I festeggiamenti per il 120° anniversario


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Lo speciale logo ideato per il 120° anniversario del Sodalizio biancoceleste
L'arrivo della squadra a Castel Sant'Angelo
Castel Sant'Angelo illuminato per l'evento
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Un'altra immagine del Mausoleo di Adriano durante l'evento
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Il Presidente Claudio Lotito con il Sindaco di Roma Virginia Raggi
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Il DS Igli Tare con l'ex Sindaco di Roma Francesco Rutelli
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Un momento dell'evento
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Ciro Immobile e signora tra i trofei conquistati negli ultimi anni dai biancocelesti
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Il Mister biancoceleste Simone Inzaghi con il papà Giancarlo
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Stagione

Il Cinquantenario del 15 gennaio 1951

Il Centenario del 9 gennaio 2000


8 gennaio 2020

Che la festa abbia inizio. La Lazio aspetta la mezzanotte all’interno di Castel Sant’Angelo per festeggiare il suo compleanno. Nove gennaio 1900: 120 anni di storia, di sport, di calcio, trofei e tanto altro. Nella magnifica cornice di uno dei monumenti più belli e famosi di Roma, la squadra si è ritrovata per cenare insieme. Poi brindisi e torta, mentre a Piazza della Libertà, luogo della fondazione, i tifosi si preparano a dare vita alla festa, ormai tradizionale appuntamento tra cori, bandiere e sciarpe.  Lazio, la festa a Castel Sant'Angelo. Poco meno di 200 i tifosi che hanno accolto la squadra all'entrata di Castel Sant'Angelo. I primi ad arrivare Igli Tare e Stefano De Martino, direttore della comunicazione biancoceleste. Poi Claudio Lotito con moglie e figlio. Dopo la cena, in una sala dedicata, ci sarà anche la presentazione del francobollo ideato insieme a Poste Italiane proprio in occasione del 120esimo compleanno. Squadra e ospiti. Intorno alle 21 è arrivata la squadra in pullman. I giocatori, accompagnati da mogli e fidanzate, sono stati accolti tra tanto entusiasmo. Immobile, mano per mano con la sua Jessica, il più acclamato. Tanti applausi anche per Milinkovic. Presenti diversi ospiti, tra cui il presidente della FIGC Gabriele Gravina, il suo vice in Federazione e numero uno della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia e Giancarlo Inzaghi, papà di Simone.

9 gennaio 2020

Dalla Gazzetta dello Sport:

"Lazio come un romanzo infinito. Piola e Coppi, Maestrelli, Cragnotti e Lotito: una Polisportiva, grande tra le grandi".

Era l'alba di un nuovo secolo, l'inizio di una nuova epoca, in cui sarebbe diventata sempre più familiare una parolina inglese di cinque lettere: sport. Nella Roma di inizio 900 era ancora sconosciuta. Ma lo sport si praticava eccome. E un gruppo di ragazzi, guidati da un giovane sottufficiale dei Bersaglieri, Luigi Bigiarelli, decise di fondare una società podistica che nel giro di pochi mesi sarebbe diventata tanto altro ancora. Compresa una squadra di calcio. Era il 9 gennaio del 1900: Bigiarelli e i suoi sodali la chiamarono Lazio, ispirandosi all’antico Latium Vetus, culla della civiltà latina. E scelsero i colori bianco e celesti, in omaggio alla bandiera della Grecia, patria dell’olimpismo. Le origini e Coppi. Il calcio non era in cima ai loro pensieri quando su una panchina di piazza della Libertà battezzarono la nuova società. Ma già qualche mese dopo, sul campo del Parco dei Daini, un gruppo di ragazzi con le maglie biancocelesti si misurava con altre squadre che praticavano quel gioco arrivato dall’Inghilterra: il calcio. Podisti, ciclisti, atleti e calciatori. In quei primi anni del 900 la Lazio monopolizzò lo sport della capitale. E continuò a farlo nei decenni a seguire. Tra i grandi uomini che indossarono la maglia biancoceleste anche il Campionissimo, Fausto Coppi. E poi tanti altri atleti straordinari che hanno regalato allo sport italiano 10 medaglie d’oro olimpiche, 16 titoli mondiali e 26 titoli europei. Tra gli olimpionici i pallanuotisti Salvatore Gionta e Giancarlo Guerrini (Roma 1960), lo schermidore Vittorio Lucarelli (Melbourne 1956), il pallavolista Ferreira (Barcellona 1992). Oggi la Polisportiva Lazio continua ad essere un punto di riferimento nazionale, grazie alle sue 50 sezioni (dal basket alla pallavolo, dal rugby al motociclismo) e alle 18 attività associate che la rendono la più grande d’Europa.

Da Piola a Maestrelli. Ma la storia della Lazio resta, soprattutto, la storia della sua squadra di calcio. Il primo grande campione è Silvio Piola, tuttora il più prolifico calciatore della Serie A con 274 reti, 143 delle quali realizzate con la Lazio (159 in totale le reti segnate in biancoceleste). Con Piola la Lazio sfiorò lo scudetto nel 1937, arrendendosi soltanto alla Juve. Per vincerlo davvero, il primo tricolore, sarebbe dovuto passare molto tempo ancora. E il sogno si sarebbe materializzato solo grazie ad una squadra da romanzo: la banda Maestrelli. Un gruppo di "matti" che, dopo aver riportato la Lazio in A, si resero protagonisti, nel 1974, di una cavalcata che ispirò libri, spettacoli teatrali e film. E che ancora oggi mette i brividi. Chinaglia e Wilson, Pulici e Oddi, Re Cecconi e Frustalupi. E un papà-allenatore, Maestrelli, che riusciva (non si sa come) a tenere insieme quel gruppo di pazzi. Una storia segnata da gioie e tragedie (come quelle che colpirono Maestrelli e Re Cecconi pochi anni dopo il trionfo). Lo scudetto era stato preceduto dalla Coppa Italia del 1958, il primo trofeo del club, vinto dalla Lazio di Fulvio Bernardini.

Dai -9 all’Europa. Tra quella prima coppa e il primo scudetto ci furono anche gli anni bui della Serie B. E la storia si ripete dopo lo scudetto del 1974. Altri anni cupi seguono quel trionfo, con la squadra che finisce nuovamente in B. E rischia addirittura la Serie C. La scongiurano Fascetti e un altro gruppo di "matti", capaci nel 1987 di salvarsi nonostante una penalizzazione di nove punti. Da lì, però, dopo aver toccato il fondo, comincia tutta un’altra storia. Che porta il club a tornare stabilmente in Serie A e a diventare uno dei grandi protagonisti del nostro calcio. Prima con l’epopea Cragnotti-Eriksson, che regala il secondo scudetto e le prime coppe europee, per un totale di sette trofei. Quella era una Lazio stellare, fatta di campionissimi. Quando arriva Lotito, sembra impossibile far rivivere certi successi. E invece, con una politica opposta, l'attuale presidente porta in bacheca altri sei trofei, facendo salire il totale a 16. Giusto in tempo per il 120° compleanno. Che più felice non poteva essere.


Dal Corriere dello Sport:

"Lazio, una notte da sogno. Lotito e la squadra a cena in uno dei luoghi simbolo di Roma per festeggiare l’anniversario del club nato il 9 gennaio 1900. In 5 mila a Piazza della Libertà. Il Castello e il ponte Sant’Angelo illuminati da luci bianche e celesti per la festa della società: un momento speciale".

Uno spettacolo di luci, fasci bianchi e celesti, a illuminare ponte Sant’Angelo e il Castello, collegato al Vaticano attraverso il corridoio fortificato del "passetto", tra il rione di Borgo e quello di Prati, a poco più di due chilometri da Piazza della Libertà, sulla sponda destra del Tevere, dove nacque la Lazio il 9 gennaio 1900. Centoventi anni di storia del club biancoceleste dentro la storia, suggestiva e attraente, di Roma. Location esclusiva per un evento unico. Un compleanno così fashion non si era mai visto. Gli occhi incollati sulla Basilica di San Pietro, come è successo poco dopo le 21, quando i giocatori della Lazio, accompagnati dalle mogli, si sono affacciati sul Terrazzo dell’Angelo per l’aperitivo. Erano appena arrivati con il pullman, transitato davanti allo stadio Olimpico e salutato dai tifosi, scesi in strada con le bandiere: erano in 5 mila per la festa. Il Mausoleo di Adriano conquistato, almeno per una notte, dall’imperatore Claudio, accompagnato dal presidente federale Gravina, dal vicepresidente Sibilia, dalla sindaca Raggi, da Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia e braccio destro di Berlusconi, l’ultimo a spingerlo e convincerlo a prendere la Lazio nel 2004. Qui si sono riuniti per brindare al compleanno dell’aquila, in volo da centoventi anni e di nuovo splendente come ai bei tempi.

In volo. Lotito, a fare gli onori di casa, è arrivato tra i primissimi. Festa privata ed esclusiva, come le immagini diffuse dai canali ufficiali e le foto di gruppo davanti alle sei coppe vinte sotto l’attuale gestione, portate a Castel Sant’Angelo segnando un confine, esistente e reale, ma forse troppo stridente tra gli ultimi quindici anni e la storia ultracentenaria del club. Eppure il vanto di Lotito è sempre stato aver salvaguardato la tradizione e il titolo nobiliare della Lazio, evitando il fallimento. Ha risanato e garantito il futuro. Ora sta cercando di aumentare il senso di appartenenza, gratificare e responsabilizzare ancora di più i suoi giocatori, facendogli avvertire il peso delle aspettative. Li ha portati dentro la stagione dei doveri e dei risultati. Sono arrivate 9 vittorie di fila in campionato e il successo a Riyad nella finale di Supercoppa. "E’ un momento magico, ma bisogna restare con i piedi per terra" ha sospirato Giancarlo Inzaghi, accanto a suo figlio, mister Simone.

Futuro. E’ stato un volo faticoso e avventuroso dal 2004, gli ultimi quindici anni percorsi da Lotito in crescita esponenziale dopo aver risanato i conti e restituendo una stabilità mai avuta alla società, come ha ricordato nell’intervista concessa a Sky Sport per lo speciale dedicato ai 120 anni. "Credo di aver fatto cose che probabilmente non sarei in grado di ripetere oggi. Dissi di aver preso una squadra al funerale e di averla portata in una condizione di coma irreversibile che puntavo a far diventare reversibile. Questa è una società che non ha mai avuto un proprietario, in alcuni casi c’era addirittura il problema delle trasferte. In passato alcuni tifosi hanno poi interpretato male quel ruolo sentendosi in diritto di decidere le cose della società. Questo perchè effettivamente in passato sono stati in qualche maniera coinvolti. Amo definirmi un presidente tifoso e non un tifoso presidente, proprio perchè ho sempre cercato di mantenere in piedi un sistema che avesse la responsabilità della conduzione. Gestisco anche negli interessi degli altri, quindi non posso fare come la cicala che oggi esiste e domani no. Questa società la devo tramandare, spero che un domani sia mio figlio a proseguire nel percorso, ma devo fare in modo che tutti coloro che si identificano con questi colori abbiano la certezza di un futuro".


Sta come una statua sul Terrazzo di Castel S’Angelo: "È merito di questa squadra se ho una spinta in più". Lo statuario Milinkovic si affaccia su Roma, svetta sulla Capitale in questa notte tutta laziale, si sporge per vedere il futuro. Le luci biancocelesti la illuminano, è uno sfavillio di gloria. Ha statura internazionale, il Sergente. E’ una guglia altissima, elemento piramidale di questa Lazio proiettata in alto. A dicembre è stato votato come miglior giocatore della serie A: "Per questo riconoscimento voglio ringraziare i miei compagni perché abbiamo fatto tutto insieme". E’ un ragazzone anche Correa, incarna un’immagine fulminea: "Vogliamo vincere ancora, c’è questa determinazione in tutta la società, nel gruppo, per fare sempre meglio". Scherza con Leiva durante la cena di gala. Aspettando il compleanno della Lazio si è aspettato il compleanno di Leiva, nato il 9 gennaio del 1987: "Ormai ho 33 anni, sto invecchiando", dice ridacchiando e sfottendo il Tucu: "Abbiamo vinto prima che tu arrivassi, non è il contrario (risata, ndr)".

Caicedo. È Zona Panterone anche a Castel S’Angelo, è sempre più adulato: "Auguri alla società, sono orgoglioso di far parte della sua storia. Siamo felici di festeggiare il compleanno della Lazio tutti insieme». Caicedo ha portato la grinta al potere: "Mi fa piacere ascoltare elogi, sto imparando tanto giocando nella Lazio, una squadra storica. Dobbiamo continuare così per dare ai tifosi sempre più allegria". La grande bellezza di Roma ha conquistato lui e la moglie Maria: "Siamo felici di vivere a Roma, una piazza stupenda, vogliamo continuare qui. Ho girato tanto, ma il rapporto città-squadra che c’è qui non l’ho mai visto. Ha ragione Lotito, siamo una famiglia, è la nostra arma in più. Giochiamo l’uno per l’altro". Sabato, contro il Napoli, i meravigliosi di Inzaghi giocheranno con una maglia celebrativa, distintivo dei 120 anni appuntato come una medaglia.

I dirigenti. Tra i cerimonieri, il diesse Tare. Prova emozione nel vedere la Lazio così unita: "E’ meraviglioso festeggiare questi 120 anni tutti insieme, essere qui è un qualcosa di speciale. Dobbiamo essere bravi continuando a fare le cose così come sono state fatte finora, a fine anno vedremo cosa avremo raggiunto". Angelo Peruzzi, club manager, ex portierone biancoceleste, interpreta e incarna nel nome, nel viso, nei gesti, prima che nelle parole, una gran fetta di storia: "Siamo in un buon momento, festeggiamo la storia lunghissima, più che centenaria, di una società che ha vissuro di alti e bassi. Siamo felici di onorare questi 120 anni. Da qui a febbraio, tra campionato e Coppa Italia, giocheremo 5-6 partite all’Olimpico, compreso il derby. Speriamo che il pubblico continui a seguirci come sta facendo. Speriamo che sabato la cornice dell’Olimpico sia bella come quella di Castel S’Angelo, un vero spettacolo". Nella storia della Lazio, Peruzzi lo dice bene, c’è sempre stata una corsa feroce contro gli ostacoli, contro il tempo: "E’ una società che non ha mollato mai, si è sempre fatto qualcosa di straordinario. La Lazio di oggi è unita, quando accade puoi raggiungere qualsiasi risultato, è il quid per vincere". E’ sempre il 9 gennaio per i laziali, ogni giorno. Per la voglia di nascere ancora.


10 gennaio 2020

Dalla Gazzetta dello Sport:

"Una storia da film. Quelle emozioni a tutta fra Coppi e Bud Spencer. Dalla Podistica di Bigiarelli alle nuotate di Masala. E il rugby degli inizi, i canestri di Jeelani. E New York...".

La storia della Lazio, la Lazio tutta, non solo quella che gioca a pallone, quella di Maestrelli e di Eriksson, e ora di Inzaghi e Immobile, ha qualcosa di cinematografico. Nuotate e galleggianti sul Tevere, sfide a pallanuoto nel laghetto di Villa Borghese, imprese estreme come il viaggio podistico da Roma a Firenze del fondatore Luigi Bigiarelli. Certi personaggi poi sbucano dai film, non solo metaforicamente. D’altronde Carlo Pedersoli, biancoceleste in piscina, fu il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 stile libero e un attaccante con un mucchio di gol nel curriculum, prima di diventare Bud Spencer e fare coppia con Terence Hill. E come fai a non ricordarti i diversi momenti in cui, in occasione di qualche celebrazione o anniversario biancoceleste, hai visto scendere dal cielo un paracadutista veterano della sezione di volo della Polisportiva, Philippe Leroy, l’interprete dello Yanez sandokaniano e di molti altri personaggi. Baseball nella storia. Ma c’è anche chi pur non avendo fatto l’attore, ha vissuto situazioni da set. Prendete Giulio Glorioso, il nome più grande della storia del baseball italiano con un curriculum infinito, due scudetti con la Lazio, gli anni storici del catino di piazza Mancini, a un ponte dall’Olimpico. Un giorno si prese pure un incitamento d’autore, go Giulio, quello di Gregory Peck, che in una pausa di "Vacanze Romane" se n’era andato al Flaminio per Italia-Spagna. E nel '68 dove poteva essere Giulio con la sua Lazio se non nel cuore della storia, nella piazza San Venceslao invasa dai carri armati sovietici che spezzarono la Primavera di Praga?

Coppi risorge. Anche Fausto Coppi ebbe la sua parte in questa storia. Prima che Mario Ferretti pronunciasse la frase "un uomo solo al comando, ha la maglia bianca e celeste"... riferendosi ai colori della Bianchi, il campionissimo si affiliò alla Polisportiva. Era un’Italia non ancora del tutto liberata. Coppi, appena tornato dalla guerra, cominciò anche lui a ricucirla a forza di imprese. E cominciò a vincere proprio con la Lazio sulla bicicletta del mitico Edmondo Nulli. La sua tessera ciclistica è diventata uno dei reperti più preziosi della lunga storia biancoceleste. Podistica e New York. Storia che era cominciata come abbiamo visto accumulando chilometri. Gli stessi messi insieme anche dagli amatori di oggi che hanno dato vita a uno dei gruppi vivaci del panorama romano, la Lazio atletica appunto. Anche qui tipi da cinema. Come Giuseppe Vasapollo, una specie di istituzione della maratona di New York: è il romano che l’ha corsa più volte di fila, ben 15. Jeelani e gli anni '70. Ma è nelle discipline di squadra che la Lazio ha vissuto tanti momenti magici. Al Palazzetto di viale Tiziano, nell’Italia degli anni di piombo di fine '70, si andava matti per un cestista eclettico e talentuoso, Gary Cole diventato poi Abdul Qadir Jeelani. Un’ala pivot finita nella Nba e poi finito in povertà, assalito anche dal cancro.

Ovale per 20mila. Il pallone biancoceleste è ed è stato anche ovale. La Lazio, con i suoi quattro fratelli Vinci, è stata fra le primissime protagoniste del rugby italiano. Riempì uno stadio (il Nazionale, il "papà" del Flaminio) con 20mila persone battendo il Bologna 15-0. Poi debuttò nel primo campionato. All’ala giocò qualche partita uno studente di medicina che si divertiva a spaziare fra uno sport e l’altro visto che era anche campione regionale di 100 e 200 metri: si chiamava Manlio Gelsomini. Finì che quelli dell’atletica (dove gareggiava per la Roma...) si misero di traverso, squalificandolo. Allora fascista convinto, scelse poi la Resistenza e fu fucilato dai nazisti alle Fosse Ardeatine.

Che dirigenti. Ancora palloni. Ne schiacciava quantità industriali André Ferreira, due anni di Lazio prima di andarsene a Barcellona e di vivere il titolo olimpico con il Brasile. Ma la storia della pallavolo in bianco e celeste è legata a doppio filo a quella della passione dello storico presidente Giorgio d’Arpino scomparso nel 2017, che era stato pure portiere di calcio e fiorettista. Era fiorettista, ma anche sciabolatore, Renzo Nostini. Grande capo della scherma italiana, è stato anche lui un eclettico, praticando pallanuoto, pentathlon e nuoto. Era sua la presidenza della sezione natatoria laziale negli anni '70, quando debuttava un certo Daniele Masala, futuro doppio campione olimpico di pentathlon moderno a Los Angeles nel 1984. Un altro laziale e un altro film d’autore.


Ogni festa presuppone un regalo. Se poi la ricorrenza è speciale, il regalo dovrà esserlo ancora di più. Anche a costo di aspettare qualche mese per scartarlo. Così il 120° compleanno della Lazio non è stato solo l’occasione per la celebrazione una famiglia che, oltre alla squadra di calcio, abbraccia tante altre realtà. Si è trasformata in una mozione di intenti, speranze e sogni. Anche proibiti. Come lo scudetto. Parolina che nessuno vuole sbandierare, anzi neppure pronunciare, ma che è diventata presenza costante nei discorsi che riguardano la squadra di Inzaghi. La festa e i propositi. Dopo l’antipasto della festa a Castel Sant’Angelo, dove mercoledì sera la Lazio ha atteso la mezzanotte per brindare al 120° anniversario della sua fondazione, ieri è stata la volta dei festeggiamenti ufficiali. Al Salone d’onore del Coni sono sfilate tutte le sezioni della Polisportiva, ma i fari erano tutti sulla squadra di calcio, rappresentata dal presidente Lotito e dal d.s. Tare, a cui sono stati assegnati i premi intitolati al fondatore del club, Luigi Bigiarelli. Inevitabile, in un contesto del genere e in una giornata così particolare, parlare di progetti futuri e, sì, anche di sogni. "Il mio sogno è trasformare i sogni in realtà - ha detto Claudio Lotito -. Non parlo di scudetto, parlo di risultati e i risultati vengono partita dopo partita. Noi dobbiamo continuare con questo spirito di coesione, sacrificio e grande determinazione. Così si possono raggiungere gli obiettivi qualsiasi essi siano, poi sarà la storia a dire se li abbiamo centrati o meno". Intanto, però, la Lazio e il suo presidente possono godersi un presente fatto di trofei (due sono arrivati negli ultimi mesi) e solide certezze. "Non siamo più la Lazietta - ancora Lotito -, ma una delle società più forti dal punto di vista strutturale, patrimoniale e di quello della continuità aziendale. Una società che ha cercato anche di coniugare i risultati sportivi e infatti, dopo la Juve, siamo il club più titolato degli ultimi anni".

La giornata dell’orgoglio laziale è poi proseguita alla Camera dei Deputati dove, alla presenza dello stesso Lotito, è stato inaugurato il Lazio club Montecitorio 1900. A Piazza della Libertà, invece, sono state svelate le targhe che ricostruiscono la fondazione del club. Anche le Poste hanno festeggiato la Lazio, con l’emissione un francobollo che celebra i 120 anni del club. Spinta in più. Pillole biancocelesti. Igli Tare tra l’entusiasmo dei festeggiamenti e il suo pragmatismo. "Dobbiamo essere consapevoli di aver fatto qualcosa di straordinario, ma bisogna arrivare fino in fondo – ha dichiarato il d.s. biancoceleste -. Scudetto? Questi discorsi non mi riguardano. Sognare è bello, ma da professionista cerco di camminare coi piedi per terra, non volare. L’obiettivo è la Champions. Se a 4-5 gare dalla fine staremo lottando per altro, allora non ci nasconderemo...". Tare e la gara col Napoli. "Vincere significherebbe aver battuto un’altra grande e aver dato continuità al nostro record". Via social le emozioni dei biancocelesti. Sergej Milinkovic: "Ora tocca a noi vincere sempre". Francesco Acerbi e la Lazio "Fiero di farne parte". L’abbraccio di Ciro Immobile. "Auguri Lazio mia". Felipe Caicedo a cuore aperto: "A Roma sto imparando solo cose buone. La Lazio è una famiglia, una squadra storica". Domani affiancherà Immobile: Correa ha un risentimento al polpaccio. Recuperato Lulic.



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