore 20.45

LAZIO: Marchetti, Basta, Mauricio, Gentiletti, Lulic, Cataldi, Parolo, Felipe Anderson (82' Mauri), Milinkovic Savic (82' Morrison), Kishna, Djordjevic (78' Keita). A disposizione: Berisha, Guerrieri, Hoedt, Braafheid, Patric, Radu, Seck, Onazi, Oikonomidis. Allenatore: Pioli.

GENOA: Lamanna, De Maio, Burdisso, Marchese, Cissokho, Rincon, Tachtsidis (46' Dzemaili), Laxalt, Ntcjam (46' Capel), Pandev, Perotti (59' Figueiras). A disposizione: Ujkani, Sommariva, Ierardi, Lazovic, Asencio Raul. Allenatore: Gasperini.

Arbitro: Sig. Rizzoli (Bologna) - Assistenti Sigg. Passeri e Peretti - Quarto uomo Sig. Musolino - Assistenti d'area Sigg. Fabbri e Abisso.

Marcatori: 35' Djordjevic, 73' Felipe Anderson.

Note: espulsi Cissokho per doppia ammonizione e Pandev per gioco violento. Ammoniti Cataldi, Marchese, Mauricio, Cissokho, Gentiletti, Milinkovic Savic, Figueiras. Angoli 10-3. Recuperi: 1' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 15.000 circa.


Marco Parolo
Foto Bartoletti
Felipe Anderson
Foto Bartoletti
Una fase di gioco
Foto Bartoletti
Ricardo Kishna
Foto Bartoletti
Santiago Gentiletti e Goran Pandev
Foto Bartoletti
Dusan Basta
Foto Ansa
Filip Djordjevic
Foto Bartoletti
La rete di Felipe Anderson (fuori quadro)
Foto Bartoletti
Esultanza biancoceleste
Foto Bartoletti
Sfatato il "tabù" Genoa: ritorna un po' di sorriso in casa biancoceleste...
Foto LaPresse

I calciatori convocati per la partita odierna

La Gazzetta dello Sport titola: "Djordjevic più Anderson. La Lazio c'è, Genoa a picco. Pioli si rimette in moto dopo la batosta di Napoli, i rossoblù chiudono in 8 dopo i rossi a Cissokho e Pandev e il k.o. di Rincon: sono terzultimi".

Continua la "rosea": Crisi finita, tabù Genoa spezzato, squadra (forse) ritrovata. Appena tre giorni dopo il tonfo di Napoli la Lazio rialza la testa e "passa" al Genoa tutto il peso di una situazione da brividi. Terza sconfitta consecutiva per la squadra di Gasperini per un totale di quattro nelle prime cinque giornate di campionato. Una partenza choc che nessuno si aspettava nel clan genoano. E che renderebbe delicatissima la posizione di Gasperini se il tecnico non fosse una sorta di istituzione dalle parti di Pegli. A dargli una mano, stavolta, non è bastata neppure la tradizione favorevole del Genoa con la Lazio. Che si è interrotta dopo otto vittorie consecutive dei rossoblù (tutte le partite, a Genova e Roma, dalla stagione 2011-12 alla scorsa). E pensare che l'inizio dei liguri aveva fatto pensare che la possibilità di un nono successo di fila fosse assolutamente a portata di mano. Sì, perché la partenza della Lazio era stata da incubo. Squadra impaurita e pietrificata, sotto il peso di una pressione enorme, resa ancora più grande da una contestazione della curva che non risparmiava nessuno. Una formazione più smaliziata dell'attuale Genoa avrebbe immediatamente approfittato della situazione. Non che i liguri non ci abbiano provato, ma solo con tiri dalla distanza (Rincon e Tacthsidis i più attivi) sui quali Marchetti ha confermato di attraversare un ottimo momento di forma. Col senno di poi il 3-4-1-2 del Gasp (Ntcham più arretrato rispetto a Pandev e Perotti) si è rivelato una scelta troppo prudente. E tale da minare gli automatismi del consueto 3-4-3.

Anche perché troppo spesso il francesino finiva col pestare i piedi a Perotti. Certo, se il tiro di Rincon dopo cinque minuti non fosse stato respinto dal palo forse la partita avrebbe avuto un'altra storia. Lo scampato pericolo ha avuto il potere di ridestare una Lazio comunque ancora claudicante. Sufficientemente attrezzata, però, per sfruttare le occasioni che le sono capitate. Quella decisiva è arrivata al 35' quando su un cross di Lulic il redivivo Djordjevic si è fatto trovare pronto. Le scelte di Pioli (4-2-3-1 e uomini più in forma in campo, senza altri calcoli) hanno ridato una certa logica a una squadra che era rimasta prigioniera di troppi cambi di formazione e di modulo. Ma a darle la spinta decisiva, più che schemi e sistema di gioco, ha provveduto il suo uomo di maggior talento. Felipe Anderson, dopo un primo tempo così così, in linea con le ultime opache prestazioni, nella ripresa è salito in cattedra. Due serpentine delle sue e altrettanti cartellini gialli per Cissokho. Equilibrio spezzato. E partita chiusa dallo stesso Felipe qualche minuto più tardi con una traiettoria magica che Lamanna ha potuto solo osservare. Il resto è stata accademia. Il Genoa ha finito addirittura in otto, perché prima Pandev si è fatto cacciare per una brutta (e incomprensibile) gomitata a Mauricio, quindi Rincon si è fatto male e i cambi erano finiti. Quando si dice piove sul bagnato. Per la Lazio è invece tornato il sole. Che, peraltro, all'Olimpico c'è sempre stato quest'anno. E' lontano da Roma che i biancocelesti hanno finora steccato. Basterà questo successo a invertire la rotta anche in trasferta?


Il Corriere dello Sport titola: "Scatto Lazio. Djordjevic-Felipe ecco la risposta. La risposta di Pioli si mette con orgoglio alle spalle la cinquina di Napoli. Vince 2-0 e sorpassa la Roma".

Prosegue il quotidiano sportivo romano: Ci voleva una crisi senza precedenti di fine estate, la manita del San Paolo, la contestazione dei tifosi e la maledizione del Genoa per svegliare la Lazio da un incubo e riportarla alla normalità, riscoprendo un centravanti (Djordjevic) risorto da un infortunio tremendo e un gioiello (Felipe Anderson) finito nel cono d'ombra tra esclusioni per scelta tecnica, partite sbagliate e un'eccessiva facilità alla depressione. Cosi la notte dell'Olimpico, iniziata tra i fischi, si è conclusa con gli applausi e la festa per il sorpasso sulla Roma. Ha vinto la Lazio, rompendo un incantesimo, perché non batteva il Genoa dal 2011. Otto sconfitte negli ultimi otto incontri diretti in campionato. Pioli, con il sostegno della società, ha compiuto il primo importante passo per uscire dalla crisi. Ora dovrà cercare di vincere anche in trasferta e lo attende l'esame di Verona, ma la squadra sul campo, tra qualche errore e diverse incertezze, ha dimostrato di essere dalla sua parte. L'infortunio di Candreva ha riaperto le porte, come nella passata stagione, a Felipe Anderson. Il brasiliano, nella notte più complicata, è tornato a fare la differenza con il suo talento. E' tornato a sprintare, ha provocato il rosso di Cissokho, ha segnato un gol pazzesco (come al Sassuolo nello scorso inverno), si è divertito e ha divertito il pubblico.

E' stata molto complicata la partita dentro uno stadio quasi "nemico". La contestazione della Nord ha colpito questa volta in modo pesante la squadra, non solo Lotito. E il palo colpito da Rincon oon una sventola dai venti metri dopo appena cinque minuti ha finito per aggiungere timori, apprensione, confusione. Il mormorio dell'Olimpico accompagnava ogni stop sbagliato o passaggio fuori misura della Lazio, ancora scossa per la manita di Napoli. Non era semplice prendere confidenza e poi Gasperini aveva sistemato bene il Genoa. Ntcham seguiva come un'ombra e tamponava Cataldi per impedirgli di vedere il gioco, il fraseggio di Perotti e le sventagliate di Pandev ad aprire la manovra su Cissokho e Laxalt, pronti a sganciarsi, permettevano ai rossoblù di ripartire con una discreta pericolosità. La Lazio attaccava, ma è riuscita a collezionare più angoli che vere occasioni da gol. La qualità di Kishna e Felipe veniva fuori a intennittenza. Nel 4-2-3-1 disegnato da Pioli, due serbi in attacco: Milinkovic sgomitava a ridosso di Djordjevic. E' stato proprio il centravanti, alla prima uscita da titolare dopo l'infortunio estivo alla caviglia destra, a portale in vantaggio la Lazio. Milinkovic, poco prima, aveva incornato di testa sul calcio piazzato di Kishna, costringendo Lamanna al salvataggio. Sul cross da sinistra di Lulic, Marchese e Laxalt hanno sbagliato l'interpretazione del fuorigioco e hanno mollato la marcatura di Djordjevic. Il serbo è stato abilissimo a toccare di testa mirando l'angolo alla sinistra di Lamanna. Il gol ha scaldato l'Olimpico, la Lazio ha preso coraggio e l'ex centravanti del Nantes, su punizione dal limite dell'area, ha sfiorato il raddoppio. Il Genoa, però, era ancora vivissimo e ha reagito subito. Per due volte, a un soffio dall'intervallo, i calci piazzati di Tachtsidis hanno fatto gridare al gol Gasperini. Marchetti si è esaltato con due prodezze negando al greco ex Roma il pareggio.

Dopo l'intervallo è iniziato un altro tipo di partita. Altri ritmi, molti errori, tanti palloni persi. Il Genoa si è aperto, veniva su, lasciando però degli spazi in cui gli attaccanti della Lazio si tuffavano con piacere, dando profondità a chi dettava il passaggio. Quegli spazi sono diventati il pane preferito di Felipe Anderson, che ha ripreso a sprintare. Cissokho prima lo ha placcato a centrocampo e poi lo ha steso al limite dell'area, l'unico modo per evitare il dribbling, ma non il secondo cartellino giallo e l'espulsione. L'ex Nantes ha lasciato il Genoa in dieci. Gasp aveva già tolto Ntcham e Tachtsidis (tra i migliori: perché?) e ha richiamato anche Perotti per inserire Figueiras. Felipe, invece, ha indovinato il raddoppio, facendo venire giù l'Olimpico dagli applausi. Un altro cross in area respinto dalla difesa del Genoa, il brasiliano era appostato fuori dalla lunetta: stop e tiro a girare all'incrocio dei pali. Poi è iniziata la festa, condita dal sorpasso sulla Roma.


Il Messaggero titola: "Lazio, si riparte dai tre punti. I biancocelesti battono il Genoa con le reti di Djordjevic e Anderson. La squadra soffre tanto e rischia troppo, ma contava solo il risultato".

Continua il quotidiano romano: Buono solo il risultato. Contava vincere e così è stato. Ma la Lazio ha faticato oltre il dovuto per superare un Genoa normalissimo. In un Olimpico che alternava lunghi silenzi a forti contestazioni, gli uomini di Pioli sono usciti con i tre punti in tasca ma nulla di più perché la squadra di Gasperini ha fatto soffrire i biancocelesti per tutto il primo tempo. E fortuna che stavolta la dea bendata ha messo una mano sulla testa dei ragazzi di Pioli facendo stampare la saetta di Rincon sul palo. Non è un caso che le uniche vittorie stagionali siano arrivate tra le mura amiche. Sintomo di una grossa fragilità della squadra che in casa riesce ad alzare un pochino più la voce. Non certo un coro ma l'acuto di Djordjevic e il capolavoro di Anderson hanno ridato il sorriso e forse un po' di convinzione. Il ritiro voluto dal tecnico ha sortito gli effetti sperati, anche se in campo si è vista ancora una squadra fragile e senza mordente. Il Genoa, nonostante non abbia fatto sfaceli, è sembrato più tonico dei biancocelesti. La difesa non è quasi mai riuscita a reggere l'urto di Rincon e compagni. Gentiletti e Mauricio piantati a terra vengono saltati costantemente, Lulic da terzino leggermente meglio. Basta corre per due cercando di catturare ogni pallone. Si vede che in campo regna la paura. Ogni pallone scotta e nessuno vuole prendersi una responsabilità in più.

Se poi ci si aggiunge il fatto che ad ogni errore la Curva Nord ruggisce tutta la sua rabbia, si capisce quanta difficoltà abbiano fatto i giocatori in campo. Nessuna scusante però. Bisognava dare una risposta dopo lo schiaffo in pieno viso preso a Napoli. Pioli si affida ad un 4-2-3-1 per cercare di sfuttare l'estro dei suoi talenti più cristallini. Milinkovic ha dimostrato che deve giocare sempre. Kishna però soffre più del dovuto e non brilla mai. Cataldi è sulle gambe e non imposta mai il gioco come dovrebbe. Parolo corre ma spesso a vuoto, così tutto si riversa sulle fragili spalle di Anderson. Il brasiliano chiamato a dare una scossa si accende a tratti per tutto il primo tempo, ma è sempre lui a creare scompiglio con le sue serpentine. Ha voglia di dimostrare che restare seduto in panchina non è la via corretta. Ha bisogno del prato verde per illuminarsi e illuminare. Ha bisogno di fiducia e appena gli è concessa ripaga con una pepita d'oro direttamente sotto l'incrocio dei pali. Un gioiello che ha rotto il silenzio della Nord trasformandolo in un boato. Nella ripresa Felipe torna felice scatenandosi. I suoi dribbling mandano al manicomio un Genoa fiaccato dall'espulsione di Cissokho.

Serviva una boccata d'aria. E' arrivata. Ora la Lazio può respirare dopo essere stata in apnea per tre giorni. La strigliata di Pioli ha sortito gli effetti, il cuore biancoceleste ha ripreso a battere seppur con labili pulsazioni. Si deve ripartire da qui. La vittoria contro il Genoa deve segnare un nuovo inizio per la Lazio. Da adesso in poi niente più errori, i bonus stagionali sono stati giocati tutti. I tre punti alzano il morsale di una squadra a terra, adesso il tecnico dovrà essere bravo a ricreare il gruppo e tornare a far cantare tutti insieme vola Lazio vola.


Tratte da Il Messaggero, alcune dichiarazioni post-gara:

Dimenticare Napoli non è facile, ma la Lazio prova a ripartire. E lo fa nel migliore dei modi, con una prestazione di carattere e qualità. Tra i trascinatori un giovanissimo centrocampista che prende parola ed esalta la prova dei suoi compagni. "La Lazio non è quella vista a Napoli, lo sapevano tutti", afferma Cataldi. "Quella contro il Genoa è stata una squadra concreta, consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato". Il talento laziale è soddisfatto non solo della vittoria ritrovata, ma anche perché lui e i suoi compagni sono riusciti a sfatare un tabù che durava da troppi anni. "A parte il successo - spiega Cataldi - è una delle maggiori soddisfazioni, anche perché loro, i rossoblù, oltre a Marassi, venivano qui ogni volta e ci rifilavano sempre una bella sveglia, stavolta non è successo e pure questo vorrà dire qualcosa". Il giovane centrocampista è stato uno dei trascinatori della serata: "E' stata una gara piacevole, abbiamo commesso qualche errore, la forma fisica non è al top, ma in questi tre giorni ci siamo confrontati. Sappiamo che dobbiamo fare di più. L'importante era vincere, perché quello che conta è il risultato. Il momento non era dei migliori, dopo i 5 goal presi, ma tra noi e il Napoli non c'è questo gap. Abbiamo lavorato sulla testa, non era facile risollevarci. Abbiamo fatto le cose semplici, a volte le cose semplici sono le più difficili da fare, ma questa stasera ci siamo riusciti".


Una magia attesa da tanto, troppo tempo. Una pennellata da incorniciare e di rara bellezza. Dal tunnel della crisi e in mezzo ad un'atmosfera dura e pesante per via della contestazione sbuca Felipe Anderson, il "Diez" laziale. L'artista biancoceleste è tornato a segnare e finalmente a sorridere. Un gol che ha chiuso la partita, fatto dimenticare Napoli e rialzato la Lazio. Non poteva scegliere un giorno migliore il talento brasiliano per riaccendersi e far vedere cosa è capace di fare. La forte sensazione e che quando si mette in moto lui, tutto diventa più semplice. E' stato cosi l'anno scorso, così potrebbe accadere anche adesso. Nel momento più complicato e quando c'è bisogno della giocata ecco che spunta il campione. Il giocatore che ti può tirar fuori dai guai, risolve i problemi e fa sognare. D'altronde da Felipe Anderson tanti si aspettano grandi cose e le critiche che gli sono piovute addosso in questo avvio di stagione erano per la cocente delusione di vedere smarrito un calciatore dal potenziale enorme. Adesso con questa prodezza, il brasiliano spera di ricominciare a risalire la china e prendere per mano la Lazio. Lui, il numero dieci biancoceleste, è felicissimo per la rete, per la prestazione e per la vittoria.

Dalle sue parole si capisce ampiamente che stava passando un momento davvero difficile: "Sono felicissimo per quello che è successo, ringrazio Dio, i miei compagni che mi sono stati sempre vicino e anche mister Stefano Pioli che mi da sicurezza e tranquillità. Senza il suo appoggio, non sarei quello che sono oggi e quando avverti tutto questo, prima o poi, la prestazione viene fuori". Che si accendesse Felipe Anderson era scontato, bisognava solo attendere. Nonostante le difficoltà, lui durante la settimana non smetteva di lavorare sodo e mettersi a disposizione dei compagni e dell'allenatore. "Fare gol e assist è importante - spiega il giocatore -, ma la cosa più importante è che vinca la squadra. Non sono frasi banali e scontate, è solo la verita". Dopo il gol, il biancoceleste ha raddoppiato gli sforzi, correva dappertutto fino in difesa, senza mai risparmiarsi. Un'energia che sembrava non avesse mai avuto in questo primo mese, dove quasi si trascinava. "Io corro per i compagni - dice il brasiliano -, non esiste Felipe, esiste la squadra e questo devo dimostrare in ogni partita. Almeno io la penso in questo modo e l'ho sempre fatto anche quando le cose non andavano benissimo. Noi sappiamo di essere forti, ma dobbiamo essere umili e lavorare, correre e vincere le partita. Capisco i tifosi, vorrebbero rivedere la Lazio di questa sera e quella dell'anno scorso. Noi ci stiamo impegnando afiinché sia cosi e soprattutto per non ripetere mai più prestazioni come quella di Napoli". Già, la disfatta del San Paolo brucia ancora, ma Felipe ora guarda dritto e poco importa, come gli fanno notare, che la Lazio abbia superato la Roma in classifica: "Dobbiamo guardare solo noi stessi e dobbiamo migliorare ancora tanto. Sappiamo di essere forti, ma lo dobbiamo dimostrare pure sul campo". Non solo fantasia, ma anche parole da leader.



Galleria di immagini sulle reti della gara
Filip Djordjevic sblocca il risultato
La rete di Felipe Anderson



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Stefano Pioli ha convocato i seguenti calciatori:





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