Sabato 10 febbraio 2001 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 0-0


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10 febbraio 2001 - 2934 - Campionato di Serie A 2000/01 - XVIII giornata

LAZIO: Peruzzi, Negro, Nesta, Fernando Couto, Favalli (14' Pancaro), Poborsky (59' Castroman), Veron, D.Baggio, Nedved, Salas, Crespo (73' S.Inzaghi). A disposizione: Marchegiani, Mihajlovic, Simeone, Ravanelli. Allenatore: Zoff.

ATALANTA: Pelizzoli, Siviglia, Paganin, Carrera, Zauri, C.Zenoni, D.Zenoni, Donati, Doni (68' Berretta), Morfeo (92' Dundjersky), Ventola (90' Pinardi). A disposizione: Pinato, Lorenzi, Bellini, Ganz. Allenatore: Vavassori.

Arbitro: Sig. Collina (Viareggio).

Note: ammoniti Pelizzoli, Nedved, Paganin, Doni e Morfeo. Recuperi: 1' più 4'. Esordio in serie A per Lucas Castroman classe 1980.

Spettatori: 42.000 circa.


Juan Sebastian Veron in azione
Paolo Negro
Pavel Nedved

Il nostro campionato è diverso da quelli belga e olandese per almeno tre importanti motivi: i nomi delle squadre italiane non contengono sigle fatte solo di consonanti (Mvv, Rkk, Vvv); le maglie hanno al massimo tre colori e non sei o sette; vincere cinque partite di seguito è quasi impossibile. La Lazio di Zoff si ferma così dopo quattro successi consecutivi e resta senza gol per la prima volta nella stagione (dopo averne segnati addirittura 13 nelle quattro gare con Dinone in panchina). La blocca l'Atalanta di Vavassori, che nel primo tempo erige un muro senza mai azzeccare i passaggi e i tempi per ripartire in contropiede, ma nella ripresa - dopo i rimproveri del suo tecnico ("se continuiamo così, un gol lo becchiamo di sicuro") si difende con ordine e manca persino la palla-gol più nitida. Nessun rimpianto, però. Il pareggio non è certo uno scandalo, ma una vittoria nerazzurra sarebbe stata un furto. Perché la Lazio ha giocato una partita poco brillante, ma ha tenuto l'iniziativa in continuazione. Nesta ha fatto capire a Ventola e Morfeo che per loro non era giornata; Veron ha provato con i calci da fermo e con qualche invenzione a schiodare lo 0-0.

Alla "trimurti" che decide gioie e dolori della squadra campione d'Italia è mancato Hernan Crespo. Aveva segnato 7 gol nelle quattro vittorie di Zoff (Udinese, Inter, Fiorentina e Lecce), ieri non è andato oltre un bel colpo di tacco parato a terra da Pelizzoli. E questo ha "scritto" il pareggio, visto che Nedved è stato stranamente confusionario e che Salas non ha azzeccato un passaggio e ha lisciato la più nitida palla-gol laziale della partita (2' della ripresa, cross di Pancaro). Dino Zoff, per usare la sua frase preferita, è un uomo di sport. Per questo sapeva che, prima o poi, sarebbe arrivata la partita dove il rimpallo ti sfavorisce anziché favorirti e dove i tuoi attaccanti non hanno "il fiuto per le occasioni che capitano in mezzo all'area". E sapeva anche che alla vigilia di un'Euro-sfida decisiva come quella che la Lazio giocherà dopodomani a Madrid, contro il Real, a volte la testa sta già giocando su un altro campo.

Ma come prima non pensava di avere la Roma nel mirino, ora non crede di aver detto addio allo scudetto. Meglio guardare avanti e archiviare lo 0-0. Restano i problemi di formazione di Zoff per Madrid (Favalli infortunato, Stankovic squalificato, Poborsky e Dino Baggio non utilizzabili per problemi di tesseramento), il caso-Baronio che è rimasto a casa rifiutando la tribuna dopo aver capito che anche contro il Real giocherà Castroman, la saggia ironia di Vavassori: "Il mio miglior giovane? Carrera. Perché ci sono vecchi che sono giovani dentro e giovani che nascono già vecchi".

Fonte: Corriere della Sera