L'addio a Giorgio Chinaglia - 1


Giorgio Chinaglia
Giorgio Chinaglia
Long John in azione
Una bella foto del calciatore biancoceleste
Dal sito de Il Messaggero
Dal sito del Corriere dello Sport
Dal sito della Gazzetta dello Sport
Dal sito del Resto del Carlino
Dal sito de Il Tempo
Dal sito de La Stampa
Dal sito CBS
Dal sito Mundo Deportivo
Dal sito del Vancouver Sun
Dal sito del New York Post
Dal sito del Washington Post
Dal sito canadese del Winnipeg Freepost
Il sito web dei Cosmos New York ricordano Giorgio Chinaglia
Il Corriere dello Sport del 2 aprile 2012
La Gazzetta dello Sport del 2 aprile 2012
Tuttosport del 2 aprile 2012

Giorgio Chinaglia, attaccante della Lazio che conquistò lo Scudetto nella stagione 1973/74, si è spento nella mattinata di domenica 1 aprile 2012 in Florida dopo un infarto che lo ha colpito nella giornata di venerdi 30 marzo 2012. In Italia la notizia della scomparsa del calciatore giunge nel pomeriggio, intorno le ore 17.00. In questa pagina riportiamo gli articoli che la stampa dedica al grande campione biancoceleste scomparso a 65 anni.


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L'addio a Giorgio Chinaglia - La rassegna stampa

La commemorazione allo Stadio Olimpico


Articoli pubblicati il 1° aprile 2012:


► Dal sito web ufficiale della S.S. Lazio:

La S.S. Lazio si unisce al cordoglio della famiglia Chinaglia per la scomparsa di Giorgio, nato a Carrara il 24 gennaio 1947 e morto oggi negli Stati Uniti d'America. Fu giocatore del Club biancoceleste dal 1969 al 1976 (Campione d'Italia nella stagione 1973-1974), dal 1983 al 1985 fu Presidente della S.S. Lazio.


► Da Il Messaggero:

E' morto Giorgio Chinaglia. la bandiera della Lazio aveva 65 anni. L'annuncio del figlio. Si è spento in Florida l'ex centravanti della Lazio e simbolo dello scudetto del 1974. Fu campione in campo e poi presidente del club. Venerdì aveva avuto un infarto.

Continua il quotidiano romano: Lutto nel mondo del calcio che scuote la Lazio. Giorgio Chinaglia, centravanti bandiera del club biancoceleste è morto questa mattina in Florida. Aveva 65 anni. "Mio padre Giorgio Chinaglia è morto questa mattina". A confermare piangendo la notizia della scomparsa del leader del primo scudetto laziale data da Skysport, è al telefono dall'America il figlio Anthony: "Mio padre Giorgio Chinaglia è morto questa mattina intorno alle 9:30. Era stato operato una settimana fa dopo un attacco di cuore. Gli erano stati impiantati 4 stent e l'operazione era andata bene. Era stato rimandato a casa dove sembrava essersi ripreso. Stamattina si era svegliato per prendere una medicina e si era rimesso al letto. Poi sono andato a controllarlo ed ho scoperto che non respirava più. Ho provato a rianimarlo ma non c'è stato niente da fare".

Giorgio Chinaglia è morto così in Florida, tradito dal cuore a soli 65 anni. Dal 1983 "Long John" aveva appeso gli scarpini al chiodo ma la sua vita ha continuato ad essere piena di dribbling, tra annunci, fallimenti e truffe. In Italia, nella sua Roma dove negli anni '70 era un eroe, Giorgio Chinaglia non poteva più tornarci. Dalla primavera del 2006, infatti, era iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di riciclaggio, poi un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione ed aggiotaggio, nell'inchiesta sulle irregolarità nella scalata alla SS Lazio. Infine, nel luglio 2008, il suo nome è stato accostato al clan dei Casalesi. Per la giustizia italiana, Chinaglia era latitante. Ma l'ex bomber della Lazio, prima di decidere di far parlare di sè anche fuori dal campo, era stato la bandiera dei biancocelesti di Maestrelli, quelli dello scudetto del '74. Classico centravanti, forte, potente, impetuoso, entrava in area palla al piede e segnava. Era tanto forte in mezzo al campo, quanto provocatore fuori. A San Siro, di fronte ai tifosi interisti, scalciò il compagno di squadra D'Amico, reo di non aver rincorso Sandro Mazzola. All'Olimpico, dopo un gol nel derby, andò ad esultare la Sud, curva dei romanisti. Al San Paolo, prima di Napoli-Lazio, salutò il pubblico di casa mostrando le corna.

Nato a Carrara il 24 gennaio 1947, Chinaglia si trasferì con la famiglia a Cardiff all'età di nove anni. La sua carriera ebbe quindi inizio in Galles con lo Swansea City, con cui disputò le stagioni 1964-1965 e 1965-1966. Arriva poi il trasferimento in Italia alla Massese, Serie C, e poi all'Internapoli, sempre in C, per passare infine alla Lazio (neopromossa in Serie A) nell'annata 1969-1970. Un ariete dotato di grande forza fisica e grande temperamento segnò 12 gol nel primo anno e 9 nel secondo, in coincidenza però con un'amara retrocessione in Serie B. Nella stagione 1971-1972 vince la classifica cannonieri della serie cadetta e contribuisce con i suoi 21 gol al ritorno in A. Come giocatore di B, conquista addirittura la Nazionale azzurra: esordio con gol-lampo in Bulgaria, il 21 giugno del 1972.

Nella stagione 1972-1973 la Lazio neopromossa sfiora lo scudetto. Un gruppo di grandi calciatori come Pino Wilson, Luciano Re Cecconi, Felice Pulici e Renzo Garlaschelli, del giovane Vincenzo D'Amico e di Luigi Martini, di Mario Frustalupi e Giancarlo Oddi, ma principalmente è la Lazio di Chinaglia. E l'anno successivo, con 24 reti, mette il suggello sulla galoppata che porta allo scudetto: è suo il gol al Foggia che decide il campionato. E' il momento migliore della sua carriera: ai Mondiali tedeschi del 1974 parte titolare, ma i problemi con l'allenatore Ferruccio Valcareggi lo relegano in secondo piano (dopo una sostituzione Chinaglia lo manda platealmente a quel paese).

Anche nella Lazio, dopo un quarto posto (ed un bottino personale di 14 reti) e la fascia di capitano, iniziano i problemi. A poche giornate dalla fine del torneo 1975-1976, decide di lasciare l'Italia per andare a giocare nei New York Cosmos. Sono i Cosmos di Pelé, Franz Beckenbauer, Carlos Alberto e, anche se per sole due partite, di Johan Cruyff. Giorgio Chinaglia fu il miglior marcatore della storia della North American Soccer League: in sette anni segnò 193 gol in 213 partite. Vinse il premio come miglior marcatore della NASL per ben 5 volte, tra il 1976 e il 1982. Giudicato miglior giocatore del torneo nel 1981, fu tra i protagonisti delle quattro Soccer Bowl vinte dai Cosmos nel 1977, 1978, 1980 e 1982. Nel 1983, ritorna in Italia, questa volta come presidente della Lazio, accolto dai tifosi come un mito. L'avventura però dura poco ed è costretto a cedere il club per problemi economici, a Franco Chimenti. Ritorna negli States occupandosi sempre di calcio (è stato coinvolto in vicende societarie di Ferencvaros, Foggia, Lanciano e di nuovo Lazio). Da questo momento in poi si susseguono anche i problemi con la giustizia italiana.

Nel 1996, una condanna a due anni di reclusione per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio riconducibili alla gestione della Fin Lazio (1986-87), la finanziaria proprietaria della società biancoceleste. A metà degli anni '90 si parlò di un suo interessamento ad acquistare la squadra ungherese del Ferencvaros. Chinaglia, in quel momento, era vicepresidente del Dicobe International Associates ma l'affare sfumò. Quattro anni dopo Chinaglia tornò in Italia con una finanziaria svizzera per acquisire il Catania (allora in C1) dagli eredi di Angelo Massimino. Non ci fu accordo sulle cifre e la firma saltò. Dal Catania passò al Marsala: acquistato nel giugno del 2000 con una finanziaria ungherese, ne divenne presidente onorario. Per poco, però, perchè nell'ottobre dello stesso anno il finanziere romano Marco Russo acquistò il Foggia dai Sensi e Long John divenne presidente, fino al marzo del 2001.

Nel luglio dello stesso anno fu interrogato dalla procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sul Foggia per riciclaggio. Nel luglio 2004 acquisì il Lanciano (C1). Poi l'annuncio, nell'ottobre 2005: Long John torna alla Lazio. Ritorna assieme agli ungheresi: la curva nord è contro il presidente Lotito, Chinaglia riabbraccia i suoi vecchi tifosi e va perfino in mezzo a loro a vedere una partita. Ma Lotito resiste. Fino a quando, nell'aprile del 2006, si apre un'inchiesta per aggiotaggio sulla scalata in borsa alla Lazio tramite la mediazione di Giorgio Chinaglia. L'ultima bomba, la più pesante, gli arrivò da Napoli nel luglio 2008: c'è anche l'ex capitano e bandiera della Lazio tra i dieci destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip per il tentativo di acquisto della Lazio con denaro della camorra. Poi di lui si erano perse le tracce fino all'annuncio odierno del figlio Anthony della scomparsa di Giorgio Chinaglia a seguito di problemi cardiaci.


Tratte dal quotidiano romano, una serie di dichiarazioni:

"Giorgione mi è rimasto vicino anche dopo che abbiamo smesso di giocare, lo sentivo spesso: per me era un amico vero". Fabio Capello è rimasto di stucco nel ricevere la notizia della morte dell'ex centravanti della Lazio e della Nazionale italiana. "Il gol di Wembley che ci diede la prima vittoria in Inghilterra? È vero, nacque da una sua fuga sulla destra, io misi la palla dentro ma a pensarci adesso non me ne frega proprio niente. Piuttosto il mio ricordo va alle telefonate che mi faceva negli ultimi tempi per intervistarmi, con me si è sempre comportato bene: perdo una persona cara".

"Ci sentivamo tutte le settimane, era molto rammaricato che non poteva tornare in Italia per discolparsi, aveva capito che aveva sbagliato e voleva tornare per discolparsi". Non si dà pace Giancarlo Oddi, ex compagno di squadra di Chinaglia ai tempi della Lazio campione d'Italia nel '74, per la scomparsa di Long John che voleva ritornare in Italia. "Ma se davvero aveva sbagliato - aggiunge Oddi - l'ha fatto solo per amore della Lazio e non come qualcuno diceva per i soldi. Ne aveva guadagnati tanti e ne ha sperperati altrettanti solo per generosità. Ripeto, se ha sbagliato l'ha fatto solo per amore della Lazio. La cosa che mi dispiace di più - ricorda l'ex difensore della Lazio - è non averlo potuto rivedere. Martedì ci siamo sentiti e gli avevo detto "mica te ne andrai prima che ci rivediamo. Ma purtroppo è successo proprio questo. Quando parliamo di Chinaglia, parliamo di una gran brava persona: era un uomo generoso che io ho avuto una gran fortuna di conoscere. Per me era come un fratello. Sono felice di averlo conosciuto e chi non l'ha potuto conoscere non sa cosa si è perso".

"Nonostante i media per tanto tempo abbiano sottolineato lo screzio tra Giorgio Chinaglia e mio padre Ferruccio, quel gesto venne subito sanato con un abbraccio e le scuse". Così Furio Valcareggi, figlio dell'ex ct della Nazionale, ricorda Chinaglia, sottolineando che "era una grande persona, uno innamorato della Lazio". Furio Valcareggi ricorda l' episodio del gestaccio che Chinaglia fece a suo padre in occasione di una sostituzione durante una gara della Nazionale. "Avvenne a Monaco, ai Mondiali del 1974, nella gara contro Haiti. Al momento della sostituzione, con un plateale gesto del braccio mandò a quel paese papà, poi entrò negli spogliatoi e spaccò tutte le bottiglie. Ma quando a fine gara mio padre rientrò negli spogliatoi Chinaglia si avvicinò a lui e lo abbraccio chiedendogli scusa per quel vaffa…. Fu un bel gesto che mio padre apprezzò".

Ecco il testo comparso sul sito dei Cosmos che ricordano con il cuore affranto Giorgio Chinaglia definito una "leggenda" e uno dei giocatori "più eccezionali" che abbiano mai giocato negli States: "It is with a heavy heart that the New York Cosmos report that former Italy and Lazio Striker and New York Cosmos Legend, Giorgio Chinaglia has passed away this morning. Giorgio Chinaglia was one of the most exceptional soccer players to ever play in the United States and the New York Cosmos greatest player ever. During his remarkable career with the Cosmos, Chinaglia won 4 NASL titles and scored 242 goals in 254 matches, making him the NASL's all-time leading scorer. Chinaglia was elected into the US National Soccer Hall of Fame in 2000".

"Apparentemente era un burbero, invece alla fine era un buono, di un tenero incredibile". Così un commosso Vincenzo D'Amico ricorda Giorgio Chinaglia nel corso del programma "Goal di notte" dell'emittente tv romana T9. "Sapevo che ultimamente non stava bene - dice ancora D'Amico, titolare a soli 19 anni nella Lazio del primo scudetto - ma pensavo che il problema fosse superato. Giorgio ha fatto parte della mia vita calcistica, e un po' di quella privata. Con lui ci siamo presi tantissime soddisfazioni. Ho esordito nella Lazio, perchè dovevo far segnare Chinaglia, il mio compito era quello e Maestrelli me lo disse esplicitamente. Così, come prendevo palla, per prima cosa pensavo a Chinaglia. A Giorgio devo anche il mio primo gol in serie A - ricorda D'Amico -, quando lui mi servì con colpo di tacco contro il Bologna. Tanti pensano che io abbia avuto problemi con lui (una volta a San Siro per rimproverarlo Chinaglia diede un calcio nel sedere a D'Amico, ndr), ma non era così. Un paio di volte, nell'anno dopo lo scudetto, lui mi chiese di accompagnarlo, andammo a casa sua e poi a passeggio a villa Pamphili. Attraversava un momento particolare in privato, voleva isolarsi e mi chiese di andare con lui in ritiro dal venerdì. Gli altri arrivavano tutti il sabato. La mia più grande soddisfazione - conclude D'Amico - era quando lo mandavo in gol. E lui quando segnava era talmente felice che se gli sputavi in un occhio abbracciandolo rideva lo stesso".


► Dalla Gazzetta dello Sport:

E' morto Giorgio Chinaglia. Tricolore con la Lazio nel '74, L'ex cannoniere biancoceleste e della Nazionale è morto nella sua casa in Florida dove era rientrato da una clinica dopo un infarto. Vita complicata in campo e fuori: da 5 anni all'estero con due mandati d'arresto per lui per il coinvolgimento nel tentativo illegale di scalata alla Lazio di Lotito. Anche i Cosmos piangono sul sito ufficiale la loro "leggenda". Il cordoglio dell'amico Capello.

Continua la "rosea": E' morto Giorgio Chinaglia. L'ex attaccante di Lazio e Nazionale, 65 anni compiuti a gennaio, aveva avuto un infarto una decina di giorni fa ed era stato ricoverato in un ospedale di Naples in Florida dove ormai viveva stabilmente da un paio d'anni. Era stato operato e l'intervento con cui gli erano stati inseriti quattro stunt era andato bene. "Niente poteva far prevedere questa tragica fatalità", racconta Charlie Stillitano, con cui Chinaglia da anni conduceva un programma radio. E aggiunge: "Lui è intervenuto per telefono anche mercoledì, giovedì e venerdì. E con Giorgio ho parlato anche ieri sera: abbiamo discusso delle partite della Juve e dell'Inter. Incredibile che oggi non ci sia più". Chinaglia era stato rimandato a casa già da qualche giorno e proprio questa domenica aveva fatto un test per il diabete prima di sentirsi male verso le nove del mattino, quando lo ha trovato il figlio Anthony. Centravanti della Lazio degli anni '70, cannoniere di primissimo piano, Chinaglia andò con la Nazionale di Valcareggi al Mondiale '74, con un "vaffa" al c.t. dopo una sostituzione durante Italia-Haiti che gli costò un mare di polemiche ("Gesto subito sanato con un abbraccio e le scuse" ha detto oggi Furio Valcareggi, figlio del c.t.), ma anche bandiera della Lazio di Maestrelli che conquistò con lui goleador il primo scudetto della propria storia nel 1974. Fu di Chinaglia, leader di un gruppo di uomini fuori dal comune, il gol della vittoria sul Foggia che consegnò il tricolore.

Alcuni suoi gesti da calciatore laziale hanno fatto storia, come quello della corsa col dito indice alzato sotto la Curva Sud dopo un gol alla Roma. Sbarcò nella capitale nel 1969, a 22 anni, arrivando dall'Internapoli. In brevissimo tempo conquistò a suon di gol i tifosi biancocelesti, spesso dopo sgroppate terribili e tiri di potenza che bucavano la rete: 12 gol nel primo anno laziale, 9 nel secondo, quando la Lazio retrocesse in B. Ma poi con Maestrelli allenatore il boom: prima capocannoniere in B nel 1972 con 21 gol, conquistando la Nazionale senza giocare in A, poi tre stagioni ai vertici della A, con Wilson, Re Cecconi, D'Amico, Frustalupi, Garlaschelli. E lo scudetto nel 1974 con 24 gol di "Long John", come i tifosi laziali chiamavo Chinaglia, cresciuto in Gran Bretagna con la famiglia, dove si era trasferito da bambino e dove aveva iniziato a giocare con lo Swansea. In Nazionale per lui 14 partite e 4 gol, prima del polemico addio all'Italia per andare a giocare in Usa nei Cosmos, lasciando la sua squadra in difficoltà. Quindi il rientro da salvatore della sua Lazio nel 1983 come presidente. Un'avventura terminata con una disastrosa retrocessione in B due anni dopo. Poi solo l'oblio in Usa, da dove parve poter rientrare in Europa per comprare prima il Ferencvaros, poi in Italia (attraverso una finanziaria) il Catania, il Marsala (acquistato nel giugno del 2000) e poi il Foggia di cui fu presidente fino al marzo del 2001. Quindi il coinvolgimento nel 2006 nello scandalo legato alla scalata illegale alla Lazio di Lotito, avventura chiusa con due mandati d'arresto e di conseguenza il mancato ritorno in Italia e la residenza in Florida. Dove è morto.

L'esperienza in Usa di Chinaglia ha un valore storico importantissimo: eravamo nel 1976, in Usa il calcio era appena un'attività semisconosciuta, Chinaglia da capitano laziale mollò tutto e partì per New York e giocare nei Cosmos, convinto dalla moglie americana Connie Eruzione. In quella squadra Chinaglia giocava accanto a Pelé, Beckenbauer, Carlos Alberto e, per due partite, Cruijff. Una squadra delle meraviglie che ebbe in Chinaglia il goleador: miglior marcatore della storia della North American Soccer League: in sette anni segnò 193 gol in 213 partite, miglior marcatore della Nasl per 5 volte, tra il 1976 e il 1982. Vinse quattro Soccer Bowl: nel 1977, 1978, 1980 e 1982. Con il record di sette gol in una partita contro i Tulsa Roughnecks. E Chinaglia era il re, al punto da potersi permettere anche un tentativo musicale come cantante. Nel gennaio 2011 Chinaglia era stato nominato ambasciatore insieme a Carlos Alberto dei New York Cosmos, sua ex squadra con cui aveva vinto quattro titoli in Usa, con l'obiettivo di rilanciare la societá insieme al presidente Pelè e al direttore tecnico Eric Cantona. Figura importante, Chinaglia, in Usa, come testimonia l'immediata nota dell'ambasciatore Usa in Italia, David Thorne, di ritorno dallo stadio Olimpico dove aveva assistito a Roma-Novara: "In una bella giornata di calcio, un caro ricordo per Long John Chinaglia, che ha fatto conoscere il grande calcio agli americani". Il sito dei Cosmos ha immediatamente dedicato la home page alla sua "leggenda".

Per Chinaglia gli ultimi anni sono stati complicati per i guai giudiziari: nel 2006 era stato iscritto nel registro degli indagati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, con l'accusa di riciclaggio, ma su di lui aveva messo gli occhi anche il nucleo valutario della Guardia di Finanza, che aveva richiesto un'ordinanza di custodia cautelare ai danni di Chinaglia per estorsione ed aggiotaggio, nell'ambito dell'inchiesta della procura della Repubblica di Roma sulle irregolaritá nella scalata alla Lazio di Lotito. A suo carico era pendente un mandato d'arresto europeo ed era ancora latitante per la giustizia italiana. Nel luglio 2008 è stato colpito anche da un mandato di arresto per riciclaggio. La Lazio, appresa la notizia, ha diffuso una nota esprimendo il cordoglio della società: "La S.S. Lazio si unisce al cordoglio della famiglia Chinaglia per la scomparsa di Giorgio, giocatore del club biancoceleste dal 1969 al 1976 (campione d'Italia nella stagione 1973-1974), dal 1983 al 1985 fu presidente della S.S. Lazio".


Tratte dal quotidiano sportivo, alcune dichiarazioni:

Quelli della Lazio di Maestrelli, di cui Chinaglia era il leader, sono sconvolti. Giancarlo Oddi: "Ci sentivamo tutte le settimane, era molto rammaricato che non poteva tornare in Italia per discolparsi, aveva capito che aveva sbagliato e voleva tornare per discolparsi. Ma se davvero aveva sbagliato, l'ha fatto solo per amore della Lazio e non come qualcuno diceva per i soldi. Ne aveva guadagnati tanti e ne ha sperperati altrettanti solo per generosità. Ripeto, se ha sbagliato l'ha fatto solo per amore della Lazio. La cosa che mi dispiace di più è non averlo potuto rivedere. Quando parliamo di Chinaglia, parliamo di una gran brava persona: era un uomo generoso che io ho avuto una gran fortuna di conoscere. Per me era come un fratello. Sono felice di averlo conosciuto e chi non l'ha potuto conoscere non sa cosa si è perso". Giuseppe Papadopulo: "Una perdita grande, un ex compagno e un amico. Siamo arrivati insieme semisconosciuti alla Lazio e abbiamo portato insieme quella maglia con molto orgoglio. Giorgio ha fatto grande il nome della Lazio. Un ricordo? Un suo pallonetto a Rivera, bandiera del calcio mondiale, che suscitò la rabbia dei milanisti...".

Lionello Manfredonia: "Prima abbiamo giocato insieme, poi è stato il mio presidente, infine ha fatto anche il padrino a mio figlio Andrea. Tantissimi episodi, come il calcio nel sedere a Vincenzo D'Amico, è stato un grandissimo personaggio. Ricordare l'uomo che portò alla vittoria dello scudetto nel '74. Nella vita si può anche sbagliare, ma non sta a nessuno giudicare. Purtroppo è morto lontano dalla Capitale, i tifosi se lo ricordano come un grande condottiero, qualcosa si dovrà fare per commemorare questa grande figura". In lacrime Gigi Simoni, allenatore della Lazio con Chinaglia presidente: "Di lui ho un ricordo bellissimo, mi ha segnato profondamente. Giorgio per me è stato un ragazzo di una bontà incredibilie, tenevamo tantissimo al nostro rapporto. Al lunedì veniva da me a correre nei prati di casa mia, poi c'erano le serate nella sua casina a piazza di Spagna. Un laziale particolare, forse il più amato". Ha parlato anche Fabio Capello, compagno di Nazionale: "Giorgione mi è rimasto vicino anche dopo che abbiamo smesso di giocare, lo sentivo spesso: per me era un amico vero. Il gol di Wembley che ci diede la prima vittoria in Inghilterra nacque da una sua fuga sulla destra, io misi la palla dentro ma a pensarci adesso non me ne frega proprio niente. Piuttosto il mio ricordo va alle telefonate che mi faceva negli ultimi tempi per intervistarmi, con me si è sempre comportato bene: perdo una persona cara".


► Da La Repubblica:

Addio a Chinaglia. Fece grande la Lazio. A 65 anni si è spento in Florida per un infarto l'ex stella dei capitolini, con i quali vinse uno scudetto storico. Chiuse la carriera negli Stati Uniti, insieme alle stelle dei Cosmos.

Un lutto sconvolge il mondo del calcio. All'età 65 anni è morto Giorgio Chinaglia, ex gloria della Lazio e della Nazionale azzurra. Chinaglia si trovava ricoverato dallo scorso venerdì in un ospedale della Florida dove era stato ricoverato per un attacco di cuore. La notizia è stata riportata su Twitter dal direttore organizzativo del Milan, Umberto Gandini, in contatto con ambienti dello sport americano, è stata successivamente ripresa da Sky Sport. "Ho appena saputo che un grande amico è scomparso prematuramente, il grande Giorgio Chinaglia. Riposa in pace, Campione!" le parole del dirigente milanista, che poi ha scritto altri particolari. "Purtroppo non è un pesce d'Aprile.... Mi dispiace! Era ricoverato da una settimana per problemi cardiaci, era tornato a casa da qualche giorno dopo una crisi cardiaca che sembrava avesse superato. Purtroppo non è stato cosi. Non me la sento di aggiungere molto, se non che era un carissimo amico che ho conosciuto negli Stati Uniti dopo che aveva smesso di giocare. L'ho visto l'ultima volta l'anno scorso, gli avevo parlato recentemente, ero molto legato a lui per questioni personali".

"Mio padre - ha detto Anthony Chinaglia, figlio dell'ex giocatore - è morto questa mattina intorno alle 9:30. Era stato operato una settimana fa dopo un attacco di cuore. Gli erano stati impiantati 4 stent e l'operazione era andata bene. Era stato rimandato a casa dove sembrava essersi ripreso. Stamattina si era svegliato per prendere una medicina e si era rimesso al letto. Poi sono andato a controllarlo ed ho scoperto che non respirava più. Ho provato a rianimarlo ma non c'è stato niente da fare". Da giocatore Chinaglia iniziò la sua carriera in Galles, nelle file dello Swansea City, quindi arrivo in Italia nelle serie minori con Massese e Internapoli. La squadra alla quale legò indissolubilmente la sua carriera è però la Lazio, dove arrivò nel 1969 e dove vinse uno scudetto storico nella stagione 1973-74. In quello stesso anno, fece parte della sfortunata spedizione della Nazionale ai mondiali di Germania, in cui fu protagonista di accese polemiche con il ct Ferruccio Valcareggi. Nel 1976 lasciò l'Italia per iniziare l'avventura americana con i Cosmos, insieme ad altre stelle del calcio mondiale. Nel 1983 tornò alla Lazio, questa volta come presidente, ma due anni dopo fu costretto a cedere la società per problemi economici. Nell'ottobre del 2006 cercò una nuova scalata ai vertici della Lazio, ma il nucleo valutario della Guardia di Finanza ne richiese una ordinanza di custodia cautelare. Nel luglio 2008 è stato colpito da un mandato di arresto per riciclaggio. Dal gennaio 2011 era ambasciatore insieme a Carlos Alberto dei New York Cosmos, con l'obiettivo di rilanciare la società insieme al presidente Pelè e al direttore tecnico Eric Cantona.


Articoli pubblicati il 2 aprile 2012:


► Da Il Messaggero:

"Giorgio Chinaglia il grido di battaglia", intonava l'Olimpico ed era un rombo che in quel tiepido pomeriggio del 12 maggio '74 divenne boato: Lazio-Foggia, rigore, rincorsa, tiro centrale ma vincente. Un gol banale che passò alla storia, un pallone di cuoio dipinto di tricolore. Giorgio rimase in slip succinti alla fine, abbrancato dalla folla. E Tommaso Maestrelli, il maestro, si alzò dalla panchina tenendosi il cuore per non farlo impazzire. Questi sono i flash che i tifosi laziali hanno visto scorrere nella mente. Non appena la ragione ha battuto la speranza. Ma sì dai, sarà uno scherzo di 1° aprile. No impossibile, troppo macabro per essere plausibile. Giorgio è morto davvero. Era appena rientrato a casa dopo un ricovero in ospedale per un infarto che sembrava superato. Si è alzato al mattino, è tornato a letto, si è addormentato per sempre. Chiudendo la sua vicenda terrena di grandissimo goleador, di simbolo, di mito perfino. Un'immagine che poi avrebbe offuscato con i tanti errori, le troppe leggerezze di ragazzone generoso e ingenuo. Brutte storie di impicci finanziari che gli hanno affibbiato perfino la patente di truffatore: ultima, la tentata scalata alla Lazio di Lotito, prestanome di una banda di speculatori senza scrupoli e senza denari. Per la nostra giustizia era un latitante, accostato al clan dei Casalesi. Pendeva su di lui un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione ed aggiotaggio: in Italia non sarebbe mai potuto tornare senza farsi giudicare.

La verità, forse l'unica incontrovertibile, è che Chinaglia amava la Lazio visceralmente da quando era arrivato a Roma dall'Internapoli a 22 anni: era nato a Carrara, aveva trascorso l'adolescenza in Galles, a Cardiff, e per questo venne soprannominato Long John. Se n'era andato ai Cosmos nel '76, in tasca lo scudetto e raffiche di gol, e con il primo "vaffa" calcistico in diretta tv (al ct Valcareggi) ai mondiali di Germania, come mesta parentesi azzurra. Per aprire la via al soccer statunitense insieme a Pelè e Beckenbauer, per denaro certo ma pure per ripicche di spogliatoio, per rifuggire il dolore di una fine imminente, quella di Maestrelli. Lontano dalla morte di un padre, il cui feretro corse poi a portare in lacrime sulle spalle. Era ripassato poi dall'Olimpico in una notte magica e indimenticabile, osannato come un eroe, un'amichevole giocata un tempo con la maglia della Lazio e l'altro da amico americano. Ma il suo vero ritorno, quello che sembrava dover aprire una nuova era biancoceleste, fu da presidente nell'85. Vennero invece tempi bui, retrocessione e calcioscommesse, sospetti e liti con gli arbitri, come quando inseguì Menicucci con l'ombrello in mano dopo una partita casalinga pareggiata nel troppo recupero con l'Udinese. Ai laziali aveva promesso investitori americani e scudetti a go-go, mise su invece una finanziaria squattrinata. E chiuse quella sgangherata parentesi lasciando la società in bolletta e prendendosi una condanna a due anni di reclusione per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio.

Ma il suo inesorabile declino non finì lì. Provò a riciclarsi dirigente al Sud: Catania, Marsala, Foggia, Lanciano, un semplice pupazzo in mani mafiose o camorriste. Fino alla storiaccia del 2005 che segnò la rottura definitiva con la sua gente. Che lo aveva amato perfino più di Piola, che lo aveva visto sfidare la Sud con il dito alzato in un derby, punire i fischi, gli insulti che lo subissavano su ogni campo d'Italia ("gobbo", gli gridavano) con i suoi gol prepotenti, l'orgoglio del ribelle. Quella gente che lo aveva fatto bandiera. E dovette ammainarla con la morte nel cuore. Senza però mai riuscire davvero a dimenticarlo.


In un altro articolo il quotidiano romano scrive:

Incapace di non essere differente, Giorgio Chinaglia se ne è andato come tutti temevano: improvvisamente, bruciato da dentro, come se non ce la facesse più a sopravviversi. Eppure, prima che avesse preso congedo da sé stesso tra esagerazioni e derive legali, negli anni dei prodigi è stato indimenticabile e con la sua rivolta da leader, con i gol o con quelle fughe da cavaliere lungo le grandi praterie, ha lasciato ricordi tosti. Agli altri bastavano degli avversari, a Chinaglia servivano dei nemici, come nello scudetto dei sogni 73-74. La Lazio segna in tutto 45 gol e Chinaglia ne fa 24. E' cresciuto tra le miniere di carbone del Galles, viene dalla B, in progressione è imbattibile, il tiro è notevole, non ha paura e la forza d'urto è devastante. Il carattere impossibile viene in parte smussato da Maestrelli, anche se lo spogliatoio sin dal ritiro è una polveriera, lui e Wilson i caporioni, dall'altra parte Martini e Re Cecconi, quindi altre primedonne e capataz per due clan surreali e ben distinti.

L'anno prima lo scudetto impossibile era saltato all'ultima giornata, stavolta si parte con due vittorie incoraggianti, ma poi il crollo di Torino con la Juve 3-1 fa andare su tutte le furie Chinaglia che aveva portato la Lazio in vantaggio. Seguono tre pareggi di fila e la vetta si allontana, ma Maestrelli sembra Kofi Annan, Frustalupi è l'architetto che detta soluzioni, Re Cecconi e Nanni sono i polmoni che garantiscono fiato e corsa, mentre il leader della difesa è un napoletano con un cognome inglese e due gambe corte corte che salta come una molla e arriva ovunque: si chiama Wilson. In attacco con Chinaglia ci sarebbe Garlaschelli, i due non si amano ma funzionano. Un classico in questa squadra di risse nel saloon fino a consigliare per i vari gruppi spogliatoi opposti. La mossa D'Amico al posto di Manservisi lancia definitivamente la Lazio che all'undicesima giornata batte il Milan e si ritrova sola in testa alla classifica. Dove resterà fino all'ultimo.

La sberla in Coppa Uefa nella celebre Ipswich Town e poi la caccia all'uomo nel ritorno all'Olimpico che costerà tre anni di squalifica in Europa (poi ridotto a uno) è pura chimica per la Lazio che esplode in campionato fino a laurearsi campione d'inverno con 3 punti di vantaggio su Juve, Fiorentina e Napoli. La sconfitta in casa della Samp crea un clima rovente per Lazio-Juve, Garlaschelli e Chinaglia portano la Lazio sul 2-0, poi in dieci minuti l'arbitro Panzino assegna due rigori ai bianconeri con Pulici che ne para uno, quindi anche Chinaglia ha un penalty che trasforma di pura rabbia. Altra pietra miliare il derby di ritorno, 2-1 sofferto con la Roma in vantaggio e il punteggio ribaltato in cinque minuti ruggenti con una magìa di D'Amico e un rigore di Chinaglia che alla fine mostra il dito medio alla Sud. Secondi molto shakesperiani di odio, rabbia, follia, ma la domenica dopo sono altri tre gol di Chinaglia a tumulare il Napoli al S. Paolo.

Con il Verona in casa, dopo l'1-1 a nervi tesi, Maestrelli decide di non fare il riposo e rimanda la squadra subito in campo: finirà 4-2. La sconfitta di Torino con il Toro sarà ammorbidita dalla vittoria della Roma con la Juve, quindi la settimana dopo arriverà la sfida all'OK Corral contro l'ulcerato Foggia, il rigore di Chinaglia e poi la Lazio che resiste in dieci, Garlaschelli espulso, Martini fratturato. E' scudetto, 12 maggio 1974. Chinaglia non è più stato felice come quel giorno.


Sempre dal Messaggero, il ricordo di Dino Zoff:

Amici, compagni, avversari. Zoff ha condiviso con Giorgio Chinaglia un percorso di vita e di storia di oltre mezzo secolo, che Superdino ricorda con parole commosse. "Ci siamo conosciuti nel periodo del servizio militare, anno 1968, entrambi eravamo assegnati alla Cecchignola. Io avevo qualche anno in più e giocavo nel Napoli e in Nazionale. Giorgio militava nell'Internapoli in serie C, perciò facevamo tutti i viaggi insieme, dal capoluogo campano a Roma e viceversa. Nacque così un'amicizia vera, che andò consolidandosi con il passare dei giorni, dei chilometri, perché era un periodo importante della nostra gioventù e quei ricordi non si dimenticano. Un ragazzo esuberante, generoso, estroverso, un po' guascone: il contrario di me. Credo che quel carattere abbia rappresentato la sua forza, anche nella vita di calciatore. Disciplinato e serio sia negli allenamenti quotidiani, che nelle attività in caserma. Si capiva che stava crescendo un ragazzo che avrebbe fatto parlare di sè".

Dalla C alla Lazio, il salto triplo che portò l'attaccante nel grande mondo del pallone. "Il trasferimento in una squadra importante lo rese particolarmente felice, era pronto a giocarsi l'occasione e convinto di sfondare anche in serie A. Aveva qualità fisiche eccezionali, orgoglio e determinazioni smisurati. Infatti, gli bastò poco tempo per affermarsi nella Lazio della quale divenne bandiera, idolo, cannoniere, elemento carismatico. Continuavamo a sentirci, perché davvero si era creato uno splendido rapporto e quel ragazzone compiva passi da gigante, imponendosi sempre di più a suon di gol. Portava sul campo le migliori doti, divenne un gladiatore, un trascinatore autentico. Soltanto uno come Chinaglia avrebbe potuto condurre la Lazio alla conquista del primo scudetto. Alcune partite le vinceva da solo, con la grinta, la forza esplosiva, la cattiveria. Quando aveva un obiettivo in testa, faceva di tutto per centrarlo e, il più delle volte, ci riusciva. Si caricava e caricava i compagni e, quando vedeva che non davano il massimo, li rimproverava anche duramente. Però voleva bene a tutti e con tutti divideva le gioie per i successi".

Da amici in caserma ad avversari sul terreno di gioco. "Tante volte siamo stati rivali in campo, soprattutto quando divenni il portiere della Juventus. Mi ha segnato diversi gol, del resto era un attaccante potente e prolifico, in alcune giornate addirittura immarcabile. Sapeva trasformare una partita normale in vittoria esaltante e la sua incredibile forza di volontà coinvolgeva tutti fino in fondo". Zoff e Chinaglia compagni in maglia azzurra. Superdino, che difendeva la porta dell'Italia, ricorda anche il famoso gesto di stizza all'indirizzo del ct Valcareggi, avvenuto ai campionati del mondo del 1974. "In realtà i gesti furono tre, con la mano destra. Quando dalla panchina venne chiesta la sostituzione, Giorgio uscì dal campo correndo, a testa bassa, molto contrariato e, non convinto della scelta tecnica, si lasciò andare alla plateale protesta. E, siccome avvenne in Nazionale e nel corso di un Mondiale, l'eco fu incredibilmente vasta, di portata internazionale. Ma Giorgio era un buono che non voleva mai perdere. E' stato un grande personaggio dello sport italiano, credo abbia ottenuto il massimo come calciatore. Poi si è dedicato alla carriera da dirigente, senza molta fortuna. Abbiamo continuato a sentirci e vederci anche quando sono diventato il presidente della Lazio, perché l'amicizia è sempre continuata. Poi, quando è rimasto coinvolto nelle vicende giudiziarie, ci siamo persi di vista e ci sono rimasto male nel vederlo uscire di scena in quel modo. La morte di Giorgio mi rattrista profondamente sia per i familiari, sia perché scompare un bel pezzo di vita vissuta insieme".


Sempre dal quotidiano romano:

Giorgione Chinaglia aveva appeso gli scarpini al chiodo da quasi trent'anni, ma ha continuato a fare dribbling con la vita, tra fallimenti economici, truffe, tentate estorsioni. Tanto che in Italia non poteva più tornarci da quando la procura della Capitale aveva emesso nei suoi confronti un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione e aggiotaggio nell'ambito dell'inchiesta sulle irregolarità nella scalata alla SS Lazio. Nel 2008, poi, il suo nome viene accostato al clan dei Casalesi. Per la giustizia italiana, Chinaglia era latitante. Lui, però, viveva negli Usa perché era anche cittadino americano, e il mandato di arresto europeo richiesto dai pm non gli è mai stato eseguito. Le prime vicissitudini con la giustizia arrivano sin dal '96 con una condanna a due anni per bancarotta e falso. Nella primavera del 2006, poi, l'ex campione viene iscritto sul registro degli indagati dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che lo accusano di riciclaggio, con l'aggravante dell'articolo 7, per aver agevolato l'attività della camorra. A ottobre dello stesso anno il Nucleo valutario della Guardia di finanza e la Digos di Roma sollecitano l'arresto ai magistrati per estorsione e aggiotaggio, nell'ambito dell'inchiesta sulle irregolarità nella scalata alla Società sportiva Lazio. In quel momento Chinaglia è negli Stati Uniti dove risiede. Pochi giorni dopo viene emesso un mandato d'arresto europeo a suo carico, ma l'estradizione non arriva. Gli viene contestato di aver cercato di riciclare per conto della camorra i proventi delle attività illecite tentando di acquistare la Lazio.

Tanto che viene anche multato per 4,2 milioni di euro, a seguito di decisione della Consob. L'ex campione viene riconosciuto responsabile di manipolazione del mercato e di ostacolo all'attività di vigilanza in relazione alla presunta intenzione di un gruppo chimico-farmaceutico estero di acquisire il controllo della Società sportiva. La Consob, infatti, accerta che la notizia da lui diffusa, tra il 2005 e il 2006, è falsa. In questi mesi, davanti alla VI sezione penale del Tribunale di Roma si stanno svolgendo due processi nei suoi confronti. Uno è quello sull'aggiotaggio e l'estorsione nei confronti di Claudio Lotito, dove Long John è assistito dall'avvocato Paolo Loria. L'altro riguarda la vicenda della tentata scalata e dei Casalesi, dove a difenderlo c'è l'avvocato Orazio Savia. L'udienza avrebbe dovuto svolgersi il 31 maggio prossimo, ma il legale l'aveva sentito circa sei mesi fa per dargli una buona notizia, e cioè che, su sua istanza, gli era stata revocata la misura cautelare in carcere. "Era certo che la giustizia avrebbe capito - ricorda il legale - Mi ha detto che sperava che tutto si chiarisse per poter tornare in Italia".


Da La Repubblica:

L'ultimo Giorgio Chinaglia era quello che, dal 2006, conduceva alla radio americana SiriusXM la trasmissione "The Fooftball Show": l'emittente ha ricevuto centinaia di messaggi su Twitter per "Long John", che negli Stati Uniti rimaneva molto popolare, nonostante quello dei leggendari Cosmos di New York, con Pelè, Beckenbauer e Carlos Alberto, fosse ormai un ricordo lontano, di oltre 30 anni fa. L'unico, nell'ambiente del calcio di casa nostra, a sapere della "professione" radiofonica di Chinaglia era Capello: "Giorgione mi è rimasto vicino anche dopo che abbiamo smesso di giocare, lo sentivo spesso: per me era un amico vero - ha detto l'ex ct dell'Inghilterra - Il gol di Wembley che ci diede la prima vittoria in Inghilterra? E' vero, nacque da una sua fuga sulla destra, io misi la palla dentro ma a pensarci adesso non me ne frega proprio niente. Piuttosto il mio ricordo va alle telefonate che mi faceva negli ultimi tempi per intervistarmi, con me si è sempre comportato bene: perdo una persona cara".

Per far capire la popolarità di Chinaglia negli Usa, e il fatto - solo in apparenza sorprendente - che la notizia della sua morte sia apparsa immediatamente su tutte le edizioni on line dei giornali americani e sia stata poi ripresa sui quotidiani, sono perfette le parole di Sean Hartnett, che ha scritto di "Long John" sul sito della Cbs New York: è un ricordo che consente di fare un tuffo nel passato di oltre 30 anni (Chinaglia giocò nei Cosmos dal '76 all'83 e ne è il miglior marcatore di sempre con 193 reti in 213 partite), a un calcio diverso, più avventuroso, dove l'America era un territorio - per il "soccer" totalmente da esplorare e conquistare. Chinaglia, insieme a Beckenbauer, Pelè e Carlos Alberto in quegli anni ci riuscì, anzì si prese il ruolo di protagonista assoluto, più dei suoi più celebri compagni di squadra: "Immaginate Mick Jagger, Muhammad Ali, Barbra Streisand e Henry Kissinger riuniti insieme nello stesso edificio al massimo della loro popolarità - scrive Hartnett - Ora provate a immaginare che loro non fossero la principale attrazione della stanza e che cercassero disperatamente di far parte dell'ambiente dei Cosmos: questo può far capire cosa fossero i Cosmos al loro apice". Pelè è stato sicuramente il giocatore migliore di sempre dei Cosmos, ma Chinaglia "gli contendeva il primato nell'ammirazione dei fan, nel potere sullo spogliatoio e sulle donne fuori dal campo, in discoteca come il mitico Studio 54. Giorgio aveva il magnetismo naturale di un Beckham, l'atteggiamento sicuro di sé di un Kobe Bryant e viveva come solo una celebrità di Holliwood poteva pensare di fare. Chinaglia voleva essere più grande di Pelè in ogni aspetto. Addirittura arrivava a parlare in terza persona".

Sono parole che descrivono alla perfezione un'epoca che forse sembrava dimenticata. Ma la popolarità di Chinaglia negli Usa è rimasta intatta. Il conduttore della ESPN, Marc Stern, ha detto: "Abbiamo perso un vero gigante". Il reporter di Sky Sports Grame Bailey si è detto "sconvolto" dalla notizia della sua morte. Uno dei suoi colleghi in radio, Cristiano Olivera, è andato anche oltre: "Molti pensano che Chinaglia fosse grande alla radio, e lo era, ma avreste dovuto ascoltarlo al di fuori!". La notizia della sua morte ha varcato i confini della Grande Mela: ne hanno parlato i giornali di Chicago, della California, di tutti gli Stati Uniti. La forte personalità e il carisma di Chinaglia sono spiegati alla perfezione da Charlie Stillitano (ex general manager dei Metrostars e uno dei pionieri del "soccer"), suo partner nella trasmissione "The football Show" (il primo a essere avvertito della morte dal figlio Anthony), con un ricordo dei tempi dei Cosmos: "Gli dicevo sempre: Giorgio, tu hai giocato con Pelè. E lui rispondeva: No, Pelè ha giocato con me".



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