Domenica 7 ottobre 1973 - Vicenza, Stadio Romeo Menti - L.R. Vicenza-Lazio 0-3


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7 ottobre 1973 - 1.782 - Campionato di Serie A 1973/74 - I giornata

L.R. VICENZA: Bardin, Berti, Longoni, M.Perego, Ferrante, Berni, Damiani, Sormani, Vitali, Faloppa, Macchi. A disposizione: 12 Sulfaro, 13 Vendrame, 14 Galluppi. Allenatore: Puricelli.

LAZIO: F.Pulici, Facco, L.Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, Petrelli. A disposizione: 12 Avagliano, 13 F.Mazzola, 14 D'Amico. Allenatore: Maestrelli.

Arbitro: Sig. Michelotti (Parma).

Marcatori: 7' Chinaglia, 62' Re Cecconi, 86' Garlaschelli.

Note: pioggia copiosa per tutta la gara, campo pesante. Ammoniti Longoni e Vitali. Angoli 11-3 per il Vicenza. Antidoping negativo.

Spettatori: 13.614 (8.612 abbonati) di cui 34 giunti dalla capitale. Incasso £.18.100.500


La formazione del LR Vicenza
La prima rete di Giorgio Chinaglia
La prima rete di Giorgio Chinaglia
(Gent. conc. Sig. Giovanni Ernesti)
La seconda rete di Luciano Re Cecconi
La rete di Re Cecconi
(Gent. conc. Sig. Giovanni Ernesti)
La terza rete di Renzo Garlaschelli
Luciano Re cecconi nell'azione del gol
(Telefoto Ap)
Dal Messaggero dell'8/10/1973
(Gent. conc. Sig. Marco Lorenzoni)
Dal Messaggero dell'8/10/1973
(Gent. conc. Sig. Marco Lorenzoni)
Un articolo di stampa inerente la gara donato a LazioWiki da un tifoso

Dal Corriere dello Sport:

Folgorante inizio di campionato per l'undici biancoceleste che annichilisce il malcapitato Vicenza con tre reti frutto di un bel gioco e di una forza dirompente. Sicuramente era un esordio temuto dopo la sconfitta in Coppa contro il Sion e le scaramucce interne fra i giocatori che hanno provocato non pochi nervosismi all'interno dello spogliatoio. L'allenatore Maestrelli, di cui ricorre oggi il compleanno, schiera Facco in difesa e Petrelli in aiuto delle punte con ruolo di copertura in difesa in caso di necessità. Dopo un timido avvio del Vicenza, che peraltro non arriva mai ad impensierire Pulici, è la Lazio a passare con Chinaglia al 7', su improvviso contropiede innescato da Frustalupi. Pronta è la reazione dei veneti che reclamano un rigore con Sormani, negato però dal bravo Michelotti che vede una simulazione del numero 8 biancorosso. La Lazio si chiude bene in difesa, complice anche il campo pesante che rende gli attacchi dei vicentini sterili e confusionari, e permette il gioco di rimessa dei biancocelesti che finiscono il primo tempo in vantaggio senza grossi patemi d'animo. La ripresa comincia con i locali in avanti, ma senza più lo smalto dei primi minuti; la Lazio ne approfitta iniziando nuovamente a macinare gioco e impossessandosi del centrocampo. Al 62' Re Cecconi, imbeccato bene da Frustalupi, entra in area e trafigge con un diagonale Bardin che non può opporsi. Da questo momento crollano i nervi ai veneti che per tutto il resto della partita non arrivano mai ad impensierire Pulici, ma che subiscono il terzo gol da parte di Garlaschelli che all'86' che chiude l'incontro, dopo che i biancocelesti avevano sfiorato la rete in diverse occasioni mostrando gioco armonioso e schemi collaudati. Due punti pesanti per iniziare bene il campionato e ribadire che la stagione passata non è stata un caso isolato, e che anche la squadra di Maestrelli può dire la sua per la conquista del torneo.


L'Unità titola: "Chinaglia sfonda dopo 7' - Re Cecconi e Garlaschelli completano il bottino. Il Vicenza fragile in difesa. Elogio in blocco ai biancazzurri - Tra i veneti, in evidenza il vecchio Sormani e l'ormai incedibile Damiani - Il pubblico invoca due rigori, forse uno c'era".

L'articolo così prosegue: Tre gol ben distribuiti da un gioco coralmente ragionato, un'immediata impressione di solidità in difesa e di lucidità a centrocampo, sono il passaporto che la Lazio fa timbrare qui a Vicenza da un Lanerossi frenetico e senza testa per iniziare degnamente il cammino di questo campionato e presentarsi già con serie garanzie alle rivali che fece tremare non poco nello scorso. Un 3-0 conquistato fuori casa è un risultato che parla da solo e difficilmente può offrire opportunità per polemiche o recriminazioni nonostante qualche intervento arbitrale (non a caso di Michelotti, che in queste cose ci sguazza) almeno opinabile. Dagli spalti, a gran voce, si sono reclamati ad esempio due rigori buoni di cui almeno uno avrebbe potuto anche essere fischiato senza mutare sostanzialmente il divario dei valori espressi in campo. Da una parte dunque, come dicevamo, una Lazio già ben registrata in ogni suo reparto, volitiva soprattutto in Chinaglia, portato dalla foga e dall'entusiasmo ad inserirsi in ogni spazio disponibile, ma anche capace di imporre calma davanti al forcing avversario; dall'altra un Lanerossi senza dubbio coraggioso, con spunti di valore, ma destinati inesorabilmente a spegnersi al centro dell'area perché privi di un autentico sostegno. C'è ad esempio quel Damiani (che giocando oggi, tra l'altro, non ha più alcuna possibilità di essere acquistato a novembre dall'Inter) punta di autentico valore, capace di spunti più che onorevoli che deve sobbarcarsi tutto il peso della manovra; c'è Sormani, senza dubbio il migliore in campo di marca vicentina, a cui è affidato un compito di distribuzione troppo grande anche per le sue acquisite doti di rifinitura; c'è Vitali, che attende sempre e solo il servizio sulla testa, senza una autentica capacità di smarcarsi creando varchi per sé e per i compagni.

E poi la difesa vicentina, davvero troppo fragile e, oggi, distratta, da Bardin a Ferrante, divenuto l'ombra di quel gladiatore che si era abituati a vedere in maglia viola. E che dire della "Lazietta"? Solo bene, anche l'assenza di Manservisi, con il conseguente spostamento di Nanni a ridosso delle punte e l'utilizzazione arretrata di Petrelli hanno finito per nuocere un poco al gioco offensivo. In blocco, comunque, la squadra, che ha trovato ancora una volta in Chinaglia e Wilson i fuochi su cui far ruotare il suo gioco, è già, così com'è, da promuovere a pieni voti. Si sa come vanno queste cose. L'incentivo psicologico - ce lo raccontava Wilson in azzurro nel ritiro di Appiano Gentile - conta ancora molto tra i biancocelesti. Lo scorso anno presero il largo subito, inaspettatamente, e chiusero su questa spinta un campionato davvero impressionante. Quest'anno saranno attesi al varco, marcati, controllati. Questo primo vistoso successo in trasferta, può contare molto, anche in vista dell'incontro casalingo di domenica prossima con quella Sampdoria che oggi ha teso la prima corda sul cammino del Milan. Vediamo un po' adesso come sono andate le cose al Menti sotto un diluvio d'acqua. La Lazio va in vantaggio dopo appena sette minuti ad opera di Chinaglia, lanciato in modo impeccabile da Nanni sulla destra. Il centravanti fronteggiato da Ferrante che rileva Berni ormai superato, entra in area. Bardin rimane stranamente indeciso e quando pensa bene di uscire, lo spazio da coprire è ormai troppo vasto così che Long John lo scavalca con il pallone. Il Vicenza è costretto a scuotersi d'acchito, ma attacca solo sulla destra, lasciando la fascia sinistra buona per la semina. Al 10' Damiani dà a Vitali che giunge in ritardo sulla palla. Un minuto dopo la testa di Macchi imbeccato da Sormani, ma Pulici para. Si continua, da parte vicentina, ad intrupparsi su una fascia dove Oddi, Martini e lo stesso Petrelli fanno buona guardia. Dall'altra parte gli spazi sono sconfinati ma nessuno se ne avvede. Al 15' castagna di Petrelli da quasi trenta metri che Bardin blocca bene.

Il Lanerossi attacca, attacca, come l'Inter davanti all'Admira, creando continue occasioni mai sfruttate. Al 27' è una serpentina di Damiani a creare un po' di scompiglio tra le file romane. L'ala lascia a Macchi ed il tiro è violento, tanto che Pulici deve alzare d'istinto a campanile per poi bloccare in un secondo tempo la palla. Quasi allo scadere, il primo episodio contestato della partita: Vitali entra in area, supera Wilson e nel farlo finisce a terra un po' platealmente. Toccato d'anca? Finzione? Non è dato, in tutta lealtà, di vederlo dalla tribuna. Michelotti, che propende per la seconda soluzione, ammonendo Vitali, ci pare comunque in buona posizione. Nella ripresa l'aspetto dell'incontro non muta e la Lazio raccoglie i frutti: al 17' va ancora in gol con Re Cecconi che, lanciato a dovere da Frustalupi, entra indisturbato in area ed anticipa Bardin con un rasoterra preciso e secco. Alla mezz'ora secondo rigore reclamato, e questa volta ci pare a ragione, e non concesso da Michelotti, che ci tiene a distinguersi da Gonella: cross di Damiani (ancora lui!) in area e Macchi viene vistosamente trattenuto - ci pare - da Facco. Il gioco comunque prosegue tra le proteste del pubblico e si giunge al 40' allorché la Lazio tronca ogni discussione mettendo a segno la terza rete: fallo di Perego su Chinaglia al limite, batte Frustalupi per lo stesso Chinaglia che non fatica a scagliare la palla attraverso una voragine lasciata aperta dalla barriera. Respinge corto Bardin sull'accorrente Garlaschelli che segna anticipando il recupero del portiere.


In un altro articolo, si legge:


Oggi Maestrelli compie 48 anni. I giocatori lo hanno ricompensato con tre gol e con una prestazione superlativa. "Avevo chiesto loro almeno un pareggio, - afferma il tecnico - ma è venuta la vittoria sofferta e meritata". Poi l'argomento scivola sul campionato, sulle previsioni future, sul ruolo della Lazio. Niente ottimismi, niente sogni proibiti - raccomanda Maestrelli - il nostro segreto è sempre stata l'unità, il contentarsi di vivere alla giornata senza tante problematiche sul domani. Il nostro campionato si apre con la squadra imbattuta". Molto più espansivo è Re Cecconi: "E' una Lazio forte come lo scorso anno ma ancora più esperta e aggressiva. Alcuni miei compagni di squadra meritano la Nazionale. A Chinaglia poi, spetta un posto di diritto. E' un fuoriclasse in assoluto". Chinaglia sostiene di avere visto un Lanerossi forte e robusto: "Forti loro ma fortissimi noi, la differenza sta tutta qui". Una ultima considerazione, il duello a distanza fra Frustalupi e Sormani. Ha prevalso il primo sia pure di stretta misura. "Angelo è sempre formidabile" dice il centrocampista laziale, come avesse detto che lui Frustalupi, non teme concorrenza. Dall'altra sponda visi rabbiosi e sguardi scuri. Se la prendono con l'arbitro Michelotti per un rigore negato loro (atterramento di Macchi davanti alla porta). "Col pareggio in mano sarebbe stata un'altra cosa - ha dichiarato Puricelli - ad ogni modo tanto di cappello alla Lazio, squadra di rango. Il Lanerossi è stato volenteroso ma ingenuo, certi errori non vanno ripetuti. Abbiamo tutto il tempo per rifarci. Cominceremo martedì alla ripresa degli allenamenti, con calma senza drammi per nessuno".